
Ascolti collegati

Dente
Non c'è due senza te |

Bugo
Sentimento westernato |

Simone Cristicchi
Fabbricante di canzoni |

Offlaga Disco Pax
Bachelite |

Pablo Cialella
Pablo Cialella |

Giuseppe
Righini
Spettri sospetti |
Musicisti:
VascoBrondi
(chitarre comprate a rate e corde vocali infiammate)
Giorgio Canali ha arrangiato e colorato queste canzoni con chitarre
elettriche, bassi acustici, divagazioni e ultrasuoni.
Max
Stirner ha suonato l'organo per combattere l'acne e, nelle sere
feriali, ha diretto e arrangiato le percussioni sinfoniche eseguite
dal maestro Guido Querci al Conservatorio Girolamo Frescobaldi
di Ferrara.
Il disegno
di copertina è di Gipi, La grafia è di Lorenzo Pilia
(Tiif.it)
Canzoni da spiaggia deturpata di Vasco Brondi
registrazione arrangiamenti e chitarre elettriche di Giorgio Canali
mischiato e inscatolato da Max Stirner al Natural HeadQuarter
di ferrara
realizzazione artistica di Giorgio Canali, Max Stirner e Vasco
Brondi
produzione esecutiva Infecta Suoni&Affini
i
|
...i
semafori cominciavano a lampeggiare arancione / mi puoi spiegare
il colore acciaio del cielo / le sfumature di grigio di cui ti parlavo
/ del cielo berlusconiano di Milano / Milano era veleno, Milano
era veleno / e il paradosso del cielo notturno / illuminato a giorno
da stelle deficienti / da stelle col tuo nome, tifosi violenti
arruoliamo brigatisti arruoliamo brigatisti...("Nei garage a
Milano nord").
Il
primo ascolto è uno shock. E' bellissimo! Le luci della
centrale elettrica è un gruppo composto da un uomo solo,
Vasco (il destino è nel nome) Brondi,
ferrarese, 24 o 25 anni. E il ragazzo ci sa davvero fare con le
parole. Al primo ascolto segue per forza il secondo e così
via gli altri. I suoi testi non sono demenziali, non sono lirici,
non sono (solo) ironici, non sono disperati, ma sono un po' tutte
queste cose insieme, in un coacervo di suoni e parole che non
ricorda mai il rap, che è intrinsecamente rock, tanto quanto
risente di una formazione cantautorale. Non è tutto cantabile
in Brondi, ma c'è anche del cantabile. La struttura delle
canzoni è molto semplice: minimalista, con chitarra acustica
ed elettrica e pochi, pochissimi altri strumenti (basso, organo,
percussioni). Tutti i brani iniziano calmi, arrivano a un climax
urlato e finiscono poi calando nuovamente. Detto così non
sembra tanto invitante quanto è.
Vasco o Le luci della centrale elettrica può
essere davvero qualcosa di buono anche per i tempi a venire. Bisogna
capire, come bisognava farlo per tanti altri outsider di talento
(OfflagaDiscoPax, Massimo Volume, Dente, ma anche Cristicchi e
Bugo) se le prossime avventure avranno spazio per evolversi e
confermare le ottime impressioni fin qui suscitate.
"Canzoni per spiaggie deturpate" è
uscito nel 2007 come demo, con una scaletta solo in parte diversa.
C'era una "Candidosi" fortunatamente
scomparsa (parlo solo del titolo), "La peggio
gioventù, una "Arrivava
via internet la sera", "Piromani"
si chiamava "Piromani si muore",
ma c'era anche una "Le luci della centrale elettrica".
Non ho ascoltato il demo e non so quindi se si tratti solo di
cambi di titoli o altro. Fatto sta che poi arriva Giorgio Canali,
prende in mano il materiale e il disco esce nella versione attuale.
Ed è un'esplosione! E' impossibile non accorgersene ed
è sbagliato fare finta di niente.
Al primo posto stanno i testi, visionari e urgenti, disperati
e violenti, ma anche inaspettatamente lirici, come squarci di
sereno in un temporale. E' quasi impossibile seguire una sola
storia nella scansione in canzoni praticata dall'album. In realtà
sembra tutto un procedere unico, un flusso di coscienza ininterrotto
che sgorga dalla mente aperta di Vasco e che inonda i solchi del
disco. Dove, di frequente, si inseriscono lampi evanescenti di
pura poesia. Quasi ogni riga potrebbe essere l'inizio di un'altra
canzone, come si diceva del secondo Dylan (tanto per fare un paragone
che non faccia tremare i polsi). Dentro c'è di tutto: citazioni
dell'universo di riferimento come i Cccp, Rino Gaetano, Andrea
Pazienza e Pier Vittorio Tondelli (a questi ultimi due è
dedicato l'album), poi si parla delle poesie di Boris Vian, si
cita "Siamo l'esercito del surf" (che diventa sert)
naturalmente in "Per combattere l'acne",
si cita "Ma il cielo è sempre più blu"
in "Nei garage a Milano nord",
si citano i funerali di Berlinguer dentro a "Fare
i camerieri" e si citano i pomeriggi "troppo
azzurri e troppo lunghi" in "Sere feriali".
La struttura dei brani è episodica e non lineare. Si salta
di palo in frasca tra una visione e l'altra e tutto starà,
in futuro a vedere se questo è solo gioco combinatorio,
di vago stampo surrealista ("e le parole tu le mischierai
tutte dentro a un cappello / alla tua età scrivere una
canzone non sarà più che quello" ammoniva Vecchioni
in "Dentro gli occhi") oppure veramente una necessità
espressiva. Per ora il risultato è potente. Come ascoltare
una radio che salta di stazione in stazione trasmettendo il flusso
dei pensieri in divenire. In mezzo si staccano perle come "cosa
racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero?"
("La lotta armata al bar")
oppure "Ci siamo addormentati rovistando tra i futuri
più probabili" ("Lacrimogeni");
"Esprimere desideri quando vedi scoppiare navicelle spaziali
o moduli lunari russi o giapponesi o americani / arrampicarsi
sulle impalcature per prendere il sole e rivenderlo a qualche
spacciatore .... e invidiare le ciminiere perché
hanno sempre da fumare" ("Per combattere
l'acne"). "Incendia le farfalle meccaniche,
le rose lisergiche e i nostri pochi orgasmi" ("Piromani").
"Fammi i tuoi discorsi metafisici sui fori dei piercing
che si richiudono" ("La gigantesca
scritta Coop"). E così via.
Vale la pena di precisare che i rari segni di interpunzione e
le maiuscole di cui sopra sono interpolazioni mie. I testi riportati
nel libretto non ne hanno alcuno. Un elenco di parole e di immagini
che però si sporcano di poesia per qualche inesplicabile
piega del destino o per la classe di un talento cristallino. Non
lo so ancora. Staremo a vedere. Per ora "Lacrimogeni",
"Piromani" (che contiene la
frase sulle luci delle centrali elettriche"), "La
lotta armata al bar", "La
gigantesca scritta coop" e "Nei
garage a Milano nord" si staccano sul panorama
degli altri brani. E' un disco corto, cortissimo (33'54"),
ma pieno di motivi di interesse. Ottimo il lavoro sulle chitarre
di Giorgio Canali, esaltante la foga con cui canta Vasco ("con
la bava alla bocca" dicono su un sito, senza andare molto
lontano dal vero).
Consiglio? Andate sul blog e leggete cosa Vasco continua a scrivere.
Sono tutte canzoni in nuce. Non è rilassante, è
urticante e forte, poetico ed estremo, acustico e distorto. Ha
milioni di difetti e tonnellate di pregi. Ha le stimmate del piccolo
oggetto di culto. Non fatevelo sfuggire.
Le
luci della centrale elettrica
"Canzoni da spiaggia deturpata"
La tempesta - 2008
Nei negozi di dischi
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