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Le BiELLE RECENSIONI
Slowfeet: "Elphant's memory"
Divertimento garantito: è la storia della musica!
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Shel Shapiro
Acoustic Circus

Pooh
Beat ReGeneration

Patti Smith
Twelve

The Beatles
Love

Massimo Priviero
Rock & Poems

Claudio Baglioni
Quelle degli altri

Musicisti:
Roby Facchinetti (voce e tastiere)
Dodi Battaglia (voce e chitarre)
Stefano D'Orazio (voce e batteria)
Red Canzian ( voce e basso elettrico)

Arrangiamenti Danilo Ballo
Produzione: Pooh eDanilo Ballo

Tracklist

1. My generation - The Who
2. All along the watchtower -Bob Dylan
3. The last time -The Rolling Stones
4. Manic depression -The Jimi Hendrix Experience
5. White room - Cream
6. Dr.Robert ( including Nowhere man) The Beatles
7. We’ve got to get out of this place -The Animals
8. A whiter shade of pale -Procol Harum
9. All day and all of the night -The Kinks


Ecco un gruppo di amici che ha deciso di divertirsi. E già che c'erano hanno pensato bene di divertire anche noi. E' una riunione di acquari dice Franz Di Ciccio e precisa che nel giro, prima di partire, ma alla base della partenza, c'era anche Mauro Pagani. Pagani poi non ha potuto restare dentro a Slowfeet per sopraggiunti impegni, ma restano Franz Di Cioccio, Lucio Fabbri senza più violino, Paolo Bonfanti, grande bluesman italiano, Vittorio De Scalzi, da sempre New Trolls e Reinhold Kohl, fotografo tedesco e bassista a tempo perso. Guarda caso, tutta gente che ha gravitato attorno a Fabrizio De André.

Un puro caso però, perché il disco in questione non ha niente a che fare col cantautorato italiano, ma molto con gli anni '70. Potrebbe essere un caso che molti in questo momento si siano messi a guardare indietro: da Pooh con la loro riscoperta del beat, a Shel Shapiro che da lì non ha mai voluto uscire, a Massimo Priviero che riscopre con "Rock & Poems" il rock degli anni '70 (forse il prodotto più affine a questo), ma anche a Patti Smith che con "Twelve" seleziona dodici canzoni preferite da riproporre. D'altra parte in quegli anni sta la radice della musica che ancora ascoltiamo adesso.

«Cosa può succedere ad una festa di compleanno di tre musicisti dell’Acquario - scrivono gli Slowfeet sul loro My Space - insieme ad altri due musicisti dell’area genovese, in un ristorante di fronte al mare? Semplice, si parla di musica e dopo un abbondante pranzo e relativo brindisi, visto che tutti gli amici hanno le stesse radici musicali, si decide di formare una band di blues perché, quando si compiono gli anni, si scopre che in fondo la vita non è altro che un giro di Blues che abbraccia tutti i suoi fratelli. Così sono nati gli Slow Feet (“Piedi lenti” come ironico omaggio a “Slow Hand” Eric Clapton)».

«Nella memoria - ci ha detto Franz Di Cioccio - si depositano questi pezzi molto belli che facevamo da ragazzi. E abbiamo costituito un gruppo, un gruppo fatto da musicisti, facendo dei concerti che sono venuti molto bene. E sono venuti talmente bene che abbiamo deciso di farne un disco. Dedicato ai 50 anni del rock, pensando che questi brani risuonati oggi, dopo le migliaia di ore di volo che abbiamo fatto su tutti i palchi, reinterpretati, perché io non sono per le cover che non aggiungono nulla, avessero ancora molto da raccontare».

Il risultato è un disco adrenalinico, dove i Cream vanno sotto braccio alla Jimi Handrix Experience. Slowfeet per procedere sì a passo lento, ma sicuro, cercando man mano di prendere possesso del corpo del blues. Perché gli Slowfeet sono un supergruppo, ma destinato a durare. E, udite udite, hanno già pronti dei brani loro da proporre in prossime occasioni.

«Elephant's memory - dice ancora Di Cioccio - perché l'elefante ha la memoria lunga. Noi come atto di presentazione diciamo: "attenzione che ci ricordiamo tutto!" Abbiamo preso dei brani non necessariamente i più famosi, per riportarli alla casa del blues che poi è la casa comune. Noi riportiamo a casa una serie di brani che erano nati con quella impostazione. O brani come Dr Robert's dei Beatles, poco conosciuto, ma a cui rendere omaggio perché senza di lui, senza le sue misture non avremmo avuto la visionairetà dei Beatles».

Nove autentiche bisbocce elettriche, con "My generation" che è il manifesto della nostra generazione che, grazie a dio è ancora viva, nonostante che nel brano si dicesse "Spero di morire prima di diventare vecchio". Paolo Bonfanti poi è un chitarrista mancino
e ottimo bluesman e morso nelle chiappe dal buon Di Cioccio, rincorre il fantasma di Jimi Hendrix in "Manic Depression". E poi c'è il brano forse migliore del disco: "White Room" dei Cream, completamente rivisitato. In sintesi: nella mente il suono dei Vanilla Fudge, tenendo presente il beat, suonando in modo rock, passeggiando all'interno del blues.

Da non perdere ancora "We've gotta get out of this place" degli Animals di Eric Burdon e una "A whiter shade of pale" dei Procol Harum, in cui manca (ma non si nota) la frase di organo che ha fatto sognare intere generazioni. Insomma, un disco di brani vecchi che vecchio non sembrerà mai. Perché questa è storia della musica. Di sicuro loro si sono divertiti moltissimo a farlo. Altrettanto di sicuro noi ci divertiamo ad ascoltarlo e a riascoltarlo.


Slowfeet
"Elephant's memory"
Aereostella/Edel - 2008
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Ultimo aggiornamento: 18-02-2008
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