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Musicisti:
Andrea Bandi: vocal, guitar, violin, accordion
Roberto Romagnoli: vocal, guitar, bouzouki, tin whistle, mandolin
Claudio Benvenuti:
bass
Fausto Gherardi:
drums, percussion
|
Eccoci
a parlare di un gruppo (un duo per l'esattezza) di cui non sappiamo
assolutamente nulla: i 12 corde, richiamo immediato alla chitarra,
richiamo subito successivo ai Modena City Ramblers. Sono i continui
riferimenti all'Irlanda, la comune matrice combat-folk, l'origine
emiliana di entrambi, confermata dall'uso del dialetto. Insomma,
tanti piccoli e grossi segnali che indicano la filiazione come immediata.
Però i 12 Corde, che
sono Andrea Bandi e Roberto Romagnoli di Argenta (Ferrara) con
l'aiuto ritmico di Clauio Benvenuti e Fausto Gherardi, forse per
via dell'entusiasmo che si mette in tutte le imprese iniziali,
hanno una freschezza che i Modena City Ramblers hanno perso da
un decennio almeno. E' una dimostrazione però anche questa
che la pianta del combat-folk italiana è ancora florida
e che i semi che i Modena hanno gettato nel vento nell'ultimo
decennio del secolo scorso hanno fatto presa e dato fiori e frutti
che sarebbe un peccato mortale disperdere o non riconoscere.
Resta sempre un po' il dubbio del perché così tanti
gruppi italiani suonino come i combo dei pub irlandesi. Quale
sia il reale rapporto tra la musica italiana e quella irlandese
mi sfugge. D'altra parte, di mio, ho sempre amato moltissimo la
musica irlandese, quindi non posso negare che quando sento gighe,
reel e arie affini, anche quelle più malinconiche sottotitolate
dal violino, il mio cuore voli alto e libero come un aquilone.
E' facile subire il fascino dell'isola di Smeraldo, anche da lontano.
Se poi ci si è andati è quasi impossibile liberarsi
della suggestione. E' una malia. Si parla di mal d'Africa, ma
si potrebbe a buona misura prendere in esame anche il mal d'Irlanda.
E allora vediamo nel dettaglio questo lavoro dei 12 Corde che
propone tutto il meglio e tutto il peggio che ci si può
aspettare da un disco simile. Il meglio è tanto, il peggio
è proprio poco ed è soprattutto limitato a quelli
che non sopportano più i gruppi italo-irlandesi.
Insomma, vi aspettate i violini? Ci sono: sono protagonisti. Vi
aspettate i cieli di Irlanda? Ci sono e ben raccontati? Vi aspettate
un misto di italiano, inglese e dialetto emiliano? C'è
e in abbondanza. Anna Liffey? C'è. Qui la chiamano solo
Anna, ma è la stessa. Vi aspettate una coscienza sociale?
C'è "Anna che va in officina /per un salario che
mai basterà " ("Una storia da
raccontare") e ci sono anche gli scarriolanti
de "La furmiga": "Tanti,
tanti e tanti anni fa, qui, come penso qualcuno sappia, era tutta
zona di palude e se non ci fossero stati questi grandissimi uomini,
scarriolanti e vallaroli, non ci sarebbe oggi tutto questo. Dedicata
a loro, questa è La furmiga" (dall'introduzione
live).
"Johnny Controvento" è
una storia di una fuga dalla famiglia sulla strada, un viaggio
di formazione su una lambretta per una
strada di frontiera. Violini e chitarre, batterie e fisarmoniche,
doppie voci e tutto il necessaro per raccontare un viaggio. E
"Il viaggio" sembra la prosecuzione
del primo, in un bel gioco i voci alternate. "La
furmiga" l'abbiamo già citata, è
in dialetto emiliano e viene presentata in doppia versione, da
studio e live. Brano di netta impronta popolare, anche se credo
che sia un'originale dei 12 Corde.
"Non rubarmi la speranza"
ricorda almeno altri 12 brani dei Modena, ma non per questo è
meno piacevole. Carina, si potrebbe dire, se non fosse una parola
sputtanata. "Voi che sedete su poltre i privilegi / ma
ci sarà un giorno in cui la gente / fame e sete i giustizia
sentirà". Canzone impegnata, si direbbe, visto
che parla di "chi fa fatica ad arrivare a fine mese /
l'ipocrisia di chi professa un'Ideale / ma nel suo cuore pensa
solo al capitale". Massì, vivaddio! E' ora di
dirlo che "senza speranza non c'è futuro".Fa
bene al cuore sapere che c'è ancora chi ha voglia di cantarlo!
"Cla giostra", altro pezzo
in dialetto, è forse il brano migliore del lotto. Sapete?
Quando tutto scorre liscio e la musica sposa le parole come se
fossero nate assieme e non prima una e poi l'altra. Ritmo incalzante,
che ti rende impossibile stare fermo e non seguire con le gambe
o le mani o la testa o il canto le onde progressive lanciate verso
la sponda. Grande pezzo. Ma d'altra parte "Il viaggio"
è un album che cresce man mano lo si ascolta. "Mercato
saraceno" è un pezzo più riflessivo,
che ci sta, dopo la corsa sfrenata de "Cla giostra".
Almeno nelle prime battute, perché poi si parte con il
reel! E' solo musica, ma di quella "giusta", la musica
buona, la musica a cui abbeverare le coscienze, che affonda le
radici nelle tradizioni popolari e che sale per li rami fino alla
voglia di ballo delle ultime generazioni.
"Una storia da raccontare"
è pura Irlanda per il suono, forse antica Emilia per il
testo. Sembra un film neorealista, un "Riso amaro"
non attualizzato. Forse i richiami a "un tempo che non tornerà"
o "quei tuoi dischi invecchiati". O ancora il richiamo
all'officina (ci va ancora qualcuno?). "Il calore e l'abbraccio
del fuoco e le amiche giù in strada" o "Angelo
della memoria, accompagnami ancora nel tuo sogno lontano".
"A voi canter una canzon"
è un altro brano dialettale trascinante. "Voglio cantare
una canzone nel dialetto di Argenta.... cantare una canzone per
combattere la depressione" E la ricetta funziona! "Alba
d'Irlanda" è ancora Modena al 100%,
con un magnifico inserto di un brano irlandese. Già sentito?
Forse, ma uno dei migliori del disco. Buonumore, impegno, ottima
musica, qualche ingenuità ma di tipo minore: i 12 Corde
meritano di entrare nel cuore a tutti quelli che nel cuore hanno
spazio per l'Irlanda e le sue musiche (ma anche l'Emilia e la
sua lingua).
12
corde
"Il viaggio"
Autoprodotto
- 2008
Solo
per e-mail o ai concerti
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