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Le BiELLE RECENSIONI
Shel Shapiro: "Acoustic Circus"
Un concerto che dialoga con la storia
di Lucia Carenini


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Musicisti

Shel Shapiro:
voce, chitarre
Luigi Mitola: chitarra, mandolino
Daniele Ivaldi: chitarra
Alessandro Giulini: tastiere
Mario Belluscio: basso
Ramon Rossi: batteria

Fabio Treves: armonica (L'uomo che sa, River Sand Creek, E' la pioggia che va)
Aldo Sisillo: flauto (
E' la pioggia che va)

Tracklist

01. Eldorado
02. Un biglietto per domani
03. C'è una strana espressione nei tuoi occhi
04. Lascia l'ultimo ballo per me
05. Quante volte
06. L'uomo che sa (feat.Fabio Treves)
07. Eleanor rigby
08. Bisogna saper perdere
09. Wild world
10. Losing my religion
11. Che colpa abbiamo noi
12. River Sand Creek (feat. Fabio Treves e Aldo Sisillo)
13. E' la pioggia che va
14. Per amore della musica
15. Che colpa abbiamo noi (Shel e il pubblico)

Imponente, abbronzato, capelli lunghi color cenere raccolti in una coda di cavallo e orecchino. Un pirata. Un pirata che ti guarda dritto negli occhi e ti parla con quel suo accento inglese strascicato che non ha perso – o non ha voluto perdere – nemmeno dopo 40 anni di Italia e che non perderà mai.

Shel, il mitico leader degli altrettanto mitici Rokes – la band che cantava della ribellione giovanile contro il mondo degli adulti e che fu uno degli idoli dell’Italia anni ‘60 – è tornato. Ed è tornato con un disco live – il suo primo - con 15 canzoni vecchie e nuove, sue e non sue, per ripercorrere in un’operazione che sa più di ritorno che di nostalgia le trace di un viaggio che ha fatto sognare una generazione.

Il cd può essere anche acquistato assieme al libro “Storie sogni e rock ‘n roll” di Edmondo Berselli (edizioni Promomusic, euro 22,90) è stato registrato al Teatro comunale di Modena e propone in veste acustica alcuni vecchi successi (Che colpa abbiamo noi, È la pioggia che va, C’è una strana espressione nei tuoi occhi, Bisogna saper perdere) e nuove canzoni tra le quali si nascondono piacevoli sorprese.

Così, dopo Quante volte, scritta a quattro mani con Mia Martini, ecco la cover di Dylan Master of War che nella traduzione italiana di Rudy Assuntino diventa L’uomo che sa, un po’ retorica, ma comunque figlia di quell capolavoro del menestrello di Duluth.

Ma Dylan non è l’unico grosso nome omaggiato da Shapiro, e alla traccia numero 7 ecco apparire i Beatles (Eleanor Rigby riarrangiata con un ritmo che sta tra la corsa di un cavallo e quella di un treno) seguiti da Cat Stevens (Wild World), dai Rem (Losing my religion, fatta benissimo) e infine da Fabrizio de André, ma cantato in inglese, con una Fiume Sand Creek che diventa River Sand Creek e che potrebbe essere nata proprio là, tra il canyon e la prateria, ma che invece fa parte di un trittico tradotto alcuni anni su richiesta di Dori Ghezzi, che desiderava alcuni adattamenti per Patti Smith, interessata alla musica di Fabrizio. (Le altre due erano Amore che vieni amore che vai e Una storia sbagliata, e ci nasce la curiosità di ascoltare anche quelle).

Oltre alla band che lo accompagna nelle date dello spettacolo “Sarà una bella società”, sono presenti nel cd Fabio Treves all’armonica e Aldo Sisillo al flauto.
E poi il pubblico, che canta con Shel Ma che colpa abbiamo noi, forse addirittura con il suo accento, perchè è così che si cantavano quelle canzoni...


Shel Shapiro
Acoustic Circus
Promimusic/Egea 15-11-2007
Nei negozi di dischi

Sul web
il sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 23-01-2008
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