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Il
grande soul irlandese |
| Van Morrison,
classe 1945, torna agli Arcimboldi
Due concerti consecutivi come unica tappa
italiana
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Gli imperdibili
di Van-the-man |
| Astral
weeks |
Una pietra miliare
Il rock ha sempre proceduto per
scalini. Uno di questi è
Astral weeks, un album dove il
rock, il folk e lo spirito liberatario
del jazz si fondono in 8 brani
che paiono i movimenti di un’unica
suite. |
| Into
the music |
Il potere della canzone
Un disco del 1979 che potrebbe
sembrare scritto adesso. Una collezione
di grandi canzoni: da Bright
side of the road alla lunga
e taumaturgica And the healing
has begun. |
| The
healing game |
L’album del ritorno
Album del 1997 che non è
forse un vertice assoluto della
sua produzione, ma una sorta di
ritorno dopo alcune prove opache.
Sta a Morrison come Blood on tracks
a Dylan. |
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10/04 - Nel 1964,
ossia 44 anni fa, Van Morrison era
già leader del Them,
una delle migliori band del proto-beat,
diventata famosa per un hit
immortale come Gloria, che
ancora adesso l’irlandese volante
tiene in repertorio. Da allora sono
passati 37 album più un numero
imprecisato di raccolte, dischi dal
vivo e collaborazioni di prestigio
e Ivan George Morrison di Belfast
è ancora sulle scene con il
piglio del protagonista assoluto.
Cantante di bravura assoluta, dotato
di un soul, un’anima che pochi
possono cantare, in grado di atterrirti
e sollevarti in cielo con la sua voce
profonda, a volte ben scandita ed
altre rotolante in oscuri borbottii,
Van Morrison si caratterizza per il
cattivo carattere, che gli fa evitare
come fumo negli occhi i giornalisti,
ma che traspare ampiamente anche sul
palco, dove le concessioni allo spettacolo
sono davvero minime, e per la valenza
di
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polistrumentista; chitarra, armonica,
tastiere e sassofono sono le sue "armi".
Agli Arcimboldi di Milano l’irlandese
arriva per gli unici suoi concerti
italiani del 2008 (oggi e domani),
sull’onda dell’album appena
pubblicato, Keep it simple,
che si è arrampicato fino al
decimo posto nella classifiche americane.
Dai grandi fasti del beat
Van Morrison ha cambiato successivamente
tutta una serie di pelli diverse,
trasformandosi nel mistico sognatore
di Astral weeks
e di Moondance,
a fine anni ‘60, nel cantore
in odore di New age di No
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Guru, No Method, No Teacher
del 1986, per riscoprire
poi la musica irlandese coi Chieftains,
il jazz con Georgie Fame,
grande compagno di avventure, lo skiffle,
il country americano. Questo
complesso caleidoscopio musicale troverà
espressione nei concerti di Milano, tra
brani immortali come Brown eyed girl,
la già citata Gloria,
Sweet thing, Madame George,
Please don’t go. Quante
di queste troveranno spazio in scaletta?
Dipende dalle scelte umorali dell’uomo
in nero.
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