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Le BiELLE RECENSIONI
Baustelle: “Amen”
Il ritratto di una società allo sbando
di Lucia Carenini


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Credits:

Francesco Bianconi: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, organo Hammond, Roland VP-330 Vocoder Plus, Moog Source, Minimoog Voyager, programmazioni, tastierame & electronics,
Claudio Brasini: chitarre elettriche, pedali,
Rachele Bastreghi: voce, pianoforte, Wurlitzer, Fender Rhodes, Hammond
Mulatu Astatke: vibrafono, Fender Rhodes, pianoforte, percussioni
Alessandro Alessandroni: fischio, sitar, fisarmonica, chitarra acustica
Beatrice Antolini: pianoforte, violoncello, percussioni, harmophone
Sergio Carnevale: batteria, percussioni
Alessandro Maiorino: basso elettrico, contrabbasso
Chiara Maritano: chitarra acustica
Beatrice Martini: arpa
Carlo U. Rossi: marranzano, Minimoog Voyager, Moog Source, pandeiro, programmazioni, preziosi suggerimenti in fase di arrangiamento archi e fiati
Laura Polazzi: The "What?!?" Chick
Enrico Allavena: trombone
Giorgio Giovannini: trombone basso
Paolo Parpaglione: sax
Ezio Rizzon: oboe
Luigi Giotto Napolitano: tromba, flicorno
Federico Bambi: tromba
Florin Bodnarescul: corno francese
Orchestra d'Archi Edo Dea Ensemble di Edoardo De Angelis e Silvia Catasta diretta da Fabio Gurian
Violini: Michelangelo Cagnetta, Elisa Poletto, Fabio Nico, Nicola Paolicelli, Aldo Campagnari, Danilo Ortelli, Simone Rossetti, Igor Gogolev, Cesare Zanetti, Nikolaij Dellingshausen, Andrea Poetini, Gianmaria Bellisario Viole Emilio Eria, Maria Lucchi, Kirill Vishnyakov, Alice Bisanti Violoncelli Luca De Muro, Marcello Rosa, Estela De Castro, Flavio Bombardieri, Emanuela Campagnoli

Testi e musiche di Francesco Bianconi tranne: -02: musica di Antolini, Bianconi; -01, musica di Bianconi, Bastreghi; Brasini; 01, Astatke; 02, 03, 06, musica di Bianconi, Brasini; 05, 10, musica di Bastreghi, Bianconi; 11, musica di Bastreghi, parole di Bianconi, Genti.

Produzione artistica:
Carlo U. Rossi e Baustelle
Produzione esecutiva: Roberto Trinci
Registrato e mixato fra aprile e agosto 2007 al Transeuropa Studio di Revigliasco (To) da Carlo U. Rossi, con un piccolo ma importante contributo di Mauro Tavella
"No Steinway" è stato registrato e mixato da Davide Cristiani al Bombanella Studio di Marano sul Panaro (Mo) e prodotto da Beatrice Antolini
Archi registrati nell'estate 2007 alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani (Milano) da Carlo U. Rossi.
Assistenti di studio: Giuseppe Salvadori e Antonio "Cooper" Cupertino
Masterizzato da Antonio Baglio
al Nautilus di Milano
Artwork: Tal Drori Miss-Tal.com
Foto: Gianluca Moro



Tracklist

(ghost tracks in negativo)
-02. No steinway
-01. Spaghetti western

01. E così sia
02. Colombo
03. Charlie fa surf
04. Il liberismo ha i giorni contati
05. L'aeroplano
06. Baudelaire
07. L
08. Antropophagus
09. Panico! (a Lee)
10. Alfredo
11. Dark room
12. L'uomo del secolo
13. La vita va
14. Ethiopia
15. Andarsene così

L’atmosfera è buia, ci si muove in una società in cui le persone hanno perso i valori. O non li hanno mai avuti. Ragazzi con il cuore infranto che vedono solo la fine; bilanci emozionali fallimentari, esperienze che non portano a migliorarsi, ma soltanto a sprofondare nello sconforto. L’inquietudine pervade il mondo. Un bel quadretto, non c’è che dire. Fortunatamente a metà disco si risolleva e filtra un bagliore di speranza, un qualcosa che fa capire che forse la vita vale la pena di essere vissuta, che una via di scampo c’è. Forse in un dio, forse nell’arte.

Questi, condensati in poche righe, I temi portanti del quarto album dei Baustelle. Album preceduto da un buon numero di aspettative artistiche e commerciali. Quelle artistiche sono state decisamente onorate, quelle commerciali potrebbero anche esserlo. In ogni modo, se musicalmente si tratta di un pop-rock molto ben costruito, postmoderno di derivazione new-wave e orecchiabile - ma i Baustelle a questo ci avevano abituati - è dal punto di vista dei testi che si rimarca una crescita notevole.

Le canzoni di Amen sono la logica evoluzione dei lavori precedenti. Gli schemi e gli arrangiamenti sono simili, così come le strutture e l’appoggio sugli archi. Ci sono delle venature funky e delle tracce di disco, tutto ben shakerato e con la novità dell’inserimento degli ottoni. Come si diceva è notevole la cura posta nella costruzione delle parte testuale, colta e raffinata e sottolineata e valorizzata dall’altrenanza tra il canto di Francesco Bianconi e quello di Rachele Bastreghi. Gli arrangiamenti, che si fanno sentire, eccome, sono molto studiati e rifiniti nei minimi particolari, fornendo un tappeto colorato – a toni cupi, ma colorato – sul quale le melodie si appoggiano e si esaltano.

Tra le 15 canzoni spicca sicuramente il singolo, “Charlie Fa Surf”, che è, dice lo stesso Francesco Bianconi, “ispirata a una installazione di Maurizio Cattelan, intitolata “Charlie Don’t Surf”, nella quale un bambino è inchiodato con le matite al banco di scuola. Canto di ribellione adolescenziale totale, contro istituzioni, scuola, famiglia e soprattutto religione cattolica”. La canzone attacca con il piano solo, poi la ritmica di cui sopra torna a picchiare, assieme a Hammond e percussioni. Charlie fa surf e si droga, ma va in chiesa e fa skate, Charlie vorrebbe morire e non riesce a capire perché deve star così male. Ed è la ribellione di un ragazzo che soffre, ribellione contro I simboli, I valori, la religione la famiglia. Ma al posto che c’è? Charlie vuole essere tutto ma è solo e odia il mondo: “Programmo la mia drum machine / e suono la chitarra elettrica / Vi spacco il culo…/… Prendo pastiglie che contengono paroxetina…/…io non voglio crescere / andate a farvi fottere".

Altro brano notevole è Baudelaire: disco music esistenzialista che si lega ai fleur du mal e proclama che la salvezza sta nello scrivere, che morire non serve: č necessario vivere e scrivere, anche se tutta una serie di figure, da Aristotele a Tenco sono state "suicidi per noi".

Ci sono poi momenti toccanti, come in Alfredo, dove si rispolvera il dramma di Alfredino Rampi, il bimbo che nel 1981 morì soffocato in un pozzo artesiano. «Fu il primo caso di morte in diretta – ci ha raccontato Francesco Bianconi, leader e cantante del gruppo – ero un bambino anch’io e in quell’occasione ho preso coscienza della morte e di come si potesse vederla in modo così concreto. E per di più alla televisione, dove ero abituato a storie che in qualche modo finivano bene. È stata una canzone difficile e ho lavorato di immedesimazione, facendo parlare Alfredo con le parole che avrei detto io»

Splendida poi Antropophagus, storia dei reietti della società che davanti alla stazione, al di fuori dei trend, della moda, della Milano da bere, dell'Economia e della Finanza, vivono, muoiono, festeggiano, amano con un finale techno-etnico-new-Age che raccoglie e ingloba voglia di vivere e contraddizioni.

"Amen" è un lavoro che necessita di attenzione un disco lungo, in qualche modo anacronistico, per questa epoca di consumi veloci. Quasi un concept, anche se lo stesso Bianconi sostiene di averlo scritto senza pensare a un filo conduttore, tirando fuori, semplicemente, quello che sentiva. Un disco strano, che inizia con una ghost track strumentale. Un disco stratificato, da leggere (ascoltare) su più livelli, pieno zeppo di citazioni – letterarie, musicali, artistiche, di libri, di film, di farmaci, di vita, insomma.

Sono 15 pezzi (di cui due strumentali) più due ghost tracks. Un lavoro lungo, si diceva, ma che si beve d’un fiato. Un lavoro in cui in cui hanno suonato oltre ai 3B di Baustelle (Bianconi, Brasini, Bastreghi) una plethora di musicisti: da Mulatu Astatke, con vibtafoni, Fender Rhodes, piano e percussioni, allo stesso Carlo U. Rossi produttore con marranzano, minimoog e programmazioni a un’intera orchestra d’archi capitanata da Fabio Gurian.

Un disco che è una pietra lanciata in uno stagno. Che le sue onde possano arrivare lontano.


Baustelle
"Amen"
Atlantic/Warner - 01/02/2008
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Ultimo aggiornamento: 04-03-2008
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