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Davide Van De Sfroos
Akuaduulza |

Davide Van De Sfroos
E semm partì |

Davide
Van De Sfroos
Laiv |

Davide Van De Sfroos
Breva e Tivàn |

Davide Van De Sfroos
Per una poma |

AAVV
La notte della taranta 2005 |
Musicisti:
Davide Van De Sfroos (voce, chitarre, dobro)
Jamie Scott Dolce (chitarra elettrica)
Mirco Maistro (fisarmonica)
Eros Cristiani (fisarmonica, pianoforte)
Angapiemage Galiano Persico (violino, mandolino)
Alessandro Gioia (percussioni)
Michele Papadia (organo hammond)
Marco Vignuzzi (dobro, Pedal steel guitar, Mandolino elettrico,
12 corde, autoharp)
Gianni Sabbioni (contrabbasso)
Andrea Taravelli (basso)
Silvio Centamore (cajon, batteria, cembalo)
Gianni Brunelli (batteria)
Giorgi Peggiani (armonica)
Alessandro Zajini (banjo)
Fabio Serra (chitarra elettrica)
P. Antonetto (violoncello, basso)
Lorenzo Vanini (piano, organo hammond)
Francesco D'Auria (percussioni)
Mima Lamonica (flauto traverso)
Manuela Cortinovis (voce soprano)
Tiziana Zoncada (cori)
E lena Spotti (arpa celitca)
Edoardo Perlasca (chitarra classica, elettrica)
Matteo Moretti (timpani)
Andrea Quaglia (contrabbasso, basso)
Musica
e Parole di Davide Van De Sfroos
Prodotto da Alessandro Gioia e Davide Van De Sfroos
Arrangiato da Alessandro Gioia, Davide Van DeSfroos e Angapiemage
Galiano Persico
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Tracklist
01.
El puunt
02. Lo sciamano
03. L'Alain Delon de Lenn
04. New Orleans
05. La ballata del Cimino
06. Il minatore di Frontale
07. 40 pass
08. La terza onda
09. La grigna
10. Il costruttore di motoscafi
11. Fiil de ferr
12. Furestee
13. Il cavaliere senza morte
14. Loena de picch
15. Retha Mazur
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Ci sono
ormai molte certezze e pochi dubbi attorno a Davide Bernasconi in
Van De Sfroos. La prima certezza è che sia un narratore sopraffino
e che questa, in fondo sia la sua vera natura. Che poi per narrare
scelga la forma-canzone, la forma-libro o la forma-teatro-concerto
è questione in fondo marginale. La seconda certezza è
che "il" Davide, come si dice dalle nostre parti, sappia
anche di musica e in particolare conosca bene, da ascoltatore e
anche da praticante, la musica americana: country, bluegrass, rock.
Ma, varcando l'oceano si può dire che anche punk e folk irlandese
non gli siano alieni. In un'intervista di qualche anno fa mi diceva:
"Che musica posso fare io che vengo dal lago di Como? Non c'è
musica locale! Di tradizione. E' chiaro che mi devo appoggiare ad
altre tradizioni". "Pica!" contiene tutti questi
pregi e queste considerazioni. Un disco che entusiasma.
Siamo, per un verso, nell'ambito della tradizione
vandesfrosiana: un disco fluviale, composto di 15 brani, per un
minutaggio che rischia di riempirne tre di dischi degli altri.
All'incirca 68'17" di musica e canzoni: dai 6'47" de
"Il cavaliere senza morte",
il brano più lungo, fino ai 3'08" de "La
grigna", il più corto. E, sempre per
continuare a dare i numeri, 12 grandi canzoni su 15, una sola
che risica la sufficienza e con almeno tre brani in odore di guadagnarsi
un posto imperituro nella piccola storia della canzone italiana,
disegnano bene i confini di "Pica!".
Andiamo a spasso sulla riva del lago, che torna
sempre, ma ce ne allontaniamo anche. Passiamo da New Orleans a
Milano, dalle montagne della Valtellina alle strade percorse dai
Forestieri di qualsiasi posto e di qualsiasi epoca. Passiamo dalla
Terra Santa del soldato eterno, alle Fuentes e Boffalora dello
"Sciamano" e torniamo ancora
a Lenno, a Brienno, al ponte di Azzano, a Lenno. E passiamo con
la massima indifferenza dal dialetto all'italiano, andata e ritorno,
anche nella stessa canzone. "Lo sciamano"
ha titolo italiano, ma testo in dialetto, come pure "Il
cavaliere senza morte". Per contro "L'Alain
Delon de Lenn" ha titolo in dialetto e testo
fondamentalmente in italiano. "Il minatore di
Frontale" è in italiano, come quasi
tutta "Loena de picch", mentre
"New Orleans" è un
continuo entrare e uscire.
Ma, tutto sommato, il fatto è irrilevante. Come diceva
di recente Gigi Maieron a proposito del suo "Une
primavere", dove a sua volta ha abbandonato a volta la
lingua friulana per scegliere l'italiano: "la lingua si usa
come uno strumento, per esprimere quello che hai dentro",
così come useresti una viola al posto di una fisarmonica".
E così Davide: accorda lo strumento voce con le parole
che gli servono e lo fa con grande maestria.
Ci sono dei punti altissimi nel disco e vale esaurirli per primi.
"New Orleans" è una
ballata in stile cajun, dolente e tenera, costruita in memoria
della disastrosa alluvione del 2006. La voce di Davide nelle parti
in italiano ricorda stranamente quella di Francesco De Gregori,
ma questo aggiunge solo fascino ulteriore al brano, dominato dal
violino di Anga, ma costruito con una vastità di orizzonti
meritevole di grandi sfondi sonori e visivi. Canzone senza confini.
"E adess che canzon te canti, che la chitara l'ha purtada
via el fioemm / e adess che canzon te soni che la mia trumba l'ha
bufada via el vent / le nostre lacrime sul Mississippi sono difficili
da far vedere / le nostre urla dentro l'uragano e quqeste assenze
da lasciar tacere / e come mai piovono aghi da lassù e
siamo bambole voodoo trafitte in ogni punto ormai / E te desmett
de piang o mon amour / te tegneroo la man toujour ... e ti riporto
a New Orleans"
Ha invece confini molto precisi, geografici, "Il
minatore di Frontale", a cui si deve il titolo
dell'album: "Pica!" (picchia), infatti è il grido
con cui i minatori ritmano il loro picchiare. E la canzone ha
dentro un che di primitivo che si spande per l'aria, tra cori
sudafricani alla Paul Simon e canti sciamanici: "La vita
a volte è un ponte o una ferrovia / la mia se ci ripenso
è stata galleria / sfidare tutti i giorni la strega silicosi
/ la foto di una donna tampona le ferite / ma per la nostalgia
... non c'è la dinamite". Commovente, essenziale
e densa, come qualcosa di buono di cui non si dovrebbe mai perdere
il gusto. Musicalmente scarna, vocalmente superba. Grande canzone.
Mi tocca fatica passare sopra, per ora, ad altra canzoni piene
di fascino come "40 pass",
"La terza onda" e "Il
costruttore di motoscafi", ma lo spazio impone
che si parli prima di "Loena de picch".
Avete presente "I ann selvadech del Francu"?
Ossia la versione in lariano di "Frankie's wild years"
di Tom Waits? Fatto tesoro di quella lezione, Davide ci propone
una piccola novella in musica: una storia del lago che si svolge
in pizzeria, forse negli anni '50, forse prima, in un'epoca cheaveva
comunque frequenti "cali di tensione". E' la storia
di un bacio tra la pizzaiola "con un culo come un frigo"
e il ragazzo che tornava dal militare "con troppe cicche
in bocca e un cielo in testa". Si conoscevano fin da bambini,
ma solo nel buio di quella sera, approfittando di un calo di tensione
e di uno scontro fortuito sgorgò "quel bacio che nessuno
seppe mai" se non la luna che rimbalzava sopra il lago. Alta
letteratura per il nostro Raymond Carver di Mezzegra! Applausi
a scena aperta.
Citiamo di passaggio che ci stanno tutti i topos di Davide: le
carte, la luna, il lago, lo sciamanesimo, l'invenzione di lingue
sconosciute, persino il vento, che, come di prammatica soffia
nell'ultima canzone ("Retha Mazur").
Ma tre anni da "Akuaduulza" non sono
passati invano: Davide adesso è un passaggio obbligato
per il cantautorato italiano e non solo lombardo. "Pica!"
è un disco che ascolteremo a lungo e con grande piacere,
come una summa estremamente piacevole di ottima musica e grande
letteratura. Cose che riescono solo ai migliori. Ma Davide sta
tra i migliori.
Davide
Van De Sfroos
"Pica"
Dvds
- 2008
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