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Le BiELLE RECENSIONI
Ruben: "Da qui non si vedono le stelle"
E, in fondo, uno spiraglio di luce ...
di Fabio Antonelli


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Musicisti:

Ruben – voce, chitarra
Luca Tacconi – chitarra
Carmelo Leotta – basso
Fabio Fila – batteria
Pippo Guarnera – organo hammond, tastiere
John Mario – cori
Giacomo Torreggiani – cori
Veronica Marchi – cori

Ideazione, testi, musica e arrangiamenti di Ruben
Registrato e mixato da Luca Tacconi allo studio Sottoilmare www.sottoilmare.it
“Da qui non si vedono le stelle” (traccia 4) registrata si Teac Tascam 244 Portastudio 4 tracks cassette recorder
Mastering effettuato presso lo studio Saff Mastering, Chicago, Illinois, USA
Grafica a cura di Fabrizio Mirandola
Foto b/n di Giuliano Guarnieri
Foto a colori di Stefano Bellamoli – Giuliano Guarnirei

Tracklist

01. Mario
02. Storie Di Fango
03. Gringo
04. Da Qui Non Si Vedono Le Stelle
05. Sotto Lo Stesso Cielo (Lettera Da Kabul)
06. Cosa Ha In Testa La Gente
07. Noto Brambilla
08. Trent’anni Fa
09. La Collina Degli Stivali
10. In Luce





Poco più di un mese fa Ruben mi sottopose all’attenzione questo suo nuovo disco, dal titolo “Da qui non si vedono le stelle”, che parafrasa, come precisa lo stesso Ruben nella presentazione del suo lavoro, l’ultimo verso dell’inferno di Dante.
E’ decisamente un album rock ed a tratti anche molto duro e tirato mentre il sottoscritto, se dovesse rifarsi in termini musicali al dilemma di Celentano tra lento o rock, è decisamente lento.

Per cui ero titubante nell’affrontare l’ascolto di questo disco, ma a posteriori devo ammettere che Ruben è riuscito nell’intento di farsi decisamente apprezzare non solo per le sonorità delle sue canzoni, ma anche per i testi tutt’altro che superficiali.

Si parte con una sano e robusto rock, è “Mario” in cui si narra di una doppia vita, quella appunto di Mario, uno dei tanti che “vive al sesto piano / dentro un blocco di cemento”, ma che la notte fa la vita da travestito su un marciapiede “le calze attillate / le macchine accodate / Il passo un po’ incerto / la borsetta in spalla / testa vuota che crolla”.

Ancora un rock teso e duro e quattro personaggi, due donne Sandra e Mary, due uomini Goghi ed Hugo per “Storie di fango”, sono loro i protagonisti di un’orgia, vissuta durante una vacanza per riempire il vuoto che è in loro “Storie di fango altro che in tre! / Storie di fango intorno a te / Prendi il tuo tempo guardati in giro / Storie di fango Per sentirsi vivo”.

Ancora un rock elettrico, ma un po’ più classico dei precedenti per “Gringo”, protagonista è questa volta un giovane che a scuola è un poco di buono, direi decisamente un perdente, in grado però di trasformarsi con la sua chitarra in un vincente.

Dopo un ‘intermezzo di sole chitarre elettriche e distorsioni, si arriva ad una delle canzoni più belle del disco “Sotto lo stesso cielo (Lettera da Kabul)”, in cui le chitarre si fanno più distese, entra in gioco anche la bellissima voce di Veronica Marchi per una canzone dedicata ad una di quelle donne che sono costrette a vivere senza la libertà e senza identità a Kabul “Non ho amore e ho trent’anni / ho visto cose indicibili / non si può amare, no se ci sente invisibili”.

E’ il momento quindi di una tregua, uno stupendo pezzo lento dal titolo “Cosa ha in testa la gente”, una chitarra dal suono avvolgente ci conduce alla ricerca ciò che passa nella testa della gente, quando certi fatti sembrano davvero inspiegabili e decisamente amara è la conclusione “Cosa ha in testa la gente in questa corsa affannante? / Cosa ha nel cuore la gente sempre più distante?

Noto Brambilla” è un uomo qualunque, dall’esistenza grigia, ha un nome comune banale, in fondo potremmo essere un po’ tutti Noto Brambilla, qualcuno magari solo per pochi istanti, qualche altro più a lungo, tutti possiamo essere passati per “Quanto in oggetto indicato cosa dire più non ha / Cosa ha dimenticato? / Più irritante batte già il pendolo del tempo che suono non ha”.

Rock and roll e nostalgia troviamo in “Trent’anni fa”, “Trent’anni fa / Noi di qua e voi di là / Trent’anni fa c’era più serietà! Trent’anni fa”, Ruben non si ritrova proprio nei giovani d’oggi, “Se il niente è nella testa / il niente è poi nel cuore / il niente è quel che resta / se tutto è confusione”.

La collina degli stivali” è una poetica ballata ispirata a “booth hill” (la collina degli stivali), il nome di un cimitero di Dodge City (Arizona) dove i cowboy venivano sepolti con gli stivali sotto la testa come cuscino, una riflessione sull’incapacità di vivere “Per quanto rinvii le tue scelte e gli anni vanno avanti ti lasci indietro solo niente e noia / Quante occasioni già sprecate le foto già sbiadite e sempre ferma sta la vita tua”.

Siamo alla fine, dopo tanto buio, dopo sconforto e delusione, uno spiraglio di luce si fa avanti con la dolcezza e la delicatezza di “In luce”, un duetto tra Ruben ed ancora Veronica Marchi, per una poetica canzone, minimalista ma intensa spirituale “Ogni sera Ti ho pregato – giorni hai passato cercandoti invano / Ogni sera ti ho pregato – in quelle ore del tutto smarrito”.

Forse non tutto è tenebre in questo mondo o forse lo è solo in questo mondo…


Ruben
"Da qui non si vedono le stelle"
La Matricula 2008 / Believe Digital

Lo potete trovare in qualche negozio di dischi o su I-Tunes

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Ultimo aggiornamento: 16-06-2008
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