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BiELLE Eventi

Mauro Pagani e il chitarrista

 

 

"Foto di gruppo con chitarrista"
Tra cantastorie e contastorie
Mettiamo i puntini sulle i: tutti i cantautori scrivono libri. Quasi nessuno è in grado di scrivere libri. Sulle ardue pagine si sono infranti in tanti, a partire dal principe della categoria, Fabrizio De André, la cui unica prova narrativa ("Un destino ridicolo" scritta per Einaudi con Alessandro Gennari) non era di sicuro all'altezza delle canzoni di Faber: Qualche spunto, qualche volo poetico, ma tanta improvvisazione e un esito in fondo modesto. E' andata meglio a Francesco Guccini, specie per il ciclo sul maresciallo Santovito, scritto assieme a Loriano Machiavelli, uno del settore. Bravi Van De Sfroos e Ligabue, soprattutto finché sono rimasti sulla misura del racconto breve. Astenuto Francesco De Gregori. Sugli altri nebbia fitta. In questo quadro si stacca Mauro Pagani con il suo primo (e non unico) romanzo "Foto di gruppo con chitarrista" (Rizzoli). Gran bel libro e scritto con maestria.
Una stagione sfiorata dall'utopia
"Sonny in gran parte sono io. Però quello che non è propriamente di Sonny, che non è successo a me è successo a qualcuno che conosco. In qualche modo il gioco del libro è che, da un lato, la mia vita sarebbe stata quella di Sonny che per assoluto caso, al diciottesimo gruppo che ho cambiato, di colpo ha fatto il primo disco ed è stato un boom. Primo in classifica, poi in Inghilterra, poi in America. Si potrebbe anche pensare che sia una favola per fare addormentare i musicisti: “tu ti metterai con un gruppo e dopo …” e il musicista si addormenta contento (Ridiamo). Da un lato Sonny è questo e dall’altro è anche il mio alter ego. Sonny è per metà quello che avrei voluto essere e per metà quello che avrei potuto essere. Sonny è rigoroso, non molla, testone ma con metodo. Dei due la zoccola sono io". (segue)

Il romanzo di formazione di una generazione

"Foto di gruppo che chitarrista" (Rizzoli - pag.361) è opera non di piccolo momento. Una riflessione in forza di romanzo di formazione di alcuni giovani degli anni '70: il chitarrista Sonny, la rockstar Mauro e i loro compagni di avventura che, sotto nomi di fantasia, sono tutti personaggi d'epoca, di cui vengono riportati vizi, vezzi ed avventure. Gli unici a essere riportati con nome e cognome sono Mauro e quelli della Pfm, oltre a Demetrio Stratos e altri personaggi dell'entourage musicale. Pagani riesce però a sfuggire al tentativo di scrivere l'ennesimo romanzo autobiografico e si affida alla penna per raccontare ("per la prima volta usando le parole", dice in una delle interviste riportate in questa pagina) le vicende di un'intera generazione. Sonny è un bravo chitarrista, personaggio un po' marginale, arrivato dalla provincia a Milano per suonare e studiare all'Università. Si perde rapidissimamente tra i meandri della politica e quella di complicate vicende sentimentali (complicate anche perché non vanno quasi mai a finire bene) e decide di partire per suonare sulle navi da crociera e in questo modo dare sfogo anche alle sue irrequietezze esistenziali. Se la prima parte del romanzo infatti è del tutto milanese e parte dal finire degli anni '60 (7 dicembre 1969) fino all'attentato di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), la seconda parte si svolge tra Londra, Miami e L'Avana, con fugaci rientri a Milano. Il finale però, che data giugno 1979, è ancora una volta ambientato a Milano. Si inizia con una manifestazione di piazza e si finisce con il funerale di Demetrio Stratos, tagliando fuori di netto il concerto (anzi il Concerto) organizzato per raccogliere i fondi per l'operazione di Demetrio negli Usa all'Arena di Milano. In mezzo troviamo di tutto: citazioni di luoghi e circostanze (Strippoli, la Statale, la Galleria del Corso con i bar dei musicisti e dei turnisti in attesa di ingaggio, l'apertura dei primi locali alternativi, birrerie e ristoranti, le comuni, piccole storie di malavita e grandi storie di vita) il tutto condotto con linguaggio svelto, ironia e padronanza della materia. Un libro che spinge al sorriso più volte, per come è scritto, per quello che racconta, perché ci permette di frugare nei magazzini della memoria (condivisa) e scritto troppo bene per restare opera unica.

Miserabili - Marco Paolini e Mercanti di LiquoreCalasole - Umberto Sangiovanni

La breve estate - Massimiliano LaroccaLe labbra- PaoloBenvegnù

 

Luna persa - Max Manfredi
Conservare in luogo fresco e asciutto - Angelica Lubian
Compagnia cantante - Alessio  Lega Ancora un ballo - Maurizio Geri
Storia di Caino - Cesare BasileAmen - Baustelle Il Biciclettista - Domenico Fiumanò VioliLuca Ghielmetti - Luca Ghielmetti Canzoni di spiaggia deturpata - Le luci della centrale elettricaEn plein air - Fabularasa Safari - Jovanotti La nave dei folli - Michele Gazich Pietro Gori - Les Anarchistes Album Rosso - Yo Yo Mundi

Tutti i precedenti dei canta-scrittori: da Guccini e Manfredi in poi
di Giorgio Maimone

"Croniche epafaniche" (Feltrinelli) di Francesco Guccini data 1989; "Vacca di un cane" (sempre Feltrinelli) è del 1993. "Macaronì" (Mondadori), il primo romanzo scritto a quattro mani con Loriano Machiavelli è del 1997. Seguono poi "Un disco del Platters" (Mondadori - 1998), "Questo sangue che impasta la terra" (Mondadori - 2001), "Lo spirito e altri briganti" (Mondadori - 2002) e "Cittanova blues" del solo Guccini (Einaudi - 2003). Guccini è ormai più scrittore che cantautore ed è stato forse quello che ha dato la scintilla al movimento. Ma prima di lui era già passato dalle canzoni alla letteratura Gianfranco Manfredi (l'autore di "Ma chi ha detto che non c'è?") che nel 1983 aveva pubblicato "Magia rossa" per Feltrinelli, seguita due anni dopo da "Cromantica" e via via da altri 8 libri. Senza dimenticare i tre libri di Claudio Lolli: "L'inseguitore Peter H." (il lavoro editoriale) nel 1984, "Giochi crudeli" (Transeuropa e poi Feltrinelli) nel 1992 e "Nei sogni degli altri" (Marsilio) nel 1995. Nel 2004 uscirà poi il suo libro di poesie "Rumore rosa" (Stampa alternativa). ""Un destino ridicolo" di Fabrizio De André è del 1996. "Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue è del 1997. Nel 1990 esce il giallo di Ivan Della Mea "Il sasso dentro" (Interno giallo). Giorgio Gaber ha scritto (con Luporini) solo testi teatrali: a partire da "Il teatro di evocazione" (Bompiani - 1994) a "Il grigio" (Einaudi - 2003). I libri di Luigi Maieron ("Oreprisint", poesie e "La neve di Anna", romanzo) sono successivi al 2000 come quelli di Van De Sfroos ("Le parole sognate dai pesci" del 2003 e "Il mio nome è Herbert Fanucci" del 2005, entrambi di Bompiani). Però il suo libro di poesie "Perdonato dalle lucertole" è del 1997, precedente al periodo del successo. Roberto Vecchioni ha scritto sei libri per Einaudi, il priimo "Viaggi del tempo immobile" è del 1996. Nada è uscita con un libro di poesie ("Le mie madri") nel 2003 e con un (brutto) romanzo autobiografico "("Il mio cuore umano", entrambi di Fazi) nel 2008. Bruno Lauzi è uscito con 4 libri di poesie a partire dal 1994 e due romanzi nel 2005 e 2006 ("Il caso del pompelmo levigato" - Einaudi e "Tanto domani mi sveglio" - Gammarò). Massimo Zamboni ha scritto 5 libri, da solo o con altri, a partire dal 1997. Alieni dalla scrittura Jannacci e Paolo Conte. Ivano Fossati allinea un unico piccolo peccato: "Il giullare" (Edizioni Millelire) del 1991. L'esordio narrativo di Sergio Endrigo, "Quanto mi dai se mi sparo" (Stampa Alternativa) è del 1995. Da segnalare anche il libro di Rudy Marra "L'utente potrebbe avere il terminale spento".

Il concerto per Demetrio
"Abbiamo fatto il concerto di rock delle radici, però da lì l’idea era di fare un vero gruppo nel quale non dico volessimo fare mainstream, però volevamo fare una band di rock & roll che non ci distraesse dai nostri percorsi: lui avrebbe continuato a fare le sue ricerche sulla voce, io le mie robe però come gruppo assieme avremmo fatto altro. In realtà l’idea non era male perché voleva dire convogliare un po’ di esperienza della Pfm, un po’ di quella degli Area, più Calloni, più Stefano Cerri, Più Tofani. Eravamo “noi vecchiacci” più un po’ di giovani. Era interessante. E poi Demetrio non è venuto alle prove del primo concerto ..." (segue)

Nuova musica entro fine anno per Pagani
"Per la musica, sai che io ci devo pensare bene. E’ indubbio che entro l’anno faccia un disco. Il mio obiettivo è uscire a gennaio. Ma la tentazione è che in un momento di sovraesposizione come questo la cosa migliore sarebbe fare un bel “Best of” con dentro un paio di inediti, trainato dal libro. Ottobre esci col “Best of” e all’inizio dell’anno nuovo con il nuovo disco. Però c’è qualcosa del vecchio hippy che è in me che si ribella a tutto questo (ridiamo). Anche se per me fare il “Best of” vorrebbe dire molto lavoro, perché vorrebbe dire rimettere a posto gli armadi, quindi ricantare le cose che vanno ricantate, rimirare quelle che vanno rimixate, mettere a posto il mio materiale". (segue)

Da Creuza a Creuza vent'anni dopo
E' difficile parlare della musica di Mauro Pagani. Un po' perché le ha praticate un po' tutte, un po' perché è un musicista ancora in attività che sta cercando di decidere ancora quale musica suonerà in futuro: "
ho un’altra tentazione che mi attira - dice Pagani - però non sono ancora all’altezza. Che è quella terza via che sta a cavallo tra il modo di pensare classico e quello jazzistico: una via molto interessante di sviluppo della musica che è dove nascerà la vera musica del secolo prossimo. Un sentiero interessante perché torna a prescindere dalla forma canzone che un po’ di ha rotto il cazzo. Torna a partire dalle radici colte. Fa ripartire in fondo quello che era il sogno progressive facendo a meno della fuffa". Mauro Pagani però il passo decisivo lo ha fatto tempo fa: dopo gli esordi nel progressive con la Pfm (allora Premiata Forneria Marconi) e dopo le esperienze con i Carnascialia e il primo disco solista, Mauro è stato il catalizzatore che ha spinto Fabrizio De André nell'avventura di "Creuza de ma", scoprendo la world music prima ancora che esistesse il termine e realizzando uno dei dischi più significativi degli anni '80 su scala internazionale. Tanto importante da aver voglia di riprenderlo nel 2004 e darne una nuova rilettura personale: "Creuza de ma 2004" di Mauro Pagani non è solo un omaggio a De André, ma una nuova versione di un'opera, che resta un'opera d'arte. Un capolavoro. (segue)

Altri ascolti
È vero. Effettivamente c’era già tutto. Bastava ascoltarlo con “orecchie aperte” e si potevano cogliere sia gli interessi per gli strumenti tradizionali, sia quelli per il canto arabo, sia la voglia di integrazione con le culture del mondo e la passione per una musica che non fosse solo nazionale. Bastava poco, bastava forse anche solo leggere i titoli per capire o almeno per farsi venire un dubbio: “Europa minor”, “Argiento”, “Violer d’amores”, “La città aromatica”, “L’albero di canto”, “Choron”. Bastava poco … a posteriori. A priori era impossibile. Perché i “priori” in questione cadevano nel 1978, sei anni prima di “Creuza de ma”. Ma di cosa stiamo parlando? Del primo album di Mauro Pagani, omonimo, uscito per la Ascolto nel 1978. (segue)
Le collaborazioni
La storia di Mauro Pagani, dal punto di vista musicale, è anche e soprattutto una storia di collaborazioni. Oltre a quella storica con De André per quelle pietre miliari che sono "Creuza de ma" e "Le nuvole", i suoni di Mauro si sono espressi al meglio nei due dischi di canzoni napoletane con Massimo Ranieri: "Oggi e dimane" e "Nun è acqua". Inoltre la mano di Pagani sta alla base del ritorno in auge dopo il 2000 di Enzo Jannacci ("Un uomo a metà") e di Roberto Vecchioni ("Il lanciatore di coltelli"). Ma Pagani ha prodotto anche Nada ("Dove sei sei"), la Vanoni ("Il giro del mio mondo") e ha collaborato in modo fattivo con Ligabue, Vasco Rossi, Elio, i Bluvertigo, Cristina Donà, Massimo Bubola, Teresa De Sio, i Gang e Claudio Rocchi.
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