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Le BiELLE Interviste
GianMaria Testa: "Un'atmosfera magica, fermata su disco"
"Solo, una dimensione che mi corrisponde"
di Giorgio Maimone


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GianMaria Testa è sempre disposto a parlare del proprio lavoro, a spiegarlo, analizzarlo contestualizzarlo. Insomma non fa dischi a ogni piè sospinto, quindi, quelli che fa sono ben meditati e hanno una loro intima ragione di esistere. Anche quando come in questo caso, con "Solo dal vivo" ha un po' spiazzato i suoi interlocutori che si aspettavano (e noi con loro) un disco sì dal vivo, ma con tutto il gruppo e si sono ritrovati in mano e all'ascolto un live particolare, eseguito dal solo GianMaria, voce e chitarra. Ora vedremo perché. Parliamo con GianMaria al telefono, sbarcato dall'aereo a Milano, di ritorno dalla Francia. Come mai in Francia?

Sono stato in Francia per due date del "Chisciotte" con Erri de Luca e poi avevo tre concerti consecutivi all’Européenne di presentazione del disco nuovo. Ed ero da solo sul palco, tranne per una piccola presenza di un mio amico trombettista australiano.

Come mai ha deciso di fare "Solo dal vivo"?

Era un po’ di tempo che mi proponevano di fare un disco live e io non ero mai d’accordo. Abbiamo registrato qualche concerto col gruppo , ma non mi convincevano. Poi c’è stata questa serata all’Auditorium di Roma che veniva dopo una tournée lunghissima, dopo tornavo a casa e stavo un po’ fermo prima di partire per New York. Ne è venuto fuori un concerto intenso, almeno così mi sembrava, sia per me che per il pubblico. Era il triste giorno dell’elezione di Alemanno a sindaco di Roma. Questa tristezza diffusa si è trasformata in solidarietà, così mi è parso. Loro, per fortuna, all’Auditorium registrano tutto ed hanno la gentilezza di mandarti la registrazione. Quando ho sentito il cd ho detto: “E’ questo il disco dal vivo che cercavo!”. Solo comunque è una dimensione che mi corrisponde, io spesso faccio concerti così. E allora si è deciso di pubblicarlo.

Solo che ci aspettavamo il disco col gruppo e ci hai spiazzato. (ridiamo)

E’ vero che è la cosa più anticommerciale della terra e per questo motivo ringrazio la produzione Fuorivia, ma anche Egea, insomma tutti quelli che ci hanno consentito di imbarcarsi in questa operazione, perché mi rendo conto che insomma non è Raccoleur” come direbbero i francesi. Però è tempo di pubblicare solo cose che abbiano un senso.

Il valore aggiunto era l’emozione e l’empatia che si è scatenata

Secondo me sì. E’ rimasta incisa su disco un po’ del’atmosfera che c’era quella sera. Spero che nel disco venga fuori. E’ proprio la scaletta del concerto. Una cosa su cui non ero d’accordo è che in genere i dischi live sono il meglio di una serie di concerti. Se ne registrano un po’ e poi si pesca un po’ qua e un po’ là e questo mi secca. Si perde l’immediatezza. Invece qui è un concerto unico. Così è andato …

C’è proprio tutto dall’inizio alla fine?

No, abbiamo tolto qualche pezzo per questione di lunghezza, perché il concerto è durato un’ora e mezza. E’ stato difficile anche scegliere quali brani scartare.

Mi aspettavo qualche rivisitazione in più, qualche ripescaggio dal passato e invece c’è molto dall’ultimo lavoro.

Sì e questo è legato alla serata particolare, alla faccenda Alemanno. La lingua bvatte dove il dente duole. Se mi capita di suonare a Treviso mi viene da fare canzoni di quel tipo. Penso ci sia un dovere etico di testimoniare da che parte si sta, soprattutto nei posti dove teoricamente sarebbe più difficile. Io mi attengo a questa regola.

C’è un inedito dentro. Lascia intuire qualcosa su quello a cui stai lavorando?

Sì, assolutamente. Proprio sarà una canzone che farà da trait d’union per un prossimo disco che per il momento è ancora un gigantesco puzzle da sistemare, perché sto girando molto e non ho il tempo materiale per mettermi a lavorare sul disco.E’ materiale ancora da ordinare, ma le idee ci sono. Ma chissà quando … per fortuna non ho delle scadenze.

Peraltro è uscito da poco "Solo" e adesso hai questo da promuovere.

Poi, promuovere … un po’ lo si fa, ma … Sono concerto però di fare questi concerti in solo, anche in posti belli. Ho anche un po’ di concerti fuori: Vienna, Bruxelles, Parigi che come ti dicevo è andata veramente bene. Mi fa sempre piacere. Tutto esaurito e gente stupita del fatto che fossi da solo.

Anche perché noi in Italia avevamo già sentito “Valzer di un giorno” in cui eri quasi da solo, loro no.

Quel disco poi è arrivato anche in Francia, ma almeno eravamo in due, perché c’era un altro chitarrista, qui più solo di così non si può., Però è un rapporto molto diretto, molto sincero, nonc i sono artifizi, perché se sbagli sbagli. La cosa che mi stupisce è che un pubblico di gente che non capisca i testi venga a sentirmi. Per esempio in Francia io traduco le canzoni prima di cantarle, mas in Germania cosa andrò a dire? Non lo so (ridiamo)

Eppure vengono lo stesso

Fino adesso sì.

C’è anche un brano di Angelo Ruggiero e mi ha fatto molto piacere, perché credevo di conoscerlo solo io e invece siamo almeno in due …

Secondo me è un brano bellissimo che io conosco da tantissimo tempo perché era la sigla del festival di Recanati quando ci sono andato io. Quella sera l’ho cantata proprio in apertura, perché mi sembrava simbolico cantare della nave dei sogni che se ne va … tutto legato a sto cavolo di Alemanno …


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Intervista effettuata il 25-03-2009
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