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Musicisti:
Suonato e arrangiato da Gianluca Bernardo, Giovanni Santese, Franco
Fosca e da un esercito di amici che in questi anni non ci ha mai
abbandonato
Prodotto da Gianluca Bernardo, Franco Fosca, Giovanni Santese
e l'associazione Linux Club Italia
Registrato, missato e masterizzato da Gianluca Bernardo
Progetto grafico: Gianluca Bernardo e Giovanni Santese
prezzo imposto 5 euro
R egistrato tra il 2004 e il 2006 presso il Cespa Sound di Roma
e ultimato nel Febbraio del 2006 a Carpineto Romano (Rm). Fa eccezione
“Giordano”, registrata nel 1999 da Franco Fosca
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Tracklist
01. L’ultimo scritto
02. Settembre (#2)
03. Attento
04. Quando io morirò
05. Storia di una Rivolta (parte I)
06. Com’è
07. Benvenuta nella mia stanza
08. Un grido
09. Nasten’ka (storia di un’anarchica)
10. Agosto
11. Quel che ho potuto
12. Il fumo degli anni ‘70
13. I prati di San Paolo
14. Lei, le strade e la città
15. Fate bene fratelli
16. Giordano
17. Storia di una Rivolta (parte II)
18. Storia di una Rivolta (parte III)
19. La canzone peggiore
20. Roma Underground (1982)



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Con
colpevole ritardo arriviamo a recensire un disco che da quasi due
anni fa parte dei nostri ascolti periodici e che, in questo periodo,
ci ha fatto spesso compagnia con grande piacere. Parliamo di "Ballate
di fine inverno" di Franco Fosca, Gianluca Bernardo e Giovanni
Santese , un disco che ha uno sua storia tutta particolare, ricordata
nei dettagli sul sito www.fpml.it
e
che qui ora cercheremo di riassumere. Intanto le coordinate: siamo
negli anni '70 (assolutamente! Non cercate di negare!) e siamo dalle
parti del disco della Pecora di Francesco De Gregori, anzi, potremmo
dire che stiamo ascoltando la sua prosecuzione naturale. E il piacere,
per noi che abbiamo amato molto quel disco, si ripete.
"Non è facile - scrivono Fosca, Bernardo
e Santese - scrivere qualcosa su "Ballate di fine
inverno". Il suo concepimento, la sua registrazione
e addirittura la sua stampa sono avvenute in maniera assolutamente
casuale, quasi “per sbaglio”. Non c'è stato
nessun progetto discografico dietro, non c'è stato uno
studio o un piano. Non è stato realizzato per uno scopo
preciso. E' nato perché voleva nascere e noi lo abbiamo
assecondato. Più che di un disco, potremmo parlare con
più esattezza di una cena tra amici con un microfono al
centro del tavolo. Sia chiaro: una cena delle nostre, con amici
come i nostri, ma pur sempre uno spensierato incontro tra persone
che si vogliono bene. La discografia è molto lontana da
questa storia. Si tratta di un “disco”, è vero,
ma questo è dovuto solo alla sua forma rotonda e non bisogna
farsi ingannare. La faccenda, infatti, è un po' più
complicata".
Riassumendo il resto, tutto prende vita da un locale romano chiamato
Vicolo dei musici, ma per tutti noto come Folkosteria. Una bettola,
ma dove si poteva fare musica fino a tarda notte, in una serie
infinita di jam session tra tutti gli avventori, ma attorno ai
temi della canzone d'autore e non al jazz. Franco Fosca
faceva il direttore artistico del Vicolo dei musici e Gianluca
Bernardo ci andò per suonare co n un gruppo che
si chiamava Rein. C'erano trent'anni di differenza
tra i due (e ci sono ancora), ma la musica colmò il vallo.
Giovanni Santese invece è coetaneo di
Gianluca. Frequentavano la stessa università e un giorno
si fecero ascoltare a vicenda una manciata di canzoni. Da questo
coacervo di incontri nacque l'idea di fare un album. Ma dovettero
passare due anni e molti altri incontri prima che il progetto
vedesse la luce, nonostante l'impostazione assolutamente acustica
(due chitarre e voce). Nel frattempo nacque il Fpml ossia il Fronte
Popolare per la Musica Libera, creato da Gianluca (20
anni), Giovanni (21), Gianluca Gabrielli (20)
e con l'adesione poco dopo di Franco Fosca (50?). La parola d'ordine
era "L'arte non è una merce", tanto
per ritornare ancora una volta negli anni '70.
Nacquero in questo modo due dischi, "Liberalarte"
e "Liberalarte 2", sotto il segno del
copyleft e delle Creative commons ed era il luglio 2005. Nel frattempo
proseguiva il lavoro sulle Ballate, con calma, a volte con furore,
ma con tempi fuori dal tempo. In fin dei conti, non per niente,
siamo negli anni '70. Trentacinque anni indietro rispetto al tempo
reale! Alla fine dell'inverno 2006 (da cui il titolo) il progetto
ebbe una sterzata: alle 15 canzoni di Bernardo e Santese se ne
aggiunsero cinque di Franco Fosca e si iniziò la registrazione
del disco. Una tribù di allegri musicisti raccolti in una
cascina di Carpineto Romano sui Monti Lepini. Per una settimana,
registrano giorno e notte con tre chitarre acustiche, un'armonica
e qualche strumento di passaggio.
Come pensate che possano essere riuscite le canzoni? Esattamente
così come le pensate voi! Una goduria! Un disco che, dall'inizio
alla fine, risente del clima amicale e positivo in cui è
nato e si è sviluppato nel giro dei tre anni di gestazione.
Non è un disco unitario, anzi è volutamente segmentato
e i tre non formano un gruppo, ma ognuno presenta le sue canzoni,
con la propria voce, alternate a quelle degli altri. sono 5 di
Franco Fosca, 7 di Giovanni Santese e 8 di Bernardo (una con Gabrielli).
Ci sono differenze stilistiche e compositive tra i tre. forse
la maggior complessità compositiva è di Fosca che
però pretende un po' più di quanto riesca a offrire.
Le più De Gregoriane sono quelle di Gianluca Bernardo:
"Settembre" è quasi
una cover di "Bene". Poi c'è
"Storia di una rivolta" che
si dipana addirittura attraverso tre parti, per complessivi 11'51",
in un trupudio di chitarre acustiche, con l'intervento di una
steel guitar nella seconda parte (la più bella e la più
breve: 1'25"). Tutte e tre le parti sono piacevoli, invero,
ma la tematica, la rivolta individuale, il non trovarsi con gli
amici, il dissidio generazionale sembrano tutti temi di trent'anni
fa, ma espressi con una freschezza e una convinzione che il rendono
nuovi e attuali. E' facile credere a quello che si sente cantare:
in fondo siamo negli anni '70!
Tra le canzoni migliori anche "Agosto",
ancora di Santese, ancora spudoratamente De Gregoriana ("Sai
che io non so scrivere canzoni / ma so sempre criticarle così
bene"). Santese è generalmente un po' più
monocorde, ma anche più originale. "Com'è",
ad esempio è una delle più gradevoli tra le canzoni,
anche giocosa come approccio. "Non si può descrivere
/ La forza di vivere / E la cura delle piccole cose / che a volte
possono sembrare noiose / e che tu mi stai insegnando, / il perché
è un pericolo / chiederlo è ridicolo / e se mi trovo
a dirti lascia stare / basta poco per convincerti / e lo stesso
vale anche per me". Veramente un piccolo gioiello. Come
pure è decisamente gradevole "Quel che
ho potuto": "Si sciolgono negli anni
i legacci / E gli abbracci si fanno nel partire / Sono assottigliate
le occhiate / E non si sanno capire, / ma non ho scelto io questo
teatro / piuttosto che insultare il regista / esco dal mio metro
quadrato / vengo li e ti do un bacio".
Tra le più gradevoli va citata anche "Nasten'ka
(Storia di un'anarchica)" di Gianluca Bernardo.
"Nostalgia,nostalgia,nostalgia / è mai possibile
che tu sia così mia / o sfuggi negli sguardi e voli sulle
case / ridi e poi sorridi senza vergognarti mai. / Sui canali
di San Pietroburgo / vecchi slavi ballano nuove canzoni / Nelle
chiese di San Pietroburgo / nuovi amori si giurano vecchie poesie".
Delicata miniatura, che peraltro confina con "Agosto",
formando un dittico molto allettante.
Ho lasciato in fondo le canzoni di Franco Fosca, non perché
siano le meno belle, ma perché, più che ricostruire
gli anni '70 (come per gli altri due giovani compari) sono canzoni
in diretta dagli quegli anni, anni vissuti in prima persona. "Il
fumo degli anni '70" è sintomatica,
sia come musica che come testo. A me, ovviamente piace (c'ero
anch'io e ho vissuto anch'io quella stagione "Tra Marx
e Castaneda e i fumetti di Alan Ford"). E la struttura
della ballata è proprio tipica di allora. grandi chitarre,
percussioni, qualche suono vintage di sottofondo. Resta il dubbio.
Oggi è ancora reale o è archeologia? La risposta
a qulacuno di più giovane di noi. Ne cito solo qualche
strofa, dovrei riportarla tutta: "Il fumo degli anni
70 aveva lo stesso colore del mare / da solo nella mia stanza
pensavo vorrei navigare / mi tormentavo i capelli che mio padre
mi costringeva a tagliare / credevo in Jimi Hendrix e in un vecchio
giradischi che funzionava male./ L'Italia a ferro e fuoco sull’orlo
della guerra civile / le bombe di Savona le grandi manifestazioni
/ mio padre mi regalò una
chitarra una sera d’aprile / io la presi in mano come se
fosse un fucile".
"Giordano" è proprio
vecchia come impostazione (e infatti è stata anche registrata
in altra epoca) e "Roma underground"
è un allegra stornellata in compagnia, piena di rumori
d'ambiente, gente che impreca, che parla, che fa rumore o i cori
sguaiati. Una jam, probabilmente. Molto divertente al vivo, se
ci si fosse stata, ma su disco regge a fatica. Peraltro di canzoni
su Roma, alla Roma capoccia, per intenderci, ne abbiamo già
sentite parecchie. In un disco così lungo (20 canzoni per
più di 81 minuti di musica) poteva anche non starci. Così
come un editing più severo avrebbe tagliato fuori "Attento",
"Un grido", "Lei,
le strade e la città" e "Quando
io morirò". Ma forse, se così
fosse stato, il clima complessivo del disco, la festa, l'amicizia,
l'incontro non ci sarebbero state più. E poi, in fondo,
siamo negli anni '70! Quando era così facile sbagliare,
quando era così bello sbagliare, quando c'era tanto tempo
per sbagliare e poi ricominciare da capo e ancora, ancora, ancora
...
" Nostalgia,nostalgia,nostalgia
È mai possibile che tu sia così mia
O sfuggi negli sguardi e voli sulle case
Ridi e poi sorridi senza vergognarti mai".
Cinque stelle al progetto. Cinque stelle anche agli errori. Attenzione,
disco a forte carica di nostalgia!
Fosca,
Bernardo, Santese
"Ballate di fine inverno"
Fpml
- 2007
Solo sul
sito - scaricabile gratis - 5 euro con libretto e confezione
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