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Daniele Sepe
Kronomakia |

Daniele Sepe
Jurnateri... |

Daniele Sepe
Nia Maro |

Daniele Sepe
Sturiellett |

Daniele
Sepe
Una banda di pezzenti |

Daniele Sepe
Suonarne 1
x educarne 100 |
Musicisti:
Doris
Lavin - Voce - Cuba
Monica Georghe - Voce - Romania
Auli Kokko - Voce - Svezia
Ismail Niang - Voce - Senegal
Adnan Hozic - Chitarra e Voce - Bosnia
Arlen Azevedo - Chitarra e Voce- Brasile
Marzuk Mejiri - Percussioni e Voce - Tunisia
Cruz Lemos Edmilson "Carcarà"- Percussioni -
Brasile
Roberto Bastos - Percussioni e Voce - Brasile
Roberto Lagoa - Percussioni e Voce - Argentina
Stefan Georghe - Fisarmonica - Romania
Gianfranco Campagnoli - Tromba - Italia
Roberto Schiano - Trombone -Italia
Franco Giaccia - Chitarra Elettrica - Italia
Piero de Asmundis - Tastiere - Italia
Gigi De Rienzo - Basso - Italia
Enzo Pinelli - Batteria - Italia
Daniele Sepe - Sax - Italia

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Tracklist
01 - Opa Zupa Zazazà (Hozic/Sepe)
02 - Asa Branca (Gonzaga/Teixeira) + Magalenha (Mendonça
Do Rio)
03 - Barbary Coast (Pastorius) + Ye Ceraylesh (Mejiri/Sepe)
04 - Mbegel (Niang/Sepe/Mejiri)
05 - Luiz (Azevedo) + Procissao (Gilberto Gil)
06 - Saoco (Ruiz)
07 - Sanie cu Zurgalai (Tradiz. Romani) + Olodum (Tradiz.
Brasileiro)
08 - Milonga de Mis Amores (Laurenz/Contursi)
09 - Black Market (Zawinul) + Un’altra Via D’uscita
(Iacobelli/Sepe)


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"Una
società in cui un oggetto per produrre musica si progetta
negli Stati Uniti, si produce (...in condizioni ignobili) in Cina
e poi viaggia per tutto il pianeta senza limitazioni diventando
un oggetto di culto dovrebbe essere una società muta. Senza
musica e senza gioia. Se le merci possono attraversare i cinque
continenti senza problemi mentre uomini, donne e bambini sono costretti
tra mille pericoli a scampare fame, ingiustizia e guerra significa
che dovremmo per decenza pedere la voce. "Nostra patria è
il mondo intero" recitava una vecchia canzone anarchica, ma
si sa gli anarchici finivano ghigliottinati, garrotati o in galera,
mentre le loro maestà di ieri e di oggi ancora ci guardano
dalle loro statue nelle nostre piazze, o sguazzano nelle piscine
del billionaire. Un mondo al contrario. Ma muti non vogliamo stare
e a cantare e ballare non devono restare solo questi "birichini".
In attesa della grande rivoluzione la Brigada Internazionale porta
in giro la meravigliosa musica della gente più povera della
terra. E lo fa in allegria. Per dispetto".
Daniele Sepe è un
semplificatore. Quando fa un disco non si limita a lasciare il prodotto
alla gestione dell'ascoltatore. No, lui deve dare una chiave di
lettura ben precisa e questa chiave è quai sempre illuminante
e assolutamente intelligente. "Brigada internazionale"
non fa eccezione. All'apertura del disco compare proprio la frase
che abbiamo riportato sopra che spiega e racconta tutto: meno male
che non ha prevalso l'ipotesi proposta all'inizio, ossia quella
di una società che resti muta.
La brigada messa insieme da Daniele è assolutamente internazionale
e, fortunatamente, non ha alcuna intenzione di restare muta. E'
il secondo disco di Daniele nel giro di sei mesi, dopo il bellissimo
"Kronomakia" di inizio primavera. D'altra
parte per tenere Sepe lontano dalle sale di registrazione forse
l'unica soluzione è sparargli. Rispetto al solito possiamo
solo notare che il suo chilometrico minutaggio (difficilmente resta
sotto i 70') questa volta viene un po' limato e il disco, per quanto
lungo, resta inferiore all'ora. Sono presentati nove brani, preceduti
da alcune introduzioni: in totale quindi i temi proposti sono 14
suddivisi in nove solchi, come emerge più chiaramente dalla
tracklist qui di fianco.
Nel programma dell'orchestra multietnica messa insieme da Daniele
Sepe molti brani brasiliani (tra cui il mitico "Asa
Branca" di Luiz Gonzaga/Humberto Texeira, "Procissao"
di Gilberto Gil e "Olodum" tradizionale
brasiliano), diversi tradizionali, alcuni spunti jazz ("Barbary
coast" di Jaco Pastorius, "Black
market" di Joe Zawinul), un classico di Daniele
come "Un'altra via di uscita"
oltre ai brani originali scritti da membri dell'orchestra come "Opa
zupa zazazà" di Adnan Hozic (Bosnia) e
Sepe oppure "Ye cerailesh" di
Marzuk Mejiri (Tunisia) e il solito Sepe o ancora "Mbegel"
di Ismail Njiang (Senegal), Sepe, Mejiri
Questo progetto vede coinvolto un gruppo di diciassette elementi
provenienti da Bosnia, Argentina, Svezia, Cuba, Romania, Brasile,
Senegal, Algeria e Italia, con sede a Napoli ed è un progetto
che ricorda da vicino quelli paralleli dell'Orchestra di Piazza
Vittorio a Roma (gli antesignani), di quelle di Piazza Caricamento
a Genova, di via Padova a Milano e di Porta Palazzo a Torino. Poteva
mancare Napoli dall'appello multietnico? No, non poteva.
Sono, queste orchestre, le migliori risposte possibili alla crescita
dell'intolleranza, del razzismo, della fobia per il diverso che
da Nord a Sud si stanno facendo strada per l'Italia. Oddio, c'è
sempre il rischio, o anzi la quasi assoluta certezza, che i razzisti
di ritorno questi dischi non li ascoltino nemmeno di striscio, ma
è importante che ci siano opere simili, che siano anche solo
un canto interno alla sinistra, ma determinante per non dimenticarsi
mai chi siamo, da dove veniamo e quali rischi corriamo.
Ma restiamo sul disco. Alcuni brani sono travolgenti come la già
citata "Asa Branca", di cui
mi ricordo una versione miracolosa di Antonio Infantino e i Tarantolati
i Tricarico negli anni settanta, ma questa versione non ha nulla
da invidiare a quella sotto il profilo dell'energia e della carica
anche di allegria che profonde una canzone che, invece, parla di
temi tragici: "Quando ho visto ardere la terra / come un
falò di San Giovanni / ho domandato al Dio del cielo / perché
tanto accantimento / che braciere, che fornace / neanche un ramo
di piantagione / per mancanza d'acqua / persi il mio bestiame".
Imperdibili sono poi anche "Procissao"
con una grande Auli Kokko alla voce: "Guarda là,
sta passando la processione / strisciando come un serpente per la
strada / Le persone che lì van passando / ci credono nelle
cose là del cielo / le donne cantando tirano versi / gli
uomini ascoltano si levano cappelli / Essi vivono penanndo qui sulla
terra / aspettando le promesse di Gesù".
Un mondo che soffre e fatica, ma che è ancora capace di farlo
in allegria. Emblematica in questo senso è "Un'altra
via di uscita", la canzone di Sepe e Dario Iacobelli
dedicata al commercio equo e solidale, già contenuta in "Jurnateri"
e di cui in rete è disponibile un bellissimo video: "Per
un anno il campesino sulla terra zappò / e il raccolto una
mattina al mercato portò / cotone, banane, cacao e caffè
/ dopo un anno di lavoro / quanto pensi gli hanno dato? / Tre soli
pesos solo tre / dopo un anno di lavoro di pesos solo tre".
Che dobbiamo dire? Per Daniele abbiamo imparato a sprecare i sciapò
(chapeau) e anche questa volta, tra un inchino, una hola e un applauso
dobbiamo tributarglielo ancora. Che i molteplici dei della musica
lo conservino in buona salute produttiva come ce l'ha consegnato
questo 2008.
Daniele
Sepe - Brigada Internazionale
"Nostra patria è il mondo intero"
Cd Manifesto - 2008
Nei negozi di dischi o sul sito (http://musica.ilmanifesto.it/)
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