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Le BiELLE RECENSIONI
Massimo "Ice" Ghiacci: "Come un mantra luminoso"
Scivola Ice in un disco senza meta
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Musicisti:

Ice: voce, cori, mellotron, chitarra convertibile, chitarra elettrica, chitarra acustica, banjo, percussioni, armonica, sintetizzatore, e-bow, piano elettrico distorto, theremin, glockenspiel, contrabbasso, basso elettrico, basso dobro,shennai,mandolino, pianola, clarinetto, tamburello;

Franco Borghi: pianoforte; Andy Pinetini: spinetta, sintetizzatore, organo; Christian Rebecchi: tromba, flicorno; Filippo Poppi: sega, fagotto; Michele Mazzieri: piatti, batteria, timpani; Paolo Dado Campani: sax; Fulvio Devil Pinto: batteria, percussioni;
Andrea Brighel Daviddi: chitarra elettrica; Gabriele GabbaLongoni: chitarra elettrica sei e dodici corde; Erik Montanari: chitarra elettrica; Revredn Fabio Vecchi: piano elettrico; Andrea Ferazzi: chitarra pedal steel; Ramblers Gospel Choir: coro.

Prodotto e arrangiato da Massimo Ice Ghiacci
Testi e musiche:Massimo Ghiacci


Tracklist

01. Niente è andato per sempre
02. Il vento
03. Vagamondo
04. Come due amanti
05. Brenda tra i treni
06. Solo per me
07. Tempo al tempo
08. Tatuaggi
09. Il gioco
10. Acida malia
11. Il fiore e le spine
12. Fratello di sogni
13. Luce




Se Massimo "Ice" Ghiacci non avesse fatto parte della storia della musica italiana di questi ultimi anni e se non ci fosse in fondo simpatico, questo disco non meriterebbe più che qualche riga in coda alla rubrica "Sotto la paglia - Ci sono piaciuti meno". Il disco è brutto. Visto invece i presupposti Ice ha almeno il diritto di sapere cosa non ci è piaciuto del suo "Come un mantra luminoso". E tra le cose che non ci sono piaciute c'è il titolo.

I Modena, a loro modo, sono una riprova della fallabilità della matematica: la somma dei valori non è uguale alla loro scomposizione. Ossia i Modena insieme valgono dieci, separati sette. Alberto Morselli se n'è anato ed è scomparso, Alberto Cottica coi Fiamma Fiumana si è incartato presto, Cisco ha fatto un uon primo disco da solista e un secondo degno, ma inferiori a quanto faceva dentro. Giovanni Rubbiani era partito alla grandissima coi Caravane De Ville, ma qualcosa deve essersi inceppato anche lì se sono ormai due/tre anni che non se ne sente più parlare. Ora anche Massimo Ice scivola sui Ghiacci o Massimo Ghiacci scivola sull'Ice di questo disco men che modesto. Scopriremo prima o poi che la grandezza dei Modena City Ramblers risiedeva tutta in Luca Gabibbo Giacometti, in Franco D'Aniello o in Francesco Fry Moneti?

Trovo particolarmente petulante che tutte le escursioni degi ex Modena o dei Modena in lbera uscita siano fatte riproponendo pari pari lo stile Modena. Ma allora perché fare un disco in proprio? Se l'idea è sempre quella del combat folk che forse non è morto come sembra (provate ad ascoltare i Dodici corde! Fanno combat folk è hanno cose da dire e i mezzi per farlo!) perché far questi dischi? Perché non ci propongono un bel disco di jazz o di musica elettronica? Un disco di solo musica sinfonica? Insomma altro.

E invece no! Massimo Ice Ghiacci propone canzone alla Cisco, con una voce meno magnetica e con dei contenuti affini. Molto a slogan, molto a frasi ripetute come vere parole d'ordine. Ma al di là di qualche immagine consueta e consunta di natura, alberi, luci, belle vibrazioni, il messaggio che arriva è scarico come una pistola scarica. Sono slogan caricati a salve: "Luce, voglio luce el mio giorno ... / come un mantra luminoso / come eterni alba e tramonto / nessun profeta, nesn messia giunto in ritardo / Solo luce luce luce luce nel mio sguardo"
("Luce", parola ripetuta 26 volte in 4'18" di canzone senza contare le volte che la pronuncia il coro!). Qual è il significato? No guru, no method no teachers? Ma Van Morrison lo diceva oltre 30 anni fa! E questa, signori della giuria, non è la più brutta canzone del lotto.

Che è invece "Tempo al tempo": una cagata pazzesca in cui la parola tempo viene scandita 47 volte in 3'59"!!! Roba da fare impallidire la luce di prima! E con assezioni di brillante caratura tipo: "Non puoi fermare il tempo, anche un minuto è l'eternità ../ Dà tempo al tempo ... / tempo che lascia il tempo che trova / tempo che indietro mai tornerà". Siamo a posto. La mia nonna avrebbe stilato delle liriche migliori. E a musica è brutta e molesta. No, qui davvero non si salva nulla. Non ne abbiamo tempo!

Ma altrove stanno le perle? Forse. C'è una canzone che si chiama "Il vento" che sembra il rifacimeno di quella di Mogol-Battisti, senza il genio di Battisti. E senza nemmeno quello di Mogol. In "Tatuaggi" troviamo inopinatamente che "gli orologi sembrano bussole e le bussole binocoli". Un po' troppo per le mie capacità di comprensione. Altre come "Il gioco" e la già citata "Il vento" sono vecchie, musicalmente vecchie. Già sentite nei dischi dei Modena. Autoplagi.

"Vagamondo" è già meglio; storia di un clochard cittadino (un barbone, insomma) che ha fatto dell'andare la sua filosofia di vita e campa dipingendo Monna Lise sul selciato. Insomma, niente di nuovo, ma si ascolta. "Brenda tra i treni" è una delle mie preferite: armonica a scandire il ritmo della ferrovia, banjo di accompagnamento, un piacevole country nostrano con un bel testo e, forse, non del tutto Modena: "Guardavi i binari fuggire lontano / oltre il tramonto e la città / in fondo, dicevi / l'amore è una curva nel viaggio. / Si dice sia semplice scordare le persone / sfumarne i volti e sostituirne il nome / si dice sia comil respito o come il camminare / ma la natura umana non è facile da capire / Brenda tra i treni, Brenda sorridevi / ma ora ho solo il mio destino nella mano". Peccato che sia una piccola perla non replicata.

"Solo per te" è gradevole, delicata, accurata ma non molto di più. Una bella canzone minore. "Tatuaggi" porta la macchia di quella frase imbizzarrita, ma ha un finale in chiave etica e gode di un'interpretazione convinta. "Acida malia" ha qualche ambizione letteraria in più: "Il gallo conta le ore da qui a un'altra alba / la gabbia dondola piano e dentro Fidel sonnecchia / il gusano sta scavando e un lupo canta alla luna / dipinta sul plazzo in questo cerchio i cemento / il pozzo ha un grata e quattro tartarughe"
, ma la miscela tex-mex funziona solo fino a un certo punto e il ritornello è tremendo: "Salvador, Salvador ciama i me amis". Mah? Non mi fa ridere. Peccato. Occasione persa.

Non sono male le penultime due canzoni: "Il fiore e le spine", delicato e breve acquarello: "fa che la rosa si alzi e non resti sottile / difendine il fiore prezioso e anche le spine" è un bel messaggio. Infine "Fratello di sogni", dedicata a Luca Gabibbo Giacometti, ricordato anche in una foto in coda al libretto: "Fratello di sogni, cresciuto nel fuoco / fratello di sogni, dove sei andato? / ... / la vita eterna è solo nel ricordo". Intensa, partecipata, sentita, senza essere mai sopra le righe. Un buon ricordo in musica per un amico musicista scomparso. Uno dei brani migliori del disco.

Facciamo le somme? Tre canzoni da buttare: "Tempo al tempo", "Il vento", "Il gioco". Tre belle: "Fratello di sogni", "Brenda tra i treni", "Il fiore e le spine". Altre sospese a metà. "Luce", "Acida malia", "Tatuaggi", "Solo per me" e un gruppetto che non lascia traccia: "Niente è andato per sempre", "Come due amanti", "Vagamondo". Troppo poco per giustificare un disco. Un peccato, un vero peccato. Di superbia? Lo starebbero a indicare i 22 strumenti suonati in solitudine da Ice. Forse troppi per potersi anche dedicare ai testi e alle musiche.


Massimo "Ice" Ghiacci
"Come un mantra luminoso"
Mescal - 2008
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 31-12-2008
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