I Tetes
de Bois sono partiti l'8 maggio 2006 all'Auditorium Parco della
Musica di Roma con il loro storico camioncino e da lì hanno
intrapreso un tour che ha toccato fabbriche come la Fiat di Melfi,
ma anche campi di pomodori, cave di gesso e caselli ferroviari.
Un tour che prosegue, perché i luoghi dove si svolgono i
conflitti sociali del nostro tempo sono tanti.
E per ogni luogo un concerto, con incontri, racconti, ospiti illustri
a sorpresa e non comune gente comune. Non comune perché è
la gente che le lotte di quel luogo le ha vissute e le vive in prima
persona. In molti sono saliti su quel camioncino a testimoniare,
a raccontare la loro storia. Li abbiamo raggiunti per la loro data
a Spazio Mil, adesso che Avanti pop, oltre che un disco, è
diventato un libro, uno spettacolo teatrale, un dvd.
In questo ottica, chiadiamo ad Andrea Satta, voce e frontman
dei Tetes de Bois, che senso ha per lui questa tappa in un ex tempio
del lavoro del lavoro operaio.
Una tappa del tour di Avanti pop fatta in un luogo sacro al lavoro.
Uno spazio calpestato dagli operai della Breda, dove tra l’altro
abbiamo conosciuto tanti operai della fabbrica, che hanno lavorato
là dentro e ci hanno raccontato la loro vicenda e anche le
conseguenze del lavoro che nel loro caso si sono concentrate nella
questione dell’asbesto e dell’amianto. E parleremo molto
di questo. Abbiamo voluto degli ospiti che racconteranno e leggeranno
alcune pagine, per interpretare questa inquietudine riguardo a quanto
poco si è fatto per tenere sotto controlla la sicurezza di
chi sta lavorando, di chi sta spendendo la propria vita in un’attività
che dovrebbe dargli felicità. E comunque futuro.
E invece
spesso provocano disastri immensi come dimostrano questo gruppo
di operai di Sesto San Giovanni ai quali dedichiamo la serata.
Voi
siete in giro da due anni ormai con Avanti Pop
Forse di
più. Il progetto è nato a inizio 2005. Un anno è
andato per la ricerca e poi ci siamo messi in marcia nel 2006.
Adesso è uscito questo libro che è una testimonianza
vera delle realtà che abbiamo incontrato, di quello che
ci è venuto in faccia mentre andavamo. Noi non sapevamo
che cosa avremmo incontrato.
Quante
tappe avete fatto col camioncino?
Venti fino
alla fine del libro e adesso ce ne sono già altre. Ma soprattutto
ci preme sottolineare la nascita di questo Osservatorio Avanti
pop, diviso per aree culturali, in modo che noi si possa far conoscere
nuove storia per avanti pop. Quelle che non vanno in prima pagina.
Come tante che abbiamo descritto nel libro e nel documentario
che sta uscendo in questi giorni.
Con
che criterio avete scelto le storie?
Nel libro
ci sono proprio tutte. Tutto quello che ci è successo.
E’ un vero e proprio diario di bordo. Nel documentario ci
siamo invece concentrato di più sulle facce, sul vissuto,
abbiamo messo proprio le storie al centro più che le tappe.
E abbiamo scelto di privilegiare proprio quelle di cui probabilmente
si sarebbe parlato di meno, come quella di Elena Fedel, questa
ragazza di Monfalcone a cui è morto il compagno schiacciato
da un carrello elevatore, come quella di Adolfo Gatti, il mugnaio
ucciso dalla ndrangheta perché si era opposto a una serrata,
come quella di Silvestro Capelli l’operaio di Sesto San
Giovanni che ci racconta in quali condizioni hanno lavorato gli
operai alla periferia di Milano. Come gli operai della Fibronit
di Bari.
Sono storie che non leggi sui giornali. Anche perché c’è
voluta una tragedia ingombrante, un’ecatombe come quella
della Thyssen per tirare fuori la vicenda della sicurezza sul
lavoro. Infatti io e Ascanio in quei giorni facemmo una lettera
aperta in cui dicemmo “ci sorprende che di questa cosa se
ne parli solo ora che la vicenda è diventata così
eclatante”. Non si parla solo di morti sul lavoro, ma di
condizioni, di sensibilità, si parla se si cerca la felicità
o no, se si va a lavorare per creare un futuro per sé,
per ,a propria compagna, per i propri figli o solo per sopravvivere.
Questo è stato il nostro viaggio. Ed è singolare
che questo viaggio lo abbia fatto una band. Forse istituzionalmente
poteva anche essere compito di altri.