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Le BiELLE Interviste
Max Manfredi: fare canzoni ai tempi di Facebook
"Così tasto il polso al mio pubblico"
di Silvano Rubino



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Musicisti:

Max: voce , silent guitar (3),
chitarra classica (7, 12)
Marco Spiccio: pianoforte (3, 7, 9, 11)
Matteo Nahum: glockenspiel (3, 7, 10), chitarre classiche (5, 6, 9, 12), bouzuki irlandese (8), melodica (8), dobro (11),
slide guitar (11)
Fabrizio Ugas: chitarre classiche (5, 6, 8, 10), chitarra semiacustica (7, 9), voce (7, 10), chitarre acustiche (11), dobro (12)
Federico Bagnasco: contrabbassi (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12), floor tom (2), tamburello (2), tam tam (2), campioni di gocce (2), diapason (2), rumori vari (2), cimbali (7), sonagliera (7), piatti (7, 10),
voci (10, 12)
Roberto Piga: violini (2, 5, 9, 12)
Corrado “Dado” Sezzi: tam-tam (3), piatti (3, 8, 12), bidoni (3, 8), cajon (8), congas (8), darbuka (12), timbales (12), djembe (12), flloor tom (12), jamblocks (12),
triangolo (12), cabasa (12)
Marino Lagomarsino: violini (2, 3, 6, 9, 12)
Marco Diatto: viole (2, 3, 6, 9, 12)
Alberto Pisani: violoncelli (2, 3, 6, 9, 12)
Gianmarco Gaviglio: cromorni
Vladimiro Cainero: corni (2, 12)
Marian Serban: zimbalom (2, 8, 10)
Emanuele Le Pera: spring drum (3), tubi (3), ranocchie giocattolo (3), ududrum (5), ocean drum (6), piatti (6), zarb (8), acvigliere indiane (8), batteria di barattoli (10),
def (12), danmoi (12)
Eugenia Amisano: voci (6)
Gruppo Flamenco Almudena
(Bruna Learchi, Chiara Parisi,
Romina Parisi): taconeo (6), palmas (6), nacchere (6), voci (6)
Carlo Aonzo: mandolino (5, 6)
Edmondo Romano: piffero (6), clarinetto (6, 8), flauti dolci (8), sax soprano (12), mizmar (12), zurne turche (12)
Silvia Manfredi: clarinetto (5)
Filippo Gambetta: organetti (5, 8, 12)
Marcello Bagnasco: fisarmonica (7)
Maurizio Dehò: violino (8, 10)
Fanfara (8)
Edmondo Romano, sassofoni e clarinetti,
Emanuele Le Pera, davul e piatti
Daviano Rotella: batteria (9, 11)
Paolo Maffi: sax contralto (9)
Matteo Rabolini: rullante (10),
tamburone (10)
Fabio “Kid” Bommarito: armonica (11)
Elias Nardi: oud (12)
Banda Musicale S. O. C. Nostra Signora della Guardia Genova – Pontedecimo (12)

Registrato e missato negli studi Maccaja di Genova da maggio a luglio 2008, tranne i sei contrabbassi di “Terralba tango” e i campionamenti de “L’ora del dilettante” registrati da Alessandro Paolini al Goblin Music Studio di Genova
Missaggio: Marco Canepa
Tecnico del suono ed editing:
Alessandro Caforio
Masterizzazione: Mastering-online, Berlino
“La fiera della Maddalena” è tratta dal cd “Max” (BMG Ariola/ Cantare in italiano), 1994, e cantata da Fabrizio De André e Max Manfredi. Registrata a Mulino Recording (Acquapendente) da Francesco Luzzi. Arrangiamento di Michele Ascolese, produzione artistica di Ezio Zaccagnini
Filippo Gambetta appare per gentile concessione di Felmay
Progetto grafico: Guido Castagnoli
Fotografie: Guido Castagnoli
Foto della Staffa di Pierpaolo Rinaldi, tratta dal recital ‘Batrax’ alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi.




Incontro Max Manfredi a sei mesi dall’uscita del suo disco Luna persa (arrivato già alla prima ristampa). E nel bel mezzo di un continuo girovagare per concerti (prossime tappe 3-4 aprile ad Alessandria all’Isola ritrovata, 18 aprile a Milano al Teatro 89)

Come sono stati questi sei mesi? Che primo bilancio fai?

Ottimo bilancio. C'è una produzione, Ala Bianca, che segue il disco ed una piccola struttura che pensa ai concerti, c'è un ufficio stampa che lavora e il disco non è lasciato a se stesso. Attraverso i vari social network abbiamo continui riscontri anche da parte del "pubblico", cioè di singoli privati. Manca ancora un appoggio mediatico un po' più ingente e un ulteriore salto di qualità nell'organizzazione dei concerti, poi siamo davvero più tranquilli. L'immagine che mi viene in mente è quella della battigia nei giorni di marosi. Superarla, per uno che nuota, è difficile; ma una volta fuori dalla risacca, le onde alte ti sollevano, non ti ostacolano.

Sono passati sette anni sono passati dall’altro tuo disco di inediti, L’Intagliatore di santi. Sette anni in cui sono cambiate molte cose, sul mercato discografico ma anche sul fronte tecnologico. Mi riferisco in particolare a Internet, diventato uno strumento fondamentale non solo di promozione, ma soprattutto di contatto diretto con i propri fruitori (vedi il famigerato Facebook). Come vivi il rapporto con questi strumenti? E il contatto diretto che danno la possibilità di stabilire con chi ti ascolta e ti apprezza?

Ti ho risposto prima. È una novità interessante, ti permette di tastare immediatamente il polso della situazione (non potendo tastare altro, essendo virtuale).

E che idea ti sei fatto di questi polsi che hai tastato? Che tipi sono?*

Vivaddio, non c'e' un target, o meglio, il mio pubblico è trasversale. Persino quanto a gusti letterari e musicali! Questo, che per un copywriter rappresenterebbe forse una difficoltà, per me è una forza.

Prendo spunto dal titolo della canzone che apre Luna Persa, L’Ora del dilettante. Dischi se ne vendono sempre meno, però se ne fanno sempre di più, visto che è diventato sempre più semplice incidere e stampare un cd, autoproducendolo...

Bravo.

Per chi come noi di Bielle cerca di avere uno sguardo su tutto quel che si muove sul fronte della produzione di canzonii diventa sempre più difficile tener dietro a tutte le uscite discografiche. A volte si perdono cose anche di grande qualità. La canzone diventerà affare da dilettanti (anche perché camparci diventa sempre più difficile)?

Sì. Diventerà un po' come il jazz e la poesia. Roba tosta, minoritaria quanto a domanda, maggioritaria quanto ad offerta. Con pochi eletti che ci campano bene, altri che sbarcano il lunario, altri che per vivere fanno lavori onesti. Ai tempi di Umberto Bindi (per fare un nome) c'erano forse dieci cantautori in tutt'Italia. Nell'epoca del cosiddetto boom - anche commerciale - della canzone d'autore, sarà stato qualche centinaio. Per pubblicare un disco ci volevano mezzi costosi, era quindi quasi necessaria la produzione da parte di una casa discografica. La scrematura era naturale. Magari ingiusta, ma consequenziale. Inoltre la difficoltà nel far da sé fungeva da deterrente. Per farti un disco da solo dovevi essere ricco di famiglia. Le radio segnalavano immediatamente l'esistenza di un nuovo prodotto, il pubblico poteva decidere chi scegliere. Oggi le proposte sono migliaia e migliaia. Che la "corte" mediatica si apra ad un nuovo personaggio, è estremamente difficile. A meno che non siano prodotti fatti apposta, al desktop, ma qui non si parla di questo, no? Quindi, per usare un termine elegante, cercare di capirci qualcosa fra tutti i nuovi arrivi saranno specialmente cazzi vostri, di chi - per diletto a sua volta, o per professione - esercita forme di critica nei confronti di una disciplina così vasta e imprendibile, come viene definita la "vista" in certi annunci immobiliari!


A scorrere la rassegna stampa pubblicata sul tuo sito si rimane impressionati. Un consenso quasi unanime della critica. Come la vivi questa cosa? Pensi che la critica abbia ancora un ruolo nel mercato discografico?

Un po' sì, perché si tratta di opinioni che vengono diffuse. Poi è chiaro che ogni rivista, ogni quotidiano, ha il suo "status". Ci son giornali che hanno migliaia di lettori, altri, diciamo così, più "riservati". Dal momento che in Italia i giornalisti non fanno il loro mestiere, che sarebbe quello di far conoscere gli eventi a loro avviso interessanti; ma si limitano a riproporre il già proposto, e non si fidano di dedicare spazio a personaggi non stranoti (tranne qualche benemerita eccezione), per arrivare alle testate importanti è necessario un parallelo lavoro di pubblicità, che però costa molto.
In attesa di aver la copertina di Famiglia Cristiana o di Vanity Fair o di Venerdì della Repubblica (cioè in attesa di divertare "glamour") mi fa piacere che ci sia del movimento d'opinioni anche in rete o in riviste specializzate, attorno a Luna persa; e naturalmente mi fa piacere che se ne parli bene. Poi, come ho detto, luminose eccezioni ci sono anche su quotidiani e riviste illustri.
Ma soprattutto, in barba alle incaute affermazioni che mi vorrebbero "amato dalla critica ed ignorato dal pubblico" mi fanno piacere tutte le testimonianze, appunto, del "pubblico", che ricevo via mail. Anche perché tali affermazioni adombrano una falsità: che il pubblico mi conosca e mi schifi, o mi eviti. Mentre è vero che gran parte dei miei potenziali fruitori non mi conoscono ancora e per molti posso essere ancora, diciamo, una piacevole novità. Queste sono per noi ovvie verità. Ma persiste in alcuni una mentalità sfasata, sbagliata, viziata anche da alcune trasmissioni televisive che si pretendono meritocratiche e sono gladiatorie o psicodrammatiche. Una mentalità eroica, laddove eroico è già lo sport estremo del far canzoni.

Ti riferisci a Music Farm e compagnia? Dove tutto si gioca sull'abilità di fare cover?*

Mi riferisco a programmi di diversa levatura ed intenzione, che hanno però in comune il senso dell'ordalia, o del giudizio di qualcuno: dell'essere esaminati e del guadagnarsi la stima degli esaminandi. Aveva ragione Eduardo, gli esami non finiscono mai. Ma ricavarne, e ricamarne una mitologia mediatica è veramente troppo. In realtà non ho nulla contro siffatte trasmissioni , e non ho neanche voglia di parlarne (tranne "Amici", che mi è capitato di vedere una volta e mi è parsa insensatamente inquisitoria, e quindi abominevole sul piano morale; sarà stata la puntata...). Ma che diventino quasi dei passaggi obbligati per un tentativo misero di meritocrazia, questo no. Servono a dare un po' di spazio a gente con qualche capacità. D'accordo, mi fa piacere. E allora?

Da quando è uscito il disco sei praticamente sempre in giro per concerti. Com’è questo girovagare, ti piace?

Sì, specialmente quando si riesce a mangiare e dormir bene, vedere dei bei posti, conoscere persone amichevoli e interessanti, far promozione.

Parliamo di Luna Persa, la canzone che chiude il disco. 12 minuti, un racconto “sotto acido”, lo definisci tu. Forse la tua canzone più “narrativa”, con personaggi, atmosfere, profumi, colori. Un noir in musica. Ma allora dopo Trita provincia (che era un romanzo molto sui generis), non hai voglia di cimentarti di nuovo con la scrittura narrativa?

Potrebbe essere anche sotto qualche altra droga, o magari in mancanza. La scrittura mima una percezione alterata, una condizione psicologica precaria. Per quanto riguarda l'eventualità di scrivere romanzi, il mio problema è il plot. La mia scrittura accenna, graffia, suggerisce. Non ha un capo e una coda. Non mi trovo coi romanzi, mi piace leggere quelli veramente buoni, però.

Per esempio? Dai, dammi due titoli....

I primi due che mi vengono in mente. Il non mai abbastanza lodato "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, e il forse meno conosciuto "Casa desolata" di Dickens. Ma ormai leggo pochissimo, ho la resistenza culturale di un quindicenne che non si applica. Per fortuna molti libri li ho già dentro di me.

Parliamo di Genova, presente anche in Luna Persa, ma mi pare, in questo caso, più come molo da cui salpare per altri viaggi che come quinta delle canzoni. Libeccio è forse l’unica canzone espressamente dedicata alla tua città, «città di correnti», a rischio letargo. «Città viva di troppe attese», la definivi qualche anno fa nel «Fado del dilettante». Eppure è una città che è molto cambiata, negli ultimi 15 anni, te lo dice uno di quelli che l’ha lasciata per rimpiangerla quasi subito dopo. Non vedi nessun segno di reale risveglio?

No, anzi, vedo che - in linea con le altre città italiane - si fa il possibile per stordirla, inquinarla, omologarla, toglierle delle possibilità, imbavagliarla. Rimaniamo nel ristretto campo della canzone amatoriale: è recente la notizia della multa data ad un locale che ospitava una rassegna di cantautori (alcuni dei quali conosci bene) che si ostinano a eseguire le loro canzoni invece che quelle di altri (la rassegna si chiama infatti Zerocover). Eccesso di decibel. Figurarsi, Genova vive nell'inquinamento acustico e nel rumore. Quando vedo dei poliziotti che fanno sloggiare dalla piazza un suonatore di Theremin, non posso non allarmarmi. C'è però una differenza rispetto agli anni scorsi, riguarda gli artisti. C'è molta più collaborazione, ci si organizza. Si è meno "stundai", più solidali. Chi vuol far musica, insomma, "prima o poi la fa".

Chiudo con una domanda banale e difficile. Cosa ti piacerebbe fare nei prossimi anni?

Ricordo sempre la battuta di un film americano. L'uomo chiedeva alla donna "Cosa vorresti vedere in viaggio di nozze?" Ella rispondeva "Lots of ceilings", un mucchio di soffitti.
Per ora voglio vedere tanti bei palchi ben attrezzati in tanti bei teatri pieni. Poi vedremo... quando riesci a fare una cosa fai anche tutte le altre. Anche se non ne sei capace. Te le fanno fare lo stesso.
Altrimenti esiste sempre la possibilità di mettere su un bed and breakfast o trasferirsi a vivere in un altro continente.

 

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Sito ufficiale
My Space
Luna Persa su My Space
 
Intervista rilasciata il 30-03-2009
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