
Ascolti collegati

Marco Paolini e Mercanti di Liquore
Sputi |

Marco Paolini e Mercanti di Liquore
Miserabili |

I Luf
Paradis del Diaol |

I Luf
Bala e fa balà |

I
Luf
Ocio ai Luf |

I Luf
So nahit in val Camonega |
Musicisti:
Flavio Oreglio (voce)
I Luf:
ario Canossi (voce, chitarra)
Sergio "Jeio" Pontoriero (basso, chitarre, percussioni)
Ranieri "Ragno" Fumagalli (baghet, flauti, ocarina)
Fabio Biale (violino, mandolino)
Sammy "Chupa" Radaelli (batteria)
Pier Zuin (highland bagpipe, bombarda, flauti, cucchiai)
Cesare Comito (chitarra acustica, banjo)
Stefano Civetta (fisarmonica e voce)
Ospiti:
Silvia Oreglio (cori in "Io vorrei")
Test e musiche: Dario Canossi, Flavio Oreglio, eccetto "Anima
popolare" e "La fiera delle fole" di Oreglio, Canossi,
Bonaffini. "Un'idea" di Giorgio Gaber rivsitata con
affetto da Flavio Oreglio e i Luf
Produzione artistica: I Luf
Produzione esercutiva: Catartica
Arrangiamenti: I Luf
Foto: Ben
Progettografico: Zampediverse
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Tracklist
01.
Basta
02. Kabul
03. Vorrei
04. L'abito degli altri
05. Un'idea
06. La fiera delle fole
07. Il pensiero
08. Muro
09. Anima popolare
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Un episodio
che ricorda da vicino il parallelo lavoro dei Mercanti di Liquore
con Marco Paolini: prendi un attore/autore, abbinalo a un gruppo
rock, folk rock, power rock o che dir si voglia tra i migliori dell'ultima
ondata, scegli un repertorio nuovo di canzoni che mescolino posizioni
politico-sociali, un po' di buonumore, una citazione di Gaber, miscela
per bene e avrai ... lo stesso prodotto? No, due prodotti diversi,
Uno perfettamente riuscito e uno imperfetto.
Inutile dire
che "imperfetto" è questo. E' uno di quei rari
casi in cui la somma di due addendi da un risultato inferiore
a quello atteso. Flavio Oreglio è bravo, scrive bene, recita
meglio e ha pure una bella testa. I Luf sono uno dei miei gruppi
preferiti dell'ondata post Modena City Ramblers: fanno una piacevolissima
caciara-folk-rock spruzzata di sociale e di poesia. Eppure "Giù",
che comunque non è per niente un brutto disco, non promette
tanto quanto mantiene. Uno dei motivi è facile da intuire.
Vi immaginate i Rolling Stones senza la voce di Mick Jagger? O
i Modena senza Cisco (purtroppo questi li abbiamo visti)? O cosa
sono diventati i Nomadi dopo Augusto Daolio? Ecco i Luf sono soprattutto
la voce di Dario Canossi. Se togli Canossi e metti Oreglio il
prodotto ne risente.
Oreglio non canta affatto male, ma la sua pronuncia è roboante,
con un'eco interna che trasforma quello che viene detto (cantato)
in una possibile trombonata. Lo si prende troppo sul serio. A
Canossi meno. Può essere un difetto, ma anche un pregio.
Fatto sta che nel pezzo iniziale "Basta"
l'ironia evidente alla lettura del testo, all'ascolto evapori
e una frase come "basta / politici e la loro casta / e diamogli
un chilo di pasta / ad occhio gli basta" perde quella sfumatura
che sa di strizzata d'occhio e assume un pericoloso odore di qualunquismo.
Comunque anche se fosse una canzone dei Luf non andrebbe nel loro
personale Olimpo. E' un elenco di luoghi comuni a cui si chiede
di dire basta, ma basta per andare dove? Non assomiglia un po'
a richiami del Cavaliere contro i teatrini della politica?
"Kabul" è meglio. Un
ritmo tirato, una storia ambientata in Aghanistan e piena di sentire
umano e umanitario. Certo "Di pace e di pane"
dei "vicini" Sulutumana ha un altro afflato poetico
... ma i Luf sono questi. Combat folk fino in fondo con le caratteristiche
proprie del genere. Più Modena dei Modena.
Scrive un'interessante introduzione Oreglio, all'interno del cd,
che spiega da dove esce il disco: "Mi piace definire
questo disco come "Il coraggio di un passo altrove".
Tutto è cominciato con una magia che si è verificata
nel gennaio 2008, quando in modo del tutto occasionale ho intrapreso
una collaborazione con i Luf. Dal palco del teatro della Cooperativa
di via Hermada a Milano, dove sotto la regia di Renato Sarti abbiamo
messo in scena i contenuti del mio ultimo libro "Non
è stato facile cadere così in basso",
per approdare infine alla sala di incisione, ho avuto la conferma
che "il coraggio di un passo altrove" stava dando i
suoi frutti. Se, come è stato scritto "Non è
stato facile cadere così in basso" è l'urlo
disperato di chi lancia uno sguardo no superficiale al nostro
mondo, il mondo musicale che abbiamo gerato si intona naturalmente
ad esso. Abbiamo cercato di dare vita a una musica con l'intento
di accarezzare e colpire sia le gambe che il pensiero".
Belle parole. E in parte anche vere. Ma solo in parte.Forse a
un disco di teatro-canzone o di canzoni che nascono da un evento
teatrale si chiederebbero anche le parole. E in questo caso il
disco di Marco Paolini coi Mercanti indica la strada. Perché
togliere a Oreglio il suo meglio (il monologo) e ai Luf il loro
(la voce di Canossi)? Certo resta la gradevolezza continua della
musica, molto ricca e molto curata nonostante la fretta con cui
il disco ha visto la luce (ma i Luf sono abituati a lavorare in
fretta), restano manciate di buone idee lanciate lì, ma
lasciate un po' orfane (manca un testo che faccia da collante).
Resta un disco brevissimo (33 minuti e qualche secondo) che fa
muovere le gambe e che tocca il pensiero, ma resta anche il pensiero
di un'occasione in parte mancata. Paolini recita, perché
Oreglio canta? Si risponderà perché il disco è
di Oreglio. Fino a un certo punto. Le canzoni sono tutte firmate
a quattro mani (più due con Bonaffini, vecchio sodale di
Flavio) e arrangiamenti e produzione artistica sono dei Luf.
Ma vediamo le altre canzoni, una per una. "Vorrei"
è una canzone Luf al 100%, come musica, come testo, come
struttura del canto, come testo: "Da Cinisi a Palermo/
da Palermo a Sanremo / danzeremo dal nostra vita / in piedi sull'arcobaleno".
"E' importante avere un sogno / e poi scommetterci la
vita / hano chiuso le finestre / si nascondono tra i sassi / ma
'è un'eco che ritorna cento volte sui tuoi passi".
Cento passi e Peppino Impastato i riferimenti. Ottima canzone,
funzionale al tema.
"L'abito degli altri" apre
invece una parentesi Oreglio al 100%. La canzone ricorda quanto
già proposto da Flavio nei suoi dischi solisti (Oreglio
vanta collaborazioni precedenti, oltre che coi Luf anche con Luca
Bonaffini e Davide Van De Sfoos in una non memorabile "Apucaliss
adess"). Un brano molto simpatico che ricorda
analoghi episodi leggeri degli chansonnier francesi. Segue "Un'idea"
parzialmente riscritta (aggiornata?) dal testo di Giorgio Gaber:
Si citano Ferrara, Berlusconi e il Papa, quasi una rilettura Agit-prop
con nemici pronta cassa da poter spendere sull'attualità
del momento, ma che condanno le canzoni a invecchiare ineluttabilmente
solo pochi anni dopo. Ecco, Gaber è forse il difetto nel
canto di Oreglio nelle canzoni più "lupesche".
Gaber, grande artista per carità, aveva nel trombonismo
forse il suo difetto capitale. L'indignazione non si coniuga con
l'ironia. E' forse proprio per questo che Oreglio riesce meglio
nei brani più gaberiani o più propri come "La
fiera delle fole" scritta assieme a Bonaffini
e che dello stile di Bonaffini risente positivamente.
Così come la prova più convincente al canto la dà
ne "Il pensiero" che è
una canzone assolamente gaberiana e che è seria dall'inizio
alla fine. Una canzone impegnata e severa che affascina e conquista:
"perchè il pensiero è un mitra che difende
il tuo domani / iene sveglia la tua mente, la protegge con le
mani / è la voce del silenzio, è il buio della luce
/ è il freddo del camino, è l'innocente sulla croce".
Dopo la parentesi Oreglio, sempre con l'accompagnamento caratteristico
dei Luf, arrivano due brani molto "lupeschi" come "Muro"
e "Anima popolare" (per quanto
anche quest'ultima abbia la partecipazione di Bonaffini). "Muro"
è un episodio serio ed epico dei Luf: "Quello
che sprechi lo rubi a chi ha fame & ma quello che ha fame
aspetta il tuo pane / fiuta nel vento, come fosse un cane".
Anche "Anima popolare" ha
un inciso molto serio, ma si apre in un ritornello solare e veramente
popolare: "Populisti vestiti di stracci come briganti
/ si nascondono dietro un impero di carità / hano facce
già viste, voci da replicanti / rare lacrimi, furbi sorrisi
senza pietà / ... / Ma c'è un'anima popolare che
alla porta ha busssato già / con la sua voglia di cantare
dalla gola ti sgorgherà / è la musica di più
gente che per quanto stonata sia / porta suoni anche a chi non
sente con la virtù della fantasia".
Tiriamo le somme: Oreglio funziona quando sta sul suo, i Luf quando
sono più Luf (anche l'accompagnamento di "Un'idea",
insomma ... convince solo a metà). Un matrimonio forse
d'amore, ma che non porta ad un raddoppio delle validità
Meglio, molto meglio i cammini separati.
Flavio
Oreglio e i Luf
"Giù (Non è stato facile cadere così
in basso)"
I Luf / Catartica
- 2008
Nei negozi di dischi e ai concerti
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