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Le BiELLE RECENSIONI
Pooh: "Beat Regeneration"
Ritorno al Pooh-turo! Generazione rigenerata
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Roby Facchinetti (voce e tastiere)
Dodi Battaglia (voce e chitarre)
Stefano D'Orazio (voce e batteria)
Red Canzian ( voce e basso elettrico)

Arrangiamenti Danilo Ballo
Produzione: Pooh eDanilo Ballo

Tracklist

01. È la pioggia che va
02. La casa del Sole
03. Pugni chiusi
04. Che colpa abbiamo noi
05. Un ragazzo di strada
06. Eppur mi son scordato di te
07. 29 Settembre
08. Mi si spezza il cuor
09. Nel cuore e nell'anima
10. Per vivere insieme
11. Così ti amo
12. Gioco di bimba

Bisogna averne voglia. Per essere sulle scene da 40 anni ininterrottamente e rimettersi in discussione, prendendo il passato, nemmeno il proprio, e facendone una rilettura, non filologica, ma attuale. Ed è proprio quello che i Pooh hanno fatto con “Beat ReGeneration”. Se Fabrizio De André sentendo le sue canzoni arrangiate dalla Pfm disse: «Ecco, hanno messo la minigonna», questi classici del beat italiano rivisitati dai Pooh si può dire che abbiano messo i muscoli.

L’inizio infatti è chitarre elettriche sguainate, batteria e basso che pompano, e le note inconfondibili di “È la pioggia che va” dei Rokes che riempiono l’aria. “Eppur mi son scordato di te” della Formula Tre viene rivoltata come un calzino: parte “a capella” e prosegue con gli archi. Robusta “La casa del sole” dei Bisonti, scelta come primo singolo e delicati gli intarsi di chitarra acustica che Dodi Battaglia ricama sul corpo di “Nel cuore e nell’anima” dell’Equipe 84. Non è un’operazione nostalgia. Sono canzoni di ieri con la musica di oggi. Rigenerate.

«Il nostro disco - spiega Red Canzian, voce e basso elettrico - si chiama “Beat regeneration”. La scelta del titolo fa capire che non vogliamo assolutamente un disco nostalgico. Abbiamo fatto tutto il possibile per rifuggire la nostalgia, cercando di staccarci dal modo in cui quelle canzoni venivano cantate, di farne a tutti gli effetti canzoni di adesso dei Pooh. Vogliamo rigenerare le canzoni con le quali siamo cresciuti, quelle che andavamo in giro per le balere a suonare».

Se togliamo gli esordi, quando tradurre canzoni straniere era obbligatorio per tutti, questo è il primo disco di cover che i Pooh fanno. Ma le affrontano a modo loro, con i caratteristici impasti vocali, le voci che salgono fino al falsetto, si amalgamano e poi si scindono di nuovo in armonie multicolori. Ne esce un disco energetico, suonato come dio comanda, con grande calibratura dei registri e un’ottima scelta dei brani.

Un bonus in particolare merita la scelta di non aver voluto puntare su classici ancora più conosciuti, per non correre il rischio karaoke: sarebbe stato facile, infatti, e anche relativamente sicuro, puntare su brani come “Io ho in mente te” dell’Equipe o “Una ragazza in due” dei Giganti o “Sognando la California” dei Dik Dik, ma immediatamente il ricordo sarebbe andato alle tante trasmissioni televisive dove sconosciuti in coro cantano sempre le stesse canzoni. E poi - aggiunge Stefano D’Orazio, voce e batteria - la nostra operazione serve a far capire quanto importante sia stato il movimento beat e le canzoni che si scrivevano in quegli anni. E per reazione far capire quanto importante sia stata anche la nostra storia che si è sviluppata all’interno del beat, fino ad arrivare al progressive. E noi c’eravamo».

Proprio per questo i Pooh hanno puntato su brani di gruppi che non esistono più, con la sola eccezione di “Giochi di bimba” delle Orme, messa a chiudere il disco. Quindi niente Nomadi, né Dik Dik, né New Trolls, nonostante l’importanza che anche questi gruppi hanno avuto per il beat italiano: ma invece spazio ai Califfi di “Così ti amo”, cover italiana di “To love somebody” dei Bee Gees, ai Quelli di “Per vivere insieme” (“Happy Toghether” dei Turtles) a “Mi si spezza il cuore” degli Sorrows, a “Un ragazzo di strada” dei Corvi e “Pugni chiusi” dei Ribelli di Demetrio Stratos (che, per il difficile raffronto con la voce di Demetrio, resta forse il brano meno riuscito del disco). Una piccola summa del beat italico condotta con spirito, con garbo, con gusto e che ha aperto ai Pooh ambiti prima “proibiti”: «Con questo album siamo entrati in situazioni dove normalmente i Pooh non passavano – dice Roby Facchinetti, voce e tastiere e membro originario del gruppo – ad esempio a Radio DeeJay, ma a noi piace pensare anche che il nostro pubblico conoscerà canzoni che altrimenti, magari sarebbero state dimenticate ». Un’operazione faticosa e di successo, di successo, ma faticosa. precisa Dodi Battaglia, voce e chitarre: «Abbiamo preso questi brani di due minuti e abbiamo dovuto rimetterci le mani. Duravano troppo poco per gli standard odierni. Ne è venuta fuori una versione più muscolare, robusta, ma più nostra. Ma quanti ne abbiamo dovuti scartare!». Canzoni di ieri per ascoltatori di domani. Rigenerate e rigeneranti.

Pooh
"Beat ReGeneratiion"
Atlantic/Warner - 2008
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Ultimo aggiornamento: 04-02-2008
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