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Le BiELLE RECENSIONI
Veronica Marchi: "L'acqua del mare non si può bere"
Quando l'anima ha radici profonde
di Corrado Sciò


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Musicisti:
Veronica Marchi: voci, chitarre acustiche, pianoforte, rhodes, glockenspiel
Andrea Faccioli: chitarra acustica, chitarra lapsteel, chitarre elettriche, banjo
Lucio Fasino: basso elettrico
Eric Cisbani: batteria, percussioni
Gianluca Mancini: elettronica e loop in “Stellanova”, rhodes in “Normale”, hammond in “Tu non sei”
Loris Ceroni: basso elettrico in “Saldi di primavera”
Maddalena Fasoli: violino in “Tu non sei”, primo violino in “Resisti”, violino in “Stellanova”, arrangiamenti archi
Laura Masotto: violino in “Stellanova”, secondo violino in “Resisti”
Maurizia Tagliavini: viola in “Resisti”
Alejandro Mariangel Pradenas: violoncello in “Resisti” e “Il re del mondo”
Daniele Campolongo: suoni da minidisc

Testi, musiche e arrangiamenti: Veronica Marchi, tranne “Stellanova” (testo di Alberto Corradi)

 




Tracklist:

01 Fiore di neve
02 Splendida coerenza
03 Silenzi
04 Normale
05 Un giorno senza te
06 Saldi di primavera
07 Resisti
08 Dillo piano
09 Il re del mondo
10 Stellanova
11 Tu non sei
12 Piccolo dialogo
13 Ancora cinque minuti


Comincio con una citazione “Fammi innamorare di me”, tutto qua? Non credo sia difficile nemmeno per il pachiderma più greve e scomposto nei modi. Una cantautrice che oltre ad essere animata dal raro e costoso talento della prosa corrisposta all’epica o al pulviscolo metafisico indigeno al Pessoa (genio multiforme) , ha una voce che sa tanto di puericultura (per la nitidezza), dovrebbe insaccare i sentimenti in se stessa, per evitare di raccogliere la vergogna dei plausibili spasimanti.

Sconcertante la maturità artistica, la membrana cronologica di questo disco, perlato e intossicato dallo smog, grazia e sgomento nello stesso scompartimento, e con il dono di far passare ogni singolo brano come un’epistola sudata da mettere sotto la porta degli incerti. Anche perché è un disco dalle idee chiare, idee difese dall’estinzione, combattute in faccia agli appiattimenti ideologici, che quando escono (le idee) muovono i confini come elastici, ridisegnano le locandine della convivenza, infrangendone regole e consigli di consumo.

Bisogna usufruire di opere come queste. Usarle per registrare il chilometraggio a fine giornata, per restituire sostegno a se stessi, specie se la musica che manca agli occhi non è abbastanza per riempire a sufficienza cuore e orecchie.

Il futuro del mondo è nel sociale e nella capacità che la cultura femminile ha di alterarne i nefasti squilibri. Fortunatamente un ricambio generazionale, almeno a livello femminile, c’è.

Veronica Marchi, trasporta le consuetudini minoritarie di chi il mondo lo ha già cambiato e ha già archiviato quello che potrà essere il futuro: vedendolo d’anticipo ci si commuove e ci si dispera per il presente.

Un filo narrativo in cui le parole fanno un blocco unico, fino a proferire all’ascoltare un dejavù di liberazione: come se fosse arrivato finalmente il sollievo, il mostrarsi di un prodotto da non toccare, da lasciare inalterato per goderselo al meglio, la materializzazione di un augurio.

Se i processi si basano essenzialmente sulle dicerie e gli atti rimangono a marcire per chi ha voglia di stancarsi anima e palpebre, le difese hanno il dono di rimettere gli atti a contatto con la propria splendente verità, arrogante e inoppugnabile. Anche per questo abbiamo scelto di recensire il disco di Veronica Marchi, per l’assenza di pudore che distingue il talento dai cibi precotti, l’ingranaggio di una stupenda provocazione sensuale dalle demenze che come epifenomeni ci ammalano mente e corpo.

Il cuore è territorio di migrazioni / ma la mia anima ha radici profonde” concludo con un’altra citazione, che vale più di tutto l’articolo.




Veronica Marchi
"L'acqua del mare non si può bere"
La Matricula/Venus - 2008
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Ultimo aggiornamento: 18-06-2008
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