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Le BiELLE RECENSIONI
Les Anarchistes: "Pietro Gori"
Canti anarchici di ora, di allora e di sempre
di Leon Ravasi


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Musicisti:
Cristina Alioto e Alessandro Danelli: voci; Nicola Toscano: chitarra, bouzouki e voce. Max Guerrero: Key, Prog. groove, percussioni; Mauro Avanzini: Sax Alto, Flauto; Lauro Rossi: trombone; Pietro Bertilorenz: basso; Mirko Sabatini: batteria; Zita Barbara: violino.

Altri libertari:
Lucariello (Almamegretta): voce in Inno del primo maggio; Paola Angeli: clarinetto basso in Già allo sguardo; Danilo Grandi: contrabbasso in Sante Caserio
Stornelli elbani. canta Sergio Rossi

Arrangiamento e trasfigurazione: Nicola Toscano e Max Guerrero
Registratomxato e masterizzato da Max Guerrero nel Globetribe studio di Santo Stefano di Magra (Sp) gennaio/aprile 2008
Progettazione ed esecuzione grafico-artistica di Verona Bazzichi

Testi e musiche di Pietro Gori (1, 2, 4, 5, 7, 8, 9); Lluis Llach (3), Nicola Toscano e Massimo Gurrieri (6)

Tracklist

01. Inno del primo maggio
02. Stornelli d'esilio
03. L'estaca
04. Addio a Lugano

05. Già allo sguardo
06. Solo un bandido
07. Sante Caserio
08. Amore ribelle
09. Inno dei lavoratori del mare
10. Stornelli elbaniviaggiatori

Respiriamo forte e parliamo di quest'ultimo disco dei Les Anarchistes, non senza esserci bacchettati da soli per avere tardato così tanto. Diciamolo subito: è bello, bellissimo, emozionante e Les Anarchistes confermano di essere tornati sulla scena bravi come prima, nonostante l'uscita che sembrava importante di Marco Roveli. Eppure l'alchimia del gruppo c'è ancora tutta: un mix di canzoni popolari e di groove, tra tradizione e innovazione che si tengono per mano. Inoltre questo è un disco dedicato a Pietro Gori che è un personaggio di spicco della nostra cultura, della nostra storia, delle nostre lotte politiche. Forse qualcuno si chiederà perché Pietro Gori va bene e Vytsosky no. In primo luogo per i contenuti: Pietro Gori era un grande compagno anarchico. In secondo luogo perché è "nostro": parla di noi, dei nostri padri, dei nostri nonni e, per traslato, della nostra identità, del nostro sentirci sempre e comunque di sinistra: chi anarchico, chi comunista, chi socialista (in senso ideologico).

Les Anarchistes, partendo da queste premesse, fanno un grandissimo lavoro. Intenso ed emozionante, prendendo una manciata di canzoni di Pietro Gori e rivisitandole completamente con un'abbondante strumentazione (chitarre, sax, flauto, trombone, basso, batteria, violino) su cui si innestano le voci e il lavoro sulla programmazione di Max Guerrero (o Massimo Gurrieri che dir si voglia). Ne esce uno strano insieme di passato e presente che ridà vigore ai canti anarchici e che, in qualche forma impercettibile, dà anche nuovo valore a parole che risalgono alla fine dell'ottocento e che, come tali, potrebbero stare più agevolmente su antologie o libri di testo e che, invece, attraverso il loro lavoro tornano a noi in forma di canzoni.

Il disco, in particolare, nasce in occasione della presentazione di uno spettacolo, intitolato "E' tornato Pietro Gori, anarchico pericoloso e gentile", presentato sull'Isola d'Elba tra il 29 aprile e il 4 maggio 2008 e ispirato al libro omonimo scritto da Gianfranco Biancotti, Sergio Rossi e Patrizia Piscitello.

Il libretto stesso del cd, peraltro, merita una lode. Ricco e documentato parte raccontando la storia di Pietro Gori che nasce a Messina il 14 agosto 1865 da Francesco Gori, ufficiale dell'esercito, già cospiratore risorgimentale, originario dell'Isola d'Elba e da Giulia Lusoni di Rosignano Marittimo. Nel 1878 Pietro si stabilisce a Livorno, dove nel 1887, a 22 anni,subisce il primo processo per aver pubblicato "Pensieri ribelli". Muore a Portoferraio all'Elba l'8 gennaio 1911. Ogni canzone poi viene specificato quano è come è stata scritta: "L'inno del primo maggio", per esempio, sono versi costruiti sull'aria di Va Pensiero del Nabucco di Verdi: "Date fiori ai ribelli caduti /collo sguardo rivolto all'aurora / al gagliardo che lotta e lavora / al veggente poeta che morì". "Addio Lugano bella" viene scritta tra il 1894/95 quando Gori, espatriato in Svizzera per sfuggire a una condanna di 5 anni, accusato di essere l'ispiratore dell'attentato di Sante Caserio al presidente francese Sadi Carnot, viene arrestato ed espulso dalla Svizzera.

In mezzo all'album dedicato a Pietro Gori ci sta "L'estaca" di Lluis Llach, canzone scritta in esilio dal cantautore catalano, durante la dittatura franchista, forse per tracciare un ponte tra esili diversi eppure simili. La versione è bella e non stona col contesto. Molto forte "Già allo sguardo", attribuita a Pietro Gori da un foglio volante senza data
: una versione quasi minimale, con un arrangiamento da brivido, tra i vocalizzi di Cristiana Alioto e gli interventi di sax di Mauro Avanzini.

Robusta "Solo un bandido", unica canzone interamente del gruppo toscano che costituisce uno stacco rispetto al clima generale del disco, ma compatibile: "Era un bell'uomo / un solo uomo / un uomo solo e il suo / cappello nero / In uno scoglio alto / come una sella / sedeva in mezzo al mare".

Disco serio e impegnato. Purtroppo anche questo in tiratura limitata. Affrettatevi allora, se nel cuore la rossa fiaccola ancora un po' vi arde. La buona musica c'è ed è tanta. Il difficile è trovare dove stia e distinguere il vero dal tarocco. L'impegno salottiero, buono per i premi o le targhe, e quello coraggioso, che fa andare anche controcorrente per non perdere la nostra memoria collettiva.


Les Anarchistes
"Pietro Gori"

La voce umana- 2008
Nei negozi di dischi e via mail

Sul web
Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 29-12-2007
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