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Le BiELLE Interviste
Roberto Angelini: "Un disco lungo cinque anni"
"Dove non si va, andremo" (o ci stiamo già andando)
di Giorgio Maimone


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Abbiamo sentito Roberto Angelini al momento dell'uscita del suo nuovo disco "La vista concessa", un disco assolutamente convincente che ci ha dato un nuovo artista da seguire con attenzione, dopo la prova ben più che interesante di Pong Moon, il tributo a Nick Drake realizzato da Angelini con Rodrigo D'Erasmo. Allora Roberto Angelini è uscito "Vulcano", il singolo, esce adesso “La vista concessa” che è solo il tuo terzo album, giusto?

Se si considera i dischi di inediti sì. E’ il terzo in otto anni.

Nel senso che te la prendi con calma. Esci quando hai qualcosa da dire.

Sì, mi piace pensarla così. Questo disco ci ha messo cinque anni a farsi, dalla scrittura delle canzoni alla registrazione. E’ stato un periodo abbastanza lungo, però è stato giusto così.

Però sei uscito con 14 tracce che è un numero consistente

Sì, penso di sì. Non vorrei rischiare di prolisso. In realtà di canzoni in questo periodo me ne sono uscite almeno il doppio di quelle che stanno nel disco. Però alla fine la selezione naturale è avvenuta abbastanza facilmente. Le canzoni sono tante, però penso sia giusto così.

Quando uno ha qualcosa da dire è giusto dirlo. Anche perché non è che stai saturando il mercato! (ridiamo)

Ancora no, ma da qui in poi vedrete …

Le canzoni sono come una serie di acquerelli singoli. Non hanno legame l’una con l’altra. Sono una raccolta di brani inediti.

Sono varie considerazioni e varie riflessioni. Alcune più di getto e altre più pensate. Però tutte di questo periodo.

Molto personali. Sono tutte cose tue?

Parecchio. Mi sono messo a nudo in questo disco, sono cose molte intime. Non ci ho pensato molto alle cose che stavo scrivendo, le canzoni escono, vengono fuori così e uno le prende per quello che sono. Se poi sono grandi analisi che meritano di essere pubblicate … giudicatelo voi.

Tra le 14 canzoni qual è la più nuova? L’ultima che hai scritto? E quale la più antica?

La più nuova è proprio Vulcano, il singolo, mentre la più antica è proprio quella che è stato il singolo che ha anticipato il disco e che è uscito a dicembre e che casualmente si chiama “Dicembre”.

Meglio di così non si poteva fare. (Ridiamo). Ci sono molte atmosfere acustiche in questo album. Ti è rimasto qualcosa, come impostazione, del disco che hai inciso con Rodrigo D’Erasmo su Nick Drake, ossia Pong Moong?

Sì, assolutamente. Pensa che io ho iniziato nel 1999, la casa discografica mi diede l’occasione di fare un Ep promozionale prima dell’uscita del primo disco. Io pensavo di fare, all’epoca non conoscevo Drake, una cosa con chitarra e quartetto d’archi. E mentre ero in studio a registrare questi tre brani entrò un cantautore romano che si chiama Pino Marino, che poi ho conosciuto e siamo diventati molto amici che mi disse: “Tu sei un fanatico di Nick Drake?”. “Sinceramente non lo conosco” gli dissi. Mi diede subito “Five leaves left”, il primo disco di Drake e allora capii tristemente che non mi stavo inventando niente. C’era qualcuno che 30 anni prima aveva fatto delle canzoni assai più belle delle mie. Chiaramente sono rimasto legato a questo tipo di canzoni, molto strutturate sugli arpeggi di chitarra e gli archi sono anche un ottimo compagno di viaggio della chitarra e della voce. Questo disco, quello attuale, è molto acustico, ma poi in realtà ci trovo delle contaminazioni anche più elettriche.

Chi suona con te nel disco?

Suona il mio gruppo, al quale in realtà non siamo mai riusciti a trovare un nome adatto. L’italiano è infame in queste cose! Roberto Angelini e …. I cavalieri de… qualunque nome risulta orrendo, datato! Ben Harper & the innocent Criminals! BruceSpringsteen & the E-street band! Senti come suonano bene? Niente, in italiano non ci è venuto nulla! Ahimè quindi mi presento come cantautore ma ho un gruppo estremamente affiatato. Alcuni di loro sono amici dai tempi del liceo. Quindi è un bellissimo viaggio che stiamo facendo insieme da molti anni. Ovviamente poi ognuno di loro ha il suo percorso individuale: il bassista si chiama Gabriele Lazzarotti e spesso suona con Daniele Silvestri, il batterista, Fabio Rondanini, ha questa esperienza con i Calibro 35 che sono un gruppo che sta facendo un sacco di belle cose quest’anno, il violinista, Rodrigo D'Erasmo, suona con gli Afterhours, il pianista, Andre Pesce, coi Tiromancino. Siamo un gruppo che poi ovviamente si separa. Non ho una mole di lavoro tale io da garantire la pensione a tutti quanti (ridiamo)! Quindi giustamente ognuno si fa le sue cose.

Adesso devi fare un concorso per trovare il nome del gruppo!

Lo farò Perché non voglio mettere Roberto Angelini & band che è veramente triste. Ci abbiamo pensato tanto ma non abbiamo trovato niente di soddisfacente. Non è uscito. Magari uscirà per il prossimo disco!

Leggo nelle tue note di presentazione che sei modellatore di plastilina e poi sul sito si vede anche nel video che accompagna Vulcano. Come ti è nata questa passione?

Eh, dall’essere figlio unico!

Risale all’infanzia?

Sì, assolutamente. Io facevo delle cose abbastanza strane da piccolo con il pongo, era il mio gioco preferito., Facevo queste guerre tra robot, però gli interni dei robot dovevano essere realistici perché poi quando li distruggevo con il raggio gamma, che era il phon, doveva essere bella l’esplosione. Ero un po’ malato per queste cose da ragazzino. Quando poi ho cominciato a fare musica ho pensato di ritirare fuori questa passione per fare delle locandine, per evitare di usare l’immagine tipica del cantante con la faccia in primo piano. E questa cosa me la sono portata dietro per anni. L’idea di fare un cortometraggio, un videoclip era proprio il mio sogno. L’ho potuto fare in questi anni perché puoi immaginare che per fare un videoclip a passo uno di una canzone che dura 3’40” ci abbiamo messo più o meno un anno e mezzo! Sono tempi un po’ fuori dal mercato (ridiamo).

Tutte le canzoni sono come figli, le si ama tutte belle e brutte. Ma ritieni che ce ne sia qualcuna che chiarisce meglio questa tua fase, questo tuo momento?

Mah, considerato che di una canzone ho estrapolato il titolo e gli ho dato il nome di una piccola etichetta discografica che ho aperto tre o quattro anni fa e l’ho chiamata “Fiori rari”, probabilmente è questa (anche se va a periodi, perché poi si cambia) la canzone che mi rappresenta meglio in questo momento, in cui riesco a raccontare me stesso, ma nello stesso momento a dare a me stesso un messaggio positivo e quindi mi emoziona cantare questa canzone che chiude con “dove non si va andremo” dopo tutta una serie di difficoltà nel tentativo di non commettere errori o rinunce tipiche del mio ambiente naturale.

E invece Benicio Del Toro? A cosa deve il nome? E’ raro trovare una canzone che si chiama come un attore …

A volte le canzoni nascono dalla necessità di tirare fuori delle sensazioni che hai dentro molto intime. A volte possono anche essere più leggere, aver voglia di raccontare una storia, come la scriverebbe uno scrittore. La canzone si presta a essere un piccolo cortometraggio. Mentre scrivevo questa storia di questo personaggio che arrivava dall’Avana e che mi incuteva un certo timore mi è venuto in mente che era perfetta per Benicio Del Toro dei Soliti sospetti o di Traffic. Così perfetta che intitolai la canzone col suo nome.

Abbiamo citato Nick Drake … altri tuoi riferimenti o ispirazioni?

Sai, io ascolto tantissime cose. Ho anche delle influenze che poi non c’entrano nulla con quello che faccio. Contribuiscono a formarmi. Nel mio modo di suonare e cantare dal vivo, nel non ripetermi mai e cercare di lasciare degli spazi di improvvisazione anche nella forma canzone che in realtà è una forma chiusa, blindata rispetto al jazz viene fuori che io sono un jazzista fallito! Faccio canzoni perché non ho lo swing, e un giorno magari lo troverò. Nell’attesa mi dedico alla canzone. La mia passione è il linguaggio jazzistico e poi ascolto sia le pietre miliari in un percorso all’indietro delle cose che mi sono sfuggite negli anni oppure le cose attuali che possono assomigliare a quello che faccio io, come i vari cantautori italiani e non che seguono un certo tipo di approccio. Anche se mi piace ascoltare anche cose molto diverse, perché fa bene ascoltare anche cose diverse. Mi pice tutta la musica quando è fatta bene. Quando è fatta male … per carità! Anche se è la mia, eh .. (ridiamo). Può anche capitare che io faccia canzoni che fanno veramente schifo!

Ultima domanda. Tu fai parte del Collettivo Angelo Mai. Cos’è?

E' una bella esperienza che è accaduta a Roma. Nasce dall'occupazione di uno spazio, l'istituto Angelo Mai, che è al centro di Roma, che si occupa dei diritti della casa che ha occupato questo spazio e ha dato un tetto a una trentrina di famiglie. Pino Marino e Andrea Pesce che sono due artisti romani hanno iniziato a chimare altri colleghi e amici per realizzare delle cose dentro questo spazio, peraltro meraviglioso e da lì sono nate tante cose e alla fine anche un disco che è stato registrato da tutte le persone che frequentavano questo posto, tra l'altro di estrazioni musicali totalmente diverse. Da un trio di free jazz ai cantautotoiri, assieme a musicisti di varia estrazione ed è nato un disco e un progetto per aiutare queste persone: le abbiamo aiutate, ma il progetto è rimasto. Il posto è stato sgrombrato ovviamente, perché le cose belle non durano. E' stato assegnato un posto nuovo e nel frattempo continuiamo a dare vita a questa picca orchestra di persone e musicisti come la definiamo. Ed è affascinante, perché permette alla ghente di vivere un po' di canzone d'autore, come se la passassi col telecomando, sentendo 8 voci diverse e 8 seensibilità in un solo concerto. E' proprio bella. Nel mese di marzo abbiamo trovato una distribuzione nazionale.

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Intervista effettuata il 10-02-2009
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