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I
Beatles e il ‘68, tra White album e India |
| Una mostra di numerosi
reperti storici e rarità a Milano
dal 17 giugno fino al 14 settembre allo Spazio
Oberdan
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| Tutti i Fab four in mostra |

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17/06 - «Non è una mostra
sui Beatles, ma una mostra a specchio, in cui le immagini
riflesse dei Beatles in quell’anno, si confrontano
con la musica e le immagini di quella stagione. Ci sono
moltissimi riferimenti e richiami tra i Beatles e quello
che succedeva tutto intorno. Ci sembrava divertente metterli
a confronto come sfida. I Beatles hanno molto a che vedere
con il ’68, anche se non da un punto di vista politico,
ma del costume». Così Enzo Gentile, curatore
della mostra assieme a Umberto Buttafava, anticipa a 24
Minuti la magia della mostra Beatles ‘68 che si inauguererà
martedì 17 giugno a Milano. Il ’68 per i Beatles
è stato l’anno del White Album, il disco doppio
senza titolo, che conteneva un mondo intero, da Obladì
Obladà a Revolution number 9 e del viaggio in India
alla corte del Maharishi Manesh Yogi per conoscere le filosofie
orientali. «Ma non solo - aggiunge Gentile - Il 1968
per i quattro di Liverpool è anche l’anno di
Yellow submarine, il cartone animato e del Magical mistery
tour, inteso come libro, disco, film per la tv
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e poi anche dell’iniziativa che apre le porte alle
carriere solistiche dei quattro perché viene fondata
la Apple, come iniziativa industriale, casa discografica,
boutique. È un business che dura ancora oggi ed è
sopravvissuto a tutte le separazioni dei Beatles e alle
vicende successive». La mostra deriva solo in parte
da quella analoga presentata ad Aosta (con gli stessi due
curatori) che però era generalistica sui Beatles.
Qui si prende in esame una stagione sola. Ma reperti storici
e memorabilia a chi appartengono? «Sostanzialmente
all’avvocato Buttafava, l’altro curatore, che
è un collezionista di lunga data e ha messo a disposizione
pezzi della collezione privata.
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Poi ci sono le
foto storiche, selezionate dall’archivio di Grazia Neri
o dagli archivi giornalistici: prime pagine del Corriere,
pagine di riviste, rielaborate dall’architetto che ha
allestito la mostra che si chiama Nicola Marras. C’è
una rilettura che non è solamente oggettiva del materiale.
Un re-impasto che dovrebbe a sua volta suggerire il legame
con la vita dell’epoca. Per esempio nella stanza dove
si parla del viaggio in India c’è un sitar (strumento
musicale), ma c’è anche il rombo degli elicotteri
americani in Vietnam. C’è un gioco per cui le
anime contrapposte dell’anno e della musica possano
provare a incrociarsi». La mostra proseguirà
fino al 14 settembre.
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