| Il
film che rivoluzionò il modo di vedere il rock
di Giorgio Maimone
Seguitemi bene. Perché parlerò molto
bene e molto male a un tempo dello stesso prodotto. "Woodstock",
il film di Mike Wadleigh è un capolavoro, un vero e
proprio capo d'opera. Da lì in poi la musica rock ha
cambiato linguaggio visivo. "Woodstock", il dvd,
edizione speciale per il quarantennale ripropone il film,
nella versione "Director's cut", ossia come immaginato
dal regista, più una marea di materiale opzionale.
Nonostante il costo non economico del quadruplo dvd, sono
tuttavia assenti dalla confezione e all'interno qualsiasi
informazione ma che dico aggiuntiva, qualsiasi informazione
base per conoscere cosa si sta per vedere. Niente! Una vera
vergogna organizzativa, per accompagnare un prodotto che è
invece è un must visivo che non dovrebbe mancare in
nessuna videoteca di amanti del rock (e del cinema).
Fatte tutte le pernacchie del caso alla Warner Bros che ha
perso una grande occasione di fare una bella figura, bisogna
ricordarsi di fare i complimenti a ritroso alla stessa major
perché 40 anni fa non perse l'occasione di aggiudicarsi
i diritti per il film e il cd triplo, che in questi 40 anni
sono stata l'unica attività in netto profitto che avesse
a che fare col celebre festival. Complimenti doppio, perché
la Warner riuscì anche a tirare sul prezzo, aggiudicandosi
per poco quello che doveva confermarsi come un grosso business,
oltre che un'opera d'arte.
Michael Wadleigh era un giovane documentarista a cui venne
offerta un'occasione irripetibile: essere a capo della truppa
che avrebbe documentato di Festival di Woodstock. Wadleigh
non si limitò a girare un documentario, ma utilizzò
tecnologie d'avanguardia per il periodo (immagini sdoppiate
o triplicate, accavallarsi di situazioni differenti, montaggio
tra palco e pubblico frequentissimi) che consentirono la nascita
del mito. Joe Cocker senza questo film, in cui lo si vede
posseduto in maniera quasi epilettica dalla musica, avrebbe
mai avuto il successo che ha avuto? E quanto c'entra l'aspetto
visivo nel successo dei Santana, magnificati dalla sofferenza
del giovane batterista Micheal Shrieve e dalle impennate chitarristiche
del leader? E la standing ovation per Country Joe McDonald,
da solo con la chitarra di fronte a migliaia di giovani osannanti?
E' nel film che viene fuori.
Il film ebbe un effetto moltiplicatore del mito sia in America,
sia soprattutto alla periferia dell'impero dove si poteva
solo sognare che succedesse qualcosa di simile (ma che poi,
con tutti i distinguo della situazione, successe ovunque).
Nel cast tecnico (aiuto regista, montatore e a capo di una
delle unità secondarie) c'era anche un personaggio
come Martin Scorsese, non esattamente l'ultimo arrivato nell'ambito
dei film (e pure dei film musicali!). Woodstock era un film,
ma assistervi era come andare al concerto. E la chiave di
volta era che il documentario non si fermava al palco, ma
andava tra la gente, parlava con loro e li rendeva co-protagonisti
(come in effetti è stato) dell'evento.
Tra i contenuti addizionali del dvd (ricchi, ma disorganici)
Il museo di Bethel Woods: la storia degli anni sessanta e
Woodstock; Woodstock: Storie mai raccontate - performance
musicali inedite di Joan Baez, Paul Butterfield, Canned Heat,
Joe Cocker, Creedence Clearwater Revival, Grateful Dead, Jefferson
Airplane, Mountain, Santana, Sha Na Na, The Who and Johnny
Winter. Woodstock: da Festival a film - Documentario del festival
e delle riprese con interviste di Martin Scorsese, Grace Slick,
del regista Michael Wadleigh, del produttore esecutivo del
Festival Michael Lang e di molti altri. 6 performance inedite
aggiuntive di Canned Heat, Country Joe & The Fish, Grateful
Dead, Jefferson Airplane, Jimi Hendrix e The Who.
Tutto molto bello e molto interessante, ma il film quello
originale, quello di Micheal Wadleigh ha ancora adesso una
marcia in più.
La frase: "Buongiorno: quello che avevamo in
mente era colazione a letto per tutti!"
Da
vedere: Per conoscere tre giorni irripetibili e per
vedere formarsi una nuova iconografia musicale. Nei tre giorni
in cui Woodstock è stato il centro del mondo
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