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Le BiELLE RECENSIONI
Ettore Giuradei: "Era che così"
Asprezze e ruvidità che il tempo sa levigare
di Fabio Antonelli


Ascolti collegati


Ettore Giuradei
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Max Manfredi
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Musicisti:


Ettore Giuradei: voce, 2° chitarra acustica (6)
Marco Giuradei: pianoforte, vibes (9), cori (1, 4, 9)
Giuseppe Mondini: batteria
Danilo di Prizio: chitarra acustica
Domenico D’Amato: contrabbasso, cori (4)
Vincenzo Albini: violino

Testi e musiche di Ettore Giuradei tranne il testo di “Pasolini” liberamente tratto dalla poesia di Pier Paolo Pasolini “Vittoria” (in “Poesia in forma di Rosa”, ora in “Bestemmia”, Garzanti, 1993) per gentile concessione degli eredi di Pier Paolo Pasolini.

Produzione artistica: Ettore Giuradei e Marco Giuradei
Direttore degli arrangiamenti: Marco Giuradei
Assistenti per gli arrangiamenti: Ettore Giuradei, Giuseppe Mondini, Domenico D’Amato e Danilo Di Prizio.
Sound Engineer: Luca Tacconi

Registrato e Mixato nei mesi di Ottobre e Novembre 2007 allo studio “Sottoilmare” a Valeggio sul Mincio (VR) da Luca Tacconi

Masterizzato allo studio “carl Saff” di Chicago da Carl Saff.

Il pianoforte è stato registrato in una casa privata a S. Pietro in Cariano (VR).
L’alba di Maspiano è stata registrata a Maspiano (BS) nel mese di Giugno 2007 da Danilo di Prizio e Ettore Giuradei do
po una lunga notte.

Tracklist

01. Era che cosi’
02. Prendimi in un mazzo di fiorellini
03. La zingara
04. Stupito
05. Un attimo prima di dormire
06. Culo sulla lavatrice
07. Pasolini
08. Guardami
09. Epilogo (purificazione)

Il secondo disco per un artista è a volte più difficile di quello d’esordio perché è inevitabilmente il disco delle attese riconferme, da cui ci si aspetta che perlomeno riesca a bissare il livello qualitativo del precedente.

Forse per questo, perché in fondo ero rimasto così favorevolmente impressionato dal primo disco di Ettore Giuradei, molto rock e molto vigoroso, dal curioso titolo “Panciastorie”, da regalarne anche una copia ad un mio caro amico per Natale che, ponevo grande fiducia in questa nuova esperienza di Ettore.

Ecco però che Ettore Giuradei per il suo secondo disco cambia le carte in tavola, del gruppo del primo disco resta solo il fratello Marco al pianoforte e alla direzione degli arrangiamenti, ma ciò che è più sorprendente, cambia totalmente registro musicale, abbandonando il rock elettrico, per affidarsi ad una sorta di jazz di stampo teatrale, totalmente acustico e con una formazione d’impianto molto classico che vede appunto il fratello Marco al pianoforte, Giuseppe Mondini alla batteria, Danilo Di Prizio alla chitarra acustica, Domenico D’Amato al contrabbasso e Vincenzo Albini al violino.

Ma com’è il risultato di tutte queste novità? Beh, ho dovuto lasciar decantare il disco a lungo prima di poterne apprezzare al meglio il rivoluzionamento, un po’ come si fa con i vini acerbi che presentano asprezze e ruvidità che solo il tempo sa levigare.

Diciamo che in questo nuovo disco ci sono pezzi che si lasciano apprezzare da subito come “La zingara” introdotta da un vigoroso pianoforte e subito dopo da un romantico violino, una splendida alchimia tra un turgido tango e una malinconica melodia d’amore, con un testo davvero interessante che passa da “Poi bacio tutto / mastico un seno / lei che si gira/ torna contenta / e mentre salgo / sussurro piano / che questo è amore / e m’addormento con la sua mano” a “E appendo al muro/ il suo mistero/ me la saluto / col cuore nano / poi chiudo gl’occhi e m’addormento / ma gia mi sveglio / con la mia mano” lasciando intuire il ripiegarsi dell’amore su di sé, dopo l’abbandono dell’amata.

Anche “Stupito” ha un testo che sa rendere bene l’incomunicabilità che caratterizza molti momenti d’amore, con una musica molto cadenzata e teatrale, dall’andamento sincopato sempre in fragile equilibrio tra improvvise accelerazioni e brusche frenate, un po’ come spesso sono i burrascosi dialoghi tra due che si amano, in cui ognuno fa fatica a capire l’amato, perché in fondo come canta Ettore “è difficile capire l’incertezza delle cose / la verità che passa in ogni calice”.

Altro brano limpido è “Pasolini” il cui testo è tratto da “Vittoria”, poesia di Pier Paolo Pasolini tratta dalla raccolta “Poesia in forma di Rosa” ed ora inserita in “Bestemmia” e si apre con le note tristi, quasi piangenti, del pianoforte e si chiude con i seguenti versi “con la testa spaccata la nostra testa / tesoro umile della famiglia / grossa testa di secondo genito / mio fratello riprende il sanguinoso sonno / solo tra le foglie secche e i caldi fieni / d’un bosco delle prealpi / nel dolore e la pace d’un interminabile domenica / eppure questo è un giorno di vittoria”, versi di un’attualità incredibile, perché il dolore della morte non avrà mai fine così come la speranza in una morte non vana ma tributata ad un grande ideale di vittoria. Qui vi è davvero racchiusa la grandiosità di un poeta senza tempo.

Altrettanto bella è “Guardami” che ha una magnifica musica, giostrata tra il solo pianoforte prima e poi anche da batteria e contrabbasso un testo che parla ancora di un amore difficile, di un amore che non è consumato, il tutto è incredibilmente poetico “guardami guardami, / il tempo è lungo la pazienza è un limite / non preoccuparti / le mie lacrime prima d’allora moriranno / certo di te poco è rimasto / un’ombra stanca che non rimpiango / ormai non mi servi, / perché non ti dai / ad un sogno sporco / a qualcosa in più / ad una mano calda”, poi tre battute di contrabbasso aprono una bella coda strumentale portata a braccio infine da uno splendido violino.

A convincer meno invece sono i restanti brani, a partire dalla title-track “Era che così”, testo criptico e praticamente quasi ripetuto ossessivamente, introdotta da suoni e rumori di una nostra campagna registrati al suo risveglio, all’albeggiare, fino all’arrivo di una musica ossessiva come i versi e che sembra voler collegare questo nuovo lavoro al precedente, ma è solo un’illusione.

Il successivo pezzo “Prendimi in un mazzo di fiorellini”, infatti, ci strappa definitivamente dalle sonorità che caratterizzavano”Panciastorie”. Non c’è più alcun legame con il rock, qui la musicalità è decisamente acustica, seppure a tratti di rock ne esca ancora qualche eco, chissà forse sono i postumi di una sbronza rock, forse di una sbronza non solo rock, perché il testo mi è ancora piuttosto oscuro dopo tanti ascolti “Da quel piccolo buco / uscirà un mostro nero / un guerriero armato sgozzerà il prete buono / che dice la verità / Spensierato se ne va / non ci sono le ciliegie / solo quelle che sembrano ciliegie / beh che schifo! / e un fiume asciutto / faccio come Trucutra / e ci volo sopra / e ci volo sopra”.

Alla serie di brani criptici o per lo meno sospesi in precario equilibrio tra genio e follia, sogno e realtà, appartengono anche i brani “Un attimo prima di morire” e “Culo sulla lavatrice”, che sembrano in fondo due facce di una stessa medaglia: sogno il primo, risveglio dopo una notte da incubo il secondo.

Entrambi sono splendidamente musicati in chiave jazzata: impulsiva e vagamente balcanica è la musica suonata quasi senza prender fiato del primo brano, lenta e swingata anche se solo in apparenza quella del secondo, perché poi all’improvviso si abbandona a ritmi quasi forsennati per poi ripiegare ancora su sonorità blues più lente all’apparire della chitarra suonata dallo stesso Ettore.

A livello di testi, la prima potrebbe forse contenere, il condizionale è d’obbligo, la chiave di lettura dell’intero lavoro “Voglio sapere, / perché son qua / se provo a dire, la verità cosa non và, / avrà anche un senso quello che penso” ma questi versi della seconda “Poi la tua cagnolina / Che dorme sul divano / Non pensa neanche un po’ / Lo so che c’hai il sentimento / ma anch’io che sono un uomo l’affetto non ce l’ho” sembrano confondere nuovamente le carte.

Chiude il tutto, all’insegna della follia o della genialità, il nodo a questo punto non è ancora sciolto del tutto, il brano “Epilogo (purificazione)”, introdotto dal suono dei vibes, con il suo brevissimo e ripetitivo testo “E torniamo a vestirci da diavoli sotto natale Ci sarà Tempo per purificare”, fino a quando la cavata dell’archetto del contrabbasso ci riporta un’ennesima volta a sonorità rock che ricordano indubbiamente il primo lavoro.

Forse a questo punto l’avrete capito anche voi che il nuovo disco di Ettore Giuradei non è di facile comprensione, forse l’unico modo per apprezzarlo in pieno è abbandonarsi alla sua esuberante creatività senza cercare di capirlo in ogni sua frase ed in ogni sua scelta, perché come dice lui stesso: “i sospettosi non li sopporto….”.

Ettore Giuradei
Era che così
Mizar Records/Novunque 2008
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Ultimo aggiornamento: 30-11-2008
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