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Davide Van De Sfroos
Live |

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Dopo il lungo inverno |

12 corde
Il viaggio |
Musicisti:
Walter Bianchi “il barone” (prima voce solista), Marco
“rampo” Rampinini (seconda voce solista, mandolino,
chitarre, banjo, armonica), Nicola “cocò” Cilento
(fisarmonica), Fabrizio “bicio” Visconti (chitarra
e cori), Paolo “the teacher” Pastorelli (tastiere
e piano), Filippo “BluesMan” Biondo (basso), Damiano
“dama” Della Bella (violino), Andrea “il basista”
Dieci (batteria),
Testi: Walter Bianchi (1 e 2) e Marco Rampinini. Musiche: Marco
Rampinini.
Arrangiamenti Maitra B-folk
|
"Mal
tra insema" in dialetto lombardo significa "male assortiti"
e proprio Maltrainsema è il nome che si è dato un
gruppo di cabaret, unito dalla passione per il classico cabaret
milanese e per la canzone popolare lombarda. Da una costola dei
Maltrainsema nascono i Maltra B-Folk, che a dispetto del brutto
gioco di parole con bifolco, hanno un'ottima anima folk, costruita
sulla falsariga della tradizione popolare, ibridata con il riconosciuto
ispiratore del gruppo, ossia quel Davide Van De Sfroos che utlizza
un dialetto simile a questo e musiche affini. Se Davide viene dal
lago di Como, i Maltra arrivano invece da Caidate, in provincia
di Varese. Sono in otto e hanno le idee sufficientemente chiare
per sfornare un pugno di canzoni di valore.
"Spécian tücc un quaicôss",
ossia "Tutti aspettano qualcosa", è il loro primo
disco e nei primi 16 giorni in cui è stato in download
gratuito sul sito
ha registrato oltre 1000 scaricamenti, un risultato da non trascurare
per un gruppo dalla fama solo locale. E, viene daaggiungere, un
successo meritato. Due voci guida, quella più educata e
giovane di Marco Rampinini e quella più adulta e ruspante
di Walter Bianchi che si intersecano con buona scelta dei tempi,
chitarre, violino, tastiere, fisarmonica, basso e batteria, oltre
a banjo, mandolino, armonica costituiscono la base per queste
10 canzoni, tutte scritte e arrangiate da loro.
Come dice Davide Van De Sfroos non esiste una musica popolare
del nord Lombardia: sì, c'è qualche canzone, ma
non c'è una vera tradizione popolare. Per cui le musiche
che si utilizzano si rifanno più alla tradizione americana:
rock, country e blues abbinate a spunti e stimoli della canzone
popolare italiana. Il risultato, come già detto è
convincente. L'uso del dialetto è totale nei Maltra, ma
per chi ha succhiato questo dialetto frammisto al latte materno
questo rischia di essere un pregio anche eccessivo. E va bene,
sì, ammetto di essere di parte, ma da Caidate al mio paese
natale passano solo 12 chilometri!
Il tono generale del disco è alto, ma "Alcatran",
"La tusa de Usmà",
"In dì" e "Sunt
mai andà in guera" sembrano avere una
marcia in più, anche se, in fondo, è questione di
sfumature. Quello che importa è che i Maltra riescono a
mettere insieme quasi tre quarti d'ora di intrattenimento piacevole
e non banale.
Si parte con "Al
circul da Caidà" (Al circolo di Caidate),
un bozzetto paesano sul circolo del paese, regno di uomini che
giocano a carte, bevono, fumano e raccontano storie. Il
richiamo con le atmosfere di Davide Van De Sfroos è manifesto
(e dichiarato), ma il disegno e i tratti dei protagonisti sono
netti e precisi. Si cambia atmosfera con "Una
giurnata sfigada" (una giornata sfigata), più
blues che folk, rispetto alla precedente. Poco più che
un pezzo di cabaret su una giornata in cui niente sembra andare
per il verso giusto. Ricorda l'antica "Ma che
bella giornata!" di Ugolino, ma con una sua
grazia di fondo che è forse quella che ci accomuna a chi
ci racconta dei suoi guai.
"Spécian
tücc un quaicôss" (Tutti aspettano
qualcosa) è la canzone che dà il titolo all'album
ed è un brano travolgente, con l'andamento cadenzato della
canzoni popolari, applicata all'etica dei suonatori ambulanti:
"Aspetta la fisarmonica una mano amica / aspetta la chitarra
la sua camicia / aspetta la voce qualcuno da far sognare / e lascargli
un ricordo nel cuore per un applauso" (versione tradotta).
Un po' meno coinvolgente "In genocc"
(in ginocchio), anche se il testo non è affatto banale:
la storia di un clochard/matto/santo. Impegnativo è anche
"Ul ladro di sogn" (Il ladro
di sogni) che, come nelle migliori canzoni di Van De Sfroos percorre
le ardite strade della metafora, in quel territorio di confine
tra fiaba popolare e storia del focolare. Il tono è ragionevolmente
epico.
Il trittico centrale è forse il punto più forte
dell'album: "La tusa de Usmà"
(La ragazza di Osmate) è una vera canzone popolare che
sembra tratta dal canzoniere dei Fairport Convention. "Ecco
una storia portata dal vento / che risuona ancora tra la gente
/ portata dall'onda sul lago di Monate / è la leggenda
della ragazza di Osmate". Una murder story che sarebbe
piaciuta a Massimo Bubola. "In dì"
(Sono giorni) è una morbida e lunga ballata malinconica:
"Sono giorni di pioggia bagnati dal tempo / che parlano
al tuo cuore e alle tue osssa / Sono giorni nascosti sotto gli
ombrelli / che cadono giù da una nuvola nera / che ti guarda,
ma non è mai la stessa". "Sunt
mai andà in guera" sposa la linea antimilitarista
di "Sciur Capitan" di Van
De Sfroos, ma lo fanno con precisa scelta di atmosfera e di toni:
"Non sono mai andato in guerra, non ho fatto il militare
/ non ho mai impugnato un mitra, una baionetta, una bomba a mano
/ non sono mai stato capace di regalare il mio cuore a una bandiera
e non ho mai tradito nessuno / non ho mai visto gli occhi di un
uomo salutare il mondo e chiudersi", recita il parlato
di Marco Rampinini su un sottofondo scandito da piano e chitarra.
Bella.
Con "Ul mercatin d'ul diaul"
si torna nel bozzetto paesano, ma reso anche questo con competenza.
La massima dote dei Maltra è di non tentare il passo più
lungo della gamba, stanno nel proprio, cantano di quello che sanno
e che conoscono e non sbagliano una mossa. "Alcatran"
è forse il brano che più si distanzia da quanto
appena detto: è una storia nera di un criminale scappato
dalla prigione di Alca ... Tran, che, immagino sia una contrazione
tra Alcatraz e tran-tran. Una canzone che si dipana come un film
noir, come se fosse un talking blues alla Tom Waits, salvo finire
come "A porte chiuse" di Jean-Paul
Sartre: la prigione è una "vita piatta come una
pagina di giornale", "condannato a scontare
il tempo tra l'ufficio e il mio letto".
Un esordio da segnarsi tra le cose belle di questo 2008 al giro
di boa. Certo, il dialetto di Varese non sarà familiare
a tutti e non è nemmeno facile, ma dal sito si può
scaricare la traduzione di tutti i testi. Musicalmente siamo sulle
stesse lunghezze d'onda di Van De Sfroos, ma questo è più
un pregio che un difetto. Restano forse alcune ingenuità
e acerbità iniziali, ma il percorso tracciato è
sicuro, i mezzi ci sono e la volontà di far bene anche.
Una strada di canzone d'autore, con un piede nel passato e l'altro
saldamente piantato tra le tradizioni della propria terra.
MalTra
B-Folk
"Spécian tücc un quaicôss"
Autoprodotto
- 2008
Scaricabile
via internet o ai concerti
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