Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE Interviste
Alberto Campo: "Siamo come i Panda. Temiamo l'estinzione"
Tutti gli appuntamenti di Traffic, Torino free festival
di Giorgio Maimone



Ascolti collegati


Afterhours
I milanesi uccidono il sabato

Patty Smith
Twelve

Franti
Estamos in todas partes

Massimo Lajolo
Distanze

Mattia Donna
Sul fianco della strada

Stefano Amen
Dammi un euro di stravecchiio



Traffic Torino Free Festival quinta edizione. Un festival che sta dando grandi soddisfazioni. Ne parliamo con Alberto Campo, critico musicale di Rumore, esperto di rock e uno degli organizzatori del Festival.

Sì, sta dando soddisfazioni sia sull’asse delle ascisse che su quello delle ordinate. Se su uno mattiamo la qualità e dall’altro la risposta del pubblico, diciamo che prendiamo voti alti da entrambe le parti, forti del fatto che il Festival è gratuito ed è facile che la gente venga a vedere i concerti.

Ma anche questa è una caratteristica unica, direi.

Siamo un po’ come i panda. Temiamo l’estinzione (ridiamo). E’ una realtà in disuso che però a noi piace praticare, finché sarà possibile. Finché l’economia che sostiene il Festival lo consentirà. E’ uno degli elementi su cui Torino e il suo comprensorio puntano per valorizzare se stessi e rendersi visibili sulle mappe del traffico giovanile.

Detto questo il nostro punto d’orgoglio è riuscire a fare grandi numeri con proposte culturali di qualità. Tendiamo a evitare l’ovvio per quanto possibile.

C’è un tema unificante ogni anno o sono molti stimoli separati?

E’ uno delle nostre caratteristiche. Tendiamo ogni anno a presentare Traffic non come un collage di concerti tra loro non assimilabili, ma cercando di individuare dei percorsi che il pubblico può seguire o meno. Quest’anno in particolare direi che sono tre gli elementi, le guide che corrono dentro a Traffic: una prende le mosse dal concerto dei Sex Pistols dell’11 luglio e cerca di raccontare il punk da più aspetti. Sia per quanto riguarda l’arte contemporanea, dove esponiamo per la prima volta in una galleria d’arte, collegata al festival, l’antologica di Jamie Reid che è stato il designer collegato al punk, illustrando le copertine dei Sex Pistols, stessi. Sia dal punto di vista cinematografico, dove abbiamo affidato la cura delle selezione a Marco Philopat che è uno dei testimoni di primo piano del punk italiano. E questo è il primo aspetto. Il secondo che è una prerogativa che di anno in anno si ripresenta. E’ quello di affidare una serata a un artista italiano, ma non solo, quest’anno italiano, che sta dentro le corde del festival. Abbiamo scelto quest’anno Manuel Agnelli degli Afterhours che oltre a mettere sul palco il suo gruppo, che vive quest’anno il suo momento migliore da vent’anni a questa parte, ha chiamato con sé Patti Smith con l’intenzione di sviluppare con lei qualche forma di complicità che ancora non conosciamo e soprattutto (e questo è uun piccolo fiore all’occhiello che ci mettiamo quest’anno) ha convinto a tornare assieme i Massimo Volume …

… che si erano sciolti anni fa.

Sei anni fa e il fatto che i Massimo Volume tornino assieme appositamente per Traffic, visto che loro sono stati uno dei segni più profondi della musica italiana degli anni ’90, ci inorgoglisce particolarmente, anche perché poi loro faranno la sonorizzazione di questo film muto del 1927 La chut de la maison Usher tratto da Edgar Allan Poe che vale come inaugurazione territoriale del Festival su Torino, all’Ogr che è un area post-industriale della città

Dal punto di vista dell’architettura e del design, l’elemento che contraddistingue il festival anche da un punto di vista cromatico, il colore verde, è lo stesso del Torino World Design Capital. Torino è capitale mondiale del design per il 2008 e noi siamo gemellati con questa iniziativa e cerchiamo di declinare in questo senso alcuni dei nostri contenuti. Ci siamo immaginati per esempio che esista un design del ritmo e perlustriamo questa possibilità ospitando Tricky che torna con un gran disco , tra l’altro, che presenta in esclusiva in Italia a Traffic. Ci sono poi i belgi Soulwax che presidiano la zona di confine tra rock e dance, reduci da un trionfo al Sonar di Barcellona e i newyorchesi Battles, che Brian Eno, non lo diciamo noi, ritiene che siano il miglior gruppo che si può vedere a New York oggigiorno. C’è poi la notte verde, quella che scavalla tra sabato 12 e domenica 13 che si avvale del lavoro di un light designer di grande prestigio internazionale che si chiama Sancha e che accompagnerà con le proprie proiezioni digitali le performance di Alter ego, Hercules and love affair e Matthew Dear. E questi sono a grandissime linee i percorsi tematici.

E l’anteprima milanese coi Justice?

Nasce con la complicità di Alfa Romeo che lancia Mito che allude all’asse Milano Torino e viene incontro al desiderio di crescita del festival. Il concerto dei Justice è la prima tappa di avvicinamento a cui è seguita una seconda l’8 a Biella con i Baustelle, per arrivare poi a Torino dal 9. C’è già il precedente del Festival Milano-Torino (Mito), forse l’asse Milano-Torino più che da logiche strettamente economiche può trarre slancio e respiro da iniziative culturali di questo tipo. Di riuscire a immaginare un fondale culturale sul quale ambientare il suo sviluppo economico.

Ci sono anche manifestazioni collaterali. Al cinema abbiamo già accennato, ma ci sono anche le “interviste impossibili”. A Kurt Cobain e janis Joplin. Niente male!

E’ un vecchio formato radiofonico Rai, in cui furono coinvolti negli anni ’70 Umberto Eco, Italo Calvino e altri intellettuali, lo stesso Camilleri. L’idea era fare interviste a chi non è più intervistabile perché deceduto. E’ stato realizzato nei mesi scorsi all’Auditorium di Roma con grande successo. Noi lo abbiamo importato a Traffic, affidandogli un carattere musicale. Abbiamo scelto Cobain e la Joplin perché ci sembravano personaggi rilevanti.

E poi tutto sommato in un filone che ha a che fare con uno dei temi della manifestazione: il punk. Pre e post.

Cobain l’erede americano e Janis Joplin dal punto di vista temperamentale senz’altro. Diciamo che è stata una Amy Winehouse ante litteram. CI piaceva l’idea che Tommaso Pincio intervistasse JKurt Cobain, interpretato da Fauso Paravidino, con Manuel Agnelli che in coda farà canzoni dei Nirvana, mentre Janis Joplin sarà interpretata da Anita Caprioli che è una delle migliori giovani attrici italiane e sarà intervistata da Silvia Balestra con Sirya che alla fine eseguirà le canzoni di Janis. In un contesto molto suggestivo, perché avverranno nel tardo pomeriggio nel cortile di Palazzo Carignano che è uno dei luoghi storici della città, più ricchi di qualità architettonica.

Parliamo della parte gratuita. Gratis sono sia i concerti,c he il trasporto che l’accesso ad alcuni musei

E convenzioni con alberghi e ristoranti. Il primo anno che facemmo Traffic ci fu chiesto di immaginare qualcosa che potesse avere risonanza nazionale presso il pubblico giovanile, ci venne in mente l’idea di “Torino città aperta”, ossia di un luogo dove i ragazzi vengono volentieri e sono accolti in modo civile. Non ci piace l’idea di Festival come campo di concentramento. E’ bella l’idea di una città che ti accoglie, ti coccola anche un po’ di modo che quando te ne vai te ne porti via un buon ricordo.

Ma visto che ci sono stati 200 mila spettatori l’anno scorso e 600 mila in totale nelle varie edizioni, dove li ospitate?

Si sistemano da sé: ostelli, ospitalità, alberghi. C’è grande apertura di case. Gente di Torino che ospita quelli che vengono da fuori. La cosa bella dei festival non è solo la musica, ma le relazioni umane che riesci a intrecciare.

Su Bielle
Intervista audio
Sul web
Sito ufficiale
Intervista rilasciata il 07-07-2008
HOME