Sotto la paglia: ci sono piaciuti
Giorgio Cordini/ Reno Brandoni: "Anima e corde"
I dischi di Giorgio Cordini mi fanno venire in mente sempre quelli di Santo & Johnny. Chitarre in spolvero e via col liscio! In questo caso non è così. "Anema e corde", oltre al pregevole gioco di parole del titolo, mette in mostra 12 brani chitarristici tutti composti e arrangiati da Cordini e Brandoni, tranne "A fa l'patos" e "John Barleycorn must die" che sono tradizionali arrangiati da Cordini. Chitarre, bouzouki e percussioni ci portano in questo viaggio ai bordi della musica che non è solo un appuntamento per virtuosi.

Fabrizio Bosso, Javier Girotto: "Sol Latin Mood"
Fabrizio Bosso è jazz, cosa c'entra con Bielle? Niente. Solo una piccola notazione, un contrappunto, una nota a margine per segnalare che è un gran bel disco di jazz italiano. Possiamo solo aggiungere che entrambi, Bosso e Girotto, hanno dato una mano per il disco degli Elisir "Pere e cioccolato". La formazione è un sestetto, con un secondo bassista in tre brani. Magnifico il libretto. Gli interventi vocali sono di Natalio Manglavite, che per il resto suona piano e tastiere. "Quizas, quizas, quizas", "Volver" e "Sol" i brani migliori.

Roberto Sironi: "Paradis" e "Live in Milan"
Roberto Sironi è più famoso in Francia che in Italia. Canta in milanese o in francese. Questi sono due dischi suoi: il primo, "Paradis" tutto di canzoni in milanese, scritte da Sironi, il secondo è un live (a Milano!) presso il Teatro di Verdura e con un ricco ensemble italo-francese. Tra Paolo Conte e Nanni Svampa quando fa Brassens. Difficile liquidare Sironi in poche note, visto che la sua attività artistica comprende anche pittura e cinema. Diciamo che questo è un appunto per ricordarsi di avere voglia di approfondire la sua conoscenza.

Enzo Avitabile: "Napoletana"
Debutto artistico di Enzo Avitabile in una nuova forma canzone. Sempre napoletana e con echi precisi del passato, ma rivisto, scritto e arrangiato da Enzo oggi, con sonorità pacatamente acustiche, pochi strumenti e tocchi leggeri: la voce, l'arpina, il sax sopranino e il piffero di Avitabile, una chitarra classica, un violoncello e delle percussioni. A reggere la danza le canzoni di "Napoletana" fino alla cover di "Carmela" di Sergio Bruni. Disco che merita attenzione.

Luca Lo Bianco: "Ear Catcher"
Un disco solo musicale che ha numeri per farsi gustare
. Un quintetto con sax, clarinetto, chitarra, cello, basso, batteria e l'aggiuntra di lapsteel guitar su due brani, che si incammina sulla strada del racconto per musica: "I migranti abbandonano un luogo che è iventato inospitale i nomadi inventano i territori nei quali si muovono e apprendono nuovi linguaggi, sovapponendoli ai ricori di un territorio che non hanno mai avuto. Così la musica nomade trasforma i paesaggi in linee di fuga, in nuovi intrecci, in un'arma". Belle le intenzioni, molto buona la realizzazione. Tra jazz, rock e caute sperimentazioni. Da ascoltare.

Angelo Ruggiero: "Canzoni per cani e di bambini"
E' solo un demo, per ora, e contiene 5 canzoni, ma è comunque qualcosa in grado di staccarti la pelle di dosso. Che Angelo Ruggiero fosse bravo non ne avevamo dubbi. Ed abbiamo la gioia che a condividere questo pensiero con noi è GianMaria Testa. Queste "Canzoni per cani e bambini", per quanto in forma non definitiva, sono fatte della materia giusta per farne canzoni d'autore. Tristi, disincantate, dolcemente poetiche. In attesa e nella speranza che tutto ciò diventi al più presto un gran bel disco.

Chiara Raggi: "Molo 22"
Di Chiara Raggi sappiamo ancora niente. Se non che ha fatto un bel disco. Canta e suona la chitarra classica. Si fa accompagnare da una formazione che comprende chitarre, tastiere, cavaquinho, viola caipira, percussioni, pianoforte, contrabbasso, clarinetto e flauto e su parole e musiche rigorosamente sue racconta dieci intense storie di donne che in un caso ("Alcune mattine") diventano le parole di una bella poesia in musica.


Ottobre Scirocco: "Ottobre Scirocco"
Ecco un altro disco interessante. Alessandro Casappa, Ugo Cattabiani, Luigi Pistrini, Domenico Maisto, Roberto Colla e Andrea "Mr Trebs" Trevisan ossia Ottobre Scirocco sfornano come primo disco questo "Ottobre Scirocco". Tredici canzoni che percorrono la loro storia musicale e ne fanno quasi uno spettacolo, un musical, un concept. Dove, a partire dalla loro prima canzone e dalla canzone dedicata alla loro prima sfortunata esibizione, partono a tratteggiare un ritratto a tinte fosche dell'ambiente musicale. Ma senza mai perdere la leggerezza. E' dell'ottimo rock-blues con evidente deriva cantautorale. In bilico tra America anni '70 e De André (come dire: ottimi maestri!). Di rilievo "Rose Parks", la title track "Ottobre Scirocco" e l'iniziale "L'uomo di luglio".

In vivo veritas: "Di sguardi e di attese"
Un altro disco che merita più di un ascolto. Di scuola vagamente gucciniana i quattro brani di questo Ep convincono tutti. Emiliano Berchio, Nicolò Lovanio, Antonio Micucci, Alessio Contadini, Neil Sciolla vengono da Savona e dintorni e citano Mercanti di Liquore, Gang e Yo Yo Mundi tra le principali influenze. Siamo nell'ambito del combat folk acustico più ispirato e attento alle influenze autorali."Lo sguardo e l'attesa" e soprattutto "Pane e vino" i brani che colpiscono di più.

Ciansunier: "Canzoni da osteria" - Volume 8
Volume 8 di De André resterà per me uno deglialbum preferiti della sua collezione. Qui non siamo a quei livelli, ma il numero porta bene. I Ciansunier fanno canzoni da osteria. Piacevolissime. Esattamente quello che vi aspettate: tovaglie a quadri, maniche rimboccate, un bel calice di vino e musicisti che ci danno dentro con un bel piglio. Tra le carte segrete del disco però vi è che il violino lo suona Michele Gazich, in uno dei suoi innumerevoli travestimenti, mentre il bassista (e anima del progetto, se ho compreso bene). Fabrizio Carletto, contraccambia suonando con Gazich ne "La nave dei folli". Cani tradizionali piemontesi ma con dentro "Sfiorisci bel fiore" di Jannacci e "Miniera" di Bixio-Cherubini". Verace.

Equ: "Liquido"
Buona prova d'esordio. Le canzoni ci sono, musiche e parole marciano affiancate, con un approccio gentile che non può non affascinare. Gli Equ sono in sei: voce, pianoforte, tastiere, chitarre, basso e batteria. Tutte le canzoni sono di Vanni Crociani per quanto riguarda le musiche e di Gabriele Graziani per i testi, con alcuni contributi di Francesco Gazzé, fratello, nonché paroliere di Max. L'approccio è molto tranquillo, quasi sottovoce, con reminiscenze di La Crus, ma anche dei grandi dischi degli anni '70, come suggerisce l'introduttiva "Prospettiva" divisa in tre parti. Interessante lo stile di scrittura, come tutta la proposta niente affatto banale che portano avanti. Da ascoltare con cura. In particolare "Il giorno prima".

ApuamaterCyberfolk: "2076: il ritorno di Kristo"
Non è un disco facile, ma nemmeno un disco da fuggire. Davide Giromini, da fisarmonicista folk, si è inventato questa seconda vita da cyberfolkista assieme a Luca Rapisarda, Matteo Procuranti, Gabriele Dascoli, Alessandra Daietti, Michele Mencoi, Micaela Guerra e Flavia Andreani. ApuamaterCyberfolk si chiama il gruppo, "2076: il ritorno di Kristo" il disco. I brani sono scritti tutti (tranne due) da Giromini e girano tutti attorno a un tema, che, letto il titolo, è esplicito. Attraverso brani come San Paolo, San Giovanni, San Pietro, Giuda l'oscuro "si racconta la storia laica e fantastica di un Cristo qualunque che chiameremo K.". Dissacrante, divertente e interessante. Un disco su cui tornare.

Marisa Sannia: "Rosa de papel"
Ci sono dischi che già da prima di ascoltarli senti che ti piaceranno. Perché ti piace l'artista o il progetto o l'autore. O forse solo perché lo senti. In questo caso mi piaceva tutto prima dell'ascolto: l'artista è Marisa Sannia, scomparsa quest'anno quando ancora la si stava scoprendo, l'ispirazione è Federico Garcia Lorca, uno dei migliori poeti spagnoli, il progetto si intitol "Rosa de papel", incrocio tra i versi di Lorca e la musica e la voce della Sannia. L'ascolto non ha smentito di un'unghia il piacere dell'ascolto. Pochi strumenti ma tutti usati con attenzione e cura. Voce appropriata, belle canzoni e belle poesie. Peccato che sia l'ultimo.

Roberto Billi: "Diaro di un equilibrista"
Roberto Billi, alias "Circobirò", alias I Ratti della Sabina, questa volta in libera uscita con un proprio disco, anzi con un doppio disco. Da un lato "Modernamente demodè", tredici canzoni che soddisfano il suo lato adulto e dall'altro "Diario di un equilibrista", altre 13 canzoni dove ritornano temi cari al suo narrare, registrate in quartetto. Una serie di conferme. Da ascoltare attentamente e che ascolto dopo ascolto lievitano nel piacere. Un modo gentile nel porgere, una finestra sempre aperta sull'infanzia. Gran bei dischi.

Giulia and the Dizzyness: "After the Alpha-Decay"
Giulia Millanta è brava, canta bene e con cognizione di causa e il disco è molto piacevole. Purtroppo canta in inglese, come fanno in molti a inizio carriera. Lei dice che le viene naturale scrivere e cantare nella lingua di Albione: "l'inglese è una scelta-non-scelta ... ho iniziato a scrivere testi e mi è uscito l'inglese..forse perchè è una lingua che conosco bene, che ho sempre parlato, e soprattutto è la lingua che ho ascoltato nelle canzoni fin da piccola. Ho scritto testi anche in italiano e in spagnolo, l'altra lingua che parlo con fluidità, avendo vissuto lungamente in Spagna, ma alla fine la lingua per me piu naturale, strano a dirlo, è l'inglese. Niente vieta che magari domani mi svegli e mi metta a scrivere in italiano". Il discorso musicale comunque è più che maturo e l'illusione d trovarci di fronte a un'epigona di Joni Mitchell più che concreto. Giulia e i Dizzyness vengono dalla Toscana, per chi vuole ascoltarti (e meritano!) l'indirizzo è www.myspace.com/giuliamillanta

Sotto la paglia: ci sono piaciuti ... un po' meno

Andrea Rivera: "Prossime aperture"
Lo confesso, è colpa mia! Io non capisco i dischi tratti da spettacoli teatrali. Mi sembrano due media incompatibili. Come vedere i film sul telefonino. Il disco di Andrea Rivera è invece proprio la riproposizione di uno spettacolo dal vivo, con tanto di applausi e risate del pubblico (vere, spero). Il risultato? Carino la prima volta che lo ascolti. Inutile dalla seconda in poi. Registrato a Bologna il 12 e 13 gennaio 2008 (e ricco di riferimenti a Bologna inutili per chi abita altrove) possiede un paio di spunti niente male come "Il blues di sempre" e "Vincenzo sta tornando", ma non regge la prova di un secondo ascolto. Peccato che Andrea non abbia avuto voglia di registrare un disco vero e proprio. Avrebbe funzionato di più.

Elisabetta Fadini: "Desmodus"
E' colpa mia, lo confesso! Non ho capito questo disco. Eppure garantiscono sia un'opera d'arte. Musica di Garbo, recitazione di Elisabetta Fadini, attrice. E allora perché farne un disco? La presunzione è quella di farne una specie di cantata. Presunzione, appunto. La musica è sempre uguale per tutti i dieci brani: una sorta di minimalismo elettronico molto minimale. La recitazione è formale. Il testo, dove un immaginario Desmodus incontra Shakesperare, Nureyev, Von Kleist, non sollecita oltre una normale curiosità l'interesse. Non è poesia, non è racconto, non è canzone. E allora cos'è? Non l'ho capito.

Capone Bungt Bangt: "Dura lex"
In questo caso la delusione è proporzionale a quanto mi era piaciuto il disco precedente e a quanto mi aveva sorpreso "Lisca di pesce". "Dura Lex" cerca di muoversi sulla stessa lunghezza d'onda. Sempre strumenti realizzati con materiale riciclato, sempre una certa attitudine funky, ma rispetto al 2005 mancano le canzoni. Neanche una che spicchi, né in positivo, nè in negativo, ad onor del vero. Ma per un gruppo che ci aveva tanto sorpreso è da considerarsi un passo indietro.


Fabrizio Coppola: "La stupidità"

In realtà è un disco che mi è piaciuto anche abbastanza, ma è poco più di un demo: quattro brani solamente che però denotano personalità, una bella scelta di temi e una capacità interessante di scrivere canzoni. Dietro Fabrizio Coppola la produzione di Simone Chivilò, chitarrista con Massimo Bubola. Tra le quattro canzoni ("La stupidità", "L'altalena", "Il colpevole", "L'ultima battaglia") è forse proprio quest'ultima che cattura di più l'attenzione. Ma l'ascolto dura un amen. Restiamo in attesa di un disco intero, sicuri di provare molto più piacere.

Oid: Live at Mikalsa Vol.1
E' strano come a volte quasi lo stesso ensemble, con intenzioni simili dia luogo a dischi di portata affatto diversa. Luca Lo Bianco con "Ear catcher" ha scritto un album pieno di fascino, evocativo, inebriante. Lo stesso Luca con l'Oid, orchestra in-stabile dis/accordo sembra pretendere troppo da sè e dai suoi partner e l'album, per quanto valido, risulta noioso a gioco lungo. Non mancano gli attimi di pregio: il disco è dal vivo, l'etichetta è la neonata Fitzcarraldo che, oltre a produrre materiale interessante, usa un packaging intrigante, ma il disco, ad ascolti ripetuti, risulta più adatto a una performance dal vivo. Insomma chi c'era si divertirà di sicuro. Per gli altri si sarebbe dovuto lavorare più di tagli.

Ethnos: "O bannu"
Un disco di musica tradizionale .. molto tradizionale. Vantaggio e svantaggio. Lo svantaggio è che mancano i motivi di novità. Il vantaggio è che viene riscoperto un patrimonio musicale, poco frequentato come la musica popolare lucana. Autore del progetto il chitarrista Graziano Accinni che ha prodotto l'album assieme a Ennio Rega. Ricca la formazione messa insieme, interessante l'approccio, ma è e resta un disco per addetti ai lavori. Inimmaginabile una fruizione esterna. Per gli appassionati però è un distillato di piccole perle, fatte con passione, conoscenza e amore.

BahBohMah: "Demo for barber shop"
Il nome del gruppo fa già da giudizio per il disco. Bah? Boh? Mah? Sì, divertenti, ma ... non vale anche per loro il discorso fatto per Tonino Carotone? A loro scusante il fatto di essere al primo disco. Qualche spunto interessante c'è, come ad esempio "Il bar", diventente e coinvolgente. Ma alla fine di tutto resta l'amaro in bocca, il senso di una mezzora passata senza acidità di stomaco, ma senza provare gusto. Una Coca Cola.

Tonino Carotone: "Ciao Mortali"
La domanda vera è: "ma questi sono davvero convinti di farci sempre divertire? Che la vita sia una gran sarabanda divertente in cui uno non ha voglia che di sparare cazzate? Cresceranno mai?" Ora, Tonino Carotone era divertente agli esordi, un po' freak, un po' fuori dagli scemi, sufficientemente buffo, ma qui siamo arrivati al percorso che fece Antoine quando andò a Sanremo a cantare la Tramontana. Solo che poi Antoine smisee andò a fare il navigatore solitario. Anche a Carotone un po' di mare farebbe bene!

Davide Mancini: "Madame Gerbelle"
Un disco che promette, ma che, arrivato alla prova dei fatti, non mantiene. E non è nemmeno semplice capire perché. Resta la curiosità che si tratta del primo disco di un cantautore della Val d'Aosta, a memoria mia, ma le canzoni sono sfocate, non riescono a fare presa, fose per testi che hanno ancora bisogno di affinarsi (il brano dedicato a Massimo Troisi, "Canzone per Troisi", è imbarazzante). Comunque da riascoltare.

Meg: "Psycodelice"
Un disco inutile che poco aggiunge al (poco) che sappiamo di Meg. Se non confermare che non ci interessa lei, non ci interessa il suo progetto, non ci interessano le canzoni che canta e non ci interessa come le canta. Sicuramente avrà spazio e tempo per trovare altri estimatori, ma non per rinverdire un passato che è proprio tutto passato, quando militava con onore negli Almamegretta. Che vi devo dire? A me queste canzoni sembrano pop inutilmente presuntuoso. Non argomento, insomma, per queste pagine.

Bugo: Contatti
Bugo è un dispiacere, perché è uno su cui avrei puntato a inizio carriera. Uno di quelli che sembravano veraci e, nella loro "veracitudine", fuori come un balcone. Stonato, improbabile, pessimo chitarrista, ma indiscutibilmente geniale. Disco dopo disco (i migliori erano quelli autoprodotti), il talento è sembrato andarsi spegnendo, per lasciare spazio a un pop molto più tranquillo e di serie, forse utile per avere più successo a livello radiofonico, ma che buttava in un cestino il discorso della creatività. "Contatti", tranne qualche guizzo, non fa che confermare questa tendenza. Ovvero le qualità (forse) ci sono, ma il ragazzo si occupa di altro. Vaghi echi battistiani con "C'è crisi" come la migliore del mazzo.