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04/05 - Il 23 maggio arriva "Per brevità
chiamato artista", il nuovo disco di Francesco
de Gregori. On line anche un nuovo sito e una pagina
ufficiale su My Space - A due anni dall'uscita
di Calypsos, arriva il nuovo disco di inediti del
cantautore romano, "Per brevità
chiamato artista". Il lavoro, il
cui titolo ha un evidente riferimento alla dicitura
usata nei contratti discografici, uscirà per
Caravan/Sony e conterrà nove tracce: Per brevità
chiamato artista; Finestre; Celebrazione; Volavola;
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra; L'angelo
di Lyon; Carne umana per colazione; L'imperfetto;
L'infinito. Alcuni dei brani sono già stati
anticipati da De Gregori dirante il suo recente tour.
Tutte le canzoni sono di De Gregori, eccetto L'angelo
di Lyon, un pezzo di Tom Russel e Steve Young tradotto
da Luigi Grechi e già presente in un suo album.
E' la seconda volta, dopo Il Bandito e il Campione,
che Francesco canta un pezzo del fratello.
Nel disco hanno suonato Alessandro Arianti (pianoforte,
hammond, fisarmonica, melodica, clarinetto, tastiere),
Lucio Bardi (chitarre, banjo, mandolino, scacciapensieri),
Paolo Giovenchi (chitarre e dobro), Giudo Guglielminetti
(basso e contrabbasso elettrico), Stefano Parenti
(batteria e percussioni), Alessandro Valle (Pedal
steel guitar, dobro, mandolino, autoarpa), Elena Cirillo
(violino e cori), Chiara Quaglia (voce solista), Antonella
de Grossi e Cristiana Polegri (cori). Gli archi sono
scritti e arrangiati da Guido Guglielminetti e diretti
da Maurizio Sparagna.
Il lavoro è sato registrato e missato da Gianmario
Lussana, è prodotto da Guido Guglielminetti
e dallo stesso Francesco De Gregori.
Il Principe, inoltre, sta attraversando un periodo
di spiccata comunicatività, tanto che non solo
tollera i fan che cantano ai concerti - ma addirittura
li dirige con benevolenza - e ha aperto una pagina
su my
space e un vero e proprio sito ufficiale dedicato
al suo nuovo progetto, www.francescodegregori.net,
dove offre i video di due canzoni, la title-track
e Finestre Rotte. La prima è una sorta di autobiografia
dai toni malinconici; la seconda una country ballad
alla Dylan, da sempre uno dei punti di riferimento
di Francesco.
Nel sito ci sono poi una ricca galleria fotografica
e un'intervista, nella quale De Gregori spiega il
perché del titolo, dichara che gli interessava
"mettere al centro del lavoro la parola arte
nel senso romantico del termine... qualcosa che intende
consapevolmente lasciare un segno poetico e intellettuale"
e termina dicendo di poter definire l'album "un'autobiografia
fantasticata".
Decisamente antipatica la sezione info, nella quale
si fa presente che De Gregori "per la prima volta
apre una finestra sul suo panorama artistico offrendo
al suo pubblico un canale diretto e ufficiale"
- e fin qui niente di male, poi si specifica che "è
espressamente vietato ogni tipo di produzione o prelievo
anche parziale senza autorizzazione". E vada
anche quello, peccato che non ci sia traccia di indirizzo
mail o altro dove poterla chiedere, questa autorizzazione...
Incorreremo nelle principesche ire per aver riportato
queste righe? Chissà... (lc)
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