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Le BiELLE RECENSIONI
Flavio Oreglio e i Luf: "Giù"
Una somma che assomiglia a una sottrazione
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Flavio Oreglio (voce)
I Luf:
ario Canossi (voce, chitarra)
Sergio "Jeio" Pontoriero (basso, chitarre, percussioni)
Ranieri "Ragno" Fumagalli (baghet, flauti, ocarina)
Fabio Biale (violino, mandolino)
Sammy "Chupa" Radaelli (batteria)
Pier Zuin (highland bagpipe, bombarda, flauti, cucchiai)
Cesare Comito (chitarra acustica, banjo)
Stefano Civetta (fisarmonica e voce)

Ospiti:
Silvia Oreglio (cori in "Io vorrei")

Test e musiche: Dario Canossi, Flavio Oreglio, eccetto "Anima popolare" e "La fiera delle fole" di Oreglio, Canossi, Bonaffini. "Un'idea" di Giorgio Gaber rivsitata con affetto da Flavio Oreglio e i Luf

Produzione artistica: I Luf
Produzione esercutiva: Catartica
Arrangiamenti: I Luf

Foto: Ben
Progettografico: Zampediverse

 

Tracklist

01. Basta
02. Kabul
03. Vorrei
04. L'abito degli altri
05. Un'idea
06. La fiera delle fole
07. Il pensiero
08. Muro
09. Anima popolare



Un episodio che ricorda da vicino il parallelo lavoro dei Mercanti di Liquore con Marco Paolini: prendi un attore/autore, abbinalo a un gruppo rock, folk rock, power rock o che dir si voglia tra i migliori dell'ultima ondata, scegli un repertorio nuovo di canzoni che mescolino posizioni politico-sociali, un po' di buonumore, una citazione di Gaber, miscela per bene e avrai ... lo stesso prodotto? No, due prodotti diversi, Uno perfettamente riuscito e uno imperfetto.

Inutile dire che "imperfetto" è questo. E' uno di quei rari casi in cui la somma di due addendi da un risultato inferiore a quello atteso. Flavio Oreglio è bravo, scrive bene, recita meglio e ha pure una bella testa. I Luf sono uno dei miei gruppi preferiti dell'ondata post Modena City Ramblers: fanno una piacevolissima caciara-folk-rock spruzzata di sociale e di poesia. Eppure "Giù", che comunque non è per niente un brutto disco, non promette tanto quanto mantiene. Uno dei motivi è facile da intuire. Vi immaginate i Rolling Stones senza la voce di Mick Jagger? O i Modena senza Cisco (purtroppo questi li abbiamo visti)? O cosa sono diventati i Nomadi dopo Augusto Daolio? Ecco i Luf sono soprattutto la voce di Dario Canossi. Se togli Canossi e metti Oreglio il prodotto ne risente.

Oreglio non canta affatto male, ma la sua pronuncia è roboante, con un'eco interna che trasforma quello che viene detto (cantato) in una possibile trombonata. Lo si prende troppo sul serio. A Canossi meno. Può essere un difetto, ma anche un pregio. Fatto sta che nel pezzo iniziale "Basta" l'ironia evidente alla lettura del testo, all'ascolto evapori e una frase come "basta / politici e la loro casta / e diamogli un chilo di pasta / ad occhio gli basta" perde quella sfumatura che sa di strizzata d'occhio e assume un pericoloso odore di qualunquismo. Comunque anche se fosse una canzone dei Luf non andrebbe nel loro personale Olimpo. E' un elenco di luoghi comuni a cui si chiede di dire basta, ma basta per andare dove? Non assomiglia un po' a richiami del Cavaliere contro i teatrini della politica?

"Kabul" è meglio. Un ritmo tirato, una storia ambientata in Aghanistan e piena di sentire umano e umanitario. Certo "Di pace e di pane" dei "vicini" Sulutumana ha un altro afflato poetico ... ma i Luf sono questi. Combat folk fino in fondo con le caratteristiche proprie del genere. Più Modena dei Modena.

Scrive un'interessante introduzione Oreglio, all'interno del cd, che spiega da dove esce il disco: "Mi piace definire questo disco come "Il coraggio di un passo altrove". Tutto è cominciato con una magia che si è verificata nel gennaio 2008, quando in modo del tutto occasionale ho intrapreso una collaborazione con i Luf. Dal palco del teatro della Cooperativa di via Hermada a Milano, dove sotto la regia di Renato Sarti abbiamo messo in scena i contenuti del mio ultimo libro "Non è stato facile cadere così in basso", per approdare infine alla sala di incisione, ho avuto la conferma che "il coraggio di un passo altrove" stava dando i suoi frutti. Se, come è stato scritto "Non è stato facile cadere così in basso" è l'urlo disperato di chi lancia uno sguardo no superficiale al nostro mondo, il mondo musicale che abbiamo gerato si intona naturalmente ad esso. Abbiamo cercato di dare vita a una musica con l'intento di accarezzare e colpire sia le gambe che il pensiero".

Belle parole. E in parte anche vere. Ma solo in parte.Forse a un disco di teatro-canzone o di canzoni che nascono da un evento teatrale si chiederebbero anche le parole. E in questo caso il disco di Marco Paolini coi Mercanti indica la strada. Perché togliere a Oreglio il suo meglio (il monologo) e ai Luf il loro (la voce di Canossi)? Certo resta la gradevolezza continua della musica, molto ricca e molto curata nonostante la fretta con cui il disco ha visto la luce (ma i Luf sono abituati a lavorare in fretta), restano manciate di buone idee lanciate lì, ma lasciate un po' orfane (manca un testo che faccia da collante). Resta un disco brevissimo (33 minuti e qualche secondo) che fa muovere le gambe e che tocca il pensiero, ma resta anche il pensiero di un'occasione in parte mancata. Paolini recita, perché Oreglio canta? Si risponderà perché il disco è di Oreglio. Fino a un certo punto. Le canzoni sono tutte firmate a quattro mani (più due con Bonaffini, vecchio sodale di Flavio) e arrangiamenti e produzione artistica sono dei Luf.

Ma vediamo le altre canzoni, una per una. "Vorrei" è una canzone Luf al 100%, come musica, come testo, come struttura del canto, come testo: "Da Cinisi a Palermo/ da Palermo a Sanremo / danzeremo dal nostra vita / in piedi sull'arcobaleno". "E' importante avere un sogno / e poi scommetterci la vita / hano chiuso le finestre / si nascondono tra i sassi / ma 'è un'eco che ritorna cento volte sui tuoi passi". Cento passi e Peppino Impastato i riferimenti. Ottima canzone, funzionale al tema.

"L'abito degli altri" apre invece una parentesi Oreglio al 100%. La canzone ricorda quanto già proposto da Flavio nei suoi dischi solisti (Oreglio vanta collaborazioni precedenti, oltre che coi Luf anche con Luca Bonaffini e Davide Van De Sfoos in una non memorabile "Apucaliss adess"). Un brano molto simpatico che ricorda analoghi episodi leggeri degli chansonnier francesi. Segue "Un'idea" parzialmente riscritta (aggiornata?) dal testo di Giorgio Gaber: Si citano Ferrara, Berlusconi e il Papa, quasi una rilettura Agit-prop con nemici pronta cassa da poter spendere sull'attualità del momento, ma che condanno le canzoni a invecchiare ineluttabilmente solo pochi anni dopo. Ecco, Gaber è forse il difetto nel canto di Oreglio nelle canzoni più "lupesche". Gaber, grande artista per carità, aveva nel trombonismo forse il suo difetto capitale. L'indignazione non si coniuga con l'ironia. E' forse proprio per questo che Oreglio riesce meglio nei brani più gaberiani o più propri come "La fiera delle fole" scritta assieme a Bonaffini e che dello stile di Bonaffini risente positivamente.

Così come la prova più convincente al canto la dà ne "Il pensiero" che è una canzone assolamente gaberiana e che è seria dall'inizio alla fine. Una canzone impegnata e severa che affascina e conquista: "perchè il pensiero è un mitra che difende il tuo domani / iene sveglia la tua mente, la protegge con le mani / è la voce del silenzio, è il buio della luce / è il freddo del camino, è l'innocente sulla croce".

Dopo la parentesi Oreglio, sempre con l'accompagnamento caratteristico dei Luf, arrivano due brani molto "lupeschi" come "Muro" e "Anima popolare" (per quanto anche quest'ultima abbia la partecipazione di Bonaffini). "Muro" è un episodio serio ed epico dei Luf: "Quello che sprechi lo rubi a chi ha fame & ma quello che ha fame aspetta il tuo pane / fiuta nel vento, come fosse un cane". Anche "Anima popolare" ha un inciso molto serio, ma si apre in un ritornello solare e veramente popolare: "Populisti vestiti di stracci come briganti / si nascondono dietro un impero di carità / hano facce già viste, voci da replicanti / rare lacrimi, furbi sorrisi senza pietà / ... / Ma c'è un'anima popolare che alla porta ha busssato già / con la sua voglia di cantare dalla gola ti sgorgherà / è la musica di più gente che per quanto stonata sia / porta suoni anche a chi non sente con la virtù della fantasia".

Tiriamo le somme: Oreglio funziona quando sta sul suo, i Luf quando sono più Luf (anche l'accompagnamento di "Un'idea", insomma ... convince solo a metà). Un matrimonio forse d'amore, ma che non porta ad un raddoppio delle validità Meglio, molto meglio i cammini separati.

Flavio Oreglio e i Luf
"Giù (Non è stato facile cadere così in basso)"
I Luf / Catartica - 2008
Nei negozi di dischi e ai concerti

Sul web
Sito ufficiale I Luf
Sito Flavio Oreglio

Ultimo aggiornamento: 30-06-2008
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