Abbiamo
sentito Roberto Angelini al momento dell'uscita del suo nuovo disco
"La vista concessa", un disco assolutamente convincente
che ci ha dato un nuovo artista da seguire con attenzione, dopo
la prova ben più che interesante di Pong Moon, il tributo
a Nick Drake realizzato da Angelini con Rodrigo D'Erasmo. Allora
Roberto Angelini è uscito "Vulcano", il singolo,
esce adesso “La vista concessa” che è solo il
tuo terzo album, giusto?
Se si considera
i dischi di inediti sì. E’ il terzo in otto anni.
Nel
senso che te la prendi con calma. Esci quando hai qualcosa da
dire.
Sì,
mi piace pensarla così. Questo disco ci ha messo cinque
anni a farsi, dalla scrittura delle canzoni alla registrazione.
E’ stato un periodo abbastanza lungo, però è
stato giusto così.
Però
sei uscito con 14 tracce che è un numero consistente
Sì,
penso di sì. Non vorrei rischiare di prolisso. In realtà
di canzoni in questo periodo me ne sono uscite almeno il doppio
di quelle che stanno nel disco. Però alla fine la selezione
naturale è avvenuta abbastanza facilmente. Le canzoni sono
tante, però penso sia giusto così.
Quando
uno ha qualcosa da dire è giusto dirlo. Anche perché
non è che stai saturando il mercato! (ridiamo)
Ancora no,
ma da qui in poi vedrete …
Le
canzoni sono come una serie di acquerelli singoli. Non hanno legame
l’una con l’altra. Sono una raccolta di brani inediti.
Sono varie
considerazioni e varie riflessioni. Alcune più di getto
e altre più pensate. Però tutte di questo periodo.
Molto
personali. Sono tutte cose tue?
Parecchio.
Mi sono messo a nudo in questo disco, sono cose molte intime.
Non ci ho pensato molto alle cose che stavo scrivendo, le canzoni
escono, vengono fuori così e uno le prende per quello che
sono. Se poi sono grandi analisi che meritano di essere pubblicate
… giudicatelo voi.
Tra
le 14 canzoni qual è la più nuova? L’ultima
che hai scritto? E quale la più antica?
La più
nuova è proprio Vulcano, il singolo, mentre la più
antica è proprio quella che è stato il singolo che
ha anticipato il disco e che è uscito a dicembre e che
casualmente si chiama “Dicembre”.
Meglio
di così non si poteva fare. (Ridiamo). Ci sono molte atmosfere
acustiche in questo album. Ti è rimasto qualcosa, come
impostazione, del disco che hai inciso con Rodrigo D’Erasmo
su Nick Drake, ossia Pong Moong?
Sì,
assolutamente. Pensa che io ho iniziato nel 1999, la casa discografica
mi diede l’occasione di fare un Ep promozionale prima dell’uscita
del primo disco. Io pensavo di fare, all’epoca non conoscevo
Drake, una cosa con chitarra e quartetto d’archi. E mentre
ero in studio a registrare questi tre brani entrò un cantautore
romano che si chiama Pino Marino, che poi ho conosciuto e siamo
diventati molto amici che mi disse: “Tu sei un fanatico
di Nick Drake?”. “Sinceramente non lo conosco”
gli dissi. Mi diede subito “Five leaves left”, il
primo disco di Drake e allora capii tristemente che non mi stavo
inventando niente. C’era qualcuno che 30 anni prima aveva
fatto delle canzoni assai più belle delle mie. Chiaramente
sono rimasto legato a questo tipo di canzoni, molto strutturate
sugli arpeggi di chitarra e gli archi sono anche un ottimo compagno
di viaggio della chitarra e della voce. Questo disco, quello attuale,
è molto acustico, ma poi in realtà ci trovo delle
contaminazioni anche più elettriche.
Chi
suona con te nel disco?
Suona il
mio gruppo, al quale in realtà non siamo mai riusciti a
trovare un nome adatto. L’italiano è infame in queste
cose! Roberto Angelini e …. I cavalieri de… qualunque
nome risulta orrendo, datato! Ben Harper & the innocent Criminals!
BruceSpringsteen & the E-street band! Senti come suonano bene?
Niente, in italiano non ci è venuto nulla! Ahimè
quindi mi presento come cantautore ma ho un gruppo estremamente
affiatato. Alcuni di loro sono amici dai tempi del liceo. Quindi
è un bellissimo viaggio che stiamo facendo insieme da molti
anni. Ovviamente poi ognuno di loro ha il suo percorso individuale:
il bassista si chiama Gabriele Lazzarotti e spesso suona con Daniele
Silvestri, il batterista, Fabio Rondanini, ha questa esperienza
con i Calibro 35 che sono un gruppo che sta facendo un sacco di
belle cose quest’anno, il violinista, Rodrigo D'Erasmo,
suona con gli Afterhours, il pianista, Andre Pesce, coi Tiromancino.
Siamo un gruppo che poi ovviamente si separa. Non ho una mole
di lavoro tale io da garantire la pensione a tutti quanti (ridiamo)!
Quindi giustamente ognuno si fa le sue cose.
Adesso
devi fare un concorso per trovare il nome del gruppo!
Lo farò
Perché non voglio mettere Roberto Angelini & band che
è veramente triste. Ci abbiamo pensato tanto ma non abbiamo
trovato niente di soddisfacente. Non è uscito. Magari uscirà
per il prossimo disco!
Leggo
nelle tue note di presentazione che sei modellatore di plastilina
e poi sul sito si vede anche nel video che accompagna Vulcano.
Come ti è nata questa passione?
Eh, dall’essere
figlio unico!
Risale
all’infanzia?
Sì,
assolutamente. Io facevo delle cose abbastanza strane da piccolo
con il pongo, era il mio gioco preferito., Facevo queste guerre
tra robot, però gli interni dei robot dovevano essere realistici
perché poi quando li distruggevo con il raggio gamma, che
era il phon, doveva essere bella l’esplosione. Ero un po’
malato per queste cose da ragazzino. Quando poi ho cominciato
a fare musica ho pensato di ritirare fuori questa passione per
fare delle locandine, per evitare di usare l’immagine tipica
del cantante con la faccia in primo piano. E questa cosa me la
sono portata dietro per anni. L’idea di fare un cortometraggio,
un videoclip era proprio il mio sogno. L’ho potuto fare
in questi anni perché puoi immaginare che per fare un videoclip
a passo uno di una canzone che dura 3’40” ci abbiamo
messo più o meno un anno e mezzo! Sono tempi un po’
fuori dal mercato (ridiamo).
Tutte
le canzoni sono come figli, le si ama tutte belle e brutte. Ma
ritieni che ce ne sia qualcuna che chiarisce meglio questa tua
fase, questo tuo momento?
Mah, considerato
che di una canzone ho estrapolato il titolo e gli ho dato il nome
di una piccola etichetta discografica che ho aperto tre o quattro
anni fa e l’ho chiamata “Fiori rari”, probabilmente
è questa (anche se va a periodi, perché poi si cambia)
la canzone che mi rappresenta meglio in questo momento, in cui
riesco a raccontare me stesso, ma nello stesso momento a dare
a me stesso un messaggio positivo e quindi mi emoziona cantare
questa canzone che chiude con “dove non si va andremo”
dopo tutta una serie di difficoltà nel tentativo di non
commettere errori o rinunce tipiche del mio ambiente naturale.
E
invece Benicio Del Toro? A cosa deve il nome? E’ raro trovare
una canzone che si chiama come un attore …
A volte le
canzoni nascono dalla necessità di tirare fuori delle sensazioni
che hai dentro molto intime. A volte possono anche essere più
leggere, aver voglia di raccontare una storia, come la scriverebbe
uno scrittore. La canzone si presta a essere un piccolo cortometraggio.
Mentre scrivevo questa storia di questo personaggio che arrivava
dall’Avana e che mi incuteva un certo timore mi è
venuto in mente che era perfetta per Benicio Del Toro dei Soliti
sospetti o di Traffic. Così perfetta che intitolai la canzone
col suo nome.
Abbiamo
citato Nick Drake … altri tuoi riferimenti o ispirazioni?
Sai, io ascolto
tantissime cose. Ho anche delle influenze che poi non c’entrano
nulla con quello che faccio. Contribuiscono a formarmi. Nel mio
modo di suonare e cantare dal vivo, nel non ripetermi mai e cercare
di lasciare degli spazi di improvvisazione anche nella forma canzone
che in realtà è una forma chiusa, blindata rispetto
al jazz viene fuori che io sono un jazzista fallito! Faccio canzoni
perché non ho lo swing, e un giorno magari lo troverò.
Nell’attesa mi dedico alla canzone. La mia passione è
il linguaggio jazzistico e poi ascolto sia le pietre miliari in
un percorso all’indietro delle cose che mi sono sfuggite
negli anni oppure le cose attuali che possono assomigliare a quello
che faccio io, come i vari cantautori italiani e non che seguono
un certo tipo di approccio. Anche se mi piace ascoltare anche
cose molto diverse, perché fa bene ascoltare anche cose
diverse. Mi pice tutta la musica quando è fatta bene. Quando
è fatta male … per carità! Anche se è
la mia, eh .. (ridiamo). Può anche capitare che io faccia
canzoni che fanno veramente schifo!
Ultima
domanda. Tu fai parte del Collettivo Angelo Mai. Cos’è?
E' una bella esperienza che è accaduta a Roma. Nasce dall'occupazione
di uno spazio, l'istituto Angelo Mai, che è al centro di
Roma, che si occupa dei diritti della casa che ha occupato questo
spazio e ha dato un tetto a una trentrina di famiglie. Pino Marino
e Andrea Pesce che sono due artisti romani hanno iniziato a chimare
altri colleghi e amici per realizzare delle cose dentro questo
spazio, peraltro meraviglioso e da lì sono nate tante cose
e alla fine anche un disco che è stato registrato da tutte
le persone che frequentavano questo posto, tra l'altro di estrazioni
musicali totalmente diverse. Da un trio di free jazz ai cantautotoiri,
assieme a musicisti di varia estrazione ed è nato un disco
e un progetto per aiutare queste persone: le abbiamo aiutate,
ma il progetto è rimasto. Il posto è stato sgrombrato
ovviamente, perché le cose belle non durano. E' stato assegnato
un posto nuovo e nel frattempo continuiamo a dare vita a questa
picca orchestra di persone e musicisti come la definiamo. Ed è
affascinante, perché permette alla ghente di vivere un
po' di canzone d'autore, come se la passassi col telecomando,
sentendo 8 voci diverse e 8 seensibilità in un solo concerto.
E' proprio bella. Nel mese di marzo abbiamo trovato una distribuzione
nazionale.