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Le BiELLE RECENSIONI
Ivano Fossati: "Musica moderna"
Un piccolo disco di grande rendimento
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Ivano Fossati(voce, chitarra elettrica)
Pietro Cantarelli(pianoforte, hammond)
Fabrizio Barale (chitarra elettrica)
Riccardo Galardini
(chitarra acustica)
Claudio Fossati (Batteria, percussioni)
Guido Guglielminetti (basso)
Mirko Guerrini (direttore orchestra)
Max Gelsi (basso)
Dario Deidda (contrabbasso)
Riccardo Tesi (organetto)
Vincenzo Zitello(baghet, tin whistle)
Lorenzo Corti (chitarre elettriche)
Orchestra Da Camera Della Campania

Testi e musica: Ivano Fossati
Produzione artistica: Ivano Fossati e Piero Cantarelli
Arrangiamenti: Piero Cantarelli
Produzione esecutiva: Piero Cantarelli



Tracklist

01 - Il rimedio
02 - Miss America
03 - Cantare a memoria
04 - Il Paese dei testimoni
05 - D'amore non parliamo più
06 - Last minute
07 - Musica moderna
08 - La guerra dell'acqua
09 - Parole che si dicono
10 - Illusione
11 - L'amore trasparente



E' un piccolo bel disco. Fin dalle dichiarazioni di principio e arrivando fino all'esecuzione. E' un disco raccolto, non tronfio, minuto e pertanto (e proprio per questo) gradevole. Fossati in "Musica moderna" mi ricorda quello che una volta era cacciatore di elefanti, poi era diventato cacciatore di moscerini, ma, alla posta, ogni tanto colpiva qualche elefante. Così è "Musica moderna". Non è "700 giorni" e neanche "La piante del tè", ma è buona musica per buone orecchie. E ogni tanto un calice di biondo nettare alsaziano.

"Musica moderna" è pacatamente rock, con una tensione ritmica sempre sottesa (a volte troppa. Papà Fossati dovrebbe essere un po' meno indulgente col figlioletto picchia-tamburi) e suoni vintage che ricordano un po' (alla lontana) l'approccio dylaniano in "Modern times" e, notate un po', là sono i tempi a essere moderni, qui la musica e entrambe i dischi hanno macchine in copertina: Dylan di notte e in città e Fossati di giorno in un paesaggio marziano. Ma i richiami finiscono abbastanza presto. E' solo il mood, l'approccio.

Per il resto sono 11 canzoni di buon corpo e di media lunghezza (47'32" in totale) con una buona alternanza di temi e di climi musicali. Non sono undici capolavori, sia chiaro. E la debolezza maggiore sta in alcuni testi d'amore che, quanto a dose di zucchero battono Jovanotti e dal punto di vista poetica navigano parecchie spanne sotto. Insomma Fossati ci tiene a farci sapere quanto è innamorato e quanto sta bene con la sua Mercedes (prima nei ringraziamenti sul libretto del disco), ma per farlo usa immagini sbiadite come: "Sei venuta giù dal cielo / o arrivata dalla strada non so / come un'eco dentro al mondo / più veloce, più lontano / Il primo giorno, la prima notte / che ti ho sognata coi miei occhi / mi sei sembrata così bella" ("Parole che si dicono"). Insomma, va beh l'amore, ma si potrebbe fare di più. Come pure tralasciabile è la frase dei "Il rimedio": "Dio lo sa / se ci vorrebbe fedeltà / l'amore è grande / e io sto qua". Mah ...

E pertanto i testi migliori sono quelli che più si aprono vero la realtà del mondo: da "La guerra dell'acqua" a "Last minute", da "Miss America" a "Il Paese dei testimoni", quasi in un ribaltamento globale con quanto avveniva nei dischi più recenti. Ne L'arcangelo, ad esempio era bella l'intimista "Baci e saluti" e orribili brani come "La cinese" e "Cara democrazia". In "Lampo viaggiatore" mi risultavano indigeste l'Uomo libero celentanesco e "La bottega di filosofia", mentre struggente era "C'è tempo".

Ecco, qui abbiamo il ribaltamento. Che è soprattutto nei testi. Musicalmente il disco è diretto, senza sovrastrutture, senza ambizioni troppo alte, senza prosopopea. Storie da raccontare cantando che passino dall'epopea dei grandi "Viaggiatori d'occidente" ai piccoli spostamenti degli attuali "Last minute", ma che nonostante l'ottica più ristretta raccontino molto bene il qui ed ora. Sia il nostro presente storico che la realtà di Ivano, 57enne appagato e tranquillo, forse privo persino dell'ansia di dover dimostrare qualcosa e per questo in grado di farsi ascoltare più di prima. Quasi lo stesso discorso che potrebbe farsi per l'ultimo Paolo Conte e il simmetrico opposto del De Gregori di questa fase. E non a caso i dischi di Fossati e Conte sono più accettabili del De Gregori 2008, forse, col suo "Per brevità chiamato artista", vera delusione della stagione, in un anno che ha visto anche il ritorno alla grande di Vecchioni e che aspetta di capire cosa bolla nella pentola di Mastro Guccini, in partenza a giorni per un tour di concerti.

Ma siamo qui per parlare di Fossati, uno dei caposaldi della grande canzone d'autore storica e tuttora in grado di suscitare emozioni con brani semplici, ma ben strutturati. Forse non ci sono frasi fulminanti o passaggi musicali indimenticabili, ma gli interventi di Vincenzo Zitiello in "Cantare a memoria" e di Riccardo Tesi in "D'amore non parliamo più" sono arte pura. Come pure alcune belle frasi sparse: "E non ha tempo per mangiare / servono scarpe nuove / serve una sigaretta / ha una rivoluzione nel cuore" nella bella e vagamente latineggiante "Miss America" o "Venite amici che sapete suonare a memoria / fatela ballare stanotte dov'è / come un'amica di strada / La troverò di nuovo / perché è la mia vita e la mia storia / E voi, se volete raccontare / raccontate questo amore a memoria" ( "Cantare a memoria") o ancora "Rivedo le tue labbra / di ragazza / bere sogni e birra insieme / i tuoi libri ordinati / e io fissare il cielo / tra le tue ginocchia / ero un campione di baci / E di bugie" ("D'amore non parliamo più".

Riassumendo: un piccolo disco per un grande autore che da qualche anno non scrive più da grande, ma che proprio cercando il piccolo ha ottenuto la sua cosa migliore da più di un decennio in qua (dal dopo Macramé, per intenderci). Buon disco che riconcilia in buona parte con questo "suonatore-contadino", come ha amato definirsi questa volta, che con la riscoperta della semplicità puà darci ancora pagine belle.

Ivano Fossati
"Musica moderna"
Capitol - 2008
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 10-10-2008
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