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Le BiELLE Interviste
Stefano Tessadri: "Passioni e veleno", quasi un punkabilly
Cantautore, fa il tuo mestiere! E fallo bene.
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Stefano Tessadri
Malocuore

Federico Sirianni
Onde clandestine

Massimo Bubola
Ballate di terra & acque

Federico Sirinni
Dal basso dei cieli

Massimiliano Larocca
La breve estate

Vinicio Capossela
Canzoni a manovella




Stefano Tessadri ha pubblicato un nuovo disco nella primavera del 2008, forse troppo ravvicinato rispetto a "Malocuore", il disco del 2006 con cui aveva convinto buona parte della critica (e Bielle lo aveva premiato tra gli Imperdibili di quell'anno), ma in ogni caso album di valore e di interesse, come tutto quello che Stefano fa, con estrema convinzione. Ogni tanto scanzonato, quasi come i dischi che si suonavano alle feste, "Passione e veleno" è stato definito da Stefano "più che un album di rockabilly, quasi una specie di punkabilly". Vediamo perché.

Stefano, nuovo disco: "Passione e veleno", uscito da un mese circa e lo stai presentendo in tour. Accoglienza?

Buona. Le serate vanno bene. Dipende dai locali e dai luoghi.

L’impressione è che sia uscito a brevissima distanza dall’altro. In realtà sono passati un paio d’anni.

Due anni esatti

Che ormai non è più un tempo lungo

Ormai per questioni di budget il tempo minimo è due anni. Quello che una volta si faceva in un anno ora si fa in due e se i tempi vanno lunghi da tre si passa a quattro anni.

L’impressione fondamentale derivata dall’ascolto è che questo sia un po’ la facciata B del disco precedente, ossia "Malocuore". Che siano la prosecuzione dello stesso discorso. Tu invece ci trovi differenze sostanziali?

Ti dirò: ho voluto aprire il disco con un brano che riallacciasse a "Malocuore" che è “Il confine” perché Malocuore era sicuramente un disco che aveva un concept sia testuale, ma soprattutto sonoro. Con "Passione e veleno" ho invece voluto spostarmi non tanto geograficamente, ma quanto a livello spazio-temporale. Ci sono sonorità che portano agli anni 50/’60, con anche sonorità swing e vaghi richiami al cabaret alla Kurt Weill.

Sei andato indietro nel tempo a cercare le radici del rock, definiamolo così.

Le radici del rock & roll. Verrà da me e i Gemelli siamesi sono due brani che proprio sembrano risalire agli anni ’50. Sicuramente ha influito anche il fatto che ha collaborato al disco Sergio Panigada, il chitarrista degli Starlighters che è uno storico gruppo rockabilly italiano. Sono andato a cercarlo appositamente perché volevo quel suono. Li ho sentiti, mi sono piaciuti, gli ho fatto la proposta e lui ha accettato.

Sotto alcuni aspetti, e non suoni come una diminutio, è un disco da suonare alle feste

Sì. Diciamo che può far muovere, anche se ci sono capitoli più scuri che fanno parte del mio carattere. E proprio per questo il titolo è Passione e veleno, per esprimere questo dualismo. Infatti si passa da un pezzo dedicato a mio figlio che è Putto ribelle a un altro pezzo che è Gli stessi tuoi occhi, dedicato agli ultimi giorni di Cesare Pavese. C’è sempre questa dualità.

E poi c’è anche una cover di Tom Waits

E’ stato un modo in fondo per volermene liberare (ridiamo)

Ché tutti quanti ti dicono, quando canti in inglese è Tom Waits, se canti in italiano è Capossela. La volta scorsa ti sei liberato di Capossela e questa volta di Waits.

E’ così. Appena si sente un piano e una voce un po’ roca si pensa a Tom Waits. E’ normale.

In fondo sono due grandi riferimenti.

Assolutamente sì, soprattutto, per quanto mi riguarda Tom Waits. Non mi sono mai nascosto e ho voluto tributare questo omaggio con Tango di Capodanno che è un pezzo a cui sono molto legato, anche perché in lingua originale l’ho sempre fatto. Avevo il libro delle traduzioni di questo brano, ma non riuscivo a capire bene di cosa parlasse., Vedevo immagini, ma non riuscivo a capire il nesso. Finché una volta leggendo una sua biografia o un’intervista ho letto che lui aveva scritto questo brano per un suo amico che durante un veglione di Capodanno si era lanciato per suicidarsi da una terrazza di un grattacielo newyorchese e riuscirono riconoscere il cadavere solo per i coriandoli che aveva addosso, tra i capelli. Da lì ho ricostruito tutto e ho voluto intitolare il brano Tango di Capodanno.

Adesso che ti sei liberato di questi due ingombranti fantasmi alle spalle chissà il prossimo disco cosa sarà?

Ancora non lo so. Ho qualche barlume, ma è ancora troppo presto per pensarci.

Queste sono canzoni composte negli ultimi tempi o vengono da più lontano?

Tendenzialmente sono tutte venute fuori dopo "Malocuore", hanno al massimo tre anni di vita.

Tra queste canzoni ti sembra che ce ne sia qualcuna che possa indicare meglio la strada che vorresti percorrere? Volessimo individuare le evoluzioni di Stefano Tessadri, a quale canzone potremmo fare riferimento?

E’ una bellissima domanda, ma è difficilissimo trovare una risposta

Bisognerebbe essere preparati prima!

Perché io in fondo soffro di schizofrenia secondo me, e l’ho sublimata con la scrittura di canzoni, perché sennò andrei in giro vestito da centurione romano per viale Fulvio Testi (ridiamo)

E’ un ottima cura scrivere canzoni! Molto meglio.

Se trovi il modo per sublimare è interessante. Però, a parte la boutade in fondo è vero. Comunque io ho una visione un po’ autoriale. Mi piace proprio vestire ogni canzone con quello che in quel momento mi ha attraversato. Dirti quindi qual è la strada mi è molto difficile. Se domani mi innamoro di un determinato clima … track ci entro con tutte le scarpe!

E allora affrontiamola così: in questo momento quali sono le musiche che ascolti e quelle che ti piacciono di più. Storicamente abbiamo detto Tom Waits e Capossela …

In questo momento c’è molta della musica country e rockabilly degli anni ’50. Quindi tra i cantautori il riferimento forte è Johnny Cash. Poi i gruppi rockabilly anche semisconosciuti o sconosciuti che hanno quel suono grezzo: batteria senza neanche i tom, contrabbasso e chitarra Epiphone. Mi interessa molto proprio questa scarnificazione che c’è nel rock & roll, dove anche in trio riescono a fare ore di concerti, cambiando anche sonorità e risultando interessanti. In questo momento è questo il mio ambiente sonoro di riferimento. E poi mi interessa il punk. Verrà da me, non è solo un pezzo rockabilly e infatti il mio batterista che viene da un gruppo storico del punk come i Rappresaglia, mi ha detto che il mio non è rockabilly, ma una forma di punkabilly (ridiamo).

Hai quasi definito i canoni di un nuovo genere.

Il mio tentativo è di scrivere testi che abbiano un significato, ma vestirli anche con suoni che abbiano un abito accattivante, in grado di colpire anche per la forma musicale.

Prossime puntate? Cosa ci attendiamo? Il libro nel cassetto c’è? Ormai tutti i cantautori ne hanno uno …

No, assolutamente no. Ritornando alla schizofrenia di prima non sono mai in grado di dirti cosa farò dopodomani e soprattutto “chi sarò” dopodomani! Però per adesso, e credo neanche in futuro, sia tra i miei obiettivi. A Milano si dice Ofelée fa ‘l to meste, credo che sia meglio che la gente si specializzi e gli scrittori scrivano libri.

E allora cantautore fa il tuo mestiere e fallo bene!

Su Bielle
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Intervista rilasciata il 21-05-2008
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