
Ascolti collegati

I Luf
Ocio ai luf |

I
Luf
Bala e fa balà
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I Luf
Il fiore del sambuco |

I Luf
Paradis del Diaol |

Massimo Priviero
Dolce resistenza |

Cisco
La lunga notte |
Musicisti:
Dario Canossi: chitarra e voce
Sergio "Jejo" Pontoriero: basso, chitarre acustiche,
percussioni e voce
Ranieri "Ragno" Fumagalli: baghet, flauti e ocarine
Fabio Biale: violino, mandolino e voce
Sammy Radaelli: batteria
Lorenzo "Puffo" Marra: fisarmonica e voce
Davide "Billa" Brambilla: fisarmonica
Marco Maggi: tastiere
Pier Zuin: highland bag pipe, bombarda, flauti e cucchiai
Jon Paul "JP" Asplud: bonghetti
Cesare Comito: chitarra acustica, banjo, armonica e voce
Anga Persico: violino
Vincenzo Zitello: arpa celtica
Gigi Scaccabarozzi: djembè
Mauro Canossi: voce in Me hò del Dudeh
Testi e musiche di Dario Canossi, tranne Paradis del Diaol (musica
tradizionale), Turna mia 'ndré (musica tradizionale), Nina-nana
(testo di Angelo Canossi), So nahit in Val Camonega (musica Lynyrd
Skynyrd), Me ho del Dudeh (testo di Davide Brivio)
Prodotto da I Luf, Dario Canossi e PerSpartitoPreso
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Tracklist
01. Aiva
02. Paradis del Diaol
03. Bala e fa balà
04. Turna mia 'ndré
05. Cunta e canta
06. Pater noster
07. Mè ho del dudeh
08. Hic hac de hòc héc
09. Ocio a la nona (ocio a la stria)
10. So nahit in Val Camonega
11. Nina-nana
12. I Luf
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Parte
benissimo, con un brano inedito dedicato all'acqua, "Aiva",
perché i Luf, oltre che bravi musicisti, sono da sempre impegnati
nel sociale e adericono al Forum italiano dei Movimenti per l'acqua,
perché "l'aiva l'è dré a finì /
l'aiva l'è dré a murì" (L'acqua sta per
finire / l'acqua sta per morire". "Aiva" è
un brano dolente e intenso, che da solo vale il disco "Acqua
nera che scorri lenta / dove andremo a finire / acqua nera che scorri
lenta / non gir più il mulino". Ma questo disco, una
bizarra raccolta di "successi" ha una caratteristica che
lo differenzia da qualsiasi prodotto affine. Riporta dodici brani
tutti in dialetto camuno, ossia della Val Camonica. Da cui il titolo
"So nahit in Val Camonega".
E sembra quasi che in questa
scelta possa celarsi un invito per gli amici del Club Tenco: non
trascurate tra gli album in dialetto della prossima rassegna il
camuno dei Luf. Che nel album ufficiali alternano dialetto e lingua
italiana da sempre e, a volte, anche brani in brianzolo nella serie
di dischi de "Il fiore del sambuco",
altra iniziativa solidale per "A forca da partilha" l'associazione
missionaria che si occupa dei meninhos de rua brasiliani.
"So nahit in Val Camonega - scrive Dario Canossi,
voce, autore e frontman dei Luf - non è solo il riassunto
delle puntAte precedenti, ma è un omaggia alla lingua Camuna,
che solitament echiamiamo dialetto. La prima lingua che ho imparato,
quella che ho usato per parlare con mia madre e mio padre, quella
che risuonava in cortile nei giochi e nelle baruffe, quella che
ci hanno proibito con l'ingresso alle scuole (mi ricordo ancora
le multe per chi la usava), quella che non ho mai imparato a scrivere,
quella che, a un certo punto della mia vita, è svanita dalla
mia vita perché io sono scomparso alla vista dei miei monti".
C'è tutto, effettivamente, qua sopra (e c'è anche
i più nel libretto). Le altre undici canzoni, oltre ad Aiva
che è l'inedito, sono tratte in modo paritetico dai precedenti
tre dischi dei Luf, con un ulteriore chicca, forse poco sentita,
perché "Mè hò del Dudeh"
("Io sono del '12") era presente solo in brianzolo sul
"Fiore del Sambuco/1". Per il resto tenetevi
a portta di mano il bel libretto (caratteristica comune agli album
dei Luf che da sola vale un bonus), perché il Camuno non
è facile nemmeno per un lombardo e, immagino, a sud del Po
sia totalmente incomprensibile. Sul libretto, a fianco alla versione
in dialetto, viene riportata la versione italiana, in modo da poter
seguire sia la fonetica del canto che il senso di ciò che
viene raccontato.
Partiamo dal tradurre i titoli: Paradis del diaol
ossia Paradiso del diavolo, che si appoggia su una melodia tradizionale
che si può trovare molto simile in un disco dei Waterboy,
è una magnifica storia di paese tra zingari, coltelli, latte
nella bottiglia e tempo che passa. "Vendi le braccia /
ma non la testa / impara a parlare e a usare la zappa. / E quando
n giorno arriverà la fine / fatti trovare senza le calze
/ non si va all'inferno senza scarpe ai piedi / e la vecchia con
la falce tornerà sui suoi passi". "Bala
e fa balà" ("Balla e fai ballare")
è canzone da danza sull'aia. Più pacata del Paradis
del Diaol, ma ugualmente popolare. "La porta sbatte, sbatte
la porta / la nonna è morta e ti tira i piedi".
"Turna mia 'ndré" ("Non
tornare indietro") deve più di qualcosa a "Mrs
McGrath" di Bruce Springsteen, che peraltro è,
in origine un motivo popolare. In questo caso lo si usa per raccontare
una storia della Resistenza nei paesi della Val Camonica. E, miracolo,
la fusione musica/testo/significato è perfetta. Una delle
più belle canzoni dei Luf.
"Cunta e canta" (Conta e canta)
è quello che promette di essere, una conta popolare, dove
si inizia dal 12 (il numero dei mesi in un anno) e si conta all'indietro
("Dodici castagne ballano sul fuoco ... unici fontane di
acqua e di vino ... dieci pini allargano le braccia")
fino alla conclusione che "Se uno dà i numeri è
possibile fidarsi?". Pensiamoci attentamente in questo
periodo di elezioni!
Travolgente il ritmo, come in buona parte del disco, come ancora
più travolgente è la successiva e bellissima "Pater
noster" - poc'incioster (Padre nostro - poco
inchiostro). Ironica rivisitazione (in italiano questa volta. Solo
l'inciso è in Camuno). Altra divertente storia di paese di
un matrimonio abortito sull'altare ("hai programmato tutto,
anche il pranzo col beluga / ma l'unica sorpresa è stata
la sua fuga". Imperdibile. Dopo due giri di danza scatenata
(se riuscite a non muovere le gambe durante il dittico "Cunta
e canta" e "Pater noster" avete la ruggine nelle
caviglie) è tempo di placarsi un po'.
E qui arriva la "Mè hò del Dudeh"
(Io sono del '12) di cui abbiamo già accennato. E' l'unico
testo non scritto da un Canossi, perché "Nina
nana" è stata scritta dal poeta omonimo
Angelo Canossi. Qui il testo originario era di Davide Brivio e Dario
ne ha fatto solo la trasposizione in Camuno. Siamo a un nuovo piacevolissimo
bozzetto paesano: "Il vecchio è stanco e si appoggia
al bastone / non viaggia più con i piedi, ma con la pancia
/ viaggia con i pensieri alle sue mille stagioni / non viaggia più
a benzina, ma viaggia bottiglioni". La musica lenta, accompagna
con profondità e affetto il testo, mentre il brano parlato
dal vecchio partigiano (Mauro Canossi, il padre di Dario?) è
il punto focale della canzone, ricordando quasi i recenti lavori
sulla resistenza degli Yo Yo Mundi: "Io sono del dodici
e sono nato con il castagno / ma il mio cuore pugne come una scheggia
/ ho bevuto sopra un prato, sotto l'acqua e in faccia al vento"
"Hic hac de hòc hèc"
ossia "Cinque sacchi di ceppi secchi" è un brano
che trae dalla tradizione popolare la filastrocca intraducibile,
ma la inserisce su un tessuto rock di prim'ordine, con percussioni
in evidenza, a duettare con le cornamuse come nella miglior tradizione
lupesca. "Ocio a la nòna, ocio a la htrea"
è uno dei primi brani dei Luf, uno di quelli che ce li hanno
fatti amare al primo ascolto. Incrocio di coro alpino, di Pogues,
di folk rock e di canzone d'autore. "So nahit in
Val Camonega" è un altro dei prestiti
lupeschi o meglio di riappropriazione delle radici popolari del
rock. La musica in questo caso è ben identificata ed è
i proprietà dei Lynard Skynyrd, ma nel furto quasi ci guadagna.
Un rock blues camuno con "mangio polenta tutti i giorni"
e "son diventato grande in mezzo ai boschi". "Nina
-nana" rallenta di nuovo i ritmi, cme si deve
concedere a un disco che va per finire. E' chiaramente una ninna
nanna e il testo è di Angelo Canossi. E' però un prefinale,
perché l'ultima parola se la prendono "I
Luf" ossia il brano eponimo, in modo che non
ci si possa dimenticare di loro. E' una versione senza coro alpino
e dal vivo, ma sempre molto intensa: "Occhio al lupo che
arriva dal Duf / non ride e se è arrabbiato morde".
E poi ripartono le danze.
Sono 50 minuti di emozioni, di danze, di attimi per pensare, di
impegno politico e sociale, di attenzione per le piccole cose del
mondo. Non è per niente che i Luf siano tra i preferiti da
Bielle e che l'affetto sia profondamente ricambiato (almeno speriamo).
Vogliamo farci male? Continuiamo a ignorare che in Italia ci siano
gruppi che fanno seria e autentica musica popolare! In caso contrario
ascoltiamo e facciamo ascoltare i Luf: una boccata d'aria fresca.
I Luf
"So nahit in Val Camonega"
PerSpartitoPreso- 2008
Ai concerti o sul sito
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