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Le BiELLE RECENSIONI
Max Manfredi: "Luna Persa"
Elogio della contraddizione
di Silvano Rubino


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Musicisti:

Max: voce , silent guitar (3),
chitarra classica (7, 12)

Marco Spiccio: pianoforte (3, 7, 9, 11)

Matteo Nahum: glockenspiel (3, 7, 10), chitarre classiche (5, 6, 9, 12), bouzuki irlandese (8), melodica (8), dobro (11),
slide guitar (11)

Fabrizio Ugas: chitarre classiche (5, 6, 8, 10), chitarra semiacustica (7, 9), voce (7, 10), chitarre acustiche (11), dobro (12)

Federico Bagnasco: contrabbassi (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12), floor tom (2), tamburello (2), tam tam (2), campioni di gocce (2), diapason (2), rumori vari (2), cimbali (7), sonagliera (7), piatti (7, 10),
voci (10, 12)

Roberto Piga: violini (2, 5, 9, 12)

Corrado “Dado” Sezzi: tam-tam (3), piatti (3, 8, 12), bidoni (3, 8), cajon (8), congas (8), darbuka (12), timbales (12), djembe (12), flloor tom (12), jamblocks (12),
triangolo (12), cabasa (12)

Marino Lagomarsino: violini (2, 3, 6, 9, 12)

Marco Diatto: viole (2, 3, 6, 9, 12)

Alberto Pisani: violoncelli (2, 3, 6, 9, 12)

Gianmarco Gaviglio: cromorni

Vladimiro Cainero: corni (2, 12)

Marian Serban: zimbalom (2, 8, 10)

Emanuele Le Pera: spring drum (3), tubi (3), ranocchie giocattolo (3), ududrum (5), ocean drum (6), piatti (6), zarb (8), acvigliere indiane (8), batteria di barattoli (10),
def (12), danmoi (12)

Eugenia Amisano: voci (6)

Gruppo Flamenco Almudena
(Bruna Learchi, Chiara Parisi,
Romina Parisi): taconeo (6), palmas (6), nacchere (6), voci (6)

Carlo Aonzo: mandolino (5, 6)

Edmondo Romano: piffero (6), clarinetto (6, 8), flauti dolci (8), sax soprano (12), mizmar (12), zurne turche (12)

Silvia Manfredi: clarinetto (5)

Filippo Gambetta: organetti (5, 8, 12)

Marcello Bagnasco: fisarmonica (7)

Maurizio Dehò: violino (8, 10)
Fanfara (8)

Edmondo Romano, sassofoni e clarinetti,

Emanuele Le Pera, davul e piatti

Daviano Rotella
: batteria (9, 11)

Paolo Maffi
: sax contralto (9)

Matteo Rabolini: rullante (10),
tamburone (10)

Fabio “Kid” Bommarito
: armonica (11)

Elias Nardi
: oud (12)

Banda Musicale S. O. C. Nostra Signora della Guardia
Genova – Pontedecimo (12)

Registrato e missato negli studi Maccaja di Genova da maggio a luglio 2008, tranne i sei contrabbassi di “Terralba tango” e i campionamenti de “L’ora del dilettante” registrati da Alessandro Paolini al Goblin Music Studio di Genova
Missaggio: Marco Canepa
Tecnico del suono ed editing:
Alessandro Caforio
Masterizzazione: Mastering-online, Berlino
“La fiera della Maddalena” è tratta dal cd “Max” (BMG Ariola/ Cantare in italiano), 1994, e cantata da Fabrizio De André e Max Manfredi. Registrata a Mulino Recording (Acquapendente) da Francesco Luzzi. Arrangiamento di Michele Ascolese, produzione artistica di Ezio Zaccagnini
Filippo Gambetta appare per gentile concessione di Felmay
Corrado “Dado” Sezzi usa percussioni Meinl e piatti e metalli Ufip, Matteo Nahum e Fabrizio Ugas suonano chitarre di Davide Castellaro, Max suona una chitarra di Antonino Airenti
Progetto grafico: Guido Castagnoli
Fotografie: Guido Castagnoli
Foto della Staffa di Pierpaolo Rinaldi, tratta dal recital ‘Batrax’ alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi.

Tracklist

01 Au clair de la lune
02 L’ora del dilettante
03 Il regno delle fate
04 Terralba tango
05 Retsina
06 Libeccio
07 Quasi
08 Zimbalom
09 Aprile
10 Il morale delle truppe
11 Il treno per Kukuwok
12 Luna persa
13 [bonus track] La fiera della Maddalena (con Fabrizio De André)

“Luna Persa” non è un disco che si lascia avvicinare facilmente. È scostante, impegnativo. Ti chiede attenzione, sensibilità. Ti chiede il coraggio di affrontare anche l’eccesso. Ma se gli concedi tutto ciò, ti avvince, ti conquista, ti seduce. Tanto da non voler smettere di scendere dal lettore, perché ogni volta scopri un angoletto nuovo, un’immagine che ti eri perso, una trovata che non avevi notato.

Diavolo di un Max. A sette anni dal suo ultimo disco di inediti ne aveva di cose da dire. E non si è di certo frenato. Non è un disco in cui domini il levare. Se cercate minimalismo, girate alla larga. Questo è un disco straordinario. E uso questo termine nel senso etimologico, perché dentro non c’è nulla, ma proprio nulla di ordinario, percorso com’è da una contradditorietà feconda.
È un disco barocco e struggente, solare e apocalittico, crudele e malinconico, colto e popolare, ostico e visionario.
È un disco di grande potenza, di parole, ma anche di arrangiamenti (trenta i musicisti coinvolti, più di cinquanta gli strumenti impiegati, più una banda musicale al completo…). C’è un bisogno di NON risparmiarsi (alla faccia delle dicerie sui genovesi…), di dire e di dirlo a voce alta. Ma anche angoli di quiete, di evocativa attesa, di luce mediterranea soffusa, di nostalgia.

Essere esaurienti in una recensione di Luna persa? Impossibile. Per raccontare la complessità di questo disco, i riferimenti stilistici, le influenze musicali, le scelte metriche, i mondi narrativi, le invenzioni linguistiche, i richiami culturali, persino geografici, ci vorrebbe un volume intero. Ammesso, tra l’altro, che il recensore abbia gli strumenti per individuarli tutti. E non è il mio caso. La complessità, però, sempre per il gioco delle contraddizioni feconde, si concilia perfettamente con la piacevolezza d’ascolto. Con il puro incanto sciamanico della canzone.

Luna persa è una full immersion nell’universo di Max Manfredi, che si apre (dopo una breve intro tradizionale, “Au clair de la lune”) con due canzoni simbolo. “L’ora del dilettante”, che rappresenta al meglio la vena apocalittica di questo disco, con quella capacità di raccontare in maniera non narrativa, trasfigurando tempi e luoghi in frammenti di immagini di grande potenza: un ritratto a tinte forti della televisiva società contemporanea, futura e futuribile, quasi un requiem suggellato da un arrangiamento dominato dagli archi.

Poi c’è quel gioiellino che si chiama “Il regno delle fate”, prediletta da Gianni Mura e non solo da lui, una canzone di ferrovia, fatta di percezioni frammentarie, di piccoli flash di vita da pendolare che vanno a sfociare, ancora, nella più tipica delle “visioni” maxmanfrediane (con i topi, presenza fissa delle sue canzoni, che escono dai tombini, “quando tutto sarà immenso come un grande carnevale”), sottolineata da un crescendo stile bolero.

Il viaggio prosegue, passando per una Genova piena di ponteggi e buche nel terreno, una piccola canzone alcolica dal titolo “Terralba Tango” (Terralba è lo scalo merci ferroviario vicino a Brignole, da cui il protagonista vede partire le sue tossine, come fossero rifiuti tossici) e approda, con “Retsina” in quella Grecia dell’immaginario che tanto piace a Max (nell’Intagliatore di santi si ritrovava nelle “Storie del porto di Atene”). Un approdo di quiete, di una dolcezza marina struggente, ti si inchioda in testa al primo ascolto e non ti molla. Si ritorna a Genova, “città di correnti”, con una trascinante ventata di “Libeccio”, fatta di una melodia flamencata e di fuochi d’artificio linguistici, una scossa a una città “imbuto di caroggi”, vittima di un “embargo” che è anche un “letargo”.

“Quasi” parla d’amore, come ne parla Max, l’amore inafferrabile e inafferrato, incompiuto, malinconico (sul filone di “Natale fuoricorso”, per chi conosce Max), mentre “Zimbalom” è il racconto in prima persona di un immigrato slavo (“L’inverno è un cane caldo, occhi di fari, muso di vetro/ l’inverno è spiccioli freddi nel sottopasso della metro”) su una melodia un po’ impervia, speziata di profumi forti, dal sapore balcanico. Ovviamente lo zimbalom, una specie di grande cetra suonata da bacchette di pelle di origine slava c’è, nell’arrangiamento della canzone. Lo suona Marian Serban. Pare sia stato difficile trovare un suonatore di zimbalon in Italia…

“Aprile” è un delicato gioco sul filo del paradosso, con il ribaltamento del topos canzonettistico dello “svegliatevi bambine” di Odoardo Spadaro. Qua le bambine, invece, vengono invitate ad addormentarsi, su una melodia che suona antica e volutamente un po’ in bianco e nero. Si ritorna dalle parti della Mitteleuropa con “Il morale delle truppe”, un’inusuale, per Max, canzone di impegno diretto, classicamente antimilitarista, anche se nel finale c’è sempre lo scarto, l’amore per l’inaspettato: “È sul fronte che la pace sembra una buona idea…/quando poi si torna a casa, si rimpiange la trincea”.

Chiude il disco vero e proprio (perché il brano “Luna persa” fa storia a sé), un’altra canzone di ferrovia, “Il treno per Kukuwok” dove un teleindicatore sballato dirotta fantasia e musica verso un’immaginario e malinconico Far West, perché “con l’aereo, col treno o con la diligenza / ogni posto va bene, purché non sia qui”.

Dicevo del brano che dà il titolo all’album, “Luna persa”, che canzone non è, ma racconto in musica (bellissima), un noir in versi, protagonisti due balordi, padre e figlia, tra pensioni sordide e spaccio di droga, stazioni e pizzerie gestite da profughi afghani. Quasi un film dal montaggio frenetico.
Per premio, a chi arriva in fondo ai 12 minuti senza cadere nella tentazione dello skip, c’è quella cosa meravigliosa che si chiama “La fiera della Maddalena”, bonus track recuperata nella versione originale del 1994, oggi introvabile, del duetto con Fabrizio De André. Che di quella canzone disse che gli era piaciuta subito perché “aristocratica e popolare” insieme. Il Max delle contraddizioni piaceva anche a lui.

Insomma, lo ripeto. Trattasi di disco straordinario. Anche nella sua assoluta mancanza di ruffianeria verso un pubblico che in generale ha sempre più voglia di cose ordinarie, facili. Per uno come Max, che chi lo apprezza da anni considera un talento ingiustamente rimasto per troppo tempo “di nicchia”, scegliere di fare un disco così è un azzardo. Avrebbe potuto, sfrondando, semplificando, sciogliendo, costruire un prodotto sempre di ottimo livello, ma magari più accessibile, più facile.
E invece no. “Luna persa” è Max in tutta la sua unica contradditorietà. Non posso che togliermi il cappello e continuare ad ascoltare. Sperando di trovarmi al più presto in numerosa compagnia.

Max Manfredi
Luna persa
Ala Bianca Group 2008
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale
My Space
Luna Persa su My Space
Ultimo aggiornamento: 25-09-2008
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