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Le BiELLE RECENSIONI
Guido Politi: "Bora"
Tra passato, presente e … futuro
di Fabio Antonelli


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Musicisti:

Guitars: Guido Politi, Nicolò Renna, Lorenzo Colella, Massimo De Maria

Bass: Gabrio Bevilacqua
Sax & clarinet: Orazio Maugeri
Accordion: Matilde PolitiPiano: Eugenio De Fortis
Violoncello: Domenico Guddo
Violin: Gabriele Politi
Flute: Anna Ventimiglia
Friscalettu: Guido Siracusa
Drums: Fabrizio Francoforte
Percussions: Massimo La Guardia, “Paquito” Bordonaro, Lajos Zsivkov
Background voice: Matilde Politi

Produced: Guido Politi e Maurizio Curcio
Artistic direction: Paolo Siculiana
Mastering: Giovanni Versari al Nautilus, Milano
Executive producers: Guido Politi e Paolo Siculiana

Words & musics: Guido Politi
Arrangements: Giudo Politi e Orazio Maugeri

Illustration: Arch. Adriana Trapassi
Press office: Antonio Terzo
Original photos: Enza Tamborra

Tracklist

01 - Baci rubati
02 - Bombe intelligenti
03 - Bora
04 - Cuore di marinaio
05 - La sustanza
06 - Senza ragione
07 - Elisa
08 - Lu vapuri
09 - Sogno
10 - Ulisse
11 - Per capire
12 - Nicola u dutturi




E’ davvero splendido questo “Bora”, nuovo disco del sessantenne cantautore palermitano doc Guido Politi, limpido ed intenso come il mare di Sicilia rappresentato nella fumettistica copertina che lo ritrae come un vecchio lupo di mare, senza una pipa in bocca, ma con in braccio la sua amata chitarra.

Il disco si compone di dodici brani, tutti rigorosamente acustici, arrangiati da Politi insieme ad Orazio Maugeri e suonati divinamente dalla fisarmonica della figlia Matilde (che si presta anche al contro-canto), il contrabbasso di Gabrio Bevilacqua, i sax di Maugeri, le chitarre di Lorenzo Coltella, Nicolò Renna e dello stesso Politi, il violino di Gabriele Politi, il flauto di Anna Ventimiglia e le percussioni di Fabrizio Francoforte e “Paquito” Bordonaro.

Ecco la scaletta con i voti ai brani espressi in simpatici tonni, da 1 a 5.

Il disco si apre con “Baci rubati” dolcissima canzone d’amore, introdotta dalle note calde di un sax, bellissimo il testo “Come farò a restare indifferente a quelli sulle dita che mi dai / Appoggerò a quel muro la chitarra per carezzarti / notte tra i capelli / Rapito dai tuoi occhi tra le stelle mi ubriaco al tuo profumo / gelsi bianchi e scorzonera / Quando apri le tue ali posso volare ancora un po’ più in alto e con te / Voglio sentire come una vertigine / La tua … la mia”.

Decisamente più etnica nelle sonorità è "Bombe intelligenti", canzone di denuncia, ma ironica sin dal titolo, storia di una coppia di amanti salvatisi da una strage provocata da bombe "intelligenti" cadute su una festa di matrimonio su un altopiano Afgano, grazie ad un provvidenziale tuffo in un campo di papaveri da oppio “Ti tenevo stretta a me / Tutti quei petali che fanno un mantello / Che ci ripara, che ci fa sognare / Sballati tutti “fatti” da quel mare
.

Bora” è l’eterna sfida tra l’uomo ed il mare, un po’ come nel famoso romanzo di Ernest Hamingway, ha una cadenza epica e solare allo stesso tempo, con l’arioso contro-canto della figlia Matilde, bellissimo anche il testo “Bora bora che questa notte ci servi di più / Ora ora è ora saltate a bordo e stendetevi giù / Notte in un canneto poi un topo a vela che vi porta via / Profughi per rabbia per fede, razza, o per ideologia”.

Cuore di marinaio” tra ballata, tango e swing, è un’altra bellissima canzone d’amore, segnata dalla fisarmonica di Matilde Politi, tratta di un amore giovanile ed il testo è pieno di delicatezza “Andiamo più in là che c’è un po’ di buio e non ci vedono / Cuore di ragazzino strappato da un diario / Nascosto tra i pensieri e versi mai cantai / Quando lo hai accarezzato col rosso di un pastello / Ci hai scritto “amore mio” e diventò più bello” / Un cuore ragazzino che mi batteva in gola / Io ti insegnai gli accordi e non entrammo a scuola”.

La sustanza” canzone scritta nel lontano ’69, tutta in dialetto, è molto legata alla tradizione e narra di un fanciullo finito in carcere per furto “aggravato” di una cesta piena di ricotta, sebbene sembri tanto lontana nel tempo è in sostanza un’attuale e toccante denuncia al ricorso indiscriminato al carcere, perché come conclude il testo, “Cu u carciri un s’insegna la sustanza”.

Un caldo sax introduce Senza ragione”, un’altra canzone molto vecchia del ’66, forse un po’ datata musicalmente, ma bella nel testo “Tanti morranno e sembreranno pazzi / Per superar la propria condizione / Di chi ha dentro le vene la paura / Di ragionar con la propria ragione”.

Altra bella e dolcissima canzone d’amore è “Elisa” nome di donna certamente, ma anche il nome della nave dell’usticese Vincenzo Di Bartolo, l’uomo del pepe nero, che partito nel ’38 da Palermo per Boston, proseguì per Sumatra portando l’Elisa ad essere la prima nave siciliana a stabilire la rotta per le cosiddette Indie Orientali, circumnavigando la terra, sempre poetico il testo.

Lu vapuri”, ancora in dialetto, narra con sofferenza le vicissitudini comuni a tanti migranti per chiudersi con i versi “Cantu cantu mmenzu u mari / Semu tanti ad emigrari / Cantu ca ti vitti chianciri / Cantu cha ti vitti curriri / Cantu cantu mmenzu u mari”.

Splendida è “Sogno” uno sguardo proiettato al futuro, in cui Guido canta trasognato “Sognavo di cantare a quei bambini / L’utilità di un libero pensare / Che ognuno abbia per sua soddisfazione / Donare agli altri quello che sa fare”.

Ulisse” è una rilettura poetica dell’avventura di Ulisse, una lunga canzone mitologica con un’orchestrazione oscillante tra epico-medioevale e dolce melodia mediterranea, il testo è intenso “Ringrazia i marinai che lo han portato dopo venti anni gli sembra di sognare / Odora la sua terra il rosmarino / profumo intenso di resina di pino / Nessuno ancora lo ha riconosciuto, nel suo cuore vendetta, odio, amore … paura! / Lui ha bisogni di capire se la può riconquistare”.

Per capire”, narra di due padri, uno israeliano e l’altro palestinese che condividono l’identica difficoltà di dover raccontare e spiegare ai propri ragazzi gli orrori delle bombe e dei cingoli dei carri-armati, con il timore però che i loro racconti possano produrre l’effetto opposto, per concludere quindi con amarezza “Se non è facile la distinzione tra propaganda e verità / diffida sempre dalle armi “buone”, diffida sempre da chi ce le ha”. Magnifica!

Chiude “Nicola ‘u dutturi” che di dialettale ha solo il titolo, ma che di Sicilia né è intrisa, perché narra la storia di Nicola Barbato, medico condotto anarco-socialista, che finisce nel mito, intersecandosi con quella di Pompeo Colajanni, partigiano che memore di quell’uomo insofferente alle storture del mondo, ne assume lo pseudonimo come nome di battaglia.

A dire il vero, dopo l’ultimo brano, c’è anche una simpatica ghost-track in dialetto, un invito ad ammazzarsi con varie metodologie…Il disco non è forse di facile reperibilità, però vale davvero la pena cercarlo, perché è davvero un gran disco.


Guido Politi
"Bora"
Pop Eyes / Siculiana - 2007
Di difficile reperibilità Su iTunes

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Ultimo aggiornamento: 17-05-2008
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