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Gli Elisir sono stati il gruppo sorpresa della stagione. Quando ho sentito per la prima volta "Pere e cioccolato" ho fatto un balzo sulla sedia. Li ho sentiti ancora più volte e ne sono stato affascinato. Ottimi testi, musica ammaliante, ambientazione scenica e immaginaria di grande fascino (musica manouche sospesa tra Parigi e Palermo all'inizio del secolo scorso: anni Venti). Nessuna invenzione epocale, ma un combo che funziona come un orologio, tra le invenzioni musicali di Paolo Sportelli e quelle testuali di Paola Donzella. Non poteva quindi che esserci la forte curiosità di andarli a sentire dal vivo.

E dal vivo, al Blue Note, un tempio del jazz milanese e contemporaneamente un posto non per tutti, gli Elisir avevano messo in mostra uno spettacolo che, come per il disco, era in grado di soddisfare tutti i palati. Ottimi anche gli appoggi musicali: da Fabrizio Bosso a Stefano Bagnoli, da Bebo Ferra a Javier Girotto, fino a Walter Calloni che in realtà agisce da membro aggiunto alla formazione. Ne parliamo con Paola Donzella, cantante e autrice dei testi e Paolo Sportelli, pianista, clarinettista e autore delle musiche.

Elisir allora, "Pere e cioccolato" per me è stata la sorpresa dell'anno. L'ho sentito ed ho detto "Ecco qualcosa di nuovo". Qualcosa di nuovo anche guardando all'antico, perché che proposta musicale fate? Come definiresta la vostra musica?


Paolo Sportelli: E' difficile. Infatti tutte le volte che ce lo chiedono ci troviamo un po' in difficoltà. Diciamo che l'ingrediente che c'è sempre è lo swing. Però noi guardiamo più che allo swing tradizionale americano alla tradizione europea. Quindi la musica manoche, Django Reinhard e da lì in avanti. Quindi quello pè un ingrediente senz'altro che c'è. Il secondo ingrediente è la canzone d'autore e in Italia abbiamo vari stimoli: Paolo Conte, GianMaria Testa. In Francia invece abbiamo SanSeverino, il Paris Combo, diciamo la nuova canzone francese.

Paola Donzella. sì, la tendenza più attuale della canzone d'autore francese:

E voi vi dividente rigorosamente i compiti, testi e musica? Cosa nasce prima?

Paola: Dipende, nasce un po' casualmente. Magari da un dettaglio, da un particolare come la storia di "Un italiano a Parigi" che nasce proprio da una mia storia famigliare, dai racconti di mio padre. In questi casi nasce prima il testo. Però io lo sottopongo già con un'idea di quella che deve essere l'atmosfera sonora che poi Paolo trascrive in musica.


Paolo: altre volte nasce prima la musica e il testo segue. Per esempio "Mondo storto" che è il primo brano dell'album nasce come idea musicale, un po' storta, perché c'è questo ritmo musicale che non si capisce bene e da lì è nata l'idea di fare "Mondo storto", perché il ritmo musicale era storto! Ogni brano ha una storia in sè.

Quanto tempo ci avere messo a realizzare "Pere e cioccolato"?

Paolo: in studio siamo stati abbastanza. Essendo una produzione fatta in collaborazione con l'Accademia del suono, dove abbiamo registrato e Dase Soundlab che è il fonico, produttore artistico anche lui con me del progetto, è stato un lavoro registrato a pezzi. C'è lo studio libero, facciamo cinque giorni!

Paola: E' stato un po' un parto! (ridiamo)


Paolo: Da quando abbiamo iniziato ad andare in studio a quando abbiamo avuto in mano il master è passato un anno, però non è che per un anno abbiamo fatto solo quello! Ci sono stati mesi in cui non abbiamo lavorato. Diciamo che calcolando i giorni di studio saranno stati in tutto una trentina.

Le canzoni erano già tutte pronte all'inizio o ne avete aggiunte man mano?


Paolo: sì, tendenzialmente sì. Io poi, venendo dal mondo accademico come formazione (io vengo dal mondo classico, ho una formazione accademica) tendo a preparare tutto prima.

Paola: Però ci sono state anche delle sorprese piacevoli in studio, idee dell'ultimo momento.

Anche perché avete un pieno di ospiti!


Paola: Sì, veramente. Hanno impreziosito tutto questo progetto.

Ecco, come fa un gruppo nuovo, appena uscito, ad aver dentro come ospiti Fabrizio Bosso, Bebo Ferra e a debuttare al Blue Note?

Paolo: Beh, sempre per la conoscenza. E' vero che siamo un gruppo nuovo, ma nella musica ci siamo da un bel po' di anni. Quindi incontrandosi ci si parla: "ho questa cosetta, ci starebbe bene un intervento tuo..."

Al Blue Note c'era questa situazione buffa. Un gruppo poco conosciuto, molto applaudito, la sala piena e un parterre di ospiti da far paura! (ridiamo)


Paola: con ognuno di loro abbiamo un rapporto personale di amicizia. Poi la scelta vitale che abbiamo fatto nel momento di chiamare Javier o Fabrizio e di affidargli un brano piuttosto che un altro ... per esempio Bebo Ferra suona la chitarra nel brano "Fiori di notte" che è un brano molto mediterraneo nelle atmosfere e lui essendo molto solare e mediterraneo come chitarrista era l'ideale per questo. Fabrizio Bosso, va beh, non ci sono parole per definire Fabrizio Bosso, però nello swing dell' "Italiano a Parigi" è perfetto.

Sono entrati tutti benissimo nella parte. Tra l'altro ho apprezzato molto anche il fatto che dal vivo tutti questi grandi ospiti non si limitano a fare il loro compitino e vanno via. Hanno un bello spazio per esibirsi! Hanno pure fatto di più rispetto alla loro parte.

Paola: Sì, li abbiamo coinvolti ed è l'anima del jazz che emerge.


La formazione classica, Paolo, ti è servita anche nel comporre le canzoni, oltre che negli arrangiamenti e nell'organizzazione dell'intero lavoro?

Paolo: sì, sicuramente. Molto. Innanzitutto mi è servita come disciplina di lavoro perché avendo alle spalle questo modo di lavorare con parti scritte, arrangiamenti precisi, questo mi ha aiutato molto nella disciplina e nel rigore del lavoro. E poi alcune riminiscenze nei brani vengono fuori. Per esempio in "Neve" ci sono ricordi del pianismo di Satie,. ci cose a cui io guardavo e che sono sempre stati un punto di riferimento. Soprattutto però nel rigore del lavoro e nella pignoleria.

Paola: infatti è molto pignolo (ridiamo)


Senti, Paola, invece i testi? Quali sono i tuoi riferimenti?


Paola: La mia breve storia nasce con la danza classica. Io ho fatto la ballerina per dieci anni, poi per ragioni fisiche ho smesso. Però già avevo iniziato a scrivere delle cose mie, dei racconti, dei brevi testi. Sono andata in Francia e ho conosciuto dei cantautori del sud della Francia che mi hanno portato in giro a fare all'inizio da corista, poi a scrivere con loro, cantare con loro e da lì ho iniziato a tradurre i loro testi dal francese all'italiano e poi ho iniziato a scrivere canzoni per loro. Poi tornando in Italia, conoscendo Paolo, gli ho praticamente portato tutto quel bagaglio di materiale che avevo acquisito in Francia. Io sono laureata in lingue e letteratura straniera e anche la passione per la poesia francese, Prevert e Rimbaud nello specifico, mi ha ispirato particolarmente.

I tuoi testi sono molto curati, molto belli. Al di là dei complimenti di prammatica. Testi e musica sono molto curati. Vi dividete al cinquanta per cento anche gli elogi! Oneri e onori (ridiamo). Un'altra scelta che ho visto molto curata anche nelle foto di copertina è una scelta di look. Voi siete molto precisi e organizzati, tu Paola hai abiti magnifici anche in scena.


Paola: Allora, il look ... partiamo dal caschetto. Tutti mi chiedono "ma questo caschetto che significa' Da chi è ispirato?" Onestamente si dice che io sono nata così! (ridiamo) Perché è da quando ho sei anni che sono pettinata così, con le variazioni del caso. Poi effettivamente abbiamo fatto tutto un lavoro sull'immagine che è venuto abbastanza naturalmente. Per i vestiti abbiamo uno stilista che è Andrea Turchi e fa da sponsor praticamente. Ci ha fornito sia gli abiti per le foto sul cd, sia i miei per i live. Ci teniamo a dare un certo tipo di immagine.

Paolo: Per rifarci a quanto dicevi prima. Siamo venuti fuori nel momento in cui ci sentivamo di venir fuori. "Il cane che fuma" è del 2005, però non era ancora a posto e infatti non è mai diventato un disco. A tutti gli effetti "Pere e cioccolato" è il nostro primo album regolarmente distribuito. Abbiamo fatto questa scelta di non avere fretta e continuare a lavorare. Dovevamo prima di tutto essere convinti noi di quello da proporre fuori. E il fatto che tui mi abbia detto che siamo un po' la sorpresa del 2009 è un po' la conferma che allora abbiamo fatto bene.

E' arrivato a maturazione il progetto


Paolo: infatti noi scherzavamo tra di noi, ognuno era cosciente di aver fatto un buon lavoro, e ci chiedevamo "chissà se qualcuno si domanderà ma chi sono questi Elisir? Da dove escono? Dove erano stati fino ad adesso? Guarda cos'hanno combinato!" Quello che mi dici mi conforta. E' un po' una conferma delle voste scelte.

L'unico consiglio che mi sento di darvi, voi raccontate storie per immagini che sono molto belle da visualizzare. Secondo me dovreste spingere di più sull'elemento visivo in scena. Siete già in tanti e va bene così, ma qualche movimento scenico, qualche piccola trovata di scenografia potrebbero rendere ancora più accativante il set. La formazione è definitiva con Walter Calloni dentro?

Paolo: praticamente sì. Lui è indicato come ospite fisso. Gli abbiamo dato un po' questo ruolo per rispetto al suo nome e alla sua storia e perchè venga fuori. Elisir e Walter Calloni. in realtà abbiamo fatto qualcosa senza di lui, ma sono pochissime cose, magari di promozione in giro. Magari gli showcase dove devi essere più agile, oppure seratine in localini più piccoli. Però la formazione è quella.

Da quanti anni siete tutti assieme? Sempre dal 2005?

Paolo: Dal 2005 c'è stato un cambiamento. Avevamo un pianista che era Alessandro Bianchi e io suonavo solo il clarinetto, adesso mi diverto in questa doppia veste. Volevamo aggiungere una chitarra perché noi siamo sempre stati ispirati dal mondo manouche e si sente anche nel "Cane che fuma" nonostante la chitarra non ci sia ...

Fare Django Reinhard senza chitarra non è facile! (ridiamo)

Paolo: Abbiamo aspettato, perché in primo luogo non è facile trovare uin chitarrista che faccia questa musica, due ci serviva un chitarrista che sì sapesse fare quel genere, ma che fosse anche versatile e suonasse anche l'elettrica. Finalmente abbiamo incontrato Daniele Gregolin. Lui nasce come chitarrista elettrico, rock, però ha avuto questa passione sviscerata per la musica manouche in questi ultimi anni e abbiamo trovato l'elemento che ci serviva.

Paola: invece con Daniele Petrosillo siamo assieme dall'inizio,.dalla nascita di Elisir nel 2002.


Paolo: Walter Calloni è arrivato col "Cane che fuma" nel 2005 , gli è piaciuto il progetto e adesso è con noi da quattro anni.

Le prossime tappe verso il successo cosa prevedono? (ridiamo) Una serata al Blue Note non è da tutti, no?

Paola: Infatti ci è rimasto il sapore inconfondibile di quella serata.


Paolo: La nostra speranza è quella di farci conoscere il più possibile, perché abbiamo notato che nonostante il nostro genere sia lontano dai generi più commerciali, ma potenzialmente abbiamo visto che possiamo piacere a tutti. Abbiamo visto anche ragazzini di 16/17 anni che si sono appassionati moltissimo alla nostra musica. Pensiamo che se avessimo più visibilità ...

Sì, perchè è un genere che anche nella sua complessità conserva una leggerezza di fondo. Una gradevolezza. Poi i testi danno un bello spessore ...

Paolo: la scelta è proprio quella. Fare un prodotto di qualità, ma non di nicchia. Semplice. La musica può essere di qualità e nello stesso tempo semplice ed arrivare a tutti. Ti parlavo della mia formazione classica: studiando composizione qui a Milano, dove c'è proprio il mito dell'avanguardia, quello che mi dava fastidio dei miei colleghi compositori contemporanei era che alla fine restava un discorso solo fra di loro, perché chi può capire il valore di un brano di musica contemporanea? Solo chi conosce il linguaggio tecnico col quale è stato scritto. Il pubblico sente questi suoni, che sia Schoenberg o un compositore odierno e per lui è la stessa cosa, perché non c'è la capacità di capire. La musica deve rimanere quella che è sempre stata nel jazz, nel pop: di essere a contatto col pubblico, non solo per iniziati.

Paola tu invece non hai studiato canto?


Paola: Io ho studiato canto per qualche anno al Cpm di Franco Mussida, dove poi ci siamo conosciuti con Paolo, con Walter ... è un po' nato tutto da lì. Era il periodo in cui facevo un po' tutto. c'era il canto, la danza, l'unioversità, la musica ... un insieme di cose che si sono accavallate.


Volevo dire che non potevi essere del tutto autodidatta! Anche perché fai dei brani dove prendi la rincorsa e non ti fermi più! E' davvero impressionante! Senza tecnica non ci arrivi.

Paola: Eh no, non ci arrivi! C'è un brano nel "Cane che fuma" che si intitola "Mi piaci", lo abbiamo eseguito anche al Blue Note, che è uno scioglilingua. Lì se non prendi i fiati al momento giusto sono dolori! Visto che lo facciamo ormai da quattro/cinque anni dal vivo sono ormai abituata. In alcuni momenti vado a macchina: non so neanche che parole sto dicendo! E' tutto in automatico. Ma mi diverte molto giocare con le parole e anche con la voce.

Prossimi lavori e canzoni? Avete qualcosa già allo studio o è troppo presto?

Paolo: Adesso qualcosa abbiamo in mente. Siamo in fase di promozione e siamo coinvolti in questo.

Quando lo avete finito "Pere e cioccolato"?

Paolo: A gennaio il master. Poi è uscito in aprile. Ma abbiamo finito di registrare la primavera scorsa.

Paola: Stiamo pensando di lavorare a un videoclip. Quello ci manca.


Riscontri da radio e affini? Quello è lo scoglio più duro ...

Paola: Radio Montecarlo ha trasmesso la serata al Blue Note e settimana prossima abbiamo una diretta con Lifegate e anche il circuito Marconi ha trasmesso qualcosa.

Insomma, si sta muovendo qualcosa ...


Paolo: Sì, ovviamente sono fuori i grandi network per ovvie ragioni.

Paola: Dall'autunno vedremo se si può pensare di lavorare su un singolo che potrebbe essere "Pere e cioccolato", la canzone che dà il titolo all'album e che è quella che ha più impatto radiofonico. Poi quando esce un disco ci sono sempre un sacco di cose da fare e non sai esattamente come muoverti. Stiamo lavorando bene con Carta da Musica e vedremo quali sono le strade da percorrere. Noi stiamo lavorando per un pezzo che ci piacerebbe poi magari presentare alle selezioni di Sanremo.

A questo punto vale la pena. Cercare di replicare l'effetto Arisa. In bocca al lupo!



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Intervista effettuata il 24-06-2009
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