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Le BiELLE RECENSIONI
Alessio Lega e Rocco Marchi: "E ti chiamaron matta"
30 anni di legge Basaglia e un vecchio disco
di Giorgio Maimone


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Musicisti:

Alessio Lega (voce, chitarra);
Rocco Marchi (chitarre, basso elettrico, armonium, diatonica, glockenspiel, percussioni)

con: Francesco Baccolini (basso elettrico 2,3,5)
Lorenzo Valera (voce 1, 2, 5)

Registrato e mixato da MaxFicara
Masterizzato da Paolo Mauri

Testi e musiche di Gianni Nebbiosi
Produzione artistica di Rocco Marchi
Produzione esecutiva di Valter Colle

 



Tracklist

01 -In un anno e più d'amore
02 - Il numero d'appello
03 - E qualcuno poi disse
04 - Ti ricordi Nina
05 - Ballata dell'alcolizzato
06 - Emigrato su in Germania


Tra le tante ricorrenze di quest'anno pari Alessio Lega ha scelto di occuparsi di una delle meno celebrate: nel 1978, 30 anni fa, la legge Basaglia chiudeva i manicomi. Una legge tutt'altro che perfetta, soprattutto per tutto quello che "non" è seguito poi, ma un grossissimo passo avanti. 37 anni fa, invece era uscito un piccolo disco, un 33 giri in vinile, contenente solo sei pezzi: tre sulla facciata A e tre sulla B. Si intitolava "E ti chiamaron matta" e lo aveva scritto e inciso Gianni Nebbiosi, assieme a Giovanna Marini (che suonò nel disco). Gianni Nebbiosi non era un cantautore canonico, ma uno psichiatra e psicanalista romano che scelse di utilizzare la chitarra per portare avanti la sua battaglia politica.

A sufficienza per farcelo stare più che simpatico. Al suo attivo peraltro anche un gioiello di canzone come "Ma che razza de città", tratto dal suo secondo e ultimo album "Mentre la gente se crede che vola", uscito nel '74 per la Intingo. Dopo di che, da allora, per Nebbiosi non resta che la professione psichiatrica. I suoi dischi sono introvabili e il primo, "E ti chiamaron matta" (Dischi del Sole), è a tutti gli effetti un disco perduto. Nella sua ansia di divulgazione Alessio Lega sceglie quest'anno di riscoprire questo disco e di riinciderlo col fido Rocco Marchi e la voce di appoggio di Lorenzo Valera.

Il valore del disco è eminentemente documentario. I brani sono invecchiati e sono invecchiati male e non bastano i giochini di pianismo giocattolaio alla Pascal Comelade de noantri per attualizzarlo. Resta un documento. Un magnifico e terribile documento del tempo. Che era un tempo di lotta e di contestazione, un tempo in cui più dura colpiva la repressione, più forte dovevano essere i colpi della contestazione e della controinformazione. L'andamento dei brani è monofonico nell'intimo e tetro nella sostanza e "La ballata dell'alcolizzato" e "Ti ricordi Nina" avrebbero potuto essere tranquillamente sommerse dalle nebbie del tempo. Discorso diverso per "Il numero d'appello" e "In un anno e più d'amore" che, a distanza d'anni mantengono una forza interna commuovente.

Ma al di là di queste constatazioni che limitano e circoscrivono il valore artistico dell'opera in sè (sono altri tempi, molto peggiori, dove alla forza delle reazione non c'è un bel nulla da contrapporre), resta il valore documentario dell'operazione e una bellissima lettera di Gianni Nebbiosi ad Alessio, pubblicata sulla copertina del cd dove dice che "le cose in questi quarant'anni non sono tanto cambiate". E forse un nuovo lavoro musicale sulla malattia mentale adesso avrebbe avuto un sapore più attuale e interessante. I testi delle canzoni, che sono le cose più pregevoli, sono riportati sul blog di Alessio (http://venditordisassi.splinder.com/).

Lavoro da maneggiare con le molle, che, nonostante la sua brevità (18'54") lascia addosso un malumore difficile da togliere. Prezioso lavoro documentario alla Alan Lomax dei Navigli, quanto poi al piacere dell'ascolto è un altro discorso. Intimamente militante. Forse anche acriticamente?

Alessio Lega e Rocco Marchi
"E ti chiamaron matta (Gianni Nebbiosi)"
Nota - 2008
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Ultimo aggiornamento: 14-09-2008
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