Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Maltra B-folk: "Spécian tücc un quaicôss"
Da Varese con grinta e un pensiero a Van De Sfroos
Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Davide Van De Sfroos
Live

Modena City Ramblers
Viva la vida Muere la muerte

I Luf
Paradis del Diaol

Casa del vento
Alberi

Cisco
Dopo il lungo inverno

12 corde
Il viaggio

Musicisti:
Walter Bianchi “il barone” (prima voce solista), Marco “rampo” Rampinini (seconda voce solista, mandolino, chitarre, banjo, armonica), Nicola “cocò” Cilento (fisarmonica), Fabrizio “bicio” Visconti (chitarra e cori), Paolo “the teacher” Pastorelli (tastiere e piano), Filippo “BluesMan” Biondo (basso), Damiano “dama” Della Bella (violino), Andrea “il basista” Dieci (batteria),

Testi: Walter Bianchi (1 e 2) e Marco Rampinini. Musiche: Marco Rampinini.


Arrangiamenti Maitra B-folk


Tracklist

01. Al Circul da Caidà
02 - Una Giurnà Sfigada
03 - Specian Tucc un Quaicoss
04 - In Genocc
05 - Ul Ladro di Sogn
06 - La Tusa d'Usmà
07 - In Dì
08 - Sunt mai andà in Guera
09 - Ul Mercatin d'ul Diaul
10 - Alcatran



"Mal tra insema" in dialetto lombardo significa "male assortiti" e proprio Maltrainsema è il nome che si è dato un gruppo di cabaret, unito dalla passione per il classico cabaret milanese e per la canzone popolare lombarda. Da una costola dei Maltrainsema nascono i Maltra B-Folk, che a dispetto del brutto gioco di parole con bifolco, hanno un'ottima anima folk, costruita sulla falsariga della tradizione popolare, ibridata con il riconosciuto ispiratore del gruppo, ossia quel Davide Van De Sfroos che utlizza un dialetto simile a questo e musiche affini. Se Davide viene dal lago di Como, i Maltra arrivano invece da Caidate, in provincia di Varese. Sono in otto e hanno le idee sufficientemente chiare per sfornare un pugno di canzoni di valore.

"Spécian tücc un quaicôss", ossia "Tutti aspettano qualcosa", è il loro primo disco e nei primi 16 giorni in cui è stato in download gratuito sul sito ha registrato oltre 1000 scaricamenti, un risultato da non trascurare per un gruppo dalla fama solo locale. E, viene daaggiungere, un successo meritato. Due voci guida, quella più educata e giovane di Marco Rampinini e quella più adulta e ruspante di Walter Bianchi che si intersecano con buona scelta dei tempi, chitarre, violino, tastiere, fisarmonica, basso e batteria, oltre a banjo, mandolino, armonica costituiscono la base per queste 10 canzoni, tutte scritte e arrangiate da loro.

Come dice Davide Van De Sfroos non esiste una musica popolare del nord Lombardia: sì, c'è qualche canzone, ma non c'è una vera tradizione popolare. Per cui le musiche che si utilizzano si rifanno più alla tradizione americana: rock, country e blues abbinate a spunti e stimoli della canzone popolare italiana. Il risultat, come già detto è convincente. L'uso del dialetto è totale nei Maltra, ma per chi ha succhiato questo dialetto frammisto al latte materno questo rischia di essere un pregio anche eccessivo. E va bene, sì, ammetto di essere di parte, ma da Caidate al mio paese natale passano solo 12 chilometri!

Il tono generale del disco è alto, ma "Alcatran", "La tusa de Usmà", "In dì" e "Sunt mai andà in guera" sembrano avere una marcia in più, anche se, in fondo, è questione di sfumature. Quello che importa è che i Maltra riescono a mettere insieme quasi tre quarti d'ora di intrattenimento piacevole e non banale.

Si parte con
"Al circul da Caidà" (Al circolo di Caidate), un bozzetto paesano sul circolo del paese, regno di uomini che giocano a carte, bevono, fumano e raccontano storie. Il richiamo con le atmosfere di Davide Van De Sfroos è manifesto (e dichiarato), ma il disegno e i tratti dei protagonisti sono netti e precisi. Si cambia atmosfera con "Una giurnata sfigada" (una giornata sfigata), più blues che folk, rispetto alla precedente. Poco più che un pezzo di cabaret su una giornata in cui niente sembra andare per il verso giusto. Ricorda l'antica "Ma che bella giornata!" di Ugolino, ma con una sua grazia di fondo che è forse quella che ci accomuna a chi ci racconta dei suoi guai.

"Spécian tücc un quaicôss" (Tutti aspettano qualcosa) è la canzone che dà il titolo all'album ed è un brano travolgente, con l'andamento cadenzato della canzoni popolari, applicata all'etica dei suonatori ambulanti: "Aspetta la fisarmonica una mano amica / aspetta la chitarra la sua camicia / aspetta la voce qualcuno da far sognare / e lascargli un ricordo nel cuore per un applauso" (versione tradotta). Un po' meno coinvolgente "In genocc" (in ginocchio), anche se il testo non è affatto banale: la storia di un clochard/matto/santo. Impegnativo è anche "Ul ladro di sogn" (Il ladro di sogni) che, come nelle migliori canzoni di Van De Sfroos percorre le ardite strade della metafora, in quel territorio di confine tra fiaba popolare e storia del focolare. Il tono è ragionevolmente epico.

Il trittico centrale è forse il punto più forte dell'album: "La tusa de Usmà" (La ragazza di Osmate) è una vera canzone popolare che sembra tratta dal canzoniere dei Fairport Convention. "Ecco una storia portata dal vento / che risuona ancora tra la gente / portata dall'onda sul lago di Monate / è la leggenda della ragazza di Osmate". Una murder story che sarebbe piaciuta a Massimo Bubola. "In dì" (Sono giorni) è una morbida e lunga ballata malinconica: "Sono giorni di pioggia bagnati dal tempo / che parlano al tuo cuore e alle tue osssa / Sono giorni nascosti sotto gli ombrelli / che cadono giù da una nuvola nera / che ti guarda, ma non è mai la stessa". "Sunt mai andà in guera" sposa la linea antimilitarista di "Sciur Capitan" di Van De Sfroos, ma lo fanno con precisa scelta di atmosfera e di toni: "Non sono mai andato in guerra, non ho fatto il militare / non ho mai impugnato un mitra, una baionetta, una bomba a mano / non sono mai stato capace di regalare il mio cuore a una bandiera e non ho mai tradito nessuno / non ho mai visto gli occhi di un uomo salutare il mondo e chiudersi", recita il parlato di Marco Rampinini su un sottofondo scandito da piano e chitarra. Bella.

Con "Ul mercatin d'ul diaul" si torna nel bozzetto paesano, ma reso anche questo con competenza. La massima dote dei Maltra è di non tentare il passo più lungo della gamba, stanno nel proprio, cantano di quello che sanno e che conoscono e non sbagliano una mossa. "Alcatran" è forse il brano che più si distanzia da quanto appena detto: è una storia nera di un criminale scappato dalla prigione di Alca ... Tran, che, immagino sia una contrazione tra Alcatraz e tran-tran. Una canzone che si dipana come un film noir, come se fosse un talking blues alla Tom Waits, salvo finire come "A porte chiuse" di Jean-Paul Sartre: la prigione è una "vita piatta come una pagina di giornale", "condannato a scontare il tempo tra l'ufficio e il mio letto".

Un esordio da segnarsi tra le cose belle di questo 2008 al giro di boa. Certo, il dialetto di Varese non sarà familiare a tutti e non è nemmeno facile, ma dal sito si può scaricare la traduzione di tutti i testi. Musicalmente siamo sulle stesse lunghezze d'onda di Van De Sfroos, ma questo è più un pregio che un difetto. Restano forse alcune ingenuità e acerbità iniziali, ma il percorso tracciato è sicuro, i mezzi ci sono e la volontà di far bene anche. Una strada di canzone d'autore, con un piede nel passato e l'altro saldamente piantato tra le tradizioni della propria terra.


MalTra B-Folk
"Spécian tücc un quaicôss"
Autoprodotto - 2008
Scaricabile via internet o ai concerti

Sul web
Sito ufficiale
My space
Ultimo aggiornamento: 31-08-2008
HOME