Conversazioni
con Patty Pravo: da Venezia al Piper
da un successo a un altro successo
di
Giorgio Maimone
"Ero
nel deserto e dico a Jimmy Page dei Led Zeppelin ... Stavo
passeggiando per Parigi con Mick Jagger ... Avevamo inventato
le luci psichedeliche. Viene uno e dice: ci avete copiato
le luci. Era Roger Waters dei Pink Floyd ... Da piccola il
primo concerto l'ho fatto davanti a Toti Dal Monte, Cesco
Baseggio e il cardinale Roncalli, poi divenuto famoso come
Papa Giovanni XXIII ... Ero in camerino con Federico Fellini
quando arriva Vasco Rossi ... Mi imbattei in John Travolta
che faceva benzina, con la barba lunga, pantaloni corti e
sandali ... Casa mia, da piccola, era frequentata da Peggy
Guggenheim ed Ezra Pound". Forse per Patty Pravo andrebbe
mutuata quella famose frase di Woody Allen: "Frequenta
qualche scemo ogni tanto, ti farà bene!" Il problema
è che, dicono gli esperti, potrebbe anche essere tutto
vero. O almeno una parte.
Patty Pravo è indubbiamente una diva. L'ultima
diva italiana? Forse. E, come è pronto a giurare Massimo
Cotto, suo biografo in questa opera, è una persona
assolutamente amabile e scrivere il libro con lei è
stato un piacere. Però di sicuro, dalle pagine scritte
e da quanto ci ha abituato a vedere in questi 40 anni sulle
scene, Patty Pravo sembra diversa dal ritratto al positivo
che il pur bravo Massimo Cotto crea dalle lunghe chiacchierate
con lei. Bizzosa, "matta" sia in senso buono che
in quello più concreto, dedita a eccessi caratteriali
e non solo, Patty (o Nicoletta, o meglio ancora "la Strambelli"
come ama definirsi) cerca di reinventarsi all'alba dei 60
anni, come una signora in pace con se stessa e col mondo,
che beve solo acqua o te con ginseng, che detesta le droghe
e le dipendenze, ma che ha avuto "un periodo di totale
rock & roll" e "non puoi portare avanti troppo
a lungo una dipendenza". Che è "orsa"
e vive da sola, ma che si è sposata quattro volte.
Insomma una contraddizione unica.
Forse la realtà è che la Stambelli vive in un
mondo tutto suo, dove le cose rispondono solo al suo credo
interiore e tutto quello che sta fuori da questi parametri
può essere piegato e "spiegato" sotto forma
di volontà superiore. "Ho un fisico eccezionale
/ sono stata ricoverata e in coma", "sono un anima
bella / ho tirato un microfono in testa a Gigi Vesigna"
(e per questo dovrebbero darle un Oscar! - ndr). "Siamo
grandi amici / ero furiosa e non è riuscito a calmarmi".
Il bianco e il nero, come la foto di copertina. Patty che
scrive in una notte sola i testi di tutte le canzoni di un
lp, Patty che compone in proprio "Pazza idea"
(o era "Pensiero stupendo"?),
Patty che parla male de "La bambola",
ma poi si rallegra perché ha venduto milioni di copie.
Ma tutto sommato, a onore di Massimo Cotto, si può
dire che il ritratto che emerge della Strambelli è
tutto sommato meno strambo di quanto potrebbe sembrare e molto
in linea con quanto si pensa di lei. Forse non sono bugie
le sue, ma piccoli aggiustamenti della verità. Forse
sono soltanto sogni o magari è bello pensare che Jacques
Brel in persona le portava le rose in camerino ("fortunatamente
bianche"), che gli americani volessero tenerla da loro
a cantare, che abbia fatto traversate atlantiche in barca
a vela con solo il sestante o traversate del deserto senza
avere la bussola.
Insomma, un libro che si legge in un fiato, ma sempre con
un sorriso sulle labbra. Sarà vero? Non lo so. Ma è
bello sentirglielo dire. D'altra parte di ive ce n'è
sempre bisogno. E i tempi offrono così poco.
Musicalmente viene fuori che quasi tutti i grani cantautori
hanno lavorato per lei. Paolo Conte, oltre a "Tripoli
1969" (un testo che Patty ammetterà
di non avere capito) , scrive altre cose per lei sotto la
pseudonimo di Solingo. Vasco Rossi ha scritto "Dimmi
che non vuoi morire", Fossati con Oscar Prudente "Pensiero
stupendo". Ma per lei hanno scritto anche Guccini, Battiato,
De Gregori (non ho idea a cosa si faccia riferimento, ma lo
dice lei stessa. C'è la leggena metropolitana che dice
che "Quattro cani" era dedicata a Patty e anzi che
i quattro cani fossero Patty, Lilli Greco, Venditti e De Gregori,
ma il Deg ha sempre smentito questa ricostruzione - ndr),
Battisti, Dalla, Vecchioni (anche qui non so a cosa ci si
riferisca - ndr). Curioso il doppio scambio con la Berté.
Loredana rifiuta "Pensiero stupendo" che dopo due
anni viene proposta a Patty che la porta al successo. Patty
rifiuta "Il mare d'inverno"
di Ruggeri che invece la Berté inciderà, facendone
un cavallo di battaglia.
Piccolo florilegio strambelliano: "Sono passata alla
storia come la Ragazza del Piper, ma al Piper mi sarò
esibita si e no sette volte". "Dopo aver inciso
La bambola chiama Alberico Crocetta e gli dissi: "con
questo brano avete decretato la mia fine". Non intendevo
della carriera, ma della mia storia di ragazza anticonformista".
"E' bene dirlo, ragazzi: gli artisti sono scomodi!".
"Non certo mai di approfondire il significato di un testo".
"Roma è la città dove sto meglio. Conosco
colleghi letteralmente terrorizzati dall'idea di andare al
cinema, entrare in un bar o passeggiare per strada: Se ti
infili in quella spirale non ne esci più. E allora
credi che la vita vera sia solo un palcoscenico, perché
quello è l'unico posto dove stai bene, dove ti senti
tranquillo".
Bla
Bla Bla (Conversazioni con Patty Pravo)
Massimo Cotto
Mondadori - 2007 (finito di stampare nel settembre 2007)
128 pagine - € 15,00
Nelle librerie
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