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NEWS Febbraio 2008

Amen per i Baustelle
Il dramma di Alfredino Rampi, la fede e gli immigrati
I malesseri del vivere nel nuovo lavoro del gruppo

Sussidiario illustrato della giovinezza
Esordio folgorante
Baustelle sono qualcosa in più di una semplice "uscita pop": con "Sussidiario illustrato della giovinezza" hanno fatto fare il classico salto sulla sedia a ben più di un critico.
La moda del lento
Un disco a metà
Trattasi di canzonette! Ma non è un termine riduttivo. I Baustelle quello si propongono. Restaurare quell’epoca felice in cui ascoltavamo Umberto Bindi, Francoise Hardy, Mina, Celentano e Battisti, ibridandola coi suoni dei “tristi” anni ’80.
La malavita
E' tornato il "concept album"! Stappiamo lo champagne!
Chi ha detto che il pop non possa essere un modo per fare buona musica? Di sicuro non i Baustelle. Da sempre flirtano in modo intelligente con il pop e con "La malavita" riescono anche ad abbattere le frontiere della canzone d'autore..


04/02 -A due anni dalla pubblicazione di "La Malavita", i Baustelle tornano sulla scena con un nuovo lavoro, intitolato "Amen". Se “La Malavita” era stato il disco della crescita, soprattutto dal punto di vista dei testi, “Amen” ne è la conferma: un lavoro di spessore, che osserva, analizza e, senza far sbadigliare, canta della riflessione, delle paure, del disagio e della disperazione. Non ci sono tabù: si parla di tutto, di valori persi o mai trovati, di società, di politica e di immigrati, di malesseri esteriori e di disagio interiore. Si rispolvera persino il dramma di Alfredino Rampi, il bimbo che nel 1981 morì soffocato in un pozzo artesiano. «Quello fu il primo caso di morte in diretta – ci racconta Francesco Bianconi, leader e cantante del gruppo – ero un bambino anch’io e in quell’occasione ho preso coscienza della morte e di come si potesse vederla in modo così concreto. E per di più alla televisione, dove ero abituato a storie che in qualche modo finivano bene.

Per me è stato molto traumatico. È stata una canzone difficile e ho lavorato di immedesimazione, facendo parlare Alfredo con le parole che avrei detto io». Il disco è stato scritto senza pensare a un filo conduttore, ma alla fine il filo conduttore c’è. È il ritratto di una società allo sbando, dove l’idea di Dio e di sacro si è persa. « Un po’ la vita la vedo davvero così, il disco è buio e crudo nella descrizione della società, la mano è calcata, ma era una mia esigenza. Nonostante questo ci sono dei momenti di sole in mezzo alle nebbie.
Sono convinto che i tempi continuino a essere brutti, ma come racconto in Baudelaire, una piccola ricetta per come fare a vivere da atei in un mondo come questo, cerco di trovare una tensione verso l’alto anche da non credente. Il mio è un inno al non-suicidio e quando dico bisogna scrivere, non voglio dire che tutti debbano scrivere poesie o dipingere dei quadri, ma che bisogna approcciarsi alla vita come se si stesse scrivendo una poesia o dipingendo un quadro. E se te lo ripeti come mantra un po’ funziona».
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