
Ascolti collegati

Ma'aria
Sugnari |

Priska
Le fureur du papavoine |

Piccola banda Ikona
Stari most |

Piccola Banda Ikona
Marea |

Flk Mitili
Ratatuie |

Gruppo Folk Internazionale
'75/'79 |
Musicisti:
Maria
Colegni: canto, cucchiai; Simonetta Aruso: canto; Roberta Zanuso:
canto; Gianfrancesco Calabrese: canto; Maria Vicentini: violino;
Grazia Colombini: viola; Luigi Lavermiccola: contrabbasso; Renata
Vinci: clarinetto; Pierluigi Petris: chitarra e voce; Salvatore
Sansone: fisarmonica; Paola Falcioni: fischio; Silvia
Imperiale: pianoforte;
Ospiti:
Moni Ovadia: canto (ne L'isula); Salvatore Majore: contrabbasso;
Rhapsòdia Trio (maurizio Dehò, violino; Gianpietro
Marazza, fisarmonica; Luigi Maione, chitarra); Massimo Latronico:
chitarra; Armando Cornell Descarga: percussioni; Vladimir Denissenkov:
bajan; Coro su Stalingrado. Marcella Arcari, Luca Basini, Elsa
Brambilla, Livia Brambilla, Daniela Capuno, Antonio
Cooper Cupertino, Alessio Lerardi, Mariangela Mianiti, Mary Grace
Pandolfo, Stefania Perego, Pigi Petris, Sofia Petris, Marina Rovida,
Duccio Ruggeri, Guido Scaramazza, Renata Vinci.
Arrangiamenti e direzione: Gianfrancesco Calabrese
registrato presso Officine Meccaniche Milano
Progetto grafico e disegni. Stefano Pallavisini - ekostudio -
Udine
|
Una
meraviglia di disco, in grado di nascondere tanti piccoli gioielli.
Forse non immediati, ma veramente belli. D'altra parte non si tratta
di un gruppo del tutto nuovo (mentre, sorpresa, si tratta di un
gruppo, nonostante l'unico nome femminile che compare per definire
gli artisti), perché buona parte delle persone comparse qui
hanno fatto parte del Gruppo Folk internazionale, come Maria Colegni,
Roberta Zanuso, Moni Ovadia, Maurizio Dehò e anche, alla
fine, Gianfrancesco Calabrese. Dopo anni in cui hanno percorso,
ognuno a suo modo, strade parallele, ma senza mai perdersi troppo
di vista, a questo disco collaborano tutti.
Ora "Maschinka" per
me esce dalle nebbie della casualità da cui emerge per
merito di una copertina che riporta le bellissime immagini di
Stefnao Pallavisini, che poi vengono anche riportate e sviluppate
all'interno del bel libretto che accompagna il disco. Poi , sul
retro, si scopre la presenza di Moni Ovadia, del Rapsodija Trio
e di Vladimir Denissenkov che non sono sconosciuti. Ma la vera
sorpresa la si ha ascoltando il disco. Non tanto con la prima
canzone che è "Garì garì
tziganksy", un brano tradizionale Rom, bella
ma in linea con quanto ci si poteva attendere (tranne il fischio
iniziale), ma con la seconda e la terza. Che sono "Boum!"
di Charles Trenet e "Nana's lied"
di Bertolt Brecht e Kurt Weil.
In primo luogo colpisce l'eclettismo: dai Rom, a un francese,
a due tedeschi. In secondo luogo la maestria: la resa al canto
delle tre voci che si alternano o si sommano di Mara Colegni,
Roberta Zanuso e Simonetta Artuso, è strepitosa e l'interpretazione
è convincente. "Boum!",
spiega il libretto, è la canzone dell'amore gioioso che
Trenet ha scelto di illustrare con i simboli della tradizione
popolare e "Nana's lied" è
la canzone dell'amor profano. Nata come poesia dedicata a una
prostituta
Parlavamo di eclettismo: il terzo brano è di Peggy Seeger,
"Song of choice" (la sveglia
per la maggioranza silenziosa americana) e il quarto è
"Gorizia", tradizionale italiano
di enorme spessore e qui in una versione trattenuta a minimalista,
solo tre voci, ma densa di pathos.
Ci siamo soffermati sui primi brani, ma la cifra stilistica non
cambierà neanche per i pezzi successivi, tra danze Rom
e brani della tradizione popolare bulgara, rumena, yiddish, serba,
russa e italiana. La scelta del meglio potrebbe essere ardua.
Ma bisogna soffermarsi, a metà disco circa, su "L'isula"
che è un brano di Duilio Del Prete, qui proposta da Moni
Ovadia e introdotta da due pagine del libretto, di penna dello
stesso Moni. "Duilio Del Prete - scrive - è un
nome che molti ricorderanno per averlo apprezzato come interprete
del leggendario film-commedia "Amici miei". Del Prete
era dotato di molti talenti. Fu un grande peccato che avesse abbandonato
la via musicale. ... Questi dischi contenevano alcune canzoni
sue e alcune grandi cover di grandi song stranieri. Duilio Del
Prete le aveva magistralmente tradotte e le cantava in italiano
con una voce generosa, appassionata e vibrante al pnto da non
fare rimpiengare l'oroginale francese neppure a uno snob coe me
che detesta ogni traduzione di canzoni ... Le canzoni, di cui
scriveva testo e musica, erano orientate a un felicissimo stile
grottesco ... Nel suo secondo disco c'era questa L'isula, una
deliziosa e crudele satira contro la brutale idiozia moralistica
del colonialismo ... Per molti anni mi sono esibiti gogliardescamente
con la chitarra interpretando L'isula nelle lunghe e pigre nottate
estive alle Isole Eolie, facendo la delizia dei miei compagni
vacanzieri. Ora sono felice di averla incisa per questo bel disco
di Mari Colegni". E la canzone è un gioiellino
tra i tanti brillanti della corona che compongono "Mashinka",
cantata con voce roca e partecipata e accompagnamento "esotico".
Pausa ironica.
Dolcissima anche la successiva "Vido vido",
tradizionale bulgaro dove amore e guerra si intrecciano nel corso
delle guerre contro l'invasione turca e le voci di Simonetta,
Maria e Roberta si amalgamano in un insieme di terso nitore, in
assenza di altri strumenti. Ma ancora più fascino conserva
la "Barcarolle" di Jacques
Offenbach, tratta dai Racconti di Hoffmann e tradotta (sul libretto,
su disco è in francese) da Roberta Zanuso, per rendere
al meglio il languore sensuale di una notte d'amore. Paradossalmente
proprio il brano che dà il titolo al disco "Mashinka",
eseguita dal solo Vladimir Denissenkov al bajan (la fisarmonica
russa) non spicca e non cattura. Interessante, ma priva di veri
motivi di interesse. E, ancora a fine disco, il pezzo che sembrava
più facile, ossia la "Stalingrado"
scritta da Umberto Fiori e Tommaso Leddi per gli Stormy Six, stecca
le attese con una versione senza enfasi e quindi priva di quella
necessaria forza epica senza la quale "Stalingrado"
diventa la storia di una qualsiasi battaglia. A parte che, essendo
una suite, togliere la parte riservata a "La
fabbrica" risulta sempre doloroso.
Per tutto il resto però "Mashinka"
resta una piccola macchina per la fabbricazione di gioielli musicali.
Disco al femminile e disco collettivo, dove personaggi diversi
hanno contribuito a costruire un tutto armonica che parte dalle
voci angelicate delle tre cantanti e procede per passaggi successivi
all'interno del canzoniere internazionale. Musica di un gruppo,
folk e internazionale. Destino di un nome.
Maria
Colegni
"Mashinka"
Block Nota
- 2008
Ai concerti, sul
sito o in qualche negozio di dischi
|