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Le BiELLE Interviste
Mauro Pagani: "Sonny è quello che avrei potuto essere"
Noi e i sogni di una stagione sfiorata dall'utopia
di Giorgio Maimone


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Parliamo del libro adesso: "Foto di gruppo con chitarrista", edizioni Rizzoli, un marchio che non è proprio da cantautore o da libri di musica. Libro in brossura, collana "Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)", 330 pagine. Un esordio impegnativo. Mi è piaciuto tantissimo! E’ difficile trovare un libro scritto da un musicista che si possa leggere come un romanzo! Prima di te ci hanno provato in tanti (tutti forse?) e, tranne le cose scritte da Guccini in coppia con Macchiavelli, non è che gli altri abbiano granché convinto. Persino De André ha toppato il suo episodio narrativo con "Un destino ridicolo", peraltro scritto in coppia con Alessandro Gennari. Tu invece hai fatto centro al primo colpo.

Grazie. Ci ho lavorato tanto, eh. Ci ho lavorato quasi tre anni. Prima ero conscio dei miei limiti, secondo presuntuosamente pensavo di poter mettere un piede nella letteratura. Perché sono parecchi anni che leggo molto meno. La vita mi ha travolto, non ho mai tempo per fare niente: non ho tempo per la musica, non ho tempo per la mia famiglia, non ho tempo per studiare il violino. Sono nel cestello della lavatrice! Da ragazzo ho letto tantissimo. Poi, come racconto nel libro ho frequentato case di traduttori, gente che aveva sempre a che fare con la letteratura. Mi sono abituato un po’ a questo ambiente …

Ma ci sono personaggi reali nel libro?

Certo. Ad esempio Giorgio, nel libro, è in realtà il mio amico Marco. E la perquisizione in quella casa è davvero avvenuta. Poi il professorino è Franco, che insegna ancora scienze in un liceo.

Sonny invece, il chitarrista, il protagonista è qualcuno che esiste o sono pezzi di varie persone?

No. Sonny in gran parte sono io. Però quello che non è propriamente di Sonny, che non è successo a me è successo a qualcuno che conosco. In qualche modo il gioco del libro è che, da un lato, la mia vita sarebbe stata quella di Sonny che per assoluto caso, al diciottesimo gruppo che ho cambiato, di colpo ha fatto il primo disco ed è stato un boom. Primo in classifica, poi in Inghilterra, poi in America. Si potrebbe anche pensare che sia una favola per fare addormentare i musicisti: “tu ti metterai con un gruppo e dopo …” e il musicista si addormenta contento (Ridiamo). Da un lato Sonny è questo e dall’altro è anche il mio alter ego. Sonny è per metà quello che avrei voluto essere e per metà quello che avrei potuto essere. Sonny è rigoroso, non molla, testone ma con metodo. Dei due la zoccola sono io.

E’ anche molto divertente il fatto che tu ti sia ritagliato un ruolo da personaggio di secondo piano nel libro. Mauro che ripercorre fasti e nefasti con la Pfm, da sfigato a rockstar planetaria. Non capita molto di frequente.

In realtà in fondo i veri protagonisti erano i nostri sogni. Noi abbiamo rincorso questa stagione meravigliosa, sfiorata dall’utopia che in fondo è il più bel motore del mondo. Sei sulla strada di un limite che “tende a …”. Non ci arriverai mai, ma la strada che tende a questo limite irraggiungibile è molto più lungo e molto più importante che della strada non fatta senza avere un limite e senza avere un motore. In fondo il meccanismo del cattolicesimo è uguale. Tu hai un obiettivo che è il paradiso, che non è di questa terra e tu tendi a una perfezione che non hai, perché hai il tuo bel peccato originale o contala come ti pare, e tutta la tua strada, la tensione verso il bene è in questo cammino, è la tensione verso un ideale che non c’è. In fondo il comunismo nell’accezione originale è uno stato ideale alla fine di un processo evolutivo che si chiama socialismo. Il comunismo non è di questa terra.

Ce ne siamo accorti!

Questo meccanismo di concepire le utopie e inseguirle mi ricorda sempre una meravigliosa frase di Carlin Petrini che dice: “chi semina utopie raccoglie realtà”. Che poi è quello che ha fatto lui. Tu avresti mai immaginato che si sarebbe riusciti a mettere su un’università del gusto? Questo si è inventato una bella cosa e ne ha fatto un progetto.

Sì, me ne avessero parlato avrei pensato a una bella cosa, ma totalmente velleitaria. Non ho mai capito dove passa il confine tra l’utopia che resta utopia e quella che si realizza, ma comunque …

E’ uno strano confine tra la tua energia e il tuo dolore. E’ il punto dove tu sei costretto ad affrontare limiti insuperabili e spesso ti spacchi le ossa, ti spacchi le corna. Però nello stesso tempo è il punto in cui le tue energie sono riuscite a portarti. Quindi la cosa che manca disperatamente di quel periodo è, usando un po’ di frasi che uso nelle presentazioni che però hanno un senso, una che ho mutuato da Adriano Sofri che l’ha usata in una presentazione: quello che manca non è la nostalgia di un sacco di cazzoni in giro con la chiave in inglese, la mancanza è quella di una generazione capace di scommettere sul proprio futuro e capace di mettere in gioco i propri privilegi. Secondo: manca una generazione capace di esprimere sogni il cui soggetto era “noi” e non “io”. Quello che manca veramente è quello. L’ala meravigliosa dell’utopia. E poi l’altra cosa che manca è proprio la capacità di scommettere e mettere in gioco la propria vita e soprattutto la capacità di credere che il mondo può essere migliore di così. Sonny è un po’ così: sogna che un altro mondo è possibile …

… però resta uno di quei sogni individuali

Ma in realtà … sarebbe un lungo discorso. Io sono andato anche a Porto Alegre, a suonare, e lì era evidente e palpabile come quel movimento abbia deciso di “suicidarsi”, cioè restare solo movimento non incidere, per paura di trasformarsi in organizzazione, per paura di far la fine del nostro ’68. Perché poi gli anni ’70 sono sfociati in questa sorta di incubo ideologico, perché nessuno ha imparato a mediare mai. Noi abbiamo consumato la stessa cosa che si è consumata in Spagna nel ’35: lo scontro tra le tensioni libertarie e la struttura leninista del partito. E’ stato l’ultimo e definitivo fallimento dell’ipotesi leninista dei nostri tempi. Le avanguardie, il centralismo democratico eccetera eccetera. Quel modello ha dato tragici risultati in Russia già nel ’22, in Spagna nel ’35, coinvolta l’intellighenzia del mondo. Poi di nuovo in Ungheria nel ’56, a Praga nel ‘68 e in Italia negli anni ’70. Essendo stati gli ultimi potevamo anche essere più furbi! Avere delle intuizioni. Io lo dico in maniera molto rozza nel libro, ma noi abbiamo preso tutti i nostri sogni e li abbiamo messi dentro un pentolone che abbiamo chiamato comunismo, pensando che ci stessero tutti dentro, ma non era così. Il mio libro, in realtà, è un libro a due-tre piani di lettura per cui tu sei ti fissi di parlare di politica vai a dare uno sguardo indietro, se invece lo leggi come la storia di un musicista …

E’ comunque un libro destinato a restare un corpo unico o ormai hai scoperto un secondo mestiere? Che pensi?

Sto cominciando a pensare di ricominciare. L’ho lasciato decantare, ma ogni tanto guardo il computer e faccio “mmmm gnam gnam” (ridiamo). Un’idea mi è anche venuta. Non farei l’errore di fare gli anni ’80 e gli anni ’90, starei direttamente al giorno d’oggi. Se dovessi fare un libro farei Sonny oggi.

Meglio. Anche perché degli anni ’90 ne possiamo pure fare un pacchetto e buttare via il tutto. Che non piangerebbe nessuno.

Mica come gli anni ’80 che invece sono stati degli annoni meravigliosi!!! (ridiamo). Sono seriamente tentato. Ho varie ipotesi. Si è rimesso in movimento il cervello.

Poi quando uno prende il vizio non la smette più. Come dice Guccini.

Devo dire che mi ha dato molte soddisfazioni. Poi ho provato questa strana sensazione. A me capita che vado sul palco, suono qualcosa e magari qualcuno si emoziona. Ma non sono abituato a gente che si emoziona per le parole! Sì, ci sono i testi delle canzoni, ma li considero parti delle canzoni stesse. Invece non sono abituato a questo. Mi fa impressione. Mi colpisce.

Positivamente, se ti lascia voglia di riprovare.

Assolutamente! Sono anche sorpreso e un po’ inorgoglito, devo ammetterlo. Molto onestamente sono contento di essermi aperto un’altra strada espressiva. Perché mentalmente non riesco a mettermi in pace con l’idea di condividere questa lenta ma inesorabile decadenza del mio meraviglioso mestiere.

(Fine seconda parte) (Torna alla prima parte)


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Intervista effettuata il 16-06-2009
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