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Le BiELLE RECENSIONI
Massimo Bubola: "Ballate di terra & d'acqua"
Canzoni come acqua. Fresche e trasparenti
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Eccher Band 2008
Massimo Bubola (voce, chitarra acustica ed elettrica, armonica a bocca)
Simone Chivilò (chitarra elettrica e classica)
Alessandro Formenti (basso elettrico, contrabbasso)
Moreno Marchesin (batteria)
Tommaso Franco (pianoforte, Rhodes, Hammond)

Tutti i brani sono scritti
da Massimo Bubola

 

Tracklist

01. Sto solo sanguinando
02. Una chitarra per due canzoni
03. Cambiano
04. Tu rifugio avrai
05. Dolce Erica
06. Un angelo alla mia porta
07. Tutti quegli anni
08. Uruguay
09. La Collina dei Ghepardi
10. Uno, due, tre
11. Canzone dell’assenza

Ci si chiedeva da più parti come sarebbe stato Massimo Bubola reduce dalla lunga convivenza artistica con Michele Gazich e per la prima volta solo. Ci si chiedeva cosa avrebbe coperto il vuoto lasciato dal violino. E un po' lo si temeva. L'unico a restare tranquillo era lo stesso Bubola: "Non avremo più i violini? Suoneremo le chitarre", diceva, novello Pier Capponi, circa un anno fa. "Ci sono delle fasi, di 4-5 anni, dopo le quali io cambio strada - ha detto a Bielle a fine 2006 - Ho avuto una fase dall'inizio dei '90 quando ho ricominciato la carriera, molto elettrico, da "Doppio lungo addio" fino a "Diavli e farfalle" poi ho avuto un ritorno al folk e ora tornerà all'elettrico. A me interessa cambiare suono ogni tanto anche perché uil suono poi implica anche i contenuti. C'è un nuovo pubblico molto giovane ed è giusto anche metabolizzare questa lezione".

Bubola riparte quindi dal rock, o meglio dalla rock ballad e lo fa con grande dignità. I pezzi, in realtà, non sono particolarmente elettrici: a dominare è ancora l'anima morbida e da ballader del nostro che riesce però a sfornare 11 pezzi che godono di ottima salute. Non è il caso di scomodare paroloni minacciosi o lodi assurde, ma "Ballate di terra & d'acqua" ha un suono robusto e deciso e contiene almeno quattro grandi canzoni ("Una chitarra per due canzoni", "Cambiano", "Uruguay" e "Uno, due, tre" in puro ordine di scaletta) e una serie di buoni pezzi, più, come sempre capita, qualche riempitivo inutile, ma senza il quale il disco sarebbe forse risultato troppo corto. Sono infatti 45 minuti di musica, divisi in maniera persino troppo precisa tra 11 brani di cui 8 hanno lunghezza praticamente identica (attorno ai 4'30") , uno è più lungo (i 5'38" di "Uruguay") e due più corti (attorno ai 3'30" - "Un angelo alla mia porta" e "Tu rifugio avrai").

Perché insisto così tanto sulle durate simmetriche delle canzoni? Perché sono indicative di alcuni fatti: a) la più lunga è la più bella, quella in cui c'è una storia che va narrata ossia la permanenza di Garibaldi in Uruguay, prima di tornare da questa parte del mondo (storia che è già stata narrata da Bubola, appassionato di Storia e di storie in "Camicie rosse"). Le due più corte sono le canzoni meno necessarie del disco. Quelle che camminano un filo sotto il livello medio che è, vale la pena ricordarlo, molto alto. Il minutaggio identico delle altre canzoni può anche essere un caso, ma più probabilmente è il risultato dal lavoro dell'ottimo artigiano che elabora prodotti di qualità, ma senza avere dietro la molla della necessità. Mi spiego meglio, se "Cambiano", col suo richiamo all'Irlanda, le sue sonorità e una certa convinzione nel canto sembra una canzone necessaria, "Uno, due, tre" e "Una chitarra per due canzoni" sono esercizi di stile, molto belli e venuti decisamente bene, secondo le regole di quell'artigianato rock che Bubola padroneggia a menadito, ma trattasi di filastrocche, quindi le si può far durare quando si vuole. Per carità, filastrocca era anche "Volta la carta" scritta con De André e le filastrocche hanno tutto il bene della cultura popolare. Però il disco in sè, contrariamente a "Segreti trasparenti" che aveva delle sue dolorose necessità da fare emergere, conferma quell'immagine di uomo sereno, tranquillo, nel pieno della sua maturià espressiva, che però non ha storie personali "forti" da raccontare. E allora o si rifugia nella Storia come in "Quel lungo treno" o nelle prove di bravura come ora.

D'altra parte sentiamo cosa lui stesso mi ha detto, sempre nell'intervista di un anno fa, sull'uso della rima: "La rima come qualsiasi orpello, basti pensare a quelli architettonici che idee hanno stimolato nei pittori, ti dà degli stimoli e degli incentivi. La coperta scura di "Fiume sand creek" ha avuto molti più significati che se avessi scritto la coperta rossa. La rima è un impedimento fisico, ma, come nel proverbio, ogni impedimento diventa un giovamento. In quanto sistema coercitivo ti stimola ad andare oltre, basta non fermarsi al primo risultato. E poi c'è anche un labor rimae che può essere molto stimolante, molto divertente".

In questo senso Bubola è diventato davvero, come sostiene Paolo Carù sul Buscadero, capofila i una generazione di nuovi autori italiani (Massimiliano Larocca e Andrea Parodi sono forse i suoi due primi epigoni) e, come Vecchioni, un prezioso cesallatore di rime che, ogni tanto risultano fini a se stesse e molto spesso invece raggiungono il cuore. D'altra parte Massimo è il teorico di una scrittura rock anche in poesia (dove peraltro lui non usa la rima!).

"La cultura del rock - dice - in Italia ha avuto poca risonanza. Tanti nostri poeti scrivono ancora come se non fosse mai esistito Dylan e non fosse esistito il rock. La nostra poesia è poco lungimirante e si guarda l'ombelico. E' una poesia che nasce al chiuso ed è molto autoreferenziale. Ma la poesia dovrebbe essere per tutti! Come fanno i poeti contemporarei americani. Noi siamo rimasti a Mario Luzi e a Meriggiare pallido e assorto".

Come dargli torto? Ma, oltre che di parole messe bene in fila e di canzoni perfettamente cantabili, ogni tanto abbiamo nostalgia di sentire raccontare storie, per poter trovare qualcosa di noi in quelle storie, per potere immaginare noi qualcosa dalle storie degli altri. Imperdibile? Sì. No. Con qualche riserva. Ma un grande esempio di come si debbano fare i dischi di ballate.


Massimo Bubola
"Ballate di terra & d'acqua"
Eccher Music / Self - 2008
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 27-04-2008
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