Uno
spunto inconsueto. Finalmente musica!
di
Giorgio Maimone
Il
difficile quando si parla di Fabrizio De André è
parlare di musica. La tentazione per cede all'agiografia è
sempre troppo forte e facile lasciarsi andare agli aggettivi
roboanti, alle figure retoriche che diventano via via sempre
più retoriche, secondo l'augusta scuola di Giulio Cesare
Romana, ai fatti privati che prevalicano su quelli musicali.
Per cui quando ci si trova di fronte a un libro che mette
la musica al primo posto si prende una ventata d'aria buona.
Ed è esattamente questo che fa Franco Zanetti con Claudio
Sassi in questo documentatissimo e attualissimo libro "Fabrizio
De André in concerto". In primo luogo si parla
solo di musica e in partecipare, ancora più nello specifico
della musica dal vivo.
Sono infatti i concerti il focus attorno cui si articolano
le 192 pagine di questo libro, un tema che per Fabrizio De
André, si sa, è stato molto delicato. Fabrizio
aveva un vero timor panico dei concerti, soprattutto nella
prima parte della sua carriera, quando era un vero oggetto
misterioso: niente concerti, niente televisione, poca radio,
eppure i suoi dischi si vendevano a manciate, a chili, a camionate,
tanto da fare seria concorrenza a quelli di Lucio Battisti.
Poi, da un certo punto in poi la ruota è girata e De
André ha iniziato ad andare in concerto. Il primo,
celebre, è stato quello della Bussola, organizzato
da Bernardini nel 1975-76. Il più famoso forse quello
del 1978-79 con la Pfm, l'ultimo quello del 1997-98, interrotto
per la malattia che lo ha portato alla morte.
Zanetti e Sassi ripercorrono la vicenda di tutti questi tour
ricorrendo a materiale documentale d'epoca (articoli di giornali
e manifesti) e a un'intervista per tour con uno dei protagonisti
del giro di concerti. Si parte quindi con Giorgio Usai, tastierista
dei New Trolls, che lo accompagnarono (in parte) nel primo
giro di concerti, si prosegue con Pino Masi, cantautore anarchico,
testimone dell'altro versante dei concerti di Fabrizio (quelli
per solidarietà politico-ideologica), poi Roberto Colombo
per la tournée con la Pfm, il bassista Pier Michellatti
per quella di Rimini e L'indiano, Mauro Pagani per Creuza
de ma, tour del 2004, a Giorgio Cordini per il tout del 2001,
a Ellade Bandini per il 2002, a Mark Harris per il 1997-98.
Ne esce una lettura coinvolgente e interessante con molti
particolari inediti e ricordi condivisi oppure no tra i vari
membri dello staff.
Gli incontri con Jackson Browne al Tenco che si era innamorato
della musica di Fabrizio, le battute di Francesco Guccini
che andava in giro a raccontare una leggenda da lui stesso
inventata: che durante il sequestro uno dei rapitori si rivolse
a De Andrè dicendogli: "E comunque a me piacciono
di più le canzoni di Guccini!". De André
che se ne andava in giro "ciabattando" (era il suo
modo di camminare, sbattendo e trascinando i piedi), sempre
pronto alle risse e il segno che portava sulla guancia sinistra
sarebbe la cicatrice di una bicchierata durante un pestaggio
negli anni giovanili, alle liti (ma prontamente anche alle
riappacificazioni).
Personaggio difficile Fabrizio De Andrè, soprattutto
in tournée, perché non era mai soddisfatto.
Anche quando le cose andavano bene o benissimo, per lui sarebbero
potute andare meglio. E giù incazzature e appelli a
Dori: "Dori, basta, torniamo a Genova". "E
dove andiamo - rispondeva lei con buon senso meneghino - che
non abbiamo più una casa? Andiamo a vivere in albergo?".
De André che sfiniva i collaboratori di prove e controprove,
mesi e mesi interi prima di partire per un giro di concerti.
De André che non ha mai amato il concerto in sè
(e infatti cercava di riproporre i dischi in toto, compresa
la scaletta). C'era sempre una prima parte dedicata quasi
in maniera letterale al disco appena uscito e poi una seconda
parte con i vecchi successi. Ma spesso la gente si lamentava
che i concerti erano brevi. Per forza! Lui faceva solo i brani
provati almeno centinaia di volte con quella formazione. piuttosto,
per bis, riproponeva brani già fatti, ma mai altri
non provati.
Insomma un libro di servizi, di curiosità, di divertimento
e di passione, ma sempre con un fortissimo centro sulla musica.
E sulla dimensione live in particolare. Uno dei migliori libri
di musica che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi,
senza pettegolezzi, voli finto-letterari o falsità
male assortite, quando non banalità. Un libro documentato
e serio, derivato da un grande lavoro di archivio.
Franco
Zanetti
Giunti - 2008
(finito di stampare nel novembre 2008)
192 pagine - € 14,50
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