| Un
film di fantascienza? No, d'amore!
di Lucia
Carenini
Esce in doppio dvd e Blue Ray
il miglior film (di animazione) del 2008
Attesissimo in Blu-ray arriva Wall-E,
ultima fatica degli studi Pixar, indiscussi
maestri nel campo dell'animazione 3D.
La trama è nota e adatta ad un
pubblico di tutte le età: grattacieli
di rifiuti, nessun uomo, un silenzio assordante
e lui, Wall-E, unico ‘abitante’
del pianeta terra. Lasciato acceso dagli
umani, il robottino continua a fare il
suo compito da oltre 700 anni 800 anni,
ovvero raccogliere, compattare e stoccare
rifiuti. Fino a quando, dal cielo ancora
pieno di smog, compare un’elegante
e supertecnologica robot femmina di nome
Eve. Per Wall-E è amore a prima
vista e per seguirla andrà nello
spazio, in una galattica avventura con
la salvezza del mondo da portare a compimento.
Di Wall-e abbiamo parlato con Alan Barillaro,
supervisore all'animazione.
Lo scenario apocalittico ha
dei riferimenti pittorici o ve lo siete
inventato voi?
L’ispirazione degli scenari è
un omaggio ai classici della fantascienza,
dal Pianeta delle scimmie a Blade runner
a 2001 odissea nello spazio.
Avete utilizzato tecniche
particolari per l’animazione?
E’ stato tutto un work in progress.
Abbiamo sviluppato nuove tecniche man
mano che ci trovavamo di fronte a un ostacolo.
Ad esempio, c’è stata una
grande discussione sul fatto che Wall-e
dovesse avere o meno i gomiti. All’inizio
del film, l’avevamo disegnato con,
perché così poteva piegare
le braccia e aveva una gamma di movimenti
maggiore. Ma quando lo guardavamo, non
sembrava corretto. Lui era stato ideato
per svolgere un compito preciso, quello
di inserirsi della spazzatura nello stomaco
e compattarla. Perché avrebbe dovuto
avere i gomiti? Non aveva senso. Così
gli abbiamo messo degli estensori che
gli permettevano di posizionare le braccia
in modo diverso.
Nonostante la relativa semplicità
dei suoi movimenti, animare Wall-E è
stato un compito duro. Ha tanti controlli
diversi, cinquanta solo per la testa.
E poi abbiamo dovuto ridurre i suoi movimenti
al minimo per renderli realistici, perché
delle azioni troppo comuni e umane l’avrebbero
reso innaturale e ridicolo. Ed era l’ultima
cosa che volevamo. Così abbiamo
osservato dei veri robot industriali e
abbiamo parlato con gli scienziati che
hanno costruito i robot per la Nasa. Siamo
andati a un congresso di robotica, ma
anche a vedere le stazioni di riciclaggio
per studiare i compattatori e gli altri
macchinari in azione. E per la seconda
parte, per capire a cosa potessero assomigliare
degli umani dopo centinaia di anni nello
spazio, abbiamo studiato gli effetti dell’assenza
di gravità e l’atrofia da
non utilizzo.
Wall-e è squadrato, graffiato e
un po’ arrugginito, invece Eve è
affusolata, elegante e lucidissima. A
me ricorda molto i prodotti Apple. E’
un caso o qualcosa di più?
(ride) Beh, in effetti Eve nasce dalla
mano di Johnny Ive, il responsabile del
design dell’iPod.
Come siete arrivati alla scelta di non
usare le parole? La prima parte è
quasi un silent movie…
Andrew (Stanton, il regista) ebbe l’idea
di Wall-e già nel 1994, ma non
c’erano i mezzi tecnici sufficienti,
o i tempi non erano maturi. Non so. Quello
che so è che fin dall’inizio
doveva essere un film muto o quasi. E
sinceramente l’idea ci terrorizzava.
Ci siamo studiati tutta una serie di film
muti degli anni ’20 per capire come
trasmettere le emozioni senza usare le
parole.
Sì, in effetti Wall-e ha qualcosa
di Buster Keaton…
Beh, grazie, ci fa piacere che lo riconosci.
Sì, in effetti le sue espressioni
stralunate e malinconiche e la sua mimica
sono state una grande lezione per noi.
E’ stato illuminante, anche perché
Wall-e tutto sommato è un robottino
vecchio di 700 anni che si innamora di
una sonda supertecnologica. Ci piace pensare,
fatte le dovute proporzioni, che in Wall-e
è un po’ come se Keaton avesse
fatto un film con Sigourney Weaver, ecco.
Ci sarà un sequel?
No. Non c’è nulla che ci
porti in questa direzione. E’ nato,
è cresciuto, è completo
e ci piace che sia così
Dopo aver ricevuto una quantità
di premi, adesso sono arrivate ben 6 nomination
Dall’Academy. Vi aspettate l’Oscar?
Beh, 6 nomination sono davvero un bel
colpo. La Pixar non ne aveva mai prese
così tante per un solo film. E
questo è già un grandissimo
premio.
Quello che colpisce è la cura che
permea la realizzazione di questo doppio
Blue Ray, a partire dalla resa video,
su livelli di assoluto riferimento (aiutato
dalla provenienza digitale del materiale
di partenza), passando per il ben riuscito
comparto audio (migliore in lingua originale)
e finendo con una abbuffata di extra di
tutti i tipi (commenti audio al film,
corti anche inediti, giochi interattivi
e un documentario sulla storia della Pixar).
Insomma: assolutamente da non perdere.
Una frase:
"Non possiamo permetterci di non
fare niente per il nostro pianeta, perchè
è proprio questo che abbiamo fatto
per tutto il tempo, niente, Auto, niente!"
(il capitano della Axiom)
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