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Amen
per i Baustelle |
Il dramma
di Alfredino Rampi, la fede e gli immigrati
I malesseri del vivere nel nuovo lavoro del
gruppo
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| Sussidiario
illustrato della giovinezza |
Esordio folgorante
Baustelle
sono qualcosa in più di
una semplice "uscita pop":
con "Sussidiario illustrato
della giovinezza" hanno fatto
fare il classico salto sulla sedia
a ben più di un critico.
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| La
moda del lento |
Un disco a metà
Trattasi
di canzonette! Ma non è
un termine riduttivo. I Baustelle
quello si propongono. Restaurare
quell’epoca felice in cui
ascoltavamo Umberto Bindi, Francoise
Hardy, Mina, Celentano e Battisti,
ibridandola coi suoni dei “tristi”
anni ’80. |
| La
malavita |
E' tornato il
"concept album"! Stappiamo
lo champagne!
Chi
ha detto che il pop non possa
essere un modo per fare buona
musica? Di sicuro non i Baustelle.
Da sempre flirtano in modo intelligente
con il pop e con "La malavita"
riescono anche ad abbattere le
frontiere della canzone d'autore..
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04/02 -A due anni
dalla pubblicazione di "La
Malavita", i Baustelle
tornano sulla scena con un nuovo lavoro,
intitolato "Amen".
Se “La Malavita” era stato
il disco della crescita, soprattutto
dal punto di vista dei testi, “Amen”
ne è la conferma: un lavoro
di spessore, che osserva, analizza
e, senza far sbadigliare, canta della
riflessione, delle paure, del disagio
e della disperazione. Non ci sono
tabù: si parla di tutto, di
valori persi o mai trovati, di società,
di politica e di immigrati, di malesseri
esteriori e di disagio interiore.
Si rispolvera persino il dramma di
Alfredino Rampi, il bimbo che nel
1981 morì soffocato in un pozzo
artesiano. «Quello fu il primo
caso di morte in diretta – ci
racconta Francesco Bianconi, leader
e cantante del gruppo – ero
un bambino anch’io e in quell’occasione
ho preso coscienza della morte e di
come si potesse vederla in modo così
concreto. E per di più alla
televisione, dove ero abituato a storie
che in qualche modo finivano bene.
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Per me è stato molto traumatico. È stata una
canzone difficile e ho lavorato di immedesimazione,
facendo parlare Alfredo con le parole
che avrei detto io». Il disco è
stato scritto senza pensare a un filo
conduttore, ma alla fine il filo conduttore
c’è. È il ritratto
di una società allo sbando, dove
l’idea di Dio e di sacro si è
persa. « Un po’ la vita la
vedo davvero così, il disco è
buio e crudo nella descrizione della società,
la mano è calcata, ma era una mia
esigenza. Nonostante questo ci sono dei
momenti di sole in mezzo alle nebbie.
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Sono
convinto che i tempi continuino a essere brutti,
ma come racconto in Baudelaire, una piccola
ricetta per come fare a vivere da atei in
un mondo come questo, cerco di trovare una
tensione verso l’alto anche da non credente.
Il mio è un inno al non-suicidio e
quando dico bisogna scrivere, non voglio dire
che tutti debbano scrivere poesie o dipingere
dei quadri, ma che bisogna approcciarsi alla
vita come se si stesse scrivendo una poesia
o dipingendo un quadro. E se te lo ripeti
come mantra un po’ funziona». |
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