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Compagnia cantante |

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A F. |

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Il jazz nel burrone |
Musicisti:
Alessio
Lega (voce, chitarra);
Rocco Marchi (chitarre, basso elettrico, armonium, diatonica,
glockenspiel, percussioni)
con: Francesco Baccolini (basso elettrico 2,3,5)
Lorenzo Valera (voce 1, 2, 5)
Registrato e mixato da MaxFicara
Masterizzato da Paolo Mauri
Testi e musiche di Gianni Nebbiosi
Produzione artistica di Rocco Marchi
Produzione esecutiva di Valter Colle
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Tracklist
01 -In un anno e più d'amore
02 - Il numero d'appello
03 - E qualcuno poi disse
04 - Ti ricordi Nina
05 - Ballata dell'alcolizzato
06 - Emigrato su in Germania

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Tra
le tante ricorrenze di quest'anno pari Alessio Lega ha scelto di
occuparsi di una delle meno celebrate: nel 1978, 30 anni fa, la
legge Basaglia chiudeva i manicomi. Una legge tutt'altro che perfetta,
soprattutto per tutto quello che "non" è seguito
poi, ma un grossissimo passo avanti. 37 anni fa, invece era uscito
un piccolo disco, un 33 giri in vinile, contenente solo sei pezzi:
tre sulla facciata A e tre sulla B. Si intitolava "E ti chiamaron
matta" e lo aveva scritto e inciso Gianni Nebbiosi, assieme
a Giovanna Marini (che suonò nel disco). Gianni Nebbiosi
non era un cantautore canonico, ma uno psichiatra e psicanalista
romano che scelse di utilizzare la chitarra per portare avanti la
sua battaglia politica.
A
sufficienza per farcelo stare più che simpatico. Al suo
attivo peraltro anche un gioiello di canzone come "Ma
che razza de città", tratto dal suo
secondo e
ultimo album "Mentre la gente se crede che vola",
uscito nel '74 per la Intingo. Dopo di che, da allora, per Nebbiosi
non resta che la professione psichiatrica. I suoi dischi sono
introvabili e il primo, "E ti chiamaron matta"
(Dischi del Sole), è a tutti gli effetti un disco perduto.
Nella sua ansia di divulgazione Alessio Lega sceglie quest'anno
di riscoprire questo disco e di riinciderlo col fido Rocco Marchi
e la voce di appoggio di Lorenzo Valera.
Il valore del disco è eminentemente documentario. I brani
sono invecchiati e sono invecchiati male e non bastano i giochini
di pianismo giocattolaio alla Pascal Comelade de noantri per attualizzarlo.
Resta un documento. Un magnifico e terribile documento del tempo.
Che era un tempo di lotta e di contestazione, un tempo in cui
più dura colpiva la repressione, più forte dovevano
essere i colpi della contestazione e della controinformazione.
L'andamento dei brani è monofonico nell'intimo e tetro
nella sostanza e "La ballata dell'alcolizzato"
e "Ti ricordi Nina" avrebbero
potuto essere tranquillamente sommerse dalle nebbie del tempo.
Discorso diverso per "Il numero d'appello"
e "In un anno e più d'amore"
che, a distanza d'anni mantengono una forza interna commuovente.
Ma al di là di queste constatazioni che limitano e circoscrivono
il valore artistico dell'opera in sè (sono altri tempi,
molto peggiori, dove alla forza delle reazione non c'è
un bel nulla da contrapporre), resta il valore documentario dell'operazione
e una bellissima lettera di Gianni Nebbiosi ad Alessio, pubblicata
sulla copertina del cd dove dice che "le cose in questi quarant'anni
non sono tanto cambiate". E forse un nuovo lavoro musicale
sulla malattia mentale adesso avrebbe avuto un sapore più
attuale e interessante. I testi delle canzoni, che sono le cose
più pregevoli, sono riportati sul blog di Alessio (http://venditordisassi.splinder.com/).
Lavoro da maneggiare con le molle, che, nonostante la sua brevità
(18'54") lascia addosso un malumore difficile da togliere.
Prezioso lavoro documentario alla Alan Lomax dei Navigli, quanto
poi al piacere dell'ascolto è un altro discorso. Intimamente
militante. Forse anche acriticamente?
Alessio
Lega e Rocco Marchi
"E ti chiamaron matta (Gianni Nebbiosi)"
Nota - 2008
Ai concerti o sul sito di Nota
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