
Ascolti collegati

Fosca Bernardo e Santese
Ballate di fine inverno |

Giulia Anania
Giulia Anania |

Massimo Priviero
Rock & poems |

Shel Shapiro
Acoustic circus |

Massimo Chiacchio
Sasso |

Tiziano Mazzoni
Zaccaria per terra |
Musicisti:
Gianluca Bernardo (voce, chitarre, hammond, rhodes, synth, pianoforte,
scacciapensieri), Luca De Giuliani (chitarre, hammond, synth,
rhodes, cori), Claudio Mancini (chitarre, synth, hammond), Pierluigi
Toni (basso, campionamenti, voce, cori) e Gabriele Putrella (batteria,
percussioni, campionamenti, cori)
Ospiti:
Marco Bachi (contrabbasso elettrico), Massimo Baiocco (chitarra
classica), Claudio Bernardo (sax), Roberto Billi (voce), Emiliano
Bonafede (chitarra elettrica), Andrea Bonforti (pianoforte), Savino
Bonito (percussioni), Emanuele Celegato (mandolino), Giulia Digianpasquale
(voce, flauto e percussioni), Stefano Fiori (voce), Franco Fosca
(voce), Matteo Gabbianelli (voce), Davide Garbini (chitarra),
Valentina Lupi (voce), Giorgio Mazzone (chitarra acustica), Claudio
Montalto (tromba), Simone Nanni (tromba), Roberto Palermo (fisarmonica,
hammond), Augusto Pallocca (sax), Toti Poeta (voce), Andrea Ruggero
(violini), Ludovico Takeshi (violoncello)
Tutte le canzoni sono
scritte da Gianluca Bernardo eccetto:
150 Sprint Veloce (Bernardo/Mancini), La Canzone di Diana (Bernardo/Mancini),
Genova (Bernardo/Petetta), Boulevard Mont Vert (Bernardo/Mancini),
I Tram di Roma (Bernardo/Billi)
Prodotto
da:
Rein
Copertina
e retro:
Amatoxine (www.amatoxine.com)
Progetto grafico:
Gianluca Bernardo
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Tracklist
01
- occidente
02 - sud (#2)
03 - 150 sprint veloce
04 - il deserto di Piero
05 - la canzone di Diana
06 - est
07 - quattro e mezza
08 - settembre (#3)
09 - il ponte di Mostar
10 - Genova
Disco
2:
01 - grandtour
02 - canzone dell’Irlanda occidentale
03 - boulevard montvert
04 - verso San Paolo
05 - Sud America
06 - discorsi a vapore
07 - i tram di Roma
08 - il ventesimo giorno
09 - il ricordo delle tue mani
10 - l’epilogo


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Coraggio
a volte fa rima con Incoscienza. In questo caso fa rima con Indipendenza.
Autoprodurre un disco doppio con venti canzoni (e in più
c’è nascosto qualcosa), nel 2008, può sembrare
una pazzia, e forse lo è.
Non solo: seguendo la strada già intrapresa dai Marmaja,
chi vuole può scaricarlo gratuitamente da internet, mentre
chi ama avere tra le mani cd originale e booklet può riceverli
a casa con poca spesa.
A rincarare la dose c’è da aggiungere che i Rein si
sono tolti dalla SIAE, contraria a riconoscere ai propri iscritti
il diritto di disporre della propria opera, di renderla liberamente
condivisibile, ad esempio.
Le canzoni di “Occidente” sono state scritte (Gianluca
Bernardo, chitarrista e cantante, ne è l’autore) in
un lasso di tempo abbastanza lungo, dal 2001 al marzo 2008, date
in cui è iniziata e finita la stesura di “Genova”,
uno dei brani portanti dell’album, posto al centro del lavoro
(la decima canzone, l’ultima del primo cd).
Gianluca Bernardo, Luca De Giuliani (chitarre), Claudio Mancini
(chitarre), Pierluigi Toni (basso) e Gabriele Putrella (batteria)
formano una band dalle grandi potenzialità e dalle idee chiare.
E poi ci sono gli amici ospiti (impossibile citarli tutti qui) che
aggiungono violini, sax, chitarre, mandolini, trombe, pianoforte,
percussioni, flauti e, per finire, voci.
Ecco, le voci: con le loro canzoni i Rein danno voce ai disillusi
(“gli eroi sono grandi bugiardi, gli eroi son bastardi e tu
non crederci mai”), ai lavoratori (“le mie mani scavano
da sempre un suolo aspro coltivato a grano”), ai viaggiatori
(“ho messo le gambe nel cuore e le ho portate via”),
a chi crede nell’amore (“avrei mai potuto amare una
ragazza che almeno una volta nella vita non avesse sognato d’essere
Amelie Poulain?”) e a chi crede nella democrazia e ne ha abbastanza
di quella ciurma da tribunale che ha tra le mani le sorti del mondo
(“per la gloria dei moderni dittatori scorre il sangue di
un popolo sovrano”)… cioè alle persone.
Sì, alle persone, gli individui dotati di una personalità
propria, non costruita da chi li vorrebbe controllare, non artefatta,
persone che badano al sodo e non alla superficialità (“la
gente sta chiusa in casa a guardare la tv e non parla più”).
Registrato nel corso di quindici mesi in vari studi sparsi tra le
province di Roma, Viterbo, Perugia, L’Aquila e Bologna, il
suono mostra una coesione fuori dall’ordinario, nonostante
i diversi generi abbracciati: reggae, blues, jazz, folk, dub, rock,
punk, Balcani, Francia, Messico… detto in due parole: tradizione
e modernità. In una sola: Patchanka!
Rein
"Occidente"
Autoprodotto
- 2008
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