
Ascolti collegati

Shel
Shapiro
Acoustic Circus |

Pooh
Beat ReGeneration |

Patti Smith
Twelve |

The Beatles
Love |

Massimo Priviero
Rock & Poems |

Claudio Baglioni
Quelle degli altri |
Musicisti:
Roby Facchinetti (voce e tastiere)
Dodi Battaglia (voce e chitarre)
Stefano D'Orazio (voce e batteria)
Red Canzian ( voce e basso elettrico)
Arrangiamenti Danilo Ballo
Produzione: Pooh eDanilo Ballo
|
 |
Tracklist
1. My generation - The Who
2.
All along the watchtower -Bob Dylan
3.
The last time -The Rolling Stones
4.
Manic depression -The Jimi Hendrix Experience
5.
White room - Cream
6.
Dr.Robert ( including Nowhere man) The Beatles
7.
We’ve got to get out of this place -The Animals
8.
A whiter shade of pale -Procol Harum
9.
All day and all of the night -The Kinks
|
|
Ecco
un gruppo di amici che ha deciso di divertirsi. E già che
c'erano hanno pensato bene di divertire anche noi. E' una riunione
di acquari dice Franz Di Ciccio e precisa che nel giro, prima di
partire, ma alla base della partenza, c'era anche Mauro Pagani.
Pagani poi non ha potuto restare dentro a Slowfeet per sopraggiunti
impegni, ma restano Franz Di Cioccio, Lucio Fabbri senza più
violino, Paolo Bonfanti, grande bluesman italiano, Vittorio De Scalzi,
da sempre New Trolls e Reinhold Kohl, fotografo tedesco e bassista
a tempo perso. Guarda caso, tutta gente che ha gravitato attorno
a Fabrizio De André.
Un puro caso però, perché il disco
in questione non ha niente a che fare col cantautorato italiano,
ma molto con gli anni '70. Potrebbe essere un caso che molti in
questo momento si siano messi a guardare indietro: da Pooh con
la loro riscoperta del beat, a Shel Shapiro che da lì non
ha mai voluto uscire, a Massimo Priviero che riscopre con "Rock
& Poems" il rock degli anni '70 (forse il prodotto
più affine a questo), ma anche a Patti Smith che con "Twelve"
seleziona dodici canzoni preferite da riproporre. D'altra parte
in quegli anni sta la radice della musica che ancora ascoltiamo
adesso.
«Cosa può succedere ad una festa di compleanno di
tre musicisti dell’Acquario - scrivono gli Slowfeet sul
loro My Space - insieme ad altri due musicisti dell’area
genovese, in un ristorante di fronte al mare? Semplice, si parla
di musica e dopo un abbondante pranzo e relativo brindisi, visto
che tutti gli amici hanno le stesse radici musicali, si decide
di formare una band di blues perché, quando si compiono
gli anni, si scopre che in fondo la vita non è altro che
un giro di Blues che abbraccia tutti i suoi fratelli. Così
sono nati gli Slow Feet (“Piedi lenti” come ironico
omaggio a “Slow Hand” Eric Clapton)».
«Nella
memoria - ci ha detto Franz Di Cioccio - si depositano questi
pezzi molto belli che facevamo da ragazzi. E abbiamo costituito
un gruppo, un
gruppo fatto da musicisti, facendo
dei concerti che sono venuti molto bene. E sono venuti talmente
bene che abbiamo deciso di farne un disco. Dedicato ai 50 anni
del rock, pensando che questi brani risuonati oggi, dopo le migliaia
di ore di volo che abbiamo fatto su tutti i palchi, reinterpretati,
perché io non sono per le cover che non aggiungono nulla,
avessero ancora molto da raccontare».
Il risultato è un disco adrenalinico, dove i Cream vanno
sotto braccio alla Jimi Handrix Experience. Slowfeet per procedere
sì a passo lento, ma sicuro, cercando man mano di prendere
possesso del corpo del blues. Perché gli Slowfeet sono
un supergruppo, ma destinato a durare. E, udite udite, hanno già
pronti dei brani loro da proporre in prossime occasioni.
«Elephant's
memory - dice ancora Di Cioccio - perché l'elefante ha
la memoria lunga. Noi come atto di presentazione diciamo: "attenzione
che ci ricordiamo tutto!" Abbiamo preso dei brani non necessariamente
i più famosi, per riportarli alla casa del blues che poi
è la casa comune. Noi riportiamo a casa una serie di brani
che erano nati con quella impostazione. O brani come Dr Robert's
dei Beatles, poco conosciuto, ma a cui rendere omaggio perché
senza di lui, senza le sue misture non avremmo avuto la visionairetà
dei Beatles».
Nove autentiche bisbocce elettriche, con "My
generation" che è il manifesto della
nostra generazione che, grazie a dio è ancora viva, nonostante
che nel brano si dicesse "Spero di morire prima di diventare
vecchio". Paolo Bonfanti poi è un chitarrista mancino
e ottimo bluesman e morso nelle chiappe dal buon Di Cioccio, rincorre
il fantasma di Jimi Hendrix in "Manic Depression".
E poi c'è il brano forse migliore del disco: "White
Room" dei Cream, completamente rivisitato.
In sintesi: nella mente il suono dei Vanilla Fudge, tenendo presente
il beat, suonando in modo rock, passeggiando all'interno del blues.
Da non perdere ancora "We've gotta get out of
this place" degli Animals di Eric Burdon e
una "A whiter shade of pale"
dei Procol Harum, in cui manca (ma non si nota) la frase di organo
che ha fatto sognare intere generazioni. Insomma, un disco di
brani vecchi che vecchio non sembrerà mai. Perché
questa è storia della musica. Di sicuro loro si sono divertiti
moltissimo a farlo. Altrettanto di sicuro noi ci divertiamo ad
ascoltarlo e a riascoltarlo.
Slowfeet
"Elephant's memory"
Aereostella/Edel
- 2008
In tutti i negozi di dischi
|