Traffic
Torino Free Festival quinta edizione. Un festival che sta dando
grandi soddisfazioni. Ne parliamo con Alberto Campo, critico musicale
di Rumore, esperto di rock e uno degli organizzatori del Festival.
Sì,
sta dando soddisfazioni sia sull’asse delle ascisse che
su quello delle ordinate. Se su uno mattiamo la qualità
e dall’altro la risposta del pubblico, diciamo che prendiamo
voti alti da entrambe le parti, forti del fatto che il Festival
è gratuito ed è facile che la gente venga a vedere
i concerti.
Ma
anche questa è una caratteristica unica, direi.
Siamo un
po’ come i panda. Temiamo l’estinzione (ridiamo).
E’ una realtà in disuso che però a noi piace
praticare, finché sarà possibile. Finché
l’economia che sostiene il Festival lo consentirà.
E’ uno degli elementi su cui Torino e il suo comprensorio
puntano per valorizzare se stessi e rendersi visibili sulle mappe
del traffico giovanile.
Detto questo
il nostro punto d’orgoglio è riuscire a fare grandi
numeri con proposte culturali di qualità. Tendiamo a evitare
l’ovvio per quanto possibile.
C’è
un tema unificante ogni anno o sono molti stimoli separati?
E’
uno delle nostre caratteristiche. Tendiamo ogni anno a presentare
Traffic non come un collage di concerti tra loro non assimilabili,
ma cercando di individuare dei percorsi che il pubblico può
seguire o meno. Quest’anno in particolare direi che sono
tre gli elementi, le guide che corrono dentro a Traffic: una prende
le mosse dal concerto dei Sex Pistols dell’11 luglio e cerca
di raccontare il punk da più aspetti. Sia per quanto riguarda
l’arte contemporanea, dove esponiamo per la prima volta
in una galleria d’arte, collegata al festival, l’antologica
di Jamie Reid che è stato il designer collegato al punk,
illustrando le copertine dei Sex Pistols, stessi. Sia dal punto
di vista cinematografico, dove abbiamo affidato la cura delle
selezione a Marco Philopat che è uno dei testimoni di primo
piano del punk italiano. E questo è il primo aspetto. Il
secondo che è una prerogativa che di anno in anno si ripresenta.
E’ quello di affidare una serata a un artista italiano,
ma non solo, quest’anno italiano, che sta dentro le corde
del festival. Abbiamo scelto quest’anno Manuel Agnelli degli
Afterhours che oltre a mettere sul palco il suo gruppo, che vive
quest’anno il suo momento migliore da vent’anni a
questa parte, ha chiamato con sé Patti Smith con l’intenzione
di sviluppare con lei qualche forma di complicità che ancora
non conosciamo e soprattutto (e questo è uun piccolo fiore
all’occhiello che ci mettiamo quest’anno) ha convinto
a tornare assieme i Massimo Volume …
…
che si erano sciolti anni fa.
Sei anni
fa e il fatto che i Massimo Volume tornino assieme appositamente
per Traffic, visto che loro sono stati uno dei segni più
profondi della musica italiana degli anni ’90, ci inorgoglisce
particolarmente, anche perché poi loro faranno la sonorizzazione
di questo film muto del 1927 La chut de la maison Usher tratto
da Edgar Allan Poe che vale come inaugurazione territoriale del
Festival su Torino, all’Ogr che è un area post-industriale
della città
Dal punto
di vista dell’architettura e del design, l’elemento
che contraddistingue il festival anche da un punto di vista cromatico,
il colore verde, è lo stesso del Torino World Design Capital.
Torino è capitale mondiale del design per il 2008 e noi
siamo gemellati con questa iniziativa e cerchiamo di declinare
in questo senso alcuni dei nostri contenuti. Ci siamo immaginati
per esempio che esista un design del ritmo e perlustriamo questa
possibilità ospitando Tricky che torna con un gran disco
, tra l’altro, che presenta in esclusiva in Italia a Traffic.
Ci sono poi i belgi Soulwax che presidiano la zona di confine
tra rock e dance, reduci da un trionfo al Sonar di Barcellona
e i newyorchesi Battles, che Brian Eno, non lo diciamo noi, ritiene
che siano il miglior gruppo che si può vedere a New York
oggigiorno. C’è poi la notte verde, quella che scavalla
tra sabato 12 e domenica 13 che si avvale del lavoro di un light
designer di grande prestigio internazionale che si chiama Sancha
e che accompagnerà con le proprie proiezioni digitali le
performance di Alter ego, Hercules and love affair e Matthew Dear.
E questi sono a grandissime linee i percorsi tematici.
E
l’anteprima milanese coi Justice?
Nasce con
la complicità di Alfa Romeo che lancia Mito che allude
all’asse Milano Torino e viene incontro al desiderio di
crescita del festival. Il concerto dei Justice è la prima
tappa di avvicinamento a cui è seguita una seconda l’8
a Biella con i Baustelle, per arrivare poi a Torino dal 9. C’è
già il precedente del Festival Milano-Torino (Mito), forse
l’asse Milano-Torino più che da logiche strettamente
economiche può trarre slancio e respiro da iniziative culturali
di questo tipo. Di riuscire a immaginare un fondale culturale
sul quale ambientare il suo sviluppo economico.
Ci
sono anche manifestazioni collaterali. Al cinema abbiamo già
accennato, ma ci sono anche le “interviste impossibili”.
A Kurt Cobain e janis Joplin. Niente male!
E’
un vecchio formato radiofonico Rai, in cui furono coinvolti negli
anni ’70 Umberto Eco, Italo Calvino e altri intellettuali,
lo stesso Camilleri. L’idea era fare interviste a chi non
è più intervistabile perché deceduto. E’
stato realizzato nei mesi scorsi all’Auditorium di Roma
con grande successo. Noi lo abbiamo importato a Traffic, affidandogli
un carattere musicale. Abbiamo scelto Cobain e la Joplin perché
ci sembravano personaggi rilevanti.
E
poi tutto sommato in un filone che ha a che fare con uno dei temi
della manifestazione: il punk. Pre e post.
Cobain l’erede
americano e Janis Joplin dal punto di vista temperamentale senz’altro.
Diciamo che è stata una Amy Winehouse ante litteram. CI
piaceva l’idea che Tommaso Pincio intervistasse JKurt Cobain,
interpretato da Fauso Paravidino, con Manuel Agnelli che in coda
farà canzoni dei Nirvana, mentre Janis Joplin sarà
interpretata da Anita Caprioli che è una delle migliori
giovani attrici italiane e sarà intervistata da Silvia
Balestra con Sirya che alla fine eseguirà le canzoni di
Janis. In un contesto molto suggestivo, perché avverranno
nel tardo pomeriggio nel cortile di Palazzo Carignano che è
uno dei luoghi storici della città, più ricchi di
qualità architettonica.
Parliamo
della parte gratuita. Gratis sono sia i concerti,c he il trasporto
che l’accesso ad alcuni musei
E convenzioni
con alberghi e ristoranti. Il primo anno che facemmo Traffic ci
fu chiesto di immaginare qualcosa che potesse avere risonanza
nazionale presso il pubblico giovanile, ci venne in mente l’idea
di “Torino città aperta”, ossia di un luogo
dove i ragazzi vengono volentieri e sono accolti in modo civile.
Non ci piace l’idea di Festival come campo di concentramento.
E’ bella l’idea di una città che ti accoglie,
ti coccola anche un po’ di modo che quando te ne vai te
ne porti via un buon ricordo.
Ma
visto che ci sono stati 200 mila spettatori l’anno scorso
e 600 mila in totale nelle varie edizioni, dove li ospitate?
Si sistemano
da sé: ostelli, ospitalità, alberghi. C’è
grande apertura di case. Gente di Torino che ospita quelli che
vengono da fuori. La cosa bella dei festival non è solo
la musica, ma le relazioni umane che riesci a intrecciare.