Una Brigata
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Le
BiELLE Interviste
Cisco:
"Un debuttante a vita" "I
Modena resteranno il mio marchio. Ma è finita" di
Giorgio Maimone
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Cisco
La lunga notte
Modena
City Ramblers
Appunti partigiani
Modena City Ramblers
Viva la vida, muera la muerte!
Modena City Ramblers
Radio Rebelde
La Casa del vento
Il pane e le rose
Dodici Corde
Il viaggio
Un'intervista
a lungo rimandata, saltata, faticata e ora in attesa da tempo di
uscire sul web. Ogni tanto si fa fatica a passare dall'immediato
al meditato. Così questa intervista a Cisco ha richesto qualche
mese prima di arrivare a completamento. Ma ne valeva la pena. E
resta ancora più attuale adesso che i Modena City Ramblers
sono usciti a loro volta col disco nuovo.
Cisco,
si può dire che “Il mulo” sia il tuo vero disco
di debutto? Il precedente è stato più il disco dello
stacco dai Modenra, forse solo qui inizia a delinearsi la tua
strada personale.
Guarda, ho
perso il senso dei miei debutti! Sono un eterno debuttante. Già
non mi sembrava, dopo 15 anni nei Modena City Ramblers di poter
essere considerato un esordiente, con circa 10 dischi alle spalle.
Insomma fai fatica a considerare “La lunga notte”
come un’opera prima. In realtà i miei testi e la
mia musica io li ho messi anche in passato nei dischi dei Modena.
Capisco che poi quando è uscito il mio primo disco da solista
per molti fosse un debutto e questo, “Il mulo” potrebbe
essere un altro punto di partenza. Mi perseguiterà per
tutta la vita la fama del debuttante (ride)!
Ma
il fatto che siano passati solo due anni tra un disco e l’altro
è indice di una certa urgenza di esprimersi? Avere cose
dentro ed aver voglia di dirle.
Questa è
una cosa che mi ha sempre accompagnato nel mio modo di fare musica.
Diciamo che il disco precedente era figlio anche di altri periodi,
di un altro mio stato d’animo: quello che c’era all’interno
dei Modena e che poi mi ha portato a uscire dal gruppo. La lunga
notte è una fotografia di quel periodo e rispecchia esattamente
quello che era il mio umore in quel periodo: non molto felice,
non molto solare. Qua invece ho avuto davvero l’urgenza
di comunicare tutto quello che sentivo e che mi era successo in
questi due-tre anni dall’uscita dei Modena e quindi rispecchia
di più quello che è il mio carattere a 360 grazi.
Impegnato, magari con delle atmosfere più cupe che in passato,
ma comunque di una persona che gioca e ma scherzare sia con la
musica, che con le canzoni che con la vita.
Vedo
anche che hai quest’ottica un po’ a cannocchiale dove
si passa continuamente dal mondo all’intimo, dall’universale
al particolare. Anche questa è una tua caratteristica.
Grandi temi e piccoli movimenti dell’anima che si alternano.
Sì,
perché alla fine sono i piccoli movimenti dell’anima
che muovono i grandi temi. È proprio esatta la tua lettura,
ho molto riflettuto in passato anche sui temi affrontati coi ragazzi
Modena su come può essere facile scrivere uno slogan e
poi andare in piazza. La cosa è diversa quando le cose
partono visceralmente dentro e lo slogan è un tuo malessere
che rispecchia la società che ti circonda, il mondo in
cui vivi. E quello è un modo diverso di fare denuncia sociale
tra virgolette. Sempre parlando di cose molto personali che però
riguardano la società in cui viviamo e altre persone che
si possono immedesimare in questo stato d’animo.
Ti
dà fastidio che tutti ricordino i Modena parlando dei tuoi
dischi? Il passato è ingombrante? Sei ancora qui a fare
i conti con la militanza nella band, dopo due dischi in proprio.
Io devo dire
la verità, per me i Modena City Ramblers resterà
sempre il mio marchio e me lo porterò dietro. Non mi dà
fastidio. Mi infastidisce quando mi accostano alle cose nuove.
Perché per mio sentire i Modena si sono chiusi nel momento
in cui io sono uscito. Ma questo è il mio punto di vista,
non è che deve essere così. Io quel passato lo rivendico,
lo difendo, tanto che dal vivo alcune cose io le recupero in un’altra
forma. In un’altra veste musicale. Evidentemente mi stava
stretto quel vestito, il nome Modena City Ramblers dopo tanti
anni. Non mi sta stretto recuperare certe cose e rifarle mie con
un altro nome, un altro stile, in un'altra situazione senza aver
l'obbligo di difendere il nome Modena City Ramblers.
Per certi aspetti anche il fatto che dai Modena tanti
esscano o comunque facciano dischi al di fuori del progetto significherà
qualcosa, no? Adesso anche Massimo Ice Ghiacci, l'anima storica
dei Modena, ha fatto un disco solista.
Massimo ha fatto un'altra cosa. Dall'interno dei Modena. Una cosa
che io non riesco a capire. Ha fatto un disco pochi mesi fa e
adesso è già pronto a uscire col disco dei Modena!
Pere me è un po' scizofrenico. Per come sono fatto io non
riesco a ragionare così. Quando seguo un progetto mi ci
butto, dedico tutto me stesso al progetto e quando l'ho finito
semmai sono pronto per altre esperienze. L'arco del progetto deve
avere un respiro. Nel 2001 quando feci il disco con la Casa del
Vento, visto anche quello come mio debutto da solista, ma non
lo era, dedicai un anno della mia vita a quel progetto e poi ritornai
nei Modena. E' vero che il progetto Modena bisognerebbe analizzarlo
bene senza esserci troppo coinvolti. Però qualcosa c'è
che non funziona, perché se tutti hanno bisogno di uscire
per esprimersi al meglio, vuol dire che c'è qualcosa che
non funziona. Qualcosa all'interno che non gira come dovrebbe.
In questo momento, dal punto di vista musicale, quali
sono le cose che ti ispirano? C'è stato un cambio di atmosfere
dal disco precedente ad adesso.
Rispetto al mio disco, devo dire la verità, continuano
a interessarmi le solite cose, magari aggiornate negli anni. Faccio
sempre riferimento a quelli che sono maestri per me: da Bob Dylan
a Crhisty Moore a Johnny Cash a musicisti folk e cantautori. Però
cerco di aggiornarli, di rivederli col mio sentire. La musica
invece che ascolto in questi anni e che mi piace ascoltare è
la nuova scena post-folk dei Devendra Banhard, i Fleet Foxes,
che hanno fatto un album eccezionale., Che mescolano il folk delle
proprie radici con delle cose non necessariamente sconvolgenti
e modernissime, però le rivivono con un'ottica di ragazzi
dei loro tempoi. Non rifare quindi il folk che "si fa così
perché è nato così". Non è vero!
Negli anni '40 si faceva in un certo modo, nei '60 era diverso,m
negli anni '90 i Modena l'hanno rifatto a modo loro e oggi c'è
questo modo per farlo. Vorrei sempre essere aggiornato col miuo
tempo.
Invece guardando al passato, sei andato col Treno della
memoria ad Auschwitz per il quarto anno. E' un'esperienza molto
forte? Che ti lega molto?
Io partecipo perché è una cosa molto personale,
una collaborazione col centro ex deportati di Fossole, che è
di fianco a Carpi e io sono di Carpi. C'è questo ingombro
culturale che nella nostra terra è stato fatto questo campo
di concentramento dove sono state deportate migliaia di persone,
tra cui Primo Levi è passato da Fossole. E tutto questo,
fin da piccolo, mi ha sempre legato a questo mondo. Ho iniziato
a collaborare quando ero ancora nei Modena e continuo ora facendo
il percorso in treno con i ragazzi delle medie e i loro professori.
E ogni anno è un'esperienza diversa, al di là delle
cose retoriche che potrei dirti dei campi, dei forni e di tutto
quello che si vede, che sono anche forse banali. L'unica vera
verità è che di lì sono passate le vite degli
uomini e quando vedi le foto, non dei cadaveri, ma della gente
che si era portata gli oggetti da casa, dalla vita precedente,
si erano portati le foto dei momenti in cui erano stati felici
in procedenza. Ecco l'à c'è una parete con queste
foto e ricostruisci la loro vita normale. A quel punto capisci
che lì è passata la storia delle persone e questo
continua a essere molto toccante. Di solito intorno a me c'è
Carlo Lucarelli, poi Paolo Nori, Baliani, e ovviamente i 700 ragazzi
che la vivono a modo loro. Anche come una gita scolastica, come
è giusto che sia.
Il tuo cd presenta anche un dvd. Pensi che sia una strada
possibile per dare più appeal al prodotto disco, per arricchirlo
di contenuti e non farne solo una serei di mp3 scaricabili?
(ridacchia) Si potrebbe essere, ma devo dire che non ci spero
tanto: E' chiaro che più fai un bel prodotto, abbinanando
ad esempio un libro, mi viene da dire, può essere accattivante.
Certo che bisogna fare le cose bene ...
... e non solo per riempire uno spazio
Infatti la cosa che non sopporto è quando i gruppi musicali,
e succede spesso, fanno il disco nuovo, poi fanno venti minuti
di riprese in studio e mettono il dvd in aggiunta. No. Quello
che ho fatto io è stato diverso: guardate ho un sacco di
roba registrata in Romania e altri Paesi del mondo, ho avuto la
fortuna di riprendere i viaggi e i concerti. Il mio dvd dura due
ore e mezza! Ti regalo un vero dvd in cui ti racconto quello che
ho fatto in questi anni. Non ho fatto solo canzoni e concerti.
Ho avuto la fortuna di avere gente che mi riprendeva. Potevo scrivere
le stesse cose in forma di diario. E ne sono contento perché
un disco è la foto di un periodo. Il dvd dimostra cosa
mi è successo in quel periodo, connesso al disco stesso.
Tornando alle canzoni del disco, dodici brani sono abbastanza
per dare l'ide adel tuo cammino. Quali pensi che sia la canzone
che meglio esemplifiche quello che stai facendo, in che direzioine
stai andando?
C'è un pezzo a cui sonbo particolarment elegato che è
l'ultimo: "Anime di passaggio".
E' un brano nato in maniera strana rispetto al mio normale modo
di fare ed ha in sè quell'anima mista folk e altre cose
che mi interessa ma non ho ancora messo a fuoco. In più
il modo come ci sono arrivato è un po' magico: io avevo
scritto una canzone con quella melodia, con quel ritmo, ma con
un altro testo. Quando siamo andati in studio a fare i primi provini
assieme ai ragazzi e al produttore che è Francesco Magnelli,
lui si era innamorato di questa canzone, però ci siamo
accorti che il testo non era molto adatto. E lì ho detto
"ma dai, la teniamo da parte, vediamo cosa succede".
All'ultimo giorno lui ha insistito così tanto che rifacessi
il testo e portassi alla fine quella canzone che infine ho scritto
il testo, proprio all'ultimo giorno, che è quello che è
finito su disco. Non mi era mai successo!
Appena sfornata e già mangiata! (ridiamo)
Esatto. Era tutto pronto, base musicale e resto, mancava solo
il testo. Io l'ho scritto di getto, realizzata e cantata e alla
fine eravamo tutti contenti. Quella canzone è una cosa
che mi proietta un po' nel futuro, nel mio futuro. Poi prima di
fare qualcosa di nuovo passerà tempo. Dipenderà
anche con chi andrò in studio. Saranno probabilmente altri
musicisti.
Ci vorranno almeno un paio di anni ...
Guarda, sai cosa ti dico? Ti dico di no. Hoi un sacco di roba
in mano e ho voglia di concretizzarla. Questo non vuol dire che
farò uscirte un disco, ma che andrò in studio e
studio e la registrerò. E questo lo farò nei prossimi
mesi. Entro marzo lo farò. Ma non ho intenzione di fare
uscire un nuovo disco, non preoccipatevi! Ho però voglia
di registrare con questi nuovi musicisti che mi seguono dal vivo
con cui, è una cosa molto bella, sta venendo fuori un suono
molto particolare che è proprio quel suono che sto cercando,
perché è un momento molto magico tra noi. E quindi
voglio fissare su disco quel suono.
Abbiamo parlato di futuro, ma adesso scorrendo la tracklist
vedo "vecchi nomi": Rubbiani, Cottica, Giuntini, Bellotti:
il passato che ritorna! Potreste fare gli ex Modena!
Potremmo fare i Modena City Busker (ridiamo). Una cosa che a me
fa molto piacere è che uscito dai Modena sono riusciti
a recuperare dei rapporti prima di tutto umani e poi lavorativi
con persone che prima di me avevano fatto la stessa scelta e questa
cosa a me ha fatto molto piacere. Quando vedo ritornare degli
amici con cui ho fatto belle cose in passato, mi viene voglia
di farne di nuove.