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Le BiELLE RECENSIONI
Eugenio Finardi: "Il cantante col microfono"
Pippone a mano singola
di Leon Ravasi


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Musicisti:

Eugenio Finardi: voce

Sentieri selvaggi:
Paola Fre: flauto
Mirco Ghirardini: clarinetto
Paolo Pasqualin: vibrafono

Andrea Rebaudengo: pianoforte

Piercarlo Sacco: violino

Paola Perardi: violoncello

Carlo Boccadoro: direzione
Filippo Del Corno: orchestrazione

Vladimir Vysotsky: musica e testi
Sergio Secondiano Sacchi: traduzione italiana


Tracklist

01. L’orizzonte
02. Dal fronte non è più tornato
03. Ginnastica
04. Il Volo interrotto
05. La caccia ai lupi
06. Il canto della terra
07. Il cantante al microfono
08. Cavalli bradi
09. Il pugile sentimentale
10. Il bagno alla bianca
11. Variazioni su temi tzigani

Alzi la mano chi ha ascoltato questo disco per intero. Alzi due mani chi lo ha apprezzato per intero e ne alzi tre chi si è entusiasmato. Il risultato potrebbe tendere a uno: Sergio Secondiano Sacchi, deus ex machina dell'intera operazione (compresa la targa Tenco?). Volete una controprova? Provate a chiedere in giro: non troverete uno, dico uno dei principali critici musicali che affermi che questo disco gli sia piaciuto. "E' un'opera degna", "Culturalmente importante", "Ha avuto coraggio", "ha dimostrato eclettismo". Ma se guardate bene lo stesso Finardi in diverse interviste si è scagliato contro le canzoni fatte di solo testo e niente musica.

Ciò detto bisogna dire che Eugenio è bravissimo e che ancora una volta dimostra di essere in grado di gestire qualsiasi contenuto. Negli ultimi anni ha cantato in un disco di musica sacra, in uno di fado, in uno di blues e in uno di musica colta. Eclettismo a tutta prova? O indifferenza ai contenuti? Una sorta di Pavarotti de noantri che canta di tutto e di più? Possiamo aspettarci prossimamente il Finardi Day con ospite Bono, Zucchero e i due tenori rimasti? Forse. Perché stupirci? Io mi ricordo un commento preciso e tagliente di Franco Fabbri che, ancora anni fa, disse: "Finardi si è accorto di essere superiore come esecutore che come autore e ha scelto di cambiare campo".

Sostengo da tempo che siamo invasi da musiche di tutti i tipi e di tutte le forme, oltre ogni possibile capacità umana di godersele e ascoltarle; quindi non sarebbe indispensabile rieditare tutto l'edito del mondo, anche perché non tutto quello che è uscito deve necessariamente uscire ancora. Vysotsky, con buona pace dei suoi cultori, ha avuto un'importanza storica in un ben preciso periodo. Periodo che storicamente è stato superato e non esiste più. Fuori da quello il valore artistico del nostro (che amava dire di sè: "Sono molto migliorato come chitarrista: conoscevo tre accordi, ne conosco quattro") è limitato ai testi. Forse. Per chi ci vuole credere. Se posso astenermi dal fare parte di una schiera di adoranti zelatori affermo di nutrire pure seri dubbi sul valore di alcuni dei testi che sono stati qui riproposti. Datati, polverosi, vecchi: "Han già spazzato tutto per non lasciare impronte / Copritemi di ingurie, calunnie e disonore / ma c'è solo un traguardo, la meta e l'orizzonte e là sarò il vincitore/ Non tutti hanno accettato / e' dura la scommessa / poi via e accada quel che accada / per questa gara qui c'è un'unica premessa / andare e ancora andare per la strada / e con furore il motore va, / tra i pali si allontana la città / chissà cos'è la macchia nera / un gatto o un abito da sera" ("L'orizzonte"). Bravissimo Finardi e grandiosi i Sentieri selvaggi di Carlo Boccadoro che lo accompagna, ma siamo a Marinetti o giù di là con 40 anni di ritardo! Certo c'è il dissenso russo, la metafora della sfida al potere, il valore storico, ma perché dovrei ascoltarle adesso?

Insomma "Finardi interpreta Vysotsky" è un pippone a mano singola eseguito da un grande interprete, accompagnato da un ensemble di assoluto valore. Ascoltatelo. Vi sentirete più buoni e più colti. Ma per quale motivo qualcuno dovrebbe comprare un disco siffatto? Al massimo assistere al concerto, ala performance dal vivo, impareggiabile e impagabile. Ma un disco è per natura replicabile e siamo sicuri che ci sia tanta gente oggi che abbia bisogno di replicare all'infinito le "Variazioni su temi tzigani" o "Il bagno alla bianca"? Per quanto mi riguarda posso tranquillamente affermare che anche le canzoni che preferisco "E dal fronte non è più tornato" o "L'orizzonte" sentite una volta non scatenano il tormentato desiderio di rimetterle sul lettore.

Ma non tutti intendono il disco allo stesso modo.C'è chi ritiene che l'opera fonografica, comunque intesa debba essere materiale museale, come traspare da questi versi d'annata: "Sul burrone, proprio al baratro / al limite del buio / i cavalli sto frustando sempre più / e il cuoio sembra acciaio / e non so perché manca l'aria / con ansietà io nebbia ingoio e una voce entro me ice che scompaio / io scompaio". ("Cavalli bradi"). Ma se non ne avete l'obbligo, fatevi un regalo: non ascoltate questi dischi. Sappiate che ci sono e non perdetevi Finardi dal vivo. E' bravo.

Eugenio Finardi
"Interpreta Vladimir Vysotsky -Il cantante al microfono"
Ala Bianca- 2008
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Ultimo aggiornamento: 21-12-2008

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