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Fabrizio Canciani: "Il mio mitra è il contrabbasso"


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Il mio mitra è il contrabbasso (Todaro Editore 2007), ultima fatica di Fabrizio Canciani, eclettico scrittore, cabarettista e artista del teatro-canzone, non si può definire semplicemente un romanzo di genere, nonostante i chiari indizi: la collana “Impronte”, le vicende dell’investigatore Bruno Kernel – già incontrato ne La regola della cattura (Todaro, 2004) e in Qualcosa che non resta (Todaro, 2006) – e perfino una copertina tutta gialla. Canciani qui lavora sulla memoria di un patrimonio di eventi condivisi, sulle diverse crescite personali, sui sensi di colpa e le motivazioni, sulle ambiguità e i vicoli ciechi della politica e sulla molteplicità delle interpretazioni della verità, che sia storia, cronaca o prospettiva individuale.

Il Mitra è sfaccettato, coinvolgente, prende e sorprende. Il racconto ha un brusco avvio con l’aggressione del detective da parte di due sconosciuti francesi, e la conseguente distruzione della certosina collezione di vinili di proprietà dell’amico che lo sta ospitando in una delle varie fasi di transizione della sua movimentata esistenza. Gli stranieri cercano notizie di Giordano, ma Bruno del suo antico bassista non sa più nulla dall’estate del 1977, trascorsa alla sua ricerca insieme all’amico Vladi, mentre si profilava la possibilità di entrare in studio nell’autunno seguente per registrare il primo disco degli emergenti Assistenza Pneumatici. Sull’onda del ricordo, la narrazione si apre per scivolare fino alla fine su due piani temporali distanti trent’anni.

Nel presente, si muove un Kernel disincantato, stanco, anzi quasi stufo, aspirante alla quiete di un pre-pensionamento, tuttavia ancora incapace di adeguarsi a una qualunque routine. Scarsamente amante dei guai, è abilmente in grado di procurasene e di disseminarne in gran quantità, pur dotato dell’aiuto di pochi ma sinceri amici, in particolare della sensuale tassista Muriel, donna di pensiero Zen nonché di molte risorse un po’ meno spirituali ma utili assai a una rocambolesca sopravvivenza. Nel passato, attraverso gli occhi di un Kernel ancora fresco e capace d’incanto, curioso, disponibile e anche vagamente motivato, benché a modo suo stranito e distratto, si rivive una stagione intensa che appartiene al bagaglio collettivo.

I due giovani e spiantati musicisti ripercorrono le tracce del compagno attraverso la penisola, conducendo improbabili indagini nelle frange delle molteplici comunità sorte attorno al “movimento” del ’77. A mano a mano che il percorso procede, sorta di viaggio iniziatico, interiore o reale che sia, viene meno la volontà di ricomporre il gruppo mentre cresce il desiderio di abbandonarsi alla corrente del momento, nella confusa intuizione di stare vivendo un tempo importante. Intanto, la versione adulta di Kernel si trova suo malgrado impegnata a ricostruire un distacco ormai quasi archiviato, dove tasselli perduti di storie private si rimescolano fino a disegnare uno scheletro insospettato della Storia d’Italia.

Si risvegliano così i fantasmi irrisolti di quegli anni di piombo che hanno obbligato l’irrequieto Giordano a restarsene in Francia fino al recente indulto. E per Kernel solo nuove domande di cui non ha la risposta, ma soprattutto non la vorrebbe avere. Né forse la vorrebbe conoscere Canciani, perché per una volta tra le pagine si investiga non su una morte di carta né alla ricerca di un colpevole, ma si ricordano i morti per le strade di quegli anni bui, e ci si interroga sulle reali responsabilità. Il tutto con la mano felice di una scrittura agile, sorretta da una mente abile nel sostenere la tensione del doppio intreccio e dell’insolita soluzione.

Un linguaggio concreto, ritmico, terragno e musicale a un tempo, riporta il sapore autentico di quelle atmosfere con la sincerità di chi in quegli anni c’era, ed era già allora un orecchio attento. E la musica, in tutto questo domandare, ripensare, pellegrinare? A partire dalla simbologia implicita nel verso Il mio mitra è il contrabbasso (“che ti spara sulla faccia/ ciò che penso della vita”), preso a prestito da Gioia e rivoluzione (1974) degli Area, la musica si diffonde padrona.

La ritroviamo dunque non solo nel sottofondo delle traversie della futuribile Assistenza Pneumatici e nella quotidianità che sempre circonda Bruno Kernel, ora come trent’anni fa, ma anche nelle scelte stilistiche di Canciani, che intitola ogni capitolo con estratti di canzoni dell’epoca, quasi a offrire una chiave in più al mistero, e riuscendo così nell’intento di creare col lettore un sotterraneo clima di complicità – come a ricordarci che, in fondo, siamo stati tutti nella stessa barca, non vi crediate assolti.

Il mio mitra è il contrabbasso
Fabrizio Canciani

Todaro Editore 2007
232 pagine - € 14,50
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www.fabriziocanciani.it

Ultimo aggiornamento: 06-02-2008
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