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Le BiELLE RECENSIONI
Giua: "Giua"
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Giua
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Musicisti:

Maria Pierantoni Giua
(voce e chitarra)
Elio Rivagli
(batteria e percussioni);
Beppe Quirici (chitarra elettrica, basso e synth);
Stefano Melone (cori,(pianoforte e
tastiere); Martina Marchiori (violoncello); Fausto Mesolella (chitarra elettrica in Si abbassa
la luna): Claudio Borghi (chitarra elettrica); Marco Fadda (percussioni in Niente poteva
andar meglio e Petali e mirto): Armando Corsi
(chitarra elettrica in Streghe);
Vittorio Marinoni (batteria in
Tremore lucido eTanto non vengo)
Arcotrafficanti (archi in Tanto non vengo).

Testi: Maria Pierantoni Giua e Gianluca Martinelli. Tranne Ortiche (con Vera Pierantoni Giua) e Morbidamente (con Carlo Fava)
Musiche: Maria Pierantoni Giua
Prodotto da Adel Di Palma e Beppe Quirici

Tracklist

01. Tanto non vengo
02. Argento vivo
03. Si abbassa la luna
04. Aprimi le braccia
05. Petali e mirto
06. Ortiche
07. Morbidamente
08. Terra e rivoluzione
09. Una casa ubriaca
10. Niente poteva andar meglio
11 . Streghe
12 . Tremore lucido
13. Organizza la notte
Bonus track
14. La donna cannone




Quando di un disco si parla bene, ma dopo poco tempo ti esce in una nuova versione, magari perché il cantante ha partecipato a Sanremo, che si fa? Se ne parla ancora bene? Certamente sì, ma per prima cosa lo si riascolta. Il problema della critica iscografica (uno dei problemi, ne ha tantissimi) è che i giudizi sui dischi vengono emessi in media dopo pochissimi ascolti. Quindi o un disco piglia subito o si è già sentito magari per tempo i brani dal vivo o, gioco forza, il parere critico è sempre molto più abborracciato di quello di un qualsiasi appassionato che magari il disco lo sente cento volte, penetrandone tutti i segreti.

Allora la prima domanda dovrebbe essere: a distanza di quasi un anno cosa resta del disco del debutto di Giua? Resta molto. Quindi il disco era di valore. Forse poteva starci uno sforzo in più per dare un titolo decente all'album, quantomeno alla sua riedizione arricchita con il brano di Sanremo. Perché chiamare Giua il primo album di un'artista che si chiama Giua, ma anche il secono, insomma non è indice di un marketing che si è spremuto a fondo le cervici. Che poi in questo caso, più che di una riedizione si tratta un terzo di disco nuovo: quattro brani su quattordici non c'erano nella prima versione.

Partiamo proprio dalle novità: si apre con "Tanto non vengo", il brano del Festival, che era uno dei migliori tra quelli sentiti al palcoscenico dell'Ariston. Ovviamente se ne sono accorti in pochi, ma questo non fa che confermarne il valore. E' un brano sull'attesa, che, ingiustamente, è stato valutato come una metafora dell'atto sessuale. Oppure no. Potrebbe anche starci ... Buono il brano, buono l'arrangiamento e l'interpretazione, giustamente esplosiva: degna conferma delle qualità di Giua.

Qualità che si confermano nella successiva "Argento vivo", altra novità. Brano più lento e meditativo, meno esploivo, meno sanremese dell'altro. Scorre tranquillo e sottorreaneo, ma si impone negli ascolti successivi.

Dopo abbiamo la partenza dei primi due brani del disco d'esordio, vagamente poppeggianti e, tutto sommato, abbastanza in linea con la canzone di Sanremo. "Si abbassa la luna" non mi convinceva al primo ascolto e confermo i miei dubbi. "Aprimi le braccia" è invece bella. Canzone adatta anche al grande consumo, ma ricca di classe, con un respiro ampio, in grado di farsi notare, anche per l'aria che la percorre tutta: canzone di volo.

Segue un'altra "vecchia-novità", quella "Petali e mirto" che Giua aveva portato alla vittoria a Recanati, che era servita a farla conoscere nelle prime esibizioni dal vivo, ma che per motivi legali e di tempo non era entrata, a sorpresa nel primo disco. "Petali e mirto" si avvale delle percussioni di Marco Fadda e del violoncello di Martina Marchiori e conferma tutte le cose buone che sono state pensate prima del debutto sulla cantautrice di Rapallo.

Seguono tutte le altre canzoni del primo disco, nello stesso ordine: le luci e le ombre di "Ortiche", le meraviglie di "Morbidamente" e "Una casa ubriaca", il piacere diffuso delle altre, uniformemente carine, ma prive del graffio necessario per lasciare tracce profonde, fino al congedo languido di "Organizza la notte", questo sì un brano che si ricorda.

Poi, un attimo dopo il finale, bis non richiesto, ma graziosamente concesso, c'è la bonus track. Che è "La donna cannone" di Francesco De Gregori. Dopo un pre-finale piano e voce, un finale chitarra e voce. Dice Giua che con questa canzone si è garantita il passaggio alle selezioni per Sanremo. E il motivo è facile da capire. Prendi una bellissima canzone d'autore, suonale bene e cantala meglio. Cosa si può volere di più? Insomma, non c'è verso, Giua a Sanremo è molto meglio del precedente Giua. Contiene le stesse canzoni, più quattro brani e tutti e quattro volano ben oltre la sufficienza. Forse Giua è ancora un po' acerba, certamente può migliorare, ma Gianluca Martinelli e Beppe Quirici accanto a lei offrono buone garanzie sul piano dei testi e della musica rispettivamente. Nella speranza che il terzo disco non si chiami "Giua di Giua" ...

Giua
"Giua"
Sony/Bmg - 2008
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Ultimo aggiornamento: 05-04-2008
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