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Le BiELLE Interviste
Richard Thompson: Un accademico popular
"Mi porto dentro le mie radici europee"
di Lucia Carenini




Le foto sono di Ron Sleznak
Richard Thompson, un monumento vivente. Londinese ormai da tempo trapiantato in California, Thompson è un artista grandioso, di sicuro uno dei più influenti della sua generazione, capace di occupare una centralità assoluta in un settore decisamente ampio dell’universo musicale, che spazia dal Folk-Rock all'avanguardia.
Nonostante sia una leggenda del Rock d'autore, Thompson è rimasto una persona vera, disponibile e cordiale. Per noi è stato un vero piacere - oltre che un grande onore - incontrarlo.

Richard, hai pubblicato una quantità incredibile di lavori: tra album solo, con Lynda Thompson, con i Fairport, edizioni limitate e colonne sonore, ne abbiamo contati 59. Riesci a ricordarli tutti? E quale (o quali) ami di più? E ancora quale faresti in modo totalmente diverso?
Beh, non ne ricordavo così tanti... qualcuno deve essere una riedizione o una compilation. In ogni modo io tendo a pensare più in termini di singola canzone che di album. Alcune di loro resistono al test del tempo, altre hanno una vita più breve e il pubblico ti fa capire benissimo le sue preferenze. Ma se proprio devo ragionare in termini di abum, allora credo che Mock Tudor sia il mio miglior disco e che Unhalfbricking sia il miglior lavoro dei Fairport
.

Tu sei un vero e proprio "monumento vivente", premiato e amato in tutto il mondo, eppure qualcuno sostiene che la definizione che Frank Zappa diede di se stesso, "No Commercial Potential", valga anche per te. Che ne pensi?
Credo che la mia musica non avrà mai un grande fascino per un sacco di gente, ma la cosa non mi preoccupa affatto. In fondo sono sopravvissuto per 40 anni come musicista, il che significa che ci sono abbastanza ascoltatori per giustificare il fatto che io lavori.

Tu sei considerato un maestro della chitarra, Rolling Stone Mag ti ha inserito tra i migliori 20 chitarristi di tutti i tempi. Chi sono stati i tuoi maestri e quali sono le tue fonti di ispirazione?
Per lo più ascolto strumenti diversi dalla chitarra. Sono sempre stato ispitrato dai pianisti e da tutto quello che riescono a fare col piano, così ho sempre cercato di portare un po' di quella tecnica nella chitarra. Come chitarrista in senso stretto, sono cresciuto ascoltando Django, Les Paul e i primi rock and roller come James Burton.

Una volta hai detto"Ho inziato (a sunare la chitarra) a otto anni e non ho mai smesso. Suono per tutto il giorno, facendo impazzire chi mi sta intorno. La mia chitarra è la naturale prosecuzione del mio braccio". In questi quasi 50 anni di attività, il mondo è molto cambiato, le chitarre non così tanto. Cosa c'è di diverso tra le chitarre di allora e quelle di oggi? Non parlo del prezzo, naturalmente.
Beh, adesso posso permettermi di suonare strumenti fatti meglio. La mia prima chitarra era sostanzialmente un rottame, ora ho delle chitarre che hanno semplicemente una voce migliore. E come hai detto tu, gli strumenti di per sè non sono cambiati più di tanto.

Nel tuo ultimo lavoro segui una linea musicale molto particolare: per certo c'è del rock, il folk è appena un ricordo, come nei cocktails c'è uno spruzzo di blues. In ogni modo non la chiamerei World... Per quanto le definizioni possano essere poco importanti, tu come definiresti la tua musica?
Non sono d'accrdo con te, io credo che sia piuttosto folk. In fondo un sacco della mia musica si basa su temi tradizionali delle isole britanniche, anche se cerco di svilupparla con delle idee armoniche diverse. E sebbene la musica che suono rientra sicuramente nel pop, probabilmente ascolto la classica più di qualunque altra.

Tu vivi ormai da molto tempo negli Stati Uniti. Credi che questo possa aver influenzato le tue scelte musicali?
No. Non direi proprio. L'America ha una cultura blanda - per lo meno dove vivo io - che non si impone sulla mia. Io mi porto dentro le mie radici europee.

Il cd sta morendo; probabilmente lo stesso concetto di album sta morendo, visto che il trend è vendere i brani singolarmente di modo che ognuno si costruisca la propria compilation. Qual'è il tuo rapporto con l'industria discografica? Quali sono stati secondo te gli erroi commessi? E qual'è il tuo rapporto con il web? Voglio dire il web come You Tube, MySpace e realtà simili.
Ormai la maggior parte dei ragazzi non ha neanche un lettore cd, ciò significa che il futuro sta nel download. Ciononostante credo che il concetto di album sopravviverà. Io ho ancora un discografico, ma questo ruolo sta diventando sempre meno essenziale. Ormai si può sviluppare un progetto quasi completamente via web. I siti, MySpace, Facebook sono strumenti vitali per i musicisti, ma credo che in futuro il perno centrale dell'attività musicale sarà i concerti dal vivo. Come nel 1700.

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Ultimo aggiornamento: 07-07-2009
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