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Tracklist
01. L’orizzonte
02. Dal fronte non è più tornato
03. Ginnastica
04. Il Volo interrotto
05. La caccia ai lupi
06. Il canto della terra
07. Il cantante al microfono
08. Cavalli bradi
09. Il pugile sentimentale
10. Il bagno alla bianca
11. Variazioni su temi tzigani
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Quando
si ascolta un disco in cui si rinterpretano canzoni scritte in una
lingua diversa dall’italiano e per essere eseguite con la
sola chitarra, la prima cosa che ci si chiede è, se in questa
operazione si è mantenuto fede allo spirito con cui le canzoni
scelte sono state concepite dall’autore.
Nel caso di queste
11 canzoni tratte dal vasto repertorio di Vladimir Vysotsky, attore
e poeta russo, occorrerebbe conoscere bene la lingua russa e soprattutto
aver ascoltato le versioni originali giunte a noi tramite cassette
registrate davvero fortunosamente.
Nel mio caso, non possedendo
nessuno dei due strumenti di lettura, mi sono limitato ad apprezzare
questo disco dal titolo “Il cantante al microfono”
come fosse un disco di Eugenio Finardi o meglio un disco di musica
classica eseguito dall’egregio gruppo Sentieri Selvaggi
ed al quale Eugenio ha prestato la propria voce.
Forse però proprio
qui, nell’interpretazione davvero straordinaria e suggestiva
di Eugenio, è nascosto il vero valore di questo disco cui
ha ovviamente contribuito in maniera ragguardevole anche Filippo
del Corno che ne ha curato l’orchestrazione, trascrivendo
i pezzi ad uso e consumo dei Sentieri Selvaggi.
Ma cominciamo pure
questo viaggio nella musicalità russa partendo dall’introduttiva
“L’orizzonte”, una bellissima metafora della
stessa vita dell’attore-poeta russo, votata per intero al
dissenso e alla ricerca ostinata della libertà, senza guardare
i pericoli del regime che l’osteggiava e censurava, ma “quelli
che hanno imposto questa dura fatica stan cambiando le regole
del gioco ma è l’azzardo che mi attira e checché
poi se ne dica nelle curve più rischiose io m’infuoco”.
Tocchi di pianoforte
e la voce di Eugenio ci introducono alla triste e sofferta “Dal
fronte non è più tornato”, un’intensa
canzone dall’andamento tipicamente russo e con un bellissimo
testo “Non si tratta del vuoto che adesso io sento, si era
in due, solo ora ho capito che come fosse un falò che è
stato spento dal vento dal momento in cui non è tornato”.
E’ invece un
giocoso clarinetto ad aprire la dinamica ed indiavolata “Ginnastica”,
ironica canzone sulla filosofia che stava dietro il regime russo
“In questa corsa non c’è un primo, e non perde
mai nessuno, il surplace ci rende tutti identici”, qui è
davvero superlativo Eugenio nel canto.
Con “Il volo
interrotto” si torna ad una musicalità più
mesta e scura e ad immagini di grande poeticità “Fu
inseguitore di uno stile puro dico sul serio non è falsità
scriveva versi sulla neve e poi e poi la neve svanirà,
si scioglierà. Ma continuò la grande nevicata gettava
versi sul tappeto lieve lui rincorreva a bocca spalancata cristalli
di grandine di neve”.
Un martellante pianoforte
dialogante con un vibrafono ci portano a “La caccia ai lupi”,
canzone dall’andamento tipo marcia che ha come tema la lotta
per l’agognata libertà inserita nella metafora della
caccia ai lupi “Parte il gioco della caccia, la caccia al
lupo e bestie sembrano, e mirano già la lupa, il branco,
il cucciolo e il capo rossa è la neve di bandiere e di
viltà. Non è un gioco ad armi pari ci chiuderanno
la libertà tra le bandiere per stare sicuri che la mano
non tremerà”.
Lenta, compassata,
chiusa su stessa, è l’addolorata “Il canto
della terra” quasi un’orazione funebre sulla tanto
bistrattata terra, vittima delle angherie dell’uomo “E’
squarciata da ogni trincea dai crateri di bombe è ferita,
i suoi nervi in questa odissea, tormentati rimangon in vita”.
Molto teatrale e ben
interpretata da Eugenio è la title-track “Il cantante
al microfono” una canzone che parla della personale lotta
tra il cantante Vladimir ed il microfono visto anch’esso
come un nemico, quasi che sia suo destino lottare sempre. E’
davvero una bella metafora della vita “Si avvolge nella
sua bella forma plastica lui che ha la testa di un serpente e
se sto zitto morsica e mi mastica io canterò finché
la vita lo consente” e così è stato.
E’ la sola voce
del pianoforte per quasi tutto il brano, fino alla coda del clarinetto,
a far rivivere “Cavalli bradi” amara riflessione del
poeta russo sulla propria vita e soprattutto sul suo momento ultimo
e le parole utilizzate a descrivere quest’ultimo viaggio,
che è poi il viaggio di tutta una vita, sono sublimi “Non
si arriva mai in ritardo se c’è Dio che ci riceve
ma perché gli angeli in coro hanno voci così cattive.
Io non so se è il singhiozzo che fa il suono così
grave o sono io che non vorrei e urlo a voi di andare altrove”.
L’unico brano
che già conoscevo, perché utilizzato precedentemente
anche da Vinicio Capossela è “Il pugile sentimentale”
qui in una versione più seriosa e meno tirata, ma ugualmente
brillante e venata di amara ironia come recita il finale “La
vita è proprio OK lui dice, e pensa un po’, okappa
per qualcuno, per gli altri è kappaò!”.
Con tristi sussulti
di pianoforte cui fanno eco vibranti archi, inizia “Il bagno
alla bianca” e si ritorna ad una musicalità impregnata
di Russia con il suo andamento cadenzato, con i toni fortemente
drammatici e teatrali a raccontare ricordi di deportazioni, di
gelo, di nebbia, di alcool con versi di intensa liricità
“E fu pianto e fu alcool da vomito fra paludi e i sentieri
più bui, e lui sul cuore per fargli comprendere che quel
cuore batteva per lui. I dettagli mi mettono i brividi, il vapore
mi annebbia e io so che scordando le nebbie più gelide
in questa nebbia io entrerò”.
Pianoforte, flauto
e poi anche un affascinante vibrafono ci addentrano in “Variazioni
su temi tzigani” la cui musica è decisamente accattivante
e ballabile, com’è tradizione nella cultura tzigana
in cui vi è sempre una tensione verso la gioia che si alterna
ad una ricaduta nella tristezza, così come denotano gli
stessi versi “Fiaschi verdi in osteria bianco il tovagliolo
clown e miseri hanno un cielo e io nemmeno un volo”.
Tirando le somme ci
troviamo tra le mani un disco davvero colto e raffinato grazie
alla trasposizione in chiave classica di brani immortali, in cui
non è tradito lo spirito di ribellione e di lotta che hanno
caratterizzato la vita di Vladimir Vysotsky, che è un po’
lo stesso del suo validissimo interprete Eugenio Finardi che ha
dimostrato qui di avere grandi doti vocali sapendo controllare
al meglio la propria voce anche nelle tonalità più
basse in cui è difficile mantenere fiato e controllo del
vibrato.
Eugenio Finardi
"Interpreta Vladimir Vysotsky -Il cantante al microfono"
Ala Bianca- 2008
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