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"Fabrizio De Andrè in concerto" di Franco Zanetti


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Il difficile quando si parla di Fabrizio De André è parlare di musica. La tentazione per cede all'agiografia è sempre troppo forte e facile lasciarsi andare agli aggettivi roboanti, alle figure retoriche che diventano via via sempre più retoriche, secondo l'augusta scuola di Giulio Cesare Romana, ai fatti privati che prevalicano su quelli musicali. Per cui quando ci si trova di fronte a un libro che mette la musica al primo posto si prende una ventata d'aria buona. Ed è esattamente questo che fa Franco Zanetti con Claudio Sassi in questo documentatissimo e attualissimo libro "Fabrizio De André in concerto". In primo luogo si parla solo di musica e in partecipare, ancora più nello specifico della musica dal vivo.

Sono infatti i concerti il focus attorno cui si articolano le 192 pagine di questo libro, un tema che per Fabrizio De André, si sa, è stato molto delicato. Fabrizio aveva un vero timor panico dei concerti, soprattutto nella prima parte della sua carriera, quando era un vero oggetto misterioso: niente concerti, niente televisione, poca radio, eppure i suoi dischi si vendevano a manciate, a chili, a camionate, tanto da fare seria concorrenza a quelli di Lucio Battisti. Poi, da un certo punto in poi la ruota è girata e De André ha iniziato ad andare in concerto. Il primo, celebre, è stato quello della Bussola, organizzato da Bernardini nel 1975-76. Il più famoso forse quello del 1978-79 con la Pfm, l'ultimo quello del 1997-98, interrotto per la malattia che lo ha portato alla morte.

Zanetti e Sassi ripercorrono la vicenda di tutti questi tour ricorrendo a materiale documentale d'epoca (articoli di giornali e manifesti) e a un'intervista per tour con uno dei protagonisti del giro di concerti. Si parte quindi con Giorgio Usai, tastierista dei New Trolls, che lo accompagnarono (in parte) nel primo giro di concerti, si prosegue con Pino Masi, cantautore anarchico, testimone dell'altro versante dei concerti di Fabrizio (quelli per solidarietà politico-ideologica), poi Roberto Colombo per la tournée con la Pfm, il bassista Pier Michellatti per quella di Rimini e L'indiano, Mauro Pagani per Creuza de ma, tour del 2004, a Giorgio Cordini per il tout del 2001, a Ellade Bandini per il 2002, a Mark Harris per il 1997-98. Ne esce una lettura coinvolgente e interessante con molti particolari inediti e ricordi condivisi oppure no tra i vari membri dello staff.

Gli incontri con Jackson Browne al Tenco che si era innamorato della musica di Fabrizio, le battute di Francesco Guccini che andava in giro a raccontare una leggenda da lui stesso inventata: che durante il sequestro uno dei rapitori si rivolse a De Andrè dicendogli: "E comunque a me piacciono di più le canzoni di Guccini!". De André che se ne andava in giro "ciabattando" (era il suo modo di camminare, sbattendo e trascinando i piedi), sempre pronto alle risse e il segno che portava sulla guancia sinistra sarebbe la cicatrice di una bicchierata durante un pestaggio negli anni giovanili, alle liti (ma prontamente anche alle riappacificazioni).

Personaggio difficile Fabrizio De Andrè, soprattutto in tournée, perché non era mai soddisfatto. Anche quando le cose andavano bene o benissimo, per lui sarebbero potute andare meglio. E giù incazzature e appelli a Dori: "Dori, basta, torniamo a Genova". "E dove andiamo - rispondeva lei con buon senso meneghino - che non abbiamo più una casa? Andiamo a vivere in albergo?". De André che sfiniva i collaboratori di prove e controprove, mesi e mesi interi prima di partire per un giro di concerti. De André che non ha mai amato il concerto in sè (e infatti cercava di riproporre i dischi in toto, compresa la scaletta). C'era sempre una prima parte dedicata quasi in maniera letterale al disco appena uscito e poi una seconda parte con i vecchi successi. Ma spesso la gente si lamentava che i concerti erano brevi. Per forza! Lui faceva solo i brani provati almeno centinaia di volte con quella formazione. piuttosto, per bis, riproponeva brani già fatti, ma mai altri non provati.

Insomma un libro di servizi, di curiosità, di divertimento e di passione, ma sempre con un fortissimo centro sulla musica. E sulla dimensione live in particolare. Uno dei migliori libri di musica che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi, senza pettegolezzi, voli finto-letterari o falsità male assortite, quando non banalità. Un libro documentato e serio, derivato da un grande lavoro di archivio.

Franco Zanetti
Giunti - 2008
(finito di stampare nel novembre 2008)
192 pagine - € 14,50
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Ultimo aggiornamento: 11-01-2009
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