
Ascolti collegati

Massimo Bubola
Neve sugli aranci |

Massimo Bubola
Segreti trasparenti |

Massimo Bubola
Quel lungo treno |

Massimo Bubola
Il Cavaliere elettrico |

Massimiliano
Larocca
La breve estate |

Roberto Vecchioni
Di stelle e di rabbia |
Musicisti:
Eccher Band 2008
Massimo Bubola (voce, chitarra acustica ed elettrica, armonica
a bocca)
Simone Chivilò (chitarra elettrica e classica)
Alessandro Formenti (basso elettrico, contrabbasso)
Moreno Marchesin (batteria)
Tommaso Franco (pianoforte, Rhodes, Hammond)
Tutti i brani sono scritti
da Massimo Bubola
|
 |
Tracklist
01.
Sto solo sanguinando
02. Una chitarra per due canzoni
03. Cambiano
04. Tu rifugio avrai
05. Dolce Erica
06. Un angelo alla mia porta
07. Tutti quegli anni
08. Uruguay
09. La Collina dei Ghepardi
10. Uno, due, tre
11. Canzone dell’assenza
|
|
Ci si
chiedeva da più parti come sarebbe stato Massimo Bubola reduce
dalla lunga convivenza artistica con Michele Gazich e per la prima
volta solo. Ci si chiedeva cosa avrebbe coperto il vuoto lasciato
dal violino. E un po' lo si temeva. L'unico a restare tranquillo
era lo stesso Bubola: "Non avremo più i violini? Suoneremo
le chitarre", diceva, novello Pier Capponi, circa un anno fa.
"Ci sono delle fasi, di 4-5 anni, dopo le quali io cambio strada
- ha detto a Bielle a fine 2006 - Ho avuto una fase dall'inizio
dei '90 quando ho ricominciato la carriera, molto elettrico, da
"Doppio lungo addio" fino a "Diavli e farfalle"
poi ho avuto un ritorno al folk e ora tornerà all'elettrico.
A me interessa cambiare suono ogni tanto anche perché uil
suono poi implica anche i contenuti. C'è un nuovo pubblico
molto giovane ed è giusto anche metabolizzare questa lezione".
Bubola riparte quindi dal
rock, o meglio dalla rock ballad e lo fa con grande dignità.
I pezzi, in realtà, non sono particolarmente elettrici:
a dominare è ancora l'anima morbida e da ballader del nostro
che riesce però a sfornare 11 pezzi che godono di ottima
salute. Non è il caso di scomodare paroloni minacciosi
o lodi assurde, ma "Ballate di terra & d'acqua"
ha un suono robusto e deciso e contiene almeno quattro grandi
canzoni ("Una chitarra per due canzoni",
"Cambiano", "Uruguay"
e "Uno, due, tre" in puro
ordine di scaletta) e una serie di buoni pezzi, più, come
sempre capita, qualche riempitivo inutile, ma senza il quale il
disco sarebbe forse risultato troppo corto. Sono infatti 45 minuti
di musica, divisi in maniera persino troppo precisa tra 11 brani
di cui 8 hanno lunghezza praticamente identica (attorno ai 4'30")
, uno è più lungo (i 5'38" di "Uruguay")
e due più corti (attorno ai 3'30" - "Un
angelo alla mia porta" e "Tu
rifugio avrai").
Perché insisto così tanto sulle durate simmetriche
delle canzoni? Perché sono indicative di alcuni fatti:
a) la più lunga è la più bella, quella in
cui c'è una storia che va narrata ossia la permanenza di
Garibaldi in Uruguay, prima di tornare da questa parte del mondo
(storia che è già stata narrata da Bubola, appassionato
di Storia e di storie in "Camicie rosse").
Le due più corte sono le canzoni meno necessarie del disco.
Quelle che camminano un filo sotto il livello medio che è,
vale la pena ricordarlo, molto alto. Il minutaggio identico delle
altre canzoni può anche essere un caso, ma più probabilmente
è il risultato dal lavoro dell'ottimo artigiano che elabora
prodotti di qualità, ma senza avere dietro la molla della
necessità. Mi spiego meglio, se "Cambiano", col
suo richiamo all'Irlanda, le sue sonorità e una certa convinzione
nel canto sembra una canzone necessaria, "Uno,
due, tre" e "Una chitarra
per due canzoni" sono esercizi di stile, molto
belli e venuti decisamente bene, secondo le regole di quell'artigianato
rock che Bubola padroneggia a menadito, ma trattasi di filastrocche,
quindi le si può far durare quando si vuole. Per carità,
filastrocca era anche "Volta la carta"
scritta con De André e le filastrocche hanno tutto il bene
della cultura popolare. Però il disco in sè, contrariamente
a "Segreti trasparenti" che aveva delle
sue dolorose necessità da fare emergere, conferma quell'immagine
di uomo sereno, tranquillo, nel pieno della sua maturià
espressiva, che però non ha storie personali "forti"
da raccontare. E allora o si rifugia nella Storia come in "Quel
lungo treno" o nelle prove di bravura come ora.
D'altra parte sentiamo cosa lui stesso mi ha detto, sempre nell'intervista
di un anno fa, sull'uso della rima: "La rima come qualsiasi
orpello, basti pensare a quelli architettonici che idee hanno
stimolato nei pittori, ti dà degli stimoli e degli incentivi.
La coperta scura di "Fiume sand creek"
ha avuto molti più significati che se avessi scritto la
coperta rossa. La rima è un impedimento fisico, ma, come
nel proverbio, ogni impedimento diventa un giovamento. In quanto
sistema coercitivo ti stimola ad andare oltre, basta non fermarsi
al primo risultato. E poi c'è anche un labor rimae che
può essere molto stimolante, molto divertente".
In questo senso Bubola è diventato davvero, come sostiene
Paolo Carù sul Buscadero, capofila i una generazione di
nuovi autori italiani (Massimiliano Larocca e Andrea Parodi sono
forse i suoi due primi epigoni) e, come Vecchioni, un prezioso
cesallatore di rime che, ogni tanto risultano fini a se stesse
e molto spesso invece raggiungono il cuore. D'altra parte Massimo
è il teorico di una scrittura rock anche in poesia (dove
peraltro lui non usa la rima!).
"La cultura del rock - dice - in Italia ha avuto
poca risonanza. Tanti nostri poeti scrivono ancora come se non
fosse mai esistito Dylan e non fosse esistito il rock. La nostra
poesia è poco lungimirante e si guarda l'ombelico. E' una
poesia che nasce al chiuso ed è molto autoreferenziale.
Ma la poesia dovrebbe essere per tutti! Come fanno i poeti contemporarei
americani. Noi siamo rimasti a Mario Luzi e a Meriggiare pallido
e assorto".
Come dargli torto? Ma, oltre che di parole messe bene in fila
e di canzoni perfettamente cantabili, ogni tanto abbiamo nostalgia
di sentire raccontare storie, per poter trovare qualcosa di noi
in quelle storie, per potere immaginare noi qualcosa dalle storie
degli altri. Imperdibile? Sì. No. Con qualche riserva.
Ma un grande esempio di come si debbano fare i dischi di ballate.
Massimo
Bubola
"Ballate di terra & d'acqua"
Eccher Music / Self
- 2008
Nei negozi di dischi
|