Registrato
e missato negli studi Maccaja di Genova da maggio a luglio 2008,
tranne i sei contrabbassi di “Terralba tango” e i
campionamenti de “L’ora del dilettante” registrati
da Alessandro Paolini al Goblin Music Studio di Genova
Missaggio: Marco Canepa
Tecnico del suono ed editing:
Alessandro Caforio
Masterizzazione: Mastering-online, Berlino
“La fiera della Maddalena” è tratta dal cd
“Max” (BMG Ariola/ Cantare in italiano), 1994, e cantata
da Fabrizio De André e Max Manfredi. Registrata a Mulino
Recording (Acquapendente) da Francesco Luzzi. Arrangiamento di
Michele Ascolese, produzione artistica di Ezio Zaccagnini
Filippo Gambetta appare per gentile concessione di Felmay
Progetto grafico: Guido Castagnoli
Fotografie: Guido Castagnoli
Foto della Staffa di Pierpaolo Rinaldi, tratta dal recital ‘Batrax’
alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi.
Incontro
Max Manfredi a sei mesi dall’uscita del suo disco Luna persa
(arrivato già alla prima ristampa). E nel bel mezzo di
un continuo girovagare per concerti (prossime tappe 3-4 aprile
ad Alessandria all’Isola ritrovata, 18 aprile a Milano al
Teatro 89)
Come
sono stati questi sei mesi? Che primo bilancio fai?
Ottimo bilancio.
C'è una produzione, Ala Bianca, che segue il disco ed una
piccola struttura che pensa ai concerti, c'è un ufficio
stampa che lavora e il disco non è lasciato a se stesso.
Attraverso i vari social network abbiamo continui riscontri anche
da parte del "pubblico", cioè di singoli privati.
Manca ancora un appoggio mediatico un po' più ingente e
un ulteriore salto di qualità nell'organizzazione dei concerti,
poi siamo davvero più tranquilli. L'immagine che mi viene
in mente è quella della battigia nei giorni di marosi.
Superarla, per uno che nuota, è difficile; ma una volta
fuori dalla risacca, le onde alte ti sollevano, non ti ostacolano.
Sono passati sette anni sono passati dall’altro
tuo disco di inediti, L’Intagliatore di santi. Sette anni
in cui sono cambiate molte cose, sul mercato discografico ma anche
sul fronte tecnologico. Mi riferisco in particolare a Internet,
diventato uno strumento fondamentale non solo di promozione, ma
soprattutto di contatto diretto con i propri fruitori (vedi il
famigerato Facebook). Come vivi il rapporto con questi strumenti?
E il contatto diretto che danno la possibilità di stabilire
con chi ti ascolta e ti apprezza?
Ti ho risposto prima.
È una novità interessante, ti permette di tastare
immediatamente il polso della situazione (non potendo tastare
altro, essendo virtuale).
E
che idea ti sei fatto di questi polsi che hai tastato? Che tipi
sono?*
Vivaddio, non c'e'
un target, o meglio, il mio pubblico è trasversale. Persino
quanto a gusti letterari e musicali! Questo, che per un copywriter
rappresenterebbe forse una difficoltà, per me è
una forza.
Prendo
spunto dal titolo della canzone che apre Luna Persa, L’Ora
del dilettante. Dischi se ne vendono sempre meno, però
se ne fanno sempre di più, visto che è diventato
sempre più semplice incidere e stampare un cd, autoproducendolo...
Bravo.
Per
chi come noi di Bielle cerca di avere uno sguardo su tutto quel
che si muove sul fronte della produzione di canzonii diventa sempre
più difficile tener dietro a tutte le uscite discografiche.
A volte si perdono cose anche di grande qualità. La canzone
diventerà affare da dilettanti (anche perché camparci
diventa sempre più difficile)?
Sì. Diventerà
un po' come il jazz e la poesia. Roba tosta, minoritaria quanto
a domanda, maggioritaria quanto ad offerta. Con pochi eletti che
ci campano bene, altri che sbarcano il lunario, altri che per
vivere fanno lavori onesti. Ai tempi di Umberto Bindi (per fare
un nome) c'erano forse dieci cantautori in tutt'Italia. Nell'epoca
del cosiddetto boom - anche commerciale - della canzone d'autore,
sarà stato qualche centinaio. Per pubblicare un disco ci
volevano mezzi costosi, era quindi quasi necessaria la produzione
da parte di una casa discografica. La scrematura era naturale.
Magari ingiusta, ma consequenziale. Inoltre la difficoltà
nel far da sé fungeva da deterrente. Per farti un disco
da solo dovevi essere ricco di famiglia. Le radio segnalavano
immediatamente l'esistenza di un nuovo prodotto, il pubblico poteva
decidere chi scegliere. Oggi le proposte sono migliaia e migliaia.
Che la "corte" mediatica si apra ad un nuovo personaggio,
è estremamente difficile. A meno che non siano prodotti
fatti apposta, al desktop, ma qui non si parla di questo, no?
Quindi, per usare un termine elegante, cercare di capirci qualcosa
fra tutti i nuovi arrivi saranno specialmente cazzi vostri, di
chi - per diletto a sua volta, o per professione - esercita forme
di critica nei confronti di una disciplina così vasta e
imprendibile, come viene definita la "vista" in certi
annunci immobiliari!
A scorrere la rassegna stampa pubblicata sul tuo sito
si rimane impressionati. Un consenso quasi unanime della critica.
Come la vivi questa cosa? Pensi che la critica abbia ancora un
ruolo nel mercato discografico?
Un po' sì, perché
si tratta di opinioni che vengono diffuse. Poi è chiaro
che ogni rivista, ogni quotidiano, ha il suo "status".
Ci son giornali che hanno migliaia di lettori, altri, diciamo
così, più "riservati". Dal momento che
in Italia i giornalisti non fanno il loro mestiere, che sarebbe
quello di far conoscere gli eventi a loro avviso interessanti;
ma si limitano a riproporre il già proposto, e non si fidano
di dedicare spazio a personaggi non stranoti (tranne qualche benemerita
eccezione), per arrivare alle testate importanti è necessario
un parallelo lavoro di pubblicità, che però costa
molto.
In attesa di aver la copertina di Famiglia Cristiana o di Vanity
Fair o di Venerdì della Repubblica (cioè in attesa
di divertare "glamour") mi fa piacere che ci sia del
movimento d'opinioni anche in rete o in riviste specializzate,
attorno a Luna persa; e naturalmente mi fa piacere che se ne parli
bene. Poi, come ho detto, luminose eccezioni ci sono anche su
quotidiani e riviste illustri.
Ma soprattutto, in barba alle incaute affermazioni che mi vorrebbero
"amato dalla critica ed ignorato dal pubblico" mi fanno
piacere tutte le testimonianze, appunto, del "pubblico",
che ricevo via mail. Anche perché tali affermazioni adombrano
una falsità: che il pubblico mi conosca e mi schifi, o
mi eviti. Mentre è vero che gran parte dei miei potenziali
fruitori non mi conoscono ancora e per molti posso essere ancora,
diciamo, una piacevole novità. Queste sono per noi ovvie
verità. Ma persiste in alcuni una mentalità sfasata,
sbagliata, viziata anche da alcune trasmissioni televisive che
si pretendono meritocratiche e sono gladiatorie o psicodrammatiche.
Una mentalità eroica, laddove eroico è già
lo sport estremo del far canzoni.
Ti
riferisci a Music Farm e compagnia? Dove tutto si gioca sull'abilità
di fare cover?*
Mi riferisco a programmi
di diversa levatura ed intenzione, che hanno però in comune
il senso dell'ordalia, o del giudizio di qualcuno: dell'essere
esaminati e del guadagnarsi la stima degli esaminandi. Aveva ragione
Eduardo, gli esami non finiscono mai. Ma ricavarne, e ricamarne
una mitologia mediatica è veramente troppo. In realtà
non ho nulla contro siffatte trasmissioni , e non ho neanche voglia
di parlarne (tranne "Amici", che mi è capitato
di vedere una volta e mi è parsa insensatamente inquisitoria,
e quindi abominevole sul piano morale; sarà stata la puntata...).
Ma che diventino quasi dei passaggi obbligati per un tentativo
misero di meritocrazia, questo no. Servono a dare un po' di spazio
a gente con qualche capacità. D'accordo, mi fa piacere.
E allora?
Da
quando è uscito il disco sei praticamente sempre in giro
per concerti. Com’è questo girovagare, ti piace?
Sì, specialmente
quando si riesce a mangiare e dormir bene, vedere dei bei posti,
conoscere persone amichevoli e interessanti, far promozione.
Parliamo
di Luna Persa, la canzone che chiude il disco. 12 minuti, un racconto
“sotto acido”, lo definisci tu. Forse la tua canzone
più “narrativa”, con personaggi, atmosfere,
profumi, colori. Un noir in musica. Ma allora dopo Trita provincia
(che era un romanzo molto sui generis), non hai voglia di cimentarti
di nuovo con la scrittura narrativa?
Potrebbe essere anche
sotto qualche altra droga, o magari in mancanza. La scrittura
mima una percezione alterata, una condizione psicologica precaria.
Per quanto riguarda l'eventualità di scrivere romanzi,
il mio problema è il plot. La mia scrittura accenna, graffia,
suggerisce. Non ha un capo e una coda. Non mi trovo coi romanzi,
mi piace leggere quelli veramente buoni, però.
Per
esempio? Dai, dammi due titoli....
I primi due che mi
vengono in mente. Il non mai abbastanza lodato "Il maestro
e Margherita" di Bulgakov, e il forse meno conosciuto "Casa
desolata" di Dickens. Ma ormai leggo pochissimo, ho la resistenza
culturale di un quindicenne che non si applica. Per fortuna molti
libri li ho già dentro di me.
Parliamo
di Genova, presente anche in Luna Persa, ma mi pare, in questo
caso, più come molo da cui salpare per altri viaggi che
come quinta delle canzoni. Libeccio è forse l’unica
canzone espressamente dedicata alla tua città, «città
di correnti», a rischio letargo. «Città viva
di troppe attese», la definivi qualche anno fa nel «Fado
del dilettante». Eppure è una città che è
molto cambiata, negli ultimi 15 anni, te lo dice uno di quelli
che l’ha lasciata per rimpiangerla quasi subito dopo. Non
vedi nessun segno di reale risveglio?
No, anzi, vedo che
- in linea con le altre città italiane - si fa il possibile
per stordirla, inquinarla, omologarla, toglierle delle possibilità,
imbavagliarla. Rimaniamo nel ristretto campo della canzone amatoriale:
è recente la notizia della multa data ad un locale che
ospitava una rassegna di cantautori (alcuni dei quali conosci
bene) che si ostinano a eseguire le loro canzoni invece che quelle
di altri (la rassegna si chiama infatti Zerocover). Eccesso di
decibel. Figurarsi, Genova vive nell'inquinamento acustico e nel
rumore. Quando vedo dei poliziotti che fanno sloggiare dalla piazza
un suonatore di Theremin, non posso non allarmarmi. C'è
però una differenza rispetto agli anni scorsi, riguarda
gli artisti. C'è molta più collaborazione, ci si
organizza. Si è meno "stundai", più solidali.
Chi vuol far musica, insomma, "prima o poi la fa".
Chiudo
con una domanda banale e difficile. Cosa ti piacerebbe fare nei
prossimi anni?
Ricordo sempre la battuta
di un film americano. L'uomo chiedeva alla donna "Cosa vorresti
vedere in viaggio di nozze?" Ella rispondeva "Lots of
ceilings", un mucchio di soffitti.
Per ora voglio vedere tanti bei palchi ben attrezzati in tanti
bei teatri pieni. Poi vedremo... quando riesci a fare una cosa
fai anche tutte le altre. Anche se non ne sei capace. Te le fanno
fare lo stesso.
Altrimenti esiste sempre la possibilità di mettere su un
bed and breakfast o trasferirsi a vivere in un altro continente.