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Musicisti:
Giuseppe Righini (voce)
Marco Mantovani (pianoforte, glockenspiel, programmazioni, rhodes)
Andrea Alessi (contrabbasso, basso acustico)
Massimo Marches (chitarra elettrica, classica)
Diego Sapignoli (batteria)
Enrico Farnedi (tromba)
Vincenzo Vasi (vibrafono, theremin, percussioni)
Elena Bucci (voce)
Davide Baldazzi (chitarra elettrica)
Gianni Giudici (hammond)
Xabier Iriondo (chitarra elettrica, pennelli e spugnette)
Andy (sax baritono)
Andrea Chimenti (voce)
Scritto da Giuseppe Righini
Prodotto da Marco Mantovani, Righini, Sapignoli, Alessi, Marches
Masterizzato da Bob Katz - Digital Domain Studios – Orlando,
Florida
Registrato e missato da Paolo Zavaglia - Teatro Dimora L’Arboreto
– Mondaino, Rimini
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Tracklist
01.Non Muoverti
02. Tango Santo
03. Il Fantasma Del Museo
04. La Strage Di San Valentino
05. Ninna Nanna Del Mare In Tempesta
06. Ninna Landa
07. Il Fantasma Di Santa Clara
08. Porti Aeroporti E Stazioni
09. Ragni E Tele
10. La Nave Fantasma
11. Bianca
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Nasce
a Rimini nel 1973, questo è il suo debutto da solista, prima
ha fatto parte della banda rock retrò degli Hype. Non li
conoscete? Neanch'io. Ma, dice Righini sul suo blog che "essendo
ragazzette di facili costumi abbiamo suonato praticamente per tutti,
con tutti e dappertutto. Tralasciando festivalini, festicciole ed
improbabili gemellaggi tipici e obbligatori in ogni gavetta che
si rispetti, mi piace ricordare le aperture per Tiromancino, The
Others, The Dirty Pretty Things e The Dears".
Insomma
Righini non è un debuttante assoluto, ma è quantomeno
una grande promessa. Già
il disco parte bene, con un brano recitato da una voce femminile
accompagnata da un pianoforte ("Non muoverti"),
mA è quando il lettore arriva al brano numero 4 che si rischia
di fare un salto sulla sedia. "La strage di San
Valentino" è un brano intimo, sussurrato,
con accenti quasi gotici. E' un canzone e i significati è
bene che restino sospesi. Omicidio/suicidio? Disgrazia? Sfortuna?
Il fatto è che l'attenzione viene rubata fino all'ultima
frase: "e rinchiusi in un sacco ogni sogno come un gatto
/ una pietra, una fune e il buio del fiume" e dopo la
tromba di Enrico Farnedi ci porta via con sè. Stregati e
affascinati. Brano tecnicamente perfetto.
Ma partiamo dalla traccia 4 perché la 2 e la 3 non ci sono
piaciute? Neanche per idea. "Tango Santo"
è una storia di un killer a pagamento che sembra uscita da
un film di Tarantino, al servizio di un tango caposselliano. Una
murder ballad degna di un film dei fratelli Coen, che si inserisce
bene in questa vicenda narrata e cantata, dove le atmosfere nere,
ma mai cupe, dominano. Il terzo personaggio che incontriamo è
"Il fantasma del museo". Righini
ha di sicuro un suo stile e una sua poetica: musiche appena appoggiate,
atmosfere scure, voce sussurrata. Non può non colpire già
al primo ascolto. Non fosse altro per personalità.
Ma l'attenzione è destinata non calare. "Ninna
nanna del mare in tempesta" è una delicata
ninna nanna come promette il titolo, ma il testo è tutto
da segnarsi. "Ninna nanna del are in tempesta / cheper
sempre ci dondolerà / della vita di quel che ne resta / e
di quella che non tornerà ( Ninnina nanna dell'orso dell'ape
e del miele / delle volpe dell'uva e dei campi di cicale / Ninna
nanna degli anni ubriachi che barcollano inciampiano e poi / poi
rincasano stanchi e perduti / e si addormentano sorpa di noi".
Il canto della prima strofa è filtrato, come se arrivasse
dalla dimensione di un sogno. E forse tutto il brano è a
cavallo tra sonno e veglia.
Che forse è un'altra caratteristica di tutto il progetto:
noir, sghembo, onirico e dai forti contenuti teatrali. Un disco
che da un lato culla, dall'altro fa venire i brividi. Anche nella
successiva lenta e umorale "Ninna landa",
che è il brano da cui parte l'avventura solistica di Righini,
c'è un'assassino, mentre i fantasmi tornano nella delicata
e vagamente neo-folk"Il fantasma di Santa Clara".
Il clima cambia completamente nel brano a venire: "Porti,
aeroporti e stazioni", un rock duro e incisivo
che però, giunti a questo punto del disco, ci sta a meraviglia.
Drastico cambio di atmosfere sonore, ma anche narrative: qui si
parla di una partenza all'alba da Rimini ("Rimini padre e madre
/ di mio padre di mia madre, padre e madre", "Rimini primavera")
e si chiude con un'altra frase da segnarsi: "Certe carezze
e certi baci / a volte fanno perdere navi e treni".
Il clima quasi da concept album viene ristabilito da "Ragni
e tele", solo leggermente più carica e
meno sognante delle prime canzoni, ma altrettanto imbevuta di umori
noir. Un disco molto corto (poco più di 38 minuti) che segna
anche l'esordio di una nuova casa discografica: Interno 4 Records
è la label nata dalla collaborazione tra NdA (Nuova distribuzione
Associati), prima distribuzione in Italia specializzata in editoria
di qualità, e l’Associazione Culturale Assalti al Cuore,
promotrice dal 2005 dell’omonimo festival di musica e letteratura
di Rimini. C'è molta fantasia, molta infanzia, lo stesso
clima tetro e dolce consacrato dal mondo delle favole. Un Walt Disney
degli esordi, reinterpretato con la fantasia oscura di un Tim Burton.
D'altra parte siamo in un disco dal titolo inequivocabile: "Spettri
sospetti".
Chiusura con "La nave fantasma"
e "Bianca". "La nave fantasma
mantiene tutto quello che promette: "Ossa di legno mangiate
dal sale / vele bruciate dal tempo e dal sole / dondola come una
culla in un fiume / scricchiola come una forca una fune".
Paura? No, rispetto. E "Bianca"
quasi tira i fili di tutto il discorso: "Parole / chiuse
nei cassetti del comò / sotto i fazzoletti, tra le fotografie
/ l'eco di un silenzio lontanissimo e pacifico / come un galeone
in fondo al mare". E forse davvero non ci potrebbe essere
migliore fotografia per definire questo strano disco eccentrico.
Uno di quelli che magari non andreste a cercare, ma se vi capitasse
di imbattervi in "Spettri sospetti" state
in guardia: sarà molto difficile liberarvene.
Giuseppe
Righini
"Spettri sospetti"
Interno 4 records - 2008
In qualche negozio di dischi o sul sito ((www.interno4records.com)
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