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Musicisti:
Edoardo Bennato (chitarra 12 corde, kazoo, armonica, tamburo)
Altri
Test e musiche: Edoardo Bennato
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Tracklist
01.
Il gioco delle tre carte
02. C'era un re
03. Le ragazze fanno grandi sogni
04. Asia
05. Lo zio fantastico
06. Sinistro
07. Rinnegato
08. Tutto sbagliato, Baby
09. Arrivano i buoni
10. Stop America
11.Every day every night
12. Non è amore

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Non
è un vero cd. Ma contemporaneamente lo è o lo rapresenta
adeguatamente. Edoardo Bennato da qualche tempo non riesce più
a fare dischi con la facilità che gli verrebbe naturale.
Vittima di un processo di rimozione che in parte ha provocato lui
stesso e in cui, in buona parte, è rimasto incastrato nel
ruolo del perdente. Forse non è il caso di buttare via il
bambino con l'acqua sporca. E Bielle men che meno potrebbe farlo,
visto che nasce su presupposti diametralmente opposti, ossia dare
voce a chi non ne ha. Strano, pensando a Edoardo che è stato
campione di vendite per anni e million sellers ai tempi delle sue
favole rock, Ma da un certo punto in poi, quasi senza che fosse
possibile accorgersene, è scivolato dal trono nel dimenticatoio.
Insomma "Così è se vi pare", il cd allegato
al libro omonimo, è qui per dimostrare che ascoltare Edoardo
Bennato è cosa buona e giusta. E' rock, è urticante,
antipatico e ostioso, ma almeno è contro ed è sempre
più incazzato.
E poi, poche palle, chi è in grado di mettere in
fila dodici brani oggi, per un totale di oltre 48 minuti e avvincere
dall'inizio alla fine? Pochi. Certo i brani non sono tutti nuovi,
ma provate ad ascoltarli con cura, sia i prezzi nuovi (tre inediti)
che i più vecchi (c'è anche "Arrivano
i buoni" che risale al 1974 e "Rinnegato"
del 1973), e provate ad affermare in coscienza che dentro a ognuno
di essi non si trovino spunti di discussione. Con cui magari non
essere d'accordo, ma non è forse importante che ci sia chi
in 30 anni e passa di carriera non si sia stancato di "rompere
i coglioni"?
Lasciamo per ora perdere il libro "Così
è se vi pare" di Aldo Foglia (edizioni
Baldini Castoldi Dalai) di cui parleremo a parte e che qui svolge
solo la parte di contenitore del prezioso cd. Il libro non è
altrettanto prezioso e, per motivi imprecisati, non è piaciuto
nemmeno allo stesso Bennato che, a lavoro ormai finito, ha cercato
di bloccarne la pubblicazione. Ma questa è un'altra storia.
Il cd (fantasma) si apre con uno degli inediti "Il
gioco delle tre carte". Non è facile capire
perché l libro che riporta anche alcuni testi delle canzoni
di Bennato non ritenga il caso di citare i testi dei brani contenuti
nel cd, ma non è questa la sola sopresa in negativo dell'operazione
editoriale: in tutto il libro del cd non si fa cenno se non in uno
strillo di copertina. Nulla sappiamo quindi della sua gestazione.
I brani nuovi va bene (ma chi suona?), i vecchi vengono da vecchie
registrazioni o si tratta di nuove esibizioni? Nebbia.
"Il gioco delle tre carte - dice
Edoardo Bennato - è quello di un imbonitore che per strada
invita la gente ad avvicinarsi, dicendo anche se perdete almeno
vi divertite. E' fatto one-man-band, io con chitarra, armonica e
tamburello, come si può vedere sul video scaricabile dal
mio sito. Questo è gioco che hanno inventato quei politicanti
che prima urlano "via dallo sporca guerra" e poi si rimangiano
tutto per restare in sella". Ottima la resa e la grinta di
questo rock acustico e la grana politica evidente in tutto il brano.
"Questo è il gioco delle tre carte / non arrendetevi,
e se perdete un altra volta non disperatevi / in cambio di pochi
diritti d'autore / io vi stupirò nel mio show di prestigiatore.
/ Questo è il gioco delle tre carte / sarà illegale,
ma è inebriante, elettrizzante, spettacolare / più
alta è la posta e più vi divertirete, / più
alto è il rischio e più ci riproverete".
Come direbbe un noto imbonitore dei nostri giorni: "è
il teatrino della politica, baby!"
Segue "C'era un re", che da
solo vale un concept album: una riscrittura della storia dell'unità
d'Italia, vista da sud. "Un folle colpo di mano" con cui
poche persone (Vittorio Emanuele, Cavour, Mazzini, Garibaldi e Bixio)
si inventarono l'Italia, riunendo sotto un'unica bandiera quella
che Metternich aveva "giustamente" definito un'espressione
geografica. "Ci hanno insegnato a interpretarla come un'offesa,
ma Metternich era forse il vero solo politico dell'epoca, aveva
viaggiato e aveva capito che c'era troppa differenza tra sud e nord
dell'Italia, per cui metterla insieme era ed è rimasta un'idea
bizzarra". Così adesso "c'è chi brucia la
bandiera / e chi incendia spazzatura". Attuale, vero? E sul
fatto che l'Italia sia un'idea politica partorita dalla mente di
pochi si può anche concordare. Un rock blues dalle robuste
venature, molto parlato, ma d'altra parte quando c'è un'impellenza
di raccontare, le parole servono.
"Le ragazze fanno grandi sogni"
è invece un brano del Bennato già più oscuro,
parlando sotto il profilo del successo di massa. Uscito nel 1995,
il brano non è riuscito a sfondare anche se l'entourage bennatiano
lo ritiene uno dei brani più belli del nostro. Lo ricorda
anche Aldo Foglia sul libro e in effetti viene da chiedersi cosa
manchi a "Le ragazze fanno grandi sogni"
per essere ricordata. Morbida ballata come altre nel repertorio
di Edoardo, cantata bene e suonata con ricchezza di colori. Peccato.
"Le ragazze sono come fiori profumati di fragilità
/ma in amore sono come quercie / e qui dall'altra parte siamo noi
/ incerti ed affannati siamo noi, / violenti ed impacciati siamo
noi / che non ne veniamo mai a capo"
Un brano "minore" forse è "Asia"
(del 1985, tratto dal contrastato "Kaiwanna")
, rockaccio duro, ma un po' qualunque nel suo evolversi, per quanto
non manchino spunti di interesse nei testi: "Iran, notte
nella mente / nella Guerra Santa / nessuno vincerà / Saigon
da dimenticare / la rivoluzione all'ombra di Phnom Phen / Baghdad,
porta dell'Oriente / missili fatati ai bori del bazar".
E' morbido invece l'approccio a "Lo zio fantastico"
(dedicata al suo vero zio Alfredo) che punta su un'altra cifra distintiva
di Edoardo: la capacità di ricreare un mondo, passato, attraverso
la citazione di pochi, semplici elementi, ma di immediata comprensione.
"Signorine pallide / storie di anni Trenta / e lo zio Fantastico
che ce le racconta / c'era ancora il valzer e tutti erano felici
/ ma lui pensava a Cuba / ed ai suoi ritmi audaci / e una sera perse
l'ultima corriera / ogni due chilometri una lampadina / tutto quello
scuro non lo spaventava / mentre camminava pnsava al suo futuro".
Un tripudio di armonica e chitarre, grande ballata folk rock. Molta
America nella musica, molta Italia nel testo.
"Sinistro" invece è il
terzo inedito del cd. Siamo sempre su territorio comuni alla poetica
bennatiana. Un gioco sul termine "sinistro", un modo per
mettere in risalto il senso cupo del termine: "Predichi
uguaglianza / ma vuoi fare il capo vuoi proteggere il gregge / ma
sei tu il lupo ... Non hai più pudore / fai il burattinaio.
Sei tu che decidi chi è un vero artista / ma se fa il maligno
lo levi dalla lista / è questa la tua dea dell'arte / ...
ed è così sinistra". Siamo vicini a tematiche
da "Festa di piazza" e, come
sempre il problema con Bennato è che potrebbe dire le stesse
cose tanto se fosse un fascista della più bell'acqua, quanto
se la critica invece venisse da sinistra. Da più a sinistra,
da molto più a sinistra di così: una logica gruppettara,
si sarebbe detto un tempo. A voi la scelta. Come si dice nel libro,
dal titolo pirandelliano: "così è se vi pare".
D'altra parte si sa, e Bennato lo ripete nel brano, che lui è
un "Rinnegato"!
"Rinnegato" (marzo 1973) è
il brano più vecchio che viene riproposto in questo cd: era
nel disco 'esordio "Non farti cadere le braccia"
e da allora riproposto spesso e citato altrettanto. D'altra parte
quando un autore si affeziona a un proprio pezzo capita (ma aggiungiamo
anche che non sappiamo esattamente quanto Edoardo abbia avuto voce
in capitolo nella scelta dei brani. Immaginiamo che la scelta sia
stata sua). "Rinnegato" tutti
la conoscono, non è una hit, ma è un brano molto personale,
dove le persone vengono chiamate per nome (Eugenio, Patrizio) e
per cognome (Roberto De Simone, Sandro Colombini).
"Tutto sbagiato, baby" è
un brano del 1992, come "Lo zio fantastico"
ed è un altro pezzo in chiave tutta politica, di estrema
polemica verso sinistra: "Non c'è amore nelle cattedrali
del partito / nei discorsi ufficiali / non c'è amre nei finti
battimani /... / Quelle radio dove il rock è assente / dove
Bucarest fa finta di niente /radio che trasmettono e sembrano /
radio spente. / Quelle statue messe lì apposta / nella piazza,
per guastare ogni festa / solo quando cadono danno / un'emozione".
E' un brano dylaniano nell'intimo, iconoclasta e, teniamo d'occhio
il periodo storico, composto a muro di Berlino appena caduto. Prima
lettura, superficiale, brano opportunista. Seconda lettura, l'occasione
per saldare alcuni conti rimasti in sospeso con gli apparatnik.
Terza lettura, la delusione di chi si aspettava di più ed
è rimasto deluso: "Tutto sbagliato, baby / tutto
sbagliato, darling / tu l'hai pensato sempre / ma non l'hai detto
mai".
Personaggio complesso Bennato: antipatico, suscettibile, urticante,
scostante, trascinante solo sul palco e solo nel canto. Per il resto
chiuso, ombroso, introverso, di traverso. Uno che ci gode a essere
"rinnegato" e che, indubbiamente, si sente diverso, anche
dall'ambiente che frequenta. Animato da grandi sogni e grandi visioni
che, a volte, si intorcinano anziché dipanarsi. E pur tuttavia
un personaggio di peso nella canzone 'autore italiana. Uno dei "padri".
Forse anche uno dei "puri".
Dopo "Arrivano i buoni", altro
brano storico (da "I buoni e i cattivi"
- 1974), che chiude citando al kazoo "Faccetta nera" e
che è un altro brano contro la guerra ("hanno giurato
che sarà l'ultima guerra che ci sarà"),
c'è spazio per un ampio estrato da "L'uomo occidentale"
(2003), ultimo album ufficiale di Edoardo: "Stop
America, "Every Day Every Night",
"Non è amore". E qui
devo fare ammenda, perché i brani sono belli e fino ad adesso
non li conoscevo. Sono state scritte di getto, come sempre per Bennato,
sotto il profilo dell'attualità, allo scoppio dell'ultima
guerra ("che ci sarà") in Iraq. "Stop,
stop America / non esagerare troppo con la severità / la
tua musica se tu urli così forte non si sentirà"
è la storia di un lungo amore giovanile interrotto o messo
in crisi per l'America, la sua musica, i suoi miti: "una
chitarra conta sempre più di una spada / anche se c'è
chi on la pensa così ... / è arrivato il
blue jeans / la vera rivoluzione". Canzone da quattro
stelle.
"Every day every night" affronta
il problema dell'emigrazione dall'Est: "Ad un incrocio
della città mi dò da dare al ritmo del mio semaforo
/ ogni vettura che passa qua si ferma un po' e poi se ne va / io
non mi muovo mai dal mio semaforo / il rosso ti frena a e a me mi
scatena / in pochi secondi ti sono davanti ... Sono scappato da
casa mia per scatenare la mia fantasia / al rosso del mio semaforo./
A Kiev ero un professore / e avevo un compito ufficiale / intorno
a me tutto era rosso e il mondo mi è crollato addosso /...
/ ma ora che ho saltato il fosso è un'altra vita / un altro
rosso". Altre quattro stelle.
"Non è amore" chiude
in bellezza il cd. Siamo sempre nel 2003, sempre all'Uomo occidentale
e siamo alla terza ballata elettroacustica consecutiva, la più
morbida.Eppure le parole sono pietre: "Tra la fredezza
e la follia / ci deve essere una terza via", "Non
è amore quello che fa giocare al mercato / la multinazionale
nella gara a chi più venderà / Non è amore
lo splendido sorriso di chi spiega le regole per l'uso / di chi
inganna con la pubblicità". "Non è
amore / il gesto plateale di chi marcia / spaccando le vetrine del
quartiere / che colpa non ne ha / Non è amore / la guerra
della fede di chi è pronto / a uccidere e morire per amore
/ di Cristo o di Allah". Cinque stelle, si finisce in
crescendo e con la voglia di rimettere da capo il disco, andando
magari a dare un'occhiata indietro per capire dove sono calate le
nebbie su Edoardo Bennato. Un tipo isolato, balzano, controcorrente,
un cavallo matto: un'attitudine che così bene mi si confà.
Edoardo
Bennato
"Così è se vi pare"
Baldini Castoldi Dalai
- 2008
Nel cd allegato al libro omonimo
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