Stefano
Tessadri ha pubblicato un nuovo disco nella primavera del 2008,
forse troppo ravvicinato rispetto a "Malocuore", il disco
del 2006 con cui aveva convinto buona parte della critica (e Bielle
lo aveva premiato tra gli Imperdibili
di quell'anno), ma in ogni caso album di valore e di interesse,
come tutto quello che Stefano fa, con estrema convinzione. Ogni
tanto scanzonato, quasi come i dischi che si suonavano alle feste,
"Passione e veleno" è stato definito da Stefano
"più che un album di rockabilly, quasi una specie di
punkabilly". Vediamo perché.
Stefano,
nuovo disco: "Passione e veleno", uscito da un mese
circa e lo stai presentendo in tour. Accoglienza?
Buona. Le
serate vanno bene. Dipende dai locali e dai luoghi.
L’impressione
è che sia uscito a brevissima distanza dall’altro.
In realtà sono passati un paio d’anni.
Due anni
esatti
Che
ormai non è più un tempo lungo
Ormai per questioni
di budget il tempo minimo è due anni. Quello che una volta
si faceva in un anno ora si fa in due e se i tempi vanno lunghi
da tre si passa a quattro anni.
L’impressione
fondamentale derivata dall’ascolto è che questo sia
un po’ la facciata B del disco precedente, ossia "Malocuore".
Che siano la prosecuzione dello stesso discorso. Tu invece ci
trovi differenze sostanziali?
Ti dirò:
ho voluto aprire il disco con un brano che riallacciasse a "Malocuore"
che è “Il confine”
perché Malocuore era sicuramente un disco che aveva un
concept sia testuale, ma soprattutto sonoro. Con "Passione
e veleno" ho invece voluto spostarmi non tanto geograficamente,
ma quanto a livello spazio-temporale. Ci sono sonorità
che portano agli anni 50/’60, con anche sonorità
swing e vaghi richiami al cabaret alla Kurt Weill.
Sei
andato indietro nel tempo a cercare le radici del rock, definiamolo
così.
Le radici
del rock & roll. Verrà da me
e i Gemelli siamesi sono due brani che
proprio sembrano risalire agli anni ’50. Sicuramente ha
influito anche il fatto che ha collaborato al disco Sergio Panigada,
il chitarrista degli Starlighters che è
uno storico gruppo rockabilly italiano. Sono andato a cercarlo
appositamente perché volevo quel suono. Li ho sentiti,
mi sono piaciuti, gli ho fatto la proposta e lui ha accettato.
Sotto
alcuni aspetti, e non suoni come una diminutio, è un disco
da suonare alle feste
Sì.
Diciamo che può far muovere, anche se ci sono capitoli
più scuri che fanno parte del mio carattere. E proprio
per questo il titolo è Passione e veleno,
per esprimere questo dualismo. Infatti si passa da un pezzo dedicato
a mio figlio che è Putto ribelle
a un altro pezzo che è Gli stessi tuoi occhi,
dedicato agli ultimi giorni di Cesare Pavese. C’è
sempre questa dualità.
E
poi c’è anche una cover di Tom Waits …
E’ stato un modo
in fondo per volermene liberare (ridiamo)
Ché
tutti quanti ti dicono, quando canti in inglese è Tom Waits,
se canti in italiano è Capossela. La volta scorsa ti sei
liberato di Capossela e questa volta di Waits.
E’ così.
Appena si sente un piano e una voce un po’ roca si pensa
a Tom Waits. E’ normale.
In
fondo sono due grandi riferimenti.
Assolutamente
sì, soprattutto, per quanto mi riguarda Tom Waits. Non
mi sono mai nascosto e ho voluto tributare questo omaggio con
Tango di Capodanno che è un pezzo
a cui sono molto legato, anche perché in lingua originale
l’ho sempre fatto. Avevo il libro delle traduzioni di questo
brano, ma non riuscivo a capire bene di cosa parlasse., Vedevo
immagini, ma non riuscivo a capire il nesso. Finché una
volta leggendo una sua biografia o un’intervista ho letto
che lui aveva scritto questo brano per un suo amico che durante
un veglione di Capodanno si era lanciato per suicidarsi da una
terrazza di un grattacielo newyorchese e riuscirono riconoscere
il cadavere solo per i coriandoli che aveva addosso, tra i capelli.
Da lì ho ricostruito tutto e ho voluto intitolare il brano
Tango di Capodanno.
Adesso
che ti sei liberato di questi due ingombranti fantasmi alle spalle
chissà il prossimo disco cosa sarà?
Ancora non lo so. Ho
qualche barlume, ma è ancora troppo presto per pensarci.
Queste
sono canzoni composte negli ultimi tempi o vengono da più
lontano?
Tendenzialmente
sono tutte venute fuori dopo "Malocuore",
hanno al massimo tre anni di vita.
Tra
queste canzoni ti sembra che ce ne sia qualcuna che possa indicare
meglio la strada che vorresti percorrere? Volessimo individuare
le evoluzioni di Stefano Tessadri, a quale canzone potremmo fare
riferimento?
E’ una bellissima
domanda, ma è difficilissimo trovare una risposta
Bisognerebbe
essere preparati prima!
Perché io in
fondo soffro di schizofrenia secondo me, e l’ho sublimata
con la scrittura di canzoni, perché sennò andrei
in giro vestito da centurione romano per viale Fulvio Testi (ridiamo)
E’
un ottima cura scrivere canzoni! Molto meglio.
Se trovi
il modo per sublimare è interessante. Però, a parte
la boutade in fondo è vero. Comunque io ho una visione
un po’ autoriale. Mi piace proprio vestire ogni canzone
con quello che in quel momento mi ha attraversato. Dirti quindi
qual è la strada mi è molto difficile. Se domani
mi innamoro di un determinato clima … track ci entro con
tutte le scarpe!
E
allora affrontiamola così: in questo momento quali sono
le musiche che ascolti e quelle che ti piacciono di più.
Storicamente abbiamo detto Tom Waits e Capossela …
In questo
momento c’è molta della musica country e rockabilly
degli anni ’50. Quindi tra i cantautori il riferimento forte
è Johnny Cash. Poi i gruppi rockabilly anche semisconosciuti
o sconosciuti che hanno quel suono grezzo: batteria senza neanche
i tom, contrabbasso e chitarra Epiphone. Mi interessa molto proprio
questa scarnificazione che c’è nel rock & roll,
dove anche in trio riescono a fare ore di concerti, cambiando
anche sonorità e risultando interessanti. In questo momento
è questo il mio ambiente sonoro di riferimento. E poi mi
interessa il punk. Verrà da me,
non è solo un pezzo rockabilly e infatti il mio batterista
che viene da un gruppo storico del punk come i Rappresaglia, mi
ha detto che il mio non è rockabilly, ma una forma di punkabilly
(ridiamo).
Hai
quasi definito i canoni di un nuovo genere.
Il mio tentativo è
di scrivere testi che abbiano un significato, ma vestirli anche
con suoni che abbiano un abito accattivante, in grado di colpire
anche per la forma musicale.
Prossime
puntate? Cosa ci attendiamo? Il libro nel cassetto c’è?
Ormai tutti i cantautori ne hanno uno …
No, assolutamente no.
Ritornando alla schizofrenia di prima non sono mai in grado di
dirti cosa farò dopodomani e soprattutto “chi sarò”
dopodomani! Però per adesso, e credo neanche in futuro,
sia tra i miei obiettivi. A Milano si dice Ofelée fa ‘l
to meste, credo che sia meglio che la gente si specializzi e gli
scrittori scrivano libri.
E
allora cantautore fa il tuo mestiere e fallo bene!